giovedì 29 settembre 2016

Recensione: “Warcraft: L’Inizio” (film)

poster warcraft l'inizio
 
Quando un film subisce una gestazione tormentata e faticosa, come è successo nel caso di “Warcraft: L’inizio”, purtroppo aspettarsi il peggio è sempre lecito.
Tratto dal primo, storico videogioco della saga, “Warcraft: Orcs & Humans”, l’adattamento di Duncan Jones (“Source Code”) è nato sotto pessimi auspici. Dovete sapere che la Blizzard era già pronta a vendere i diritti oltre un decennio fa; da allora, il film è stato annunciato e rimandato una mezza dozzina di volte, senza che si sia mai arrivati a concretizzare il progetto.
All’inizio era stato coinvolto Sam Raimi, un nome importante; ma anche il regista di “Spiderman” alla fine si è sentito legittimato ad abbandonare la nave, probabilmente a causa di una serie di divergenze creative nate con lo Studio.
Il signor Raimi è riuscito a salvare la faccia appena in tempo, se volete sapere come la penso.

E’ possibile che “Warcraft: L’inizio” abbia le carte in regola per attirare e intrattenere un pubblico di spettatori completamente digiuno in materia di fantasy, sia cinematografico, che videoludico o letterario. Come introduzione al genere, può rappresentare un inizio valido come un altro. Per me – e per la maggior parte di coloro che stanno leggendo questa recensione, oserei dire – il film rappresenta invece la vittoria incontrastata dello stereotipo e del cliché su concetti “sorpassati” e fuori moda quali la qualità della sceneggiatura, l’originalità della trama e la profondità dei personaggi.

Che possa effettivamente esistere della profondità, all’interno di un film di genere destinato al vasto pubblico, credo sia innegabile; ce l’hanno dimostrato, in tempi recenti, registi come George Miller, J. J. Abrams, James Gunn e, almeno in parte, lo stesso Raimi. Anche volendo evitare inutili paragoni con capolavori assoluti del calibro di “Mad Max: Fury Road”, azzarderei l’ipotesi che Jones avrebbe potuto ambire a vette assai più “importanti” di questa. Anche perché già solo il materiale di partenza (la serie di libri ambientati nell’universo di Azeroth, se non i videogiochi stessi…), avrebbe potuto fornire molta più sostanza.

Warcraft: L’inizio” è una mezza fotocopia de “Il Signore degli Anelli”; differisce in qualche punto, a livello di trama, ma più che altro solo perché gli sceneggiatori si sono sforzati così dannatamente tanto di gettarci un po' di fumo negli occhi e farci credere, fosse solo per un istante, di essere riusciti ad allontanarsi dal prototipo originale.
L’eterna battaglia del Bene contro il Male, con il solito mago avido di potere che sogna di conquistare il mondo e l’eroico guerriero disposto a compiere ogni sacrificio, pur di salvarlo. L’onnipresente Industrial Light & Magic confeziona una serie di effetti speciali a regola d’arte; il compositore Ramin Djawadi mette gentilmente a disposizione una serie di tracce che ricordano in maniera inquietante le colonne sonore di altri film famosi legati allo stesso genere.
Nessuno – a mio avviso – riesce a mettere una parvenza di cuore in questo progetto; “Warcraft: L’inizio” mi è parso anonimo e sciatto fin dalle primissime scene, solo la caricatura dell’adrenalinico e divertente film di intrattenimento che avrebbe tranquillamente potuto ambire a essere.

Gli attori fanno il loro dovere, per lo più; Travis Fimmel, nei panni del coraggioso Lothar, e Ben Foster, in quelli dell’ambiguo guardiano/stregone Medivh, risultano abbastanza convincenti. Veder recitare in questo modo Paula Patton (la mezz’orchessa Garona) o Ruth Negga (la regina di Roccavento) si rivela al contrario un’esperienza relativamente straziante, soprattutto durante le sequenze di battaglia; c’è da dire che la sceneggiatura si dimostra particolarmente ingrata nei confronti dei personaggi femminili, al punto da avermi fatto sub-presagire una discreta traccia di misoginia da almeno un miglio di distanza.
Ma già, si sapeva… Tolkien era un misogino (così dice la leggenda, anche se è una teoria che non mi ha mai convinto), quindi dev’esserlo anche il genere fantasy. Il ragionamento fila, no?
Sbagliato. Completamente, irrimediabilmente e tragicamente errato; c’è solo da sperare che un giorno qualcuno, in quel di Hollywood, se ne renda conto.

Passiamo a parlare dell’Orda. Gli Orchi sono i personaggi migliori del film, e di gran lunga; gli unici in grado di mostrare brandelli di autentica umanità, attraverso le complicate relazioni che riescono a intrattenere gli uni con gli altri. Il perfido Gul'dan (Daniel Wu) è poco più di un cartone animato, beninteso. Mi ha fatto molto pensare al villain dei Magotti.
Eppure, secondo me, l’orco Durotan (Toby Kebbell) avrebbe dovuto essere il vero protagonista del film. La sua amicizia/rivalità con Orgrim (Robert Kazinsky) e il profondo affetto per la moglie Draka (Anna Galvin) rappresentano i soli appigli emotivi che mi sia stato dato di trovare, per cercare di immedesimarmi e provare un po’ di empatia nei confronti dell’azione in scena.
 Per essere uno che ha lavorato con De Palma, oltre ad aver vinto un premio Oscar, mi pare inoltre che il veterano Paul Hirsch abbia realizzato un montaggio sorprendentemente scadente. Chiaro, non sono un’esperta. Ma il film presenta delle imperfezioni e storpiature ritmiche assolutamente inspiegabili, a mio avviso.

Ho saputo che “Warcraft” è stato un mezzo fiasco, in termini di botteghino. Se non fosse stato per i cospicui e sorprendenti incassi ottenuti sul mercato cinese, avrebbe potuto ambire a uno status di “epic fail” pari quasi a quello ottenuto da “John Carter".
Con la differenza che quello della Disney, almeno, era un film discreto, qualcosa in più di una semplice accozzaglia di effetti speciali e paroloni sparati a caso, nella speranza di muovere a commozione lo spettatore.
Non so se ci sarà un seguito. E’ possibile che a questo “inizio” non segua alcuno sviluppo, e neppure una fine. Stando così le cose, non riesco a consigliarvi la visione di “Warcraft”: a meno che non siate fan infervoratissimi del videogioco, o amanti dell’intramontabile formula filo-tolkeniana, direi che potete passare direttamente al prossimo film della vostra lista, senza troppi rimpianti o sensi di colpa…
Fatemi sapere se siete d'accordo, o se magari a voi il film è piaciuto: le divergenze di opinione stimolano la conversazione, e come sempre sarei felice di scoprire cosa ne pensate! ;D
 
Giudizio personale: 5.0/10





4 commenti:

  1. Ti dirò, io questo film l'ho visto al cinema ma in lingua originale e solo per l'interpretazione di Travis Fimmel che già amo in Vikings. Credo sia uno degli attori più bravi in circolazione, ma purtroppo in un film del genere... si fa quel che si può xD tutto sommato mi è piaciuto, perché sono andata sapendo cosa mi aspettava, non pensavo di vedere un capolavoro, ma una storia fantasy con tanti effetti speciali con il solo scopo di intrattenere. Ed è quello che ho avuto xD Sinceramente, non credo che lo riguarderei xD

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    1. Fimmel non è stato malvagio, infatti, e lo stesso vale per gran parte del cast! ^^ Dovrei decidermi a recuperare "Vikings", sembra una serie straordinaria...
      Anch'io penso fosse un film mirato al puro intrattenimento, ma ammetto di averlo trovato moooolto meno interessante e divertente del previsto. E dire che a me questo genere di film, solitamente, piace moltissimo! ç___ç

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  2. Già da un po' avevo pensato di guardarlo solo per Travis Fimmel e per gli effetti speciali fighi. La tua recensione mi conferma che non devo aspettarmi nient'altro XD

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    1. Infatti! :(
      Ribadisco: mi sa che devo decidermi a iniziare "Vikings"! Precendenza assoluta a "Luke Cage", per il momento, però! :P

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