lunedì 28 maggio 2018

Recensione: "Daughters of The Storm", di Kim Wilkins


Blood and Gold, Vol. 1
Disponibile in inglese

“Cinque sorelle. Una sola corona.
Sono le cinque figlie del re. Sebbene condividano lo stesso sangue reale, non potrebbero essere l’una più diversa dall’altra. Bluebell è una guerriera orgogliosa, più forte di qualsiasi uomo e dotata di una volontà inflessibile come l’acciaio. Il cuore di Rose è troppo passionale: lei è la regina di un regno vicino, pronta a rischiare tutto per proteggere il suo amore proibito. E poi ci sono le gemelle: la vanitosa Ivy, che vive solo per respirare ammirazione, e la zelante Willow, che vive solo per compiacere il suo dio.
E poi c’è Ash, che sta giusto per scoprire un pericoloso talento per la magia che potrebbe anche rivelarsi un dono prezioso… oppure una maledizione mortale.
Ma quando il loro padre finisce vittima di una misteriosa malattia, le cinque sorelle dovranno unire le forze e partire per un viaggio disperato, allo scopo di salvarlo e impedire al loro insidioso fratellastro di avanzare pretese sul trono. La loro missione: trovare la potente strega in grado di curare il re. Ma per avere successo, dovranno riuscire a superare le loro differenze, e sperare che i reciproci segreti non intervengano a distruggere l’unica speranza rimasta per il regno…”



Prevalentemente indirizzato a un pubblico femminile, “Daughters of the Storm” si è rivelato, a mio avviso, un libro fantasy abbastanza deludente, dozzinale e lievemente anacronistico… per non dire proprio“sorpassato”.

Non voglio che mi fraintendiate: i temi alla base dell’opera dell’autrice australiana Kim Wilkins possono essere interpretati senz’altro in una chiave di lettura molto moderna, e la volontà di assegnare un ruolo di rilievo a un quintetto di personaggi femminili si potrebbe quasi definire “rivoluzionaria”, nel contesto del canone “classico” del genere… Ma con queste due piccole precisazioni inizia e finisce il brevissimo elenco di virtù attribuibili a questo libro, per quanto mi riguarda.

Sospetto che gran parte dell’acidità che finirò col riversare all’interno di questa recensione abbia a che fare con il fatto che mi aspettavo un romanzo di stampo completamente diverso. Del resto, le solite frasette promozionali di circostanze mi avevano incoraggiato ad accostare il primo libro della trilogia “Blood and Gold” ai lavori di due grandi autrici del calibro di Robin Hobb e Naomi Novik. Credetemi quando vi assicuro che “Daughters of the Storm” potrebbe rivelarsi infinitamente più in sintonia con i gusti dei fan di scrittrici come Marion Zimmer Bradley o Margaret Weis, invece!

Più che sul fattore intrigo, sulla cura dell’ambientazione o sulla caratterizzazione psicologica dei personaggi, il romanzo della Wilkins tende a focalizzare l’attenzione sulla descrizione capillare del tempo atmosferico, sul dramma ormonale, sulla presunta epicità dei vari conflitti in atto fra le protagoniste (?), e sui monumentali difetti che contraddistinguono la personalità di ciascuna di loro. Il problema, secondo me, è che nessuna delle cinque principesse di Almissia si rivela particolarmente interessante, o anche solo remotamente piacevole da seguire, dal momento che la psicologia di Bluebell, Ash, Rose e le altre tende a basarsi su una serie di tratti abbastanza lineari e stereotipati. Per cui, inevitabilmente, alla fine della fiera ci ritroveremo a dover fare i conti con i soliti exploit della classica principessa-guerriero mascolina e autoritaria, sempre pronta a imbracciare la spada e rivolvere i problemi con la violenza; con la ragazzina cresciuta nella bambagia, viziata fino al midollo e accecata dalla lussuria; con la sovrana egocentrica e fedifraga pronta a scatenare una guerra sanguinosa fra due regni rivali pur di riuscire a coronare il suo appassionato sogno d’amore… eccetera, eccetera.

Alla fine, le continue manie di Bluebell e i suoi esasperati tentativi di proteggere la vita delle sue disastrose sorelle sono riuscite a strapparmi un paio di sorrisi, questo sì. Cercate di pensare a lei come a una sorta di Brienne di Tarth dall’indole ottusa e i nervi sempre pronti a saltare, se ci riuscite… Ma la verità è che non sono riuscita ad affezionarmi più di tanto neppure a colei che, in ultima analisi, avrebbe forse dovuto rappresentare una sorta di “protagonista fra le protagoniste”, dal momento che i suoi POV sono senz’altro i più frequenti e numerosi in assoluto.

La trama di “Daughters of the Storm”, dal canto suo, non è riuscita a riservarmi alcuna sorpresa particolare. In pratica i personaggi partono per un viaggio, affrontano un paio di minacce lungo il cammino, risolvono la situazione e si preparano a ristabilire lo status quo, senza che si sia verificata alcuna autentica progressione. Lo stile dell’autrice è senz’altro accurato e incalzante in alcuni punti, ma la tendenza a concentrare in quattro righe in croce gli eventi, per poi dilatare all’infinito lo spazio concesso alla descrizione dei paesaggi, del clima e dei vari intrallazzi sessuali portati avanti dai personaggi, mi ha sinceramente lasciato un tantino perplessa…

In estrema sintesi: Paesaggi bucolici, descrizioni anatomiche particolareggiate di vari dettagli anatomici maschili e un vago retrogusto da romanzo “medievaleggiante” d’altri tempi: sono le tre caratteristiche dominanti di “Daughters of The Storm”, un libro fantasy “annacquato” dal ritmo altalenante e dalla trama inconsistente. Ho detestato ogni singolo istante di lettura, o quasi, ma può ben darsi che una lettrice meno interessata di me allo sviluppo della componente psicologica o all’originalità dell’ambientazione riesca a trovare nelle malsane dinamiche sentimentali e familiari delle cinque principesse protagoniste una ragion d’essere sufficientemente valida…





giovedì 24 maggio 2018

5 fumetti e "graphic novels" che vorrei disperatamente leggere...

All’inizio di quest’anno, ricordo di essermi prefissata soltanto due obiettivi di lettura: in primo luogo, avevo (e ho ancora) intenzione di leggere e recensire quanti più promettenti libri fantasy o horror pubblicati nel corso del 2018; e poi mi piacerebbe riuscire a recuperare qualche bella graphic novel (o fumetto “seriale”), dal momento che non ne sfoglio uno da almeno sette o otto mesi a questa parte (eccettuati quei due o tre albi della Marvel incentrati sulle avventure di Carol Danvers, alias Captain Marvel, beninteso...).

Ad ogni modo, quello che troverete di seguito è un breve elenco dei titoli che mi propongo di recuperare entro la fine dell’anno solare. Alcuni li ho scovati per caso (come nel caso di "I Kill Giants", di cui non avevo mai sentito parlare fino a quando non mi sono imbattuta nel trailer del film...), mentre altri mi sono stati caldamente raccomandati dal mio negoziante di fiducia ("Miss Marvel")...
Chiaramente, suggerimenti, commenti o ulteriori (s-)consigli da parte vostra saranno accolti con entusiasmo! ;D



I Kill Giants


“Il mondo si è spaccato in due e solo una bambina straordinariamente fragile e caparbia può impedirgli di spezzarsi definitivamente. Barbara Thorson fa la quinta elementare, ama il fantasy e i giochi di ruolo, non ha molti amici e ha un segreto. È la custode del martello incantato Coveleski, il distruttore di giganti. Barbara dorme in cantina, perché al primo piano di casa sua si nasconde un orrore tanto terrificante che lei non osa salire quelle scale. È una ragazzina con troppa immaginazione, o sa qualcosa che noi ignoriamo? In una storia fatta di personaggi toccanti e veri, Joe Kelly, come solo i narratori di talento cristallino sanno fare, tinge la quotidianità di fantastico, regalando al lettore una lunga storia sospesa tra due mondi e allo stesso tempo sull'orlo di un baratro fatto di disperazione e incertezza nel domani.”





Saga


“Marko e Alana hanno combattuto per opposte fazioni in una guerra millenaria. Ora combattono insieme per proteggere la famiglia che, insieme, stanno costruendo. La storia più vecchia del mondo, ragazzo incontra ragazza, viene declinata in modo inedito, epico in una space opera dai toni profondamente accorati da Brian K. Vaughan, qui al suo ritorno al fumetto seriale dopo "Y", "L'ultimo uomo" ed "Ex Machina".



Nimona


“Nimona vuole diventare la nuova spalla del criminale più cattivo del regno, Lord Ballister Cuorenero. Sebbene sia molto giovane, è intraprendente, entusiasta, e può trasformarsi in qualunque animale! Saranno una squadra temibile, insieme. Solo che nulla è veramente come sembra, in questa storia. Ma proprio nulla. E la piccola Nimona scoprirà cosa è davvero importante e chi le vuole bene veramente, in un libro straordinariamente fresco, veloce, profondo, colorato, sorprendente e intricato, opera di una straordinaria e giovanissima autrice, la pluripremiata Noelle Stevenson!”



Locke & Key


“Joe Hill, acclamato romanziere del brivido e tra gli autori che, secondo il New York Times,hanno reinventato il genere horror, si cimenta con la Nona Arte dando vita a un'avventura di nera immaginazione e ingenua meraviglia: Locke e Key. Disegnato da Gabriel Rodriguez, Locke e Key racconta la storia di Keyhouse, una bizzarra villa nel New England dove porte dagli oscuri poteri trasformano chiunque osi attraversarle. Inoltre, un'ammaliante creatura vendicativa non conoscerà tregua finché non riuscirà ad aprire la più spaventosa di tutte...”




Miss Marvel 
Fuori dalla Norma


“Kamala Khan era una normale ragazza di Jersey City, prima di ricevere improvvisamente dei doni straordinari. Ma chi è davvero la nuova Miss Marvel? Un'adolescente? Una musulmana? Un'Inumana? La verità verrà a galla, travolgendo l'intero Universo Marvel! Kamala scopre quanto possano essere pericolosi i suoi nuovi poteri e cerca anche di capire se è ora di fare parte di qualcosa di più grande. Tutto questo, cercando di non fare arrabbiare troppo i suoi genitori. Ma sarà in grado di sfruttare queste nuove abilità o il peso dell'eredità di Miss Marvel si rivelerà troppo gravoso? Kamala Khan non ne ha idea, ma non ha intenzione di tirarsi indietro!”





martedì 22 maggio 2018

Recensione: "Family Blood" (film Netflix 2018)


"Un'ex alcolista si trasferisce in una nuova città con i figli per cambiare vita, ma ben presto la sua lotta assume una dimensione imprevista e soprannaturale."



Guardando “Santa Clarita Diet”, siamo ormai riusciti a farci un’idea piuttosto precisa di cosa succederebbe se la nostra mamma, di punto in bianco, iniziasse a trasformarsi in una scatenata divoratrice di carne umana. Attraverso “Family Blood”, lo sconcertante film horror diretto da Sonny Mallhi, Netflix si ripromette invece di insegnarci a gestire niente meno che gli insaziabili e perversi appetiti alimentari di una madre ex-tossicodipendente e vampira!

Mi sono accostata a questa pellicola in preda a una certa combinazione di perplessità, trepidazione e interesse. Se, da una parte, avevo avuto occasione di dare un’occhiata al cupo trailer di “Family Blood” un paio di settimane prima (e, in quel frangente, ammetto che l’impatto iniziale non si era rivelato proprio dei più lusinghieri...), dall’altra provavo una notevole dose di curiosità nei confronti di quello che mi sembrava essere il tema generale del film. Tracciare una sorta di eloquente parallelismo fra l’argomento del vampirismo e quello, altrettanto morboso e inquietante, della venefica dipendenza da sostanze chimiche… Diciamo che l’idea non mi sembrava del tutto nuova (avete tutti presente “The Addiction” di Abel Ferrara, vero?), ma la prospettiva di un aggiornamento all’anno del Signore 2018 mi pareva abbastanza intrigante.

Tanto più che, per una volta nella vita, vedevo anche di buon occhio il casting di Vinessa Shaw (“Clinical”) nel ruolo della criptica e ambigua protagonista: con quella sua aria slavata, infelice e perennemente malaticcia, ero infatti praticamente già convinta del fatto che la scelta si sarebbe rivelata vincente.
Dopo aver visto “Family Blood”, la mia intuizione resta per lo più confermata… Peccato che il film, nel complesso, si sia rivelato molto più prevedibile, noioso e sconclusionato di quanto avessi sperato.

E’ che non si capisce bene dove Mallhi intenda andare a parare: l’obiettivo sembrerebbe quello di cercare un compromesso fra il film d’autore vero e proprio e il modello, molto più popolare e alla moda, portato alle luci dalla ribalta da certe altre, recenti produzioni targate Blumhouse. Ma l’inesperienza finisce per giocargli un brutto scherzo, spingendo la sua sceneggiatura incontro al precipizio e trasformando “Family Blood” in una sorta di confuso, pasticciato, delirante e morboso polpettone che non riesce a scegliere una prospettiva e non sembra sapere a quali drammi votarsi. Né pare in grado, d’altro canto, di cristallizzare l’attenzione dello spettatore verso una linea narrativa chiara e convincente.

Alcune scene di “Family Blood”, di per sé, risultano anche abbastanza coinvolgenti e inquietanti, per quanto mi riguarda. L’interpretazione di James Ransone (“Sinister 2”) nei panni del Mastro Vampiro di turno non mi ha proprio esaltato, ma diciamo che gli adolescenti Colin Ford e Eloise Lushina se la cavano abbastanza bene per tutti e tre.
Peccato però per quel finale disorganizzato e infarcito di cliché, e per la scarsissima coerenza di fondo che sembra legare insieme la maggior parte degli eventi previsti dalla trama.

In estrema sintesi: Il primo film sui vampiri della celebre casa di produzione Blumhouse è un dramma familiare dalle tinte forti e dalla debolissima struttura narrativa, basato su un eccellente soggetto e penalizzato da una maldestra esecuzione…



domenica 20 maggio 2018

I 5 maghi della narrativa fantasy più squinternati, stravaganti e irresistibili di sempre...

Gandalf, Ged, Allanon, Moraine... Il fantasy è sempre stato traboccante di figure mitologiche dai poteri vasti e sconfinati. Mi sto riferendo ai più grandi e famosi  maghi della narrativa di genere, guide morali sagge e ispirate sempre in grado di spingere gli eroi dei nostri libri preferiti verso nuove e brillanti imprese.

Eppure vorrei dedicare il post di oggi a un altro genere di strega o stregone, e proporvi una rapida carrellata dei maghi più squinternati, pasticcioni, coraggiosi, prosaici e memorabili di cui io abbia mai letto. Gente in gamba e piena di progetti balzani che , vi esorterebbe senz'altro a cercare di salvare il mondo, se proprio dovete... Ma prima, magari, ricordatevi di nascondere un fazzoletto di stoffa nella manica e di non indossare le mutande dal verso sbagliato, d'accordo?

Se conoscete il nome di qualche altro incantatore che starebbe bene in questa lista, vi esorto come sempre a farvelo sapere nei commenti... Grazie! :)


Tata Ogg
 (dalla Saga di Mondo Disco di Terry Pratchett) 


In realtà, questo sarebbe un quasi ex aequo con Nonnina Weatherwax, l'altra improbabile e (a modo suo) deliziosamente incoraggiante strega protagonista di libri come "L'arte della magia" e "Streghe all' Estero". Grassottella, ridanciana, chiacchierona e madre di 15 figli, Tata Ogg è l'adorabile incarnazione del concetto stesso di "saggezza" popolare; se avete mai voluto anche solo un pizzico di bene a vostra nonna, siete praticamente destinati ad amare questa memorabile strega a prima vista!



Mona Moonbeam
 (da "Il Cerchio", "Fire", "The Key" di Mats Strandberg e Sara Elfgren)


Cinica fino al midollo, beffarda e dalla lingua affilata come un rasoio, Mona lavora come fattucchiera da due soldi nel piccolo negozio di magia di Engelfors, in Svezia... Ma riserva le sue predizioni speciali per le cinque Prescelte locali, un nuvolo di adolescenti problematiche e perennemente disposte a mettere alla prova la sua (scarsa) pazienza. Non proprio una campionessa di compassione e istinto materno, su questo siamo completamente d'accordo, eppure... Le sue continue frecciatine e i suoi frequenti commenti sagaci faranno sempre parte dei miei ricordi più cari legati a questa meravigliosa serie per giovani lettori!



Albus Silente 
(dalla Saga di Harry Potter, di J.K. Rowling)


Voglio essere del tutto onesta con voi: trovo la saga di Harry Potter estremamente piacevole e divertente da leggere... Ma nulla di più. Probabilmente è colpa mia: dopotutto, ho 31 anni suonati e sono arrivata a iniziare "Il Calice di Fuoco" soltanto adesso... Resta però assodato il fatto che, se esiste un personaggio della Rowling veramente capace di guadagnarsi il mio affetto, il mio rispetto e la mia eterna devozione, questi è sicuramente l'eccentrico e magnanimo Preside di Hogwarts! Non so proprio cosa darei per sedermi a un tavolo a sorseggiare tè e mangiare biscotti in sua compagnia...



Moog 


Vistoso, perennemente distratto e abbigliato in maniera più.. ehm, diciamo gaia che mai, Moog è riuscito a conquistarsi tutta la mia stima combattendo al fianco dei Saga, la band di mercenari cacciatori di mostri più popolare e indomita al mondo. La sua umanità e la sua profonda, consapevole vulnerabilità mi hanno completamente conquistato... Non male, insomma, per un personaggio che, sulla carta, sembrava destinato a presentarsi come una semplice macchietta comica!



Agnieszka
 (da "Cuore Oscuro", di Naomi Novik)


Concreta e assennata,tutt'altro che irraggiungibile o eterea, è la strega protagonista di uno dei miei libri fantasy preferiti in assoluto. Di lei ho amato la semplicità, tutta apparente, e la forza sconfinata, basata su una lunga, lunghissima tradizione di leggende popolari... Pasticciona e un po' insicura, a parer mio si distingue in virtù di un'umiltà e un coraggio senza paragoni.



venerdì 18 maggio 2018

Recensione: "La Scatola dei Bottoni di Gwendy", di Stephen King e Richard Chizmar


"Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l'estate: correre tanto da diventare così magra che l'odioso stronzetto non le darà più fastidio. Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l'uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo. Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell'oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male."



Se vantate un certo grado di familiarità con la vasta produzione degli scritti di King, state pur certi che il suo nuovo racconto, “La Scatola dei Bottoni di Gwendy”, non arriverà esattamente a folgorarvi sul posto come un fulmine a ciel sereno.

La maggior parte degli ingredienti alla base di questa ricetta sono già noti: personaggi, temi, ambientazione e scioglimento fanno ormai parte di uno “schema” narrativo ben collaudato e di sicuro impatto emotivo. La lettura scorre via piacevolmente, più che in virtù della trama vera e propria (una sorta di elettrizzante retelling in salsa coming of age del racconto breve “Button, Button” di Richard Matheson), per grazia dell’inequivocabile maturità stilistica del King anziano. Quest’uomo è ormai diventato l’archetipo incarnato del Bravo Narratore, per quanto mi riguarda: anche se alcuni dei suoi ultimi lavori mi hanno deluso (è sicuramente il caso dell’abominevole “Sleeping Beauties”, ma anche, in parte, di “Chi Perde Paga” e “Revival”), non si possono davvero negare il suo talento, la sua dedizione nei confronti del magico “mestiere di scrivere”, e il suo inconcepibile sviluppo artistico.

Per un neofita dei suoi lavori, probabilmente l’acquisto de “La Scatola dei Bottoni di Gwendy” rappresenterebbe un cattivo affare. Voglio dire, diciassette euro per l’edizione cartacea, e ben dieci per un ebook che, a ben guardare in fondo al bicchiere, dopotutto contiene solo un racconto lungo un centinaio di pagine o giù di lì? Si potrebbe tranquillamente decidere di sorvolare e buttarsi su un altro titolo, magari qualcosa di più “corposo” come una buona raccolta di racconti (il mio consiglio è sempre quello di partire dalla straordinaria antologia “Stagioni Diverse”, ma in realtà la scelta è del tutto opinabile…), o perfino da uno dei suoi monumentali classici di riferimento, “It” o “L’Ombra dello Scorpione”.

Per i lettori di King più incalliti e sfegatati (come la sottoscritta) il discorso cambia completamente, è ovvio. Perché avere la possibilità di fare un altro, nostalgico salto veloce a Castle Rock, in questo caso, potrebbe davvero valere il prezzo della corsa. Per intero e completamente.

Per quanto riguarda le illustrazioni di “La Scatola dei Bottoni di Gwendy”, invece, mi limiterò a sottolineare il fatto che, a mio avviso, sono proprio loro a costituire l’unico e autentico tasto dolente del libro. Non le ho trovate soltanto superflue, ma anche abbozzate, sgraziate e sorprendentemente generiche. Mi hanno dato la netta impressione, insomma, di servire da puro e semplice “riempitivo”: un modo come un altro per riuscire ad allungare il brodo di qualche altra pagina, giustificando così (a parere dell’editore, almeno) il prezzo proibitivo di questo discreto e gradevole volumetto firmato Stephen King e Richard Chizmar

In estrema sintesi: Uno scorrevole e prevedibile mini-romanzo firmato dal grande Re del Brivido. Scritto divinamente da un grande artista della parola e ambientato nella leggendaria cittadina di Castle Rock, “La Scatola dei Bottoni di Gwendy” si divora in poche ore, ma sembra purtroppo destinato a lasciare un’impressione altrettanto memorabile e duratura nella mente del Fedele Lettore…



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