venerdì 10 novembre 2017

Recensione: "Final Girls - Le Sopravvissute", di Riley Sager





Titolo originale: Final Girls
Autore: Riley Sager
Disponibile: anche in italiano, edito dalla Giunti

Puoi comprarlo QUI


Girl Power:


La Trama:

"Tre ragazze molto diverse, che hanno una sola cosa in comune: sono le uniche sopravvissute a tre orribili massacri. Si chiamano Quincy, Samantha e Lisa. Non si sono mai incontrate, ma la stampa le ha riunite sotto lo stesso nome: Final Girls. Sono passati dieci anni da quel weekend a Pine Cottage, dove Quincy e i suoi amici avrebbero festeggiato il compleanno di Janelle. Finché la vacanza non si è trasformata in un film horror: un uomo fa irruzione nella baita e ammazza tutti i presenti. Tutti tranne Quincy, che con il vestito rosso di sangue riesce miracolosamente a fuggire tra gli alberi, incrociando i fari dell'auto di un poliziotto. Adesso Quincy ha una vita normale, un fidanzato, un blog di cucina, ma soffre ancora di attacchi di panico e non ricorda quasi niente di quella notte, nemmeno la faccia del killer. Samantha invece si è nascosta chissà dove per sfuggire alla pressione dei media, mentre Lisa, vivace e brillante, ha scritto un libro, e la sua faccia compare su tutti i social. Così, quando la ragazza viene ritrovata con le vene tagliate, Quincy non può credere che si sia uccisa. E i dubbi aumentano quando alla sua porta ricompare all'improvviso Samantha: a cosa mira e cosa ha fatto in tutto questo tempo? Può veramente fidarsi di lei? Adesso sono rimaste soltanto in due, e qualcuno sembra intenzionato a portare a termine ciò che ha iniziato molto tempo prima..."




Final Girls – Le Sopravvissute” è un libro thriller/horror scritto dall’autore americano Riley Sager. Si tratta, per chi ancora non l’avesse sentito dire, di un puro e semplice pseudonimo letterario: il vero nome di Sager, infatti, è Todd Ritter, lo stesso scrittore “responsabile” del cupissimo “Non si rassegnano mai a morire”, pubblicato in Italia dalla casa editrice Casini.

Il 2017, bisogna dirlo, è stato l’anno che ha visto sbocciare (dopo un lunghissimo periodo di incubazione) una mia piccola vampa di rinnovato interesse nei confronti del genere thriller. Ho iniziato leggendo lo straordinario (e inquietante) “Nel Buio della Mente” di Paul Tremblay, e ho proseguito acquistando la mia bella copia di “Dentro l’Acqua”, il nuovissimo best-seller targato Paula Hawkins (un romanzo dai risvolti un po’ particolari e inaspettati, di cui conto di raccontarvi qualcos'altro nel dettaglio nel corso della prossima settimana). Fino ad arrivare, pochissimi giorni fa, all’acquisto di questo intrigante e misteriosissimo titolo griffato Giunti Editore.

In realtà, la trama di “Final Girls – Le Sopravvissute” è riuscita a guadagnarsi la mia attenzione fin dalle primissime battute: l’idea risulta particolarmente accattivante, dal mio punto di vista, proprio perché prevede il coinvolgimento diretto sul campo di una sfilza di consolidati e amatissimi cliché dello slasher, un sottogenere dell’horror che è sempre riuscito a godere della massima popolarità fra il grande pubblico.
La giovane Quincy Stone si sforza di condurre una vita serena e normale: vive in un bellissimo appartamento insieme al fidanzato Jeff, giovane avvocato d’ufficio di belle speranze; cura un blog di cucina di discreto successo e può vantare l’intrattenimento di un disteso (quanto superficiale) giro di conoscenze e generiche relazioni sociali.  Ma non è tutto oro quello che luccica, e Quincy nasconde diversi scheletri nel suo macabro e claustrofobico armadio: tanto per cominciare, è una delle tre sole “final girls” esistenti al mondo, vale a dire l’unica superstite di un truculento massacro che, in termini di brutalità ed efferatezza, non avrebbe davvero nulla a invidiare al plot di un pessimo B-movie diretto da Robert Rodriguez… Un titolo che le è stato assegnato dai tabloid, avidi di particolari scabrosi e affamati di news sensazionali da stampare in prima pagina, ma che Quincy non si è mai veramente sentita in grado (o anche solo all’altezza) di portare con orgoglio.

Non appena iniziamo a sfogliare le pagine di “Final Girls – Le Sopravvissute”, ci rendiamo subito che c’è qualcosa che non va: la mente di Quincy sembra seguire una serie di ragionamenti parziali, lacunosi, confusi, e la sua incerta voce narrante ci spinge ben presto a fronteggiare una sfilza di dubbi, anomalie e sospetti inquietanti.  
Come alcuni di voi avranno senz’altro immaginato, sono sempre stata una gran fan del concetto di “narratore inaffidabile”. Questa mia particole predisposizione rappresenta uno dei motivi principali per i quali mi sono ritrovata, in passato, ad apprezzare smodatamente titoli come “La Ragazza del Treno” (un libro con cui “Final Girls – Le Sopravvissute” sembra condividere davvero tantissimi elementi….), o la magistrale bibliografia completa della gran maestra Shirley Jackson.
Amnesie, dipendenze nocive, traumi latenti, turbe mentali mai del tutto diagnosticate… l’affascinante componente psicologica e l’incalzante, morbosa atmosfera d’ambiguità che aleggia intorno alla maggior parte dei personaggi descritti nel libro rappresentano senz’altro due fra le qualità più significative e memorabili della storia.

Il libro di Sager, per quanto mi riguarda, può essere definito soltanto come un “page-turner”: il ritmo è talmente serrato e febbrile da farti pulsare il sangue nelle orecchie, e il mistero abbastanza fitto da tenerti incollato alle pagine nonostante il (o forse proprio a causa del...) vago senso di sfiducia, perplessità e antipatia che si va instaurando, a poco a poco, fra il lettore e i vari protagonisti del romanzo.
La soluzione finale dell’enigma, purtroppo, non giunge esattamente come un fulmine a ciel sereno, e non si dimostra completamente all’altezza delle aspettative; del resto, gli indizi contradditori e le false piste disseminate da Sager risultano abbastanza convincenti da riuscire a intorbidire piacevolmente le acque, almeno per un po’. Senza contare che, a conti fatti, lo stile affilato, viscerale e grondante gore dell’autore è riuscito a convincermi al 100%....


Giudizio personale: 7.5/10





Altre letture consigliate 
(disponibili su Amazon):

La Ragazza del Treno (Paula Hawkins)
Giovane Ragazza Scomparsa (Alexandra Burt)
The Shining Girls (Lauren Beaukes)
Dentro l'Acqua (Paula Hawkins)




mercoledì 8 novembre 2017

Recensione: "Not Your Sidekick", di C.B. Lee


Titolo originale: Not Your Sidekick
Autrice: C.B. Lee
Serie: Sidekick Squad, Vol. 1
Disponibile: in inglese

Puoi comprarlo QUI


Girl Power:


La trama:

“Benvenuti ad Andover… un posto in cui i superpoteri sono cosa di tutti i giorni, ma gli internati possono farsi molto complicati. Provate a chiederlo alla Signorina Nessuno ufficiale del liceo, Jessica Tran. A dispetto del suo lignaggio eroico, Jess è infatti costretta a rassegnarsi a una vita priva di superpoteri, e sta soltanto cercando un modo per rimpolpare le sue probabilità di entrare al college quando si imbatte nell’offerta di uno stage meraviglioso (e per di più pagato!) presso un’importante industria robotica. Se non fosse che (ooops!) il tutto potrebbe essere stato architettato dai due più temibili super-cattivi della città…”



Se dovessi cercare di descrivere il libro di C.B. Lee usando una formula matematica, penso che suonerebbe qualcosa del tipo: “Supergirl + Gli Incredibili + Ratchet and Clank = Not Your Sidekick”.
Se vi piacciono i romanzi colorati, frizzanti, scoppiettanti e colmi di roboanti colpi di scena, potreste senz’altro gradire le vivaci atmosfere futuristiche e la variopinta ambientazione in stile cartone animato di “Not Your Sidekick”.

La trama segue le peripezie di Jessica “Jess” Tran, una diciasettenne di origini vietnamite, figlia di mezzo di una coppia di valorosi supereroi locali; una ragazzina goffa, timida ma volenterosa, piena di voglia di vivere e di aiutare il prossimo. Il problema principale, per Jess, è che le spietate leggi della genetica non si sono esattamente dimostrate dalla sua parte: a quanto pare, infatti, a ereditare la super-forza e la capacità di volare dei genitori è stata solo sua sorella maggiore, già addestrata e pronta a fare il suo trionfale ingresso nella leggendaria Lega degli Eroi, l’associazione di cui fanno parte tutti i principali salvatori in calzamaglia e mantello della nazione…  mentre Jess apprende presto, con suo sommo sgomento, di non possedere la benché minima traccia dei mirabolanti poteri che si aspettava di imparare a padroneggiare una volta cresciuta.

Naturalmente, non tutto il male viene per nuocere: dopo aver accettato un periodo di internato presso una delle più grandi industrie robotiche della città, Jess viene infatti a scoprire alcuni pericolosi segreti relativi ai due famigerati manigoldi conosciuti come Mr e Mrs Mischief, un duo di imprevedibili super-villains noti in tutta la città, finendo ben presto per ritrovarsi coinvolta all’interno di un’avventura che la porterà a combattere in prima linea contro i malvagi, scoprire inquietanti retroscena legati alla Lega degli Eroi, e forse (soltanto forse…) addirittura a conquistare la ragazza dei suoi sogni.

Not Your Sidekick”, come accennavamo, è un libro particolarmente dinamico, ottimista e scorrevole. Personalmente credo si lasci leggere con piacere; la Lee vanta sicuramente un discreto senso del ritmo e una notevole abilità nel creare personaggi gradevoli, eccentrici e pieni di calore. Inoltre, ho sicuramente apprezzato la sua capacità di amalgamare un cast ricco, multietnico e moderno all’interno di un intreccio dall’impostazione fresca, accattivante e piena di sorprese.

Ciò premesso, non ho neanche potuto fare a meno di rilevare, durante la lettura, la compresenza di parecchi dettagli contraddittori relativi all’ambientazione; un tentativo di world building che ho trovato alquanto pasticciato e cervellotico, per non dire inutilmente intricato, considerando poi le tonalità scanzonate e lineari che vanno a caratterizzare tutto il resto del libro.
Anche dal punto di vista dello sviluppo della trama, “Not Your Sidekick” avrebbe sicuramente potuto ambire ad offrire qualcosa di più, secondo me. In più di un’occasione, a mio modo di vedere, l’intreccio elaborato dalla Lee si dimostra infatti scandito da una sorta di squinternata logica infantile che sarebbe stata più appropriata, forse, nell’ambito di un’opera per bambini, piuttosto che di uno YA rivolto a un pubblico di adolescenti.

La squisita dolcezza delle interazioni fra Jess e Abby, d’altro canto, riesce a riscattare quasi completamente la totale aura di prevedibile inevitabilità che la loro coppia si trascina dietro fin da pagina 50 o giù di lì; lo stesso vale per la maggior parte dei siparietti comici di cui riescono a farsi protagonisti, di volta in volta, i vari aiutanti meccanici delle nostre due intrepide eroine, sempre pronti a indurre al sorriso il lettore in virtù della loro ingenuità e del loro assoluto, irresistibile candore.
Ma se c’è una dote di C B Lee che mi sento pronta a elogiare, dopo aver letto questo suo primo libro, è sicuramente il suo inimitabile senso della messa in scena: vale a dire la sua innata capacità di descrivere una sequenza (soprattutto d’azione), in tutte le sue elaborate sfaccettature e conseguenze, e di trascinarti al suo interno come se il frenetico movimento dei personaggi si stesse verificando direttamente davanti ai tuoi occhi…

Giudizio personale: 7.0/10


martedì 7 novembre 2017

World Fantasy Award 2017 - I vincitori

Dopo il Nebula, è giunto finalmente il momento di parlare di un’altra ambita premiazione: mi riferisco al World Fantasy Award, un riconoscimento che viene concesso, ogni anno, alle migliore opere di genere fantastico.
La World Fantasy Convention si è tenuta, in questo 2017, nella città di San Antonio, Texas. L’elenco dei giudici di questa edizione comprendeva, fra i tanti nomi prestigiosi, anche quelli di Daryl Gregory, autore di “Pandemonium”, e di Juliet Marillier, autrice de “La Figlia della Foresta”.
Andiamo quindi a esaminare nel dettaglio l’elenco dei vari candidati, e chiaramente anche a scoprire l’identità dei vincitori più importanti del World Fantasy Award 2017!


 Categoria: Miglior romanzo

I candidati:

Borderline
di Mishell Baker



“A year ago, Millie lost her legs and her filmmaking career in a failed suicide attempt. Just when she’s sure the credits have rolled on her life story, she gets a second chance with the Arcadia Project: a secret organization that polices the traffic to and from a parallel reality filled with creatures straight out of myth and fairy tales.  For her first assignment, Millie is tasked with tracking down a missing movie star who also happens to be a nobleman of the Seelie Court. To find him, she’ll have to smooth-talk Hollywood power players and uncover the surreal and sometimes terrifying truth behind the glamour of Tinseltown. But stronger forces than just her inner demons are sabotaging her progress, and if she fails to unravel the conspiracy behind the noble’s disappearance, not only will she be out on the streets, but the shattering of a centuries-old peace could spark an all-out war between worlds.  No pressure.”



Roadsouls 
di Betsy James



“Even when that yes has sucked you out of your old life and hurled you into a world that will strip you and change you forever. Timid Duuni has spent her life as abused and guarded property. Blind, arrogant Raím is determined to be again what he once was: hunter, lover, young lord of the earth. Desperate to escape their lives, the two life up their hands to the passing Roadsoul caravan—and nothing is as it was. Lost to their old lives, hating each other, they are swept out of their cruel old certainties into an unknown, unknowable, ever-changing world of journey and carnival, artists and wrestlers and thieves.”



The Obelisk Gate
di N.K. Jemisin



“WINNER OF THE 2017 HUGO AWARD FOR BEST NOVEL. The season of endings grows darker, as civilization fades into the long cold night. Essun has found shelter, but not her missing daughter. Instead there is Alabaster Tenring, destroyer of the world, with a request only Essun can grant.”




Lovecraft Country
di Matt Ruff



“The critically acclaimed cult novelist makes visceral the terrors of life in Jim Crow America and its lingering effects in this brilliant and wondrous work of the imagination that melds historical fiction, pulp noir, and Lovecraftian horror and fantasy. Chicago, 1954. When his father Montrose goes missing, 22-year-old Army veteran Atticus Turner embarks on a road trip to New England to find him, accompanied by his Uncle George—publisher of The Safe Negro Travel Guide—and his childhood friend Letitia. On their journey to the manor of Mr. Braithwhite—heir to the estate that owned one of Atticus’s ancestors—they encounter both mundane terrors of white America and malevolent spirits that seem straight out of the weird tales George devours.
At the manor, Atticus discovers his father in chains, held prisoner by a secret cabal named the Order of the Ancient Dawn—led by Samuel Braithwhite and his son Caleb—which has gathered to orchestrate a ritual that shockingly centers on Atticus. And his one hope of salvation may be the seed of his—and the whole Turner clan’s—destruction.
 A chimerical blend of magic, power, hope, and freedom that stretches across time, touching diverse members of two black families, Lovecraft Country is a devastating kaleidoscopic portrait of racism—the terrifying specter that continues to haunt us today.”




Il Vincitore: 
The Sudden Appearance of Hope 
di Claire North



“My name is Hope Arden. I am the girl the world forgets. It started when I was sixteen years old. A father forgetting to drive me to school. A mother setting the table for three, not four. A friend who looks at me and sees a stranger. No matter what I do, the words I say, the crimes I commit - you will never remember who I am. That makes my life tricky. It also makes me dangerous . . .”




Categoria: Miglior Romanzo Breve

I candidati:

Every Heart a Doorway
di Seanan McGuire


“Children have always disappeared under the right conditions; slipping through the shadows under a bed or at the back of a wardrobe, tumbling down rabbit holes and into old wells, and emerging somewhere... else. But magical lands have little need for used-up miracle children. Nancy tumbled once, but now she's back. The things she's experienced... they change a person. The children under Miss West's care understand all too well. And each of them is seeking a way back to their own fantasy world. But Nancy's arrival marks a change at the Home. There's a darkness just around each corner, and when tragedy strikes, it's up to Nancy and her new-found schoolmates to get to the heart of things. No matter the cost.”




Bloodybones
di Paul F. Olson
(contenuto nella raccolta di racconti “Whispered Echoes”)


“Listen. They are calling to you.
Do you hear them?
They are the whispered echoes of your darkest fears.
 From the pen of horror writer Paul F. Olson comes Whispered Echoes, a stunning dark fiction collection that will carry you down lonely twilight byways into a world of darkness and dread. It’s a world of forgotten roadways, sleepy small towns, deep forests, windswept waters—a place where the uneasy spirits of your imagination roam free and anything at all can happen.”




La Ballata di Black Tom 
di Victor LaValle 
(disponibile anche in italiano)


"New York, anni Venti. Charles Thomas Tester è un "intrattenitore" nella Harlem del jazz. Lui sa come lanciare un incantesimo anche senza magia e come attirare la gente. Ma quando dovrà consegnare un pericoloso libro a una maga solitaria nel cuore del Queens e s'imbatterà in un ricco occultista di nome Robert Suydam a Flatbush, sulle cui tracce è l'investigatore Thomas Malone, il giovane nero di Harlem aprirà la porta a un regno di profonda e imperscrutabile magia, attirando l'attenzione di creature che sarebbe meglio lasciare dormienti. L'umanità sarà davvero spazzata via? Il globo tornerà di nuovo ad appartenere a... Loro? "La ballata di Black Tom" riprende uno dei classici del fantastico, "Orrore a Red Hook" di H.P. Lovecraft, immergendolo nella realtà degli afroamericani della New York degli anni Venti."

Puoi leggere QUI la mia recensione



A Taste of Honey
di Kai Ashante Wilson


“Long after the Towers left the world but before the dragons came to Daluça, the emperor brought his delegation of gods and diplomats to Olorum. As the royalty negotiates over trade routes and public services, the divinity seeks arcane assistance among the local gods. Aqib bgm Sadiqi, fourth-cousin to the royal family and son of the Master of Beasts, has more mortal and pressing concerns. His heart has been captured for the first time by a handsome Daluçan soldier named Lucrio. In defiance of Saintly Canon, gossiping servants, and the furious disapproval of his father and brother, Aqib finds himself swept up in a whirlwind gay romance. But neither Aqib nor Lucrio know whether their love can survive all the hardships the world has to throw at them.”




Il Vincitore: 
The Dream-Quest of Vellitt Boe
 di Kij Johnson


“Professor Vellitt Boe teaches at the prestigious Ulthar Women’s College. When one of her most gifted students elopes with a dreamer from the waking world, Vellitt must retrieve her.
 "Kij Johnson's haunting novella The Dream-Quest of Vellitt Boe is both a commentary on a classic H.P. Lovecraft tale and a profound reflection on a woman's life. Vellitt's quest to find a former student who may be the only person who can save her community takes her through a world governed by a seemingly arbitrary dream logic in which she occasionally glimpses an underlying but mysterious order, a world ruled by capricious gods and populated by the creatures of dreams and nightmares. Those familiar with Lovecraft's work will travel through a fantasy landscape infused with Lovecraftian images viewed from another perspective, but even readers unfamiliar with his work will be enthralled by Vellitt's quest. A remarkable accomplishment that repays rereading."




Fonte: www.tor.com


sabato 4 novembre 2017

Very Pop Blog - I miei anni '90

Buon pomeriggio, ragazzi! ^_____^

La giornata di voi verrà dedicata a un piccolo tag che ho conosciuto attraverso il fantastico blog Stories – Books and Movies (grazie, Fede!): il titolo è “Very Pop Blog - I miei anni '90”, ed è stato creato dal simpaticissimo MikiMoz!




Passiamo subito a scoprire le regole:
1. Elencare tutto ciò che per noi sono stati gli anni '90, in base ai vari macro-argomenti forniti (nota: parlare del vissuto dell'epoca, non di ciò che il decennio rappresenta per noi oggi! Chi non era ancora nato può parlare invece per esperienze indirette)
2. Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento QUI
3. Taggare altri cinque blogger avvisandoli

Prima di procedere, urge fare una piccola precisazione: sono nata nel 1986, il che vuol dire che ho avuto tutto il tempo necessario per gustarmi gli anni ’90 come si deve… questo piccolo dettaglio, però, non implica assolutamente che io abbia dei ricordi particolarmente numerosi di quel periodo: al contrario, certe volte mi sembra di avere la memoria offuscata da questo gigantesco nuvolone nero che veleggia sospeso a dieci centimetri dalla mia testa! :P
Prometto però di fare del mio meglio, e di cercare di rispondere a tutti i punti del tag nella maniera più precisa e esauriente possibile, ehehe! ;D


I miei anni '90

MUSICA: Ah, questa parte sarà abbastanza imbarazzante, ragazzi… Nel periodo in questione, avevo soltanto le Spice Girls e Madonna (“The Power of Goodbye”, a un certo punto, era diventata la mia ossessione….) per la testa! XD Con mia madre ascoltavo le musiche rilassanti di Enya e le canzoni degli Oasis; con la mia sorellina appena nata, qualsiasi canzone d’apertura cantata da Cristina d’Avena e Gianni Vanni….

CINEMA: questa parte può essere riassunta in due semplicissimi parole: JURASSIC PARK!!! E’ stato il primo film che mi sia capitato di vedere al cinema, e posso assicurarvi che si è trattato di un autentico colpo di fulmine, ragazzi: prima ancora che finisse l’anno, avevo già letto e riletto il romanzo di Micheal Crichton un paio di volte… sempre senza capirci un granché, si intende! XD

FILM: mettiamola così: i miei compagni di classe andavano pazzi per una coppia di "pesi massimi" del romanticismo del calibro di “Titanic” e “Armaggeddon”... Per me, nel corso degli anni ’90, esistevano soltanto “Il silenzio degli innocenti” e la saga di “Scream”. Con l’uscita in VHS de “Il Sesto Senso”, poi, ho anche avuto la possibilità di iniziare la mia primissima collezione in assoluto (la prima di una lunga, lunghiiiissima serie….), vale a dire la mitica raccolta di videocassette, successivamente convertita in collezione di dvd e (in tempi assai più recenti) in quella di blu-ray…:D

COMICS: ogni volta che la mia nonnina si ricordava di allungarmi un soldino, correvo all’edicola più vicina, pronta a fare rifornimento di fumetti! Non aveva importanza che si trattasse di Topolino, Geppo, Tex, Dylan Dog o Tiramolla: mi piacevano tutti, senza eccezione…  anche se forse avevo una leggera predilezione per le uscite targate Disney (chi ricorda la fanta-mitica collana intitolata “Le Grandi Parodie Disney”?!) e per le tempestose  avventure di Tex Willer e Kit Carson…

GIOCHI e VIDEOGAMES: visto che stiamo parlando di un’era palesemente pre-Playstation (almeno dal mio punto di vista), a questa domanda non posso che rispondere: "It’s a-me… Maaariiiioooooooo!!!"

TELEVISIONE: le mie due più grandi passioni, all’epoca, si chiamavano “Ducktales” e “Sailor Moon”! *_____* Un po’ più tardi sarebbe arrivata “Buffy – L’Ammazzavampiri” a illuminare i miei pomeriggi (nonché, verso le ultime stagioni, le mie serate….), ma, per il momento, programmi indimenticabili come “Bim Bum Bam”, “Game Boat” e “Domenica Disney” sarebbero state fra le uniche cose in grado di tirarmi su di morale, soprattutto dopo una giornata scolastica dagli esiti particolarmente disastrosi… :P

CIBO: oh mio Dio, ragazzi… negli anni ’90, seguivo questa strettissima dieta a base di Gocciole, Estathé al limone e ciambelle fritte strabordanti di Nutella! Merenda a tutte le ore… Una cosa troooooppo esagerata! *____*

LIBRI: Ho iniziato con “Piccoli Brividi” e “Cime Tempestose”. Ma il Re indiscusso di quel periodo per me è stato, è e resterà sempre l’immenso Stephen King: da “Misery” a “Carrie”, negli anni in questione ho dato inizio a un magico (e brividoso) “percorso” che mi avrebbe poi portato, nel corso dell’adolescenza, a fagocitare la maggior parte dei suoi romanzi e delle sue raccolte di racconti...

SHOPPING: a 11, 12 anni, non è che avessi poi tutta questa moneta da spendere! Però, come avrete probabilmente intuito, sperperavo allegramente i miei spiccioli in fumetti, liquirizie e figurine di “Sailor Moon”! XD

LIFE: Nel ’94 è nata la mia sorellina, Andrea: diciamo che questo è l’evento che mi è rimasto più impresso di quegli anni (per ovvi motivi…), anche perché, nel mio piccolo, cercavo di aiutare la mamma a occuparmi di lei (cambiavo il pannolino, le davo il biberon, le leggevo dei libri e la cullavo per tranquillizzarla prima che si addormentasse). A parte questo, passavo tantissimo (troppo?!) tempo davanti alla tv, andavo a scuola (quando riuscivo a tirarmi giù dal letto…) e passavo i pomeriggi giocando con le mie millemila cuginette più piccole.

RICORDO DELL'EPOCA: Mi sarebbe piaciuto inserire una foto, ma sono troppo "vecchia" e non ne ho neanche una in digitale da me da piccolina! :P
Perciò, mi sa che a questo punto dovrete accontentarvi di un’immagine (scovata su Internet) del mio peluche preferito dell’epoca, vale a dire quello che pretendevo di stringermi al petto ogni notte prima di andare a dormire. Ovviamente, il mio adesso ha un'aria molto più malconcia e vissuta di così! 




Per concludere, scelgo di passare la palla a.... chiunque di voi sia abbastanza "grande" da ricordare come si viveva la vita negli anni '90, naturalmente! ;D



venerdì 3 novembre 2017

Recensione: "A Darker Shade of Magic", di Victoria Schwab





Titolo originale: A Darker Shade of Magic
Autrice: V. E. Schwab
Serie: Darker Shade of Magic, Vol. 1
Disponibile: anche in italiano, pubblicato dalla casa editrice Newton Compton
Puoi acquistarlo QUI


Girl Power:





La trama:

"Kell è uno degli ultimi maghi rimasti della specie degli Antari ed è capace di viaggiare tra universi paralleli e diverse versioni della stessa città: Londra. Ci sono infatti la Rossa, la Bianca, la Grigia e la Nera, dove accadono cose diverse in epoche differenti. Kell è cresciuto ad Arnes, nella Londra Rossa, e ufficialmente è un ambasciatore al servizio dell'Impero Maresh, in viaggio alla corte di Giorgio iii nella Londra Bianca, la più noiosa delle versioni di Londra, quella senza alcuna magia. Kell in verità è un fuorilegge: aiuta illegalmente le persone a vedere anche solo piccoli scorci di realtà che non potrebbero mai vedere. Si tratta di un hobby molto rischioso, però, e adesso Kell comincia a rendersene conto. Dopo un'operazione di trasporto illegale andata storta, Kell fugge nella Londra Grigia e si imbatte in Delilah, una strana ragazza che prima lo deruba, poi lo salva da un nemico mortale e infine lo costringe a seguirla in una nuova avventura. Ma la magia è un gioco pericoloso e se si vuole continuare a giocare prima di tutto bisogna imparare a sopravvivere..."



A Darker Shade of Magic” è un libro fantasy scritto dall’autrice americana Victoria Schwab. In Italia è stato pubblicato dalla casa editrice Newton Compton, sotto il titolo abbreviato “Magic”; la recensione che leggerete fra poche righe, in ogni caso, è basata sulla versione originale del testo, dal momento che ho scelto di leggere il libro direttamente in inglese. Vi prego dunque di tenere a mente il fatto che, qualsiasi cosa mi sentirete dire da questo momento in avanti, sarà riferita all’edizione americana di “Magic”, e non alla sua traduzione italiana.

Come probabilmente saprete, nel corso degli ultimi due, tre anni, il nome della Schwab è riuscito a imporsi in maniera abbastanza significativa all’interno del ricco panorama offerto dalla narrativa fantasy per giovani lettori. Probabilmente anche perché, in fondo, un titolo come il suo “Magic” può tranquillamente ambire a stregare qualsiasi fascia di pubblico, da quella composta dagli adolescenti più entusiasti a quella formata dai lettori "maturi", gli appassionati ormai consolidati del genere.

Personalmente, posso solo confermare di aver apprezzato molto questo primo volume dedicato alle avventure di Kell e Lila a spasso per i quattro mondi alternativi. Le ragioni del mio gradimento sono state molteplici, ma, volendo riassumerle in pochissime parole, vi rivelerò che il libro della Schwab, a mio avviso, gode di una grandissima virtù: “A Darker Shade of Magic” riesce a essere, al tempo stesso, un libro divertente e ben scritto, in grado di fare della sua scorrevolezza e della sua marcata componente avventurosa dei notevolissimi punti di forza.

Che ci crediate oppure no, infatti, a colpirmi di “Magic” è stato in primo luogo lo stile grintoso, vivace e incisivo utilizzato dall’autrice. La prima metà del romanzo, lo confesso, era riuscita a destabilizzarmi un pochettino: non fosse altro che perché mi aspettavo di leggere qualcosa di completamente diverso (una trama intricata, dei personaggi oscuri, una serie di multiple ambientazioni a dir poco sbalorditive…). Non che tutti questi elementi si siano rivelati privi di un certo peso, all’interno dell’economia generale del racconto, o che alla fine io non sia arrivata a provare una certa simpatia per i pittoreschi personaggi creati dalla Schwab, la sua indomita e strampalata aspirante avventuriera Lila in primis… Semplicemente mi era sembrato di riscontrare, durante la lettura, una certa mancanza di profondità (sia a livello di antagonisti, che di intreccio e di ambientazioni…), un fattore che inizialmente mi aveva spinto a storcere un po’ il naso.

Il ritmo frenetico e incalzante di “Magic”, d’altro canto, rappresenta un qualcosa di talmente esplosivo, un motore talmente energico e vigoroso da avermi spinto a finire il libro in pochissimi giorni. Come se non bastasse, i dialoghi scritti dalla Schwab rappresentano una pura gioia per gli occhi (e per la mente), mentre il suo asciutto senso dell’umorismo arriva a trasformarsi, nel corso della narrazione, in un'autentica manna dal cielo.
Se siete alla ricerca di una lettura elettrizzante, fresca e piacevole, insomma, sono più che pronta a consigliarvi “Magic”, uno dei pochissimi libri (tradotti in Italia…) in grado di vantare l’elaborazione di un sistema magico potenzialmente interessante, oltre che una piacevolissima derivazione di stampo brandon-sandersoniano! ;D


Giudizio personale: 7.5/10




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