domenica 15 settembre 2019

Un piccolo aggiornamento...



Ehilà! :D

Ho pensato di scrivere qualche riga per rassicurarvi sul fatto che, no, non sono svanita di nuovo…  Anzi, sono alcuni punti di vista, immagino di essere in questo periodo più presente e vitale che mai!

Una valanga di recensioni tornerà presto a fare capolino su questi schermi (con una o due chicche che secondo me potrebbero davvero interessarvi). L’unica cosa che mi tiene lontana dal blog in questi giorni… Be’, ricordate quel piccolo, grande sogno che avevo un tempo?

Dieci anni fa ho pubblicato un libro. Quelle pagine contenevano molto di me – pregi e difetti: tanti, tantissimi difetti… - e, ancora oggi, malgrado mi imbarazzi un po’ ripensare a tutti gli errori che ho commesso durante la stesura, e a tutte le scempiaggini e le ingenuità che si potevano senz’altro evitare… La verità è che vado ancora fiera del mio lavoro. Forse “La Chiave del Caos” era il romanzo di una ragazzina che non aveva la più pallida idea della posta in gioco, o di cosa significhi davvero calarsi nei panni di uno "scrittore".
Ma era anche una storia scritta col cuore e con entusiasmo, che sentivo il bisogno di raccontare, e che è riuscita a regalarmi qualcosa di prezioso e imprescindibile, senza il quale credo che sarei oggi una persona completamente diversa… Una donna infinitamente più grigia e anonima, e rassegnata, e spaventata.

Non ho mai smesso del tutto di scrivere fiction. Di cercare di imparare qualcosa sull’arte della narrazione, anche (e spesso soprattutto) attraverso la lettura, oltre all’esercizio costante e alla consultazione frenetica/ossessiva di manuali (di world-building, di tecnica, di auto-aiuto spirituale, eccetera, eccetera… XD).

All’inizio dell’anno ho completato la prima stesura di un romanzo fantasy. Adesso, a pochi giorni dall’arrivo dell’autunno, sto per finirne un’altra. La strada da percorrere è ancora lunga, lunghissima… A ottobre, se tutto andrà bene, sarò in grado di cominciare la revisione di una delle mie due fatiche. Non so ancora come andranno le cose a partire da lì…  Ma giuro che, per la prima volta dopo tanto tempo, ricomincio a percepire una scintilla di fiducia nelle mie (limitate) capacità, per non dire di rispetto e affetto nei confronti del mio vecchio sogno di bambina.

E… Niente: volevo solo dirvi che sto lavorando molto in questo periodo, per cercare di diventare una narratrice migliore e di venire a capo dei millemila nodi che di volta in volta tendono a incastrarsi nel pettine emblematico della mia immaginazione (Mi pare di riuscire a sentire la voce di mia madre nelle orecchie: “Uuuuuh…. Proprio ganza, la metafora sui capelli che hai fatto, Sophie! Poetica, proprio! E che coraggio, considerando la chioma da Medusa che ti ritrovi! XD”).

Ci sentiamo fra qualche giorno, amici!

Un abbraccio a tutti,
e mi raccomando: nel frattempo divertitevi, mangiate tante leccornie, e leggete ancora di più!

Sophie



giovedì 5 settembre 2019

Recensione: "Middlegame", di Seanan McGuire (fantasy, 2019)

migliori libri fantascienza 2019 - Middlegame - Seanan McGuire

Middlegame
Disponibile in inglese

Potete acquistarlo QUI


"Ecco a voi Roger. Dotato di un'estrema abilità con le parole, le lingue straniere non hanno alcun segreto per lui. Riesce a capire istintivamente come funzionano le parole attraverso il potere delle storie.
Ed ecco a voi Dodger, sua sorella gemella. I numeri sono il suo mondo, la sua ossessione, il suo tutto. Qualsiasi cosa sia in grado di capire, viene elaborata e interpretata attraverso il potere della matematica.
Roger e Dodger non sono esattamente umani, sebbene nessuno dei due ne sia proprio consapevole. Non sono nemmeno esattamente delle divinità; non proprio. Non del tutto. Non ancora.
Ecco a voi Reed, esperto nelle arti alchemiche, come la sua creatrice prima di lui. E' stato Reed a creare Roger e Dodger. Non è il loro padre. Non proprio. Ma ha un piano: fare in modo che i gemelli riescano a ottenere i pieni poteri, e ascendere insieme a loro, in modo tale da reclamare la loro autorità per se stesso.
Diventare degli dei sulla Terra è possibile.
Pregate che non accada."


Ogni libro di Seanan McGuire/Mira Grant è un regalo. Non so se questo sia un assioma valido per ogni lettore; si tratta senz’altro di una sacrosanta verità cosmica universale per me.
Se fosse stato qualcun altro a scrivere “Middlegame”, probabilmente non l’avrei mai letto. La trama, per una volta, non mi suggeriva nulla di particolare. Il fatto che la maggior parte delle recensioni straniere evidenziasse l’importante ruolo svolto dalla matematica ai fini dello sviluppo dell’intreccio non aiutava; dopotutto, per me i numeri sono sempre stati una spina nel fianco, una croce, una fonte di frustrazione da sopportare a forza di denti digrignati e imprecazioni sussurrate.
Ma cosa posso dire? Amo la McGuire con tutto il cuore; adoro il modo in cui scrive, l’impeccabile equilibrio fra il suo slancio poetico e quella sorta di lucido, spietato raziocinio sullo sfondo della sua acuminata mente scientifica. Amo il modo in cui ragiona; la sua capacità di stupirti e di emozionarti e di meravigliarti, senza per questo rinunciare a trattare temi d’attualità e trasmettere messaggi importanti.

Middlegame” è stato definito da molti come il suo progetto più eccentrico; il più caotico, il più imprevedibile, il più roboante, il più ambizioso. Cercare di descrivere questo libro in poche parole è quasi impossibile: suppongo che in questo caso dovrete semplicemente fidarvi della mia parola, e accettare come un dato di fatto la sua natura straordinaria. Il punto è che questo libro sembra congegnato apposta per stupire e sbalordire, cogliere alla sprovvista e strabiliare, divertire, spaventare ed emozionare. Non che non abbia la sua bella dose di difetti, beninteso. Una sconcertante discontinuità nel ritmo e un leggero senso di straniamento nei confronti dei due (strambi) gemelli protagonisti del libro possono sicuramente essere annoverati fra i più vistosi. I frequenti “sbalzi” di prospettiva, da un punto di vista a un altro e a un altro ancora, per poi tornare precipitosamente al punto di partenza, a tratti mi hanno un po’ disorientato. E personalmente credo che alcune dinamiche particolari fra i personaggi siano stati tirate troppo per le lunghe, a suon di ripetizioni e dialoghi forzati, generando a tratti un vago e pacato senso di sconforto.

Eppure, ragazzi, credetemi: “Middlegame” contiene al suo interno talmente tante sorprese, talmente tanti “trucchi” e suggestioni, ombre e miracoli, sentimenti e twists sbalorditivi! Provate a considerarlo, se ci riuscite, come una sorta di “Cuori in Atlantide” mescolato a “Stranger Things”, mescolato a “Every Heart a Doorway”, mescolato a “Life is Strange” e a “La Torre Nera”, a “Puella Magi Madoka Magica” e a “Il Mago di Oz”. C’è un po’ di tutto qui dentro, sul serio; e la Mcguire (che sforna regolarmente dai quattro agli otto libri all’anno, oltre a scrivere una serie regolare per la Marvel, oltre a partecipare a una quantità spropositata di antologie tematiche, oltre a inventarsi pseudonimi con i quali pubblicare nuove opere a ogni piè sospinto…) riesce a padroneggiare questi elementi con l’agilità di un’acrobata, la forza di un vulcano e la grinta implacabile di un carro armato determinato a portare a termine la sua missione a qualsiasi costo.

Non credo che esista un’autrice, in tutto il mondo, capace di parlare in maniera più efficace e relazionabile di come ci si sente a essere (o a essere stati) bambini “speciali” e diversi in una società che si rifiuta anche solo di accettare il fatto che i bambini – in quanto individui – possano essere effettivamente diversi e speciali. Non sono sicura di riuscire a spiegarvi bene questa cosa. Gli adulti a volte si dimenticano di quanto possano essere spietati i ragazzini con chi si rifiuta (o si dimostra incapace, per qualsiasi ragione) di adeguarsi alle leggi del branco e di comportarsi in un modo che i loro leaders reputino “accettabile”. Questo genere di adulto preferisce prendersela con il bambino in questione; lo sgrida, gli instilla un angosciante senso di colpa, lo sprona continuamente a cercare di comportarsi in maniera più "normale" e appropriata.
Eppure questa non è una cosa che io potrò mai dimenticare; ed è come se la McGuire, attraverso “Middlegame”, attraverso ogni singolo libro della serie “Wayward Children”, riuscisse in qualche modo a comunicare con quella piccola parte di me che non è ancora riuscita a guarire del tutto da quelle antiche ferite; a raggiungere quella bambina taciturna e ombrosa e disperata e a sussurrarle nell’orecchio: “Va tutto bene. No, non sei sola. Hai passato un brutto momento e hai pianto e ti sei quasi rovinata, ma ora è passata. Smetti di pensare che sia stata colpa tua. Smetti di piangerti addosso e impara ad aiutare gli altri, quelli che sono come te, quelli che altrimenti non aiuterà nessuno.”

Forse è per questo che ho preferito il personaggio di Dodger a quello di Rodger, e di gran lunga. Quasi sicuramente è per questo che ho adorato Erin – un’anti-eroina con i controfiocchi, semmai ne è esistita una. Per Roger, ragazzo prodigio dall’incredibile affinità per le lettere e la linguistica, trovare un posto nel mondo e inserirsi nella società non si rivela certo facile, all’inizio. Ma per Erin e Dodger? Due ragazze geniali, ciascuna nel suo campo, dotate di un talento incredibili e di una lacerante, spassionata dedizione nei confronti di ciò che sono state create per essere? Le regole sociali prevedono delle eccezioni, a volte; un ragazzo bravo in una qualsiasi materia scientifica può dimostrarsi eccentrico e lunatico finché vuole, e aspettarsi comunque una possibilità di cadere in piedi, alla fine del sentiero. Ma una donna?! Una ragazza è considerata “strana” quando dice di non volersi sposare. Ha qualcosa di “sbagliato” se si azzarda a confessare di non volere figli. E di sicuro non viene incoraggiata – mai – a contraddire chi si aspetta di esserle superiore, anche quando quel qualcuno ha dimostrato palesemente di non essere in grado di distinguere la Luna dal proprio fondoschiena.
Non è una situazione alla pari, insomma.
Non lo è e basta.

Un altro elemento che ho apprezzato di “Middlegame” sono i “cattivi”. I villains di questo romanzo sembrano saltati direttamente fuori da un incubo di Stephen King. Leigh è il Male incarnato (e al tempo stesso, è il mostro di Frankenstein nella sua forma più perversa e deturpata, una creatura fatta di carogne e violenza e frammenti di innocenza in putrefazione…) e l’alchimista Reed simbolizza praticamente il concetto di Arroganza per antonomasia. Un discorso a parte andrebbe fatto per la Baker, personaggio suggestivo ma enigmatico, di cui mi avrebbe francamente piacere sapere molto di più.

Per la cronaca, già che ne stiamo parlando: il finale di “Middlgame” lascia in sospeso diverse questioni, per cui non credo si possa escludere del tutto l’ipotesi di un sequel. Ma la vera domanda a questo punto è: quando arriveranno i libri della McGuire in traduzione anche in Italia?
Nemmeno un secondo troppo presto, cari amici e amiche lettori.
Anzi, a questo punto, direi che i nostri editori possono considerarsi già abbondantemente in ritardo




Giudizio personale:
8.0/10




martedì 3 settembre 2019

Recensione: "Replicas" (film sci-fi, 2018)

film di fantascienza 2018 - recensione - cloni- replicas

Puoi acquistarlo QUI

Trama:

"Dopo un incidente automobilistico in cui è morta la sua famiglia, un neuroscienziato non si ferma davanti a niente e decide di riportarli in vita anche se questo significherà mettersi contro un laboratorio controllato dal governo, una task force della polizia e le leggi della scienza."


Replicas” è un film sci-fi con Keanu Reeves e Alice Eve, diretto da Jeffrey Nachmanoff.
O almeno… immagino che possa essere considerato come un film di fantascienza, fino al momento in cui la sceneggiatura non inizia a sgretolarsi completamente, trasformando quello che era già iniziato in maniera abbastanza raffazzonata in una trashata action di megagalattica potenza. Avete mai sognato di vedere Keanu Reeves in versione Liam Neeson, vale a dire un padre di famiglia imbolsito e dall’espressione vagamente disorientata, che prende a correre di qua e di là nel tentativo disperato di salvare la sua famiglia da vari energumeni nerovestiti armati fino ai denti? Come dite? Assolutamente no?
Be’, sinceramente neanch’ io… Tanto più che la prima mezz’ora di “Replicas” mi aveva fatto sperare (contro ogni previsione) di trovarmi alle prese con un filmetto abbastanza gradevole. Ma vediamo di procedere con ordine.

William Foster è uno scienziato ambizioso, che sogna di riuscire a trasferire la coscienza di uomini e donne spirati anzitempo nei corpi sintetici di alcuni automi sinteticamente realizzati in laboratorio, e di riuscire in questo modo a prolungarne l’esistenza. Peccato che la maggior parte dei suoi esperimenti si risolva in una serie di clamorosi insuccessi, e che il suo capo Jones (John Ortiz) non veda l’ora di staccare la spina all’intero progetto.
Per rilassarsi un po’ e allentare la pressione, Foster decide di organizzare una bella gita in barca con la moglie e i tre figli; si mette perciò alla guida sotto il più violento manrovescio di pioggia che si sia mai verificato sulla Terra dopo il Diluvio Universale, e cerca di distrarsi dalle sue mille preoccupazioni trascorrendo del tempo di qualità con moglie e pargoli. Neanche a dirlo, cinque minuti dopo la famiglia Foster rimane coinvolta in un incidente stradale terrificante; l’impatto uccide sul colpo tutti tranne William (che non si scheggia manco un’unghia), scaraventando l’uomo in un loop di dolore e strazio infinito che credo si prolunghi sulla scena per l’intera durata di cinque millisecondi.

Considerando le premesse, penso possiate tutti presumere in maniera abbastanza precisa in che modo prende a evolversi la trama di “Replicas”… almeno fino a un certo punto.
Perché la verità è che, malgrado il mio sarcasmo, per circa quaranta minuti il film è riuscito a tenere viva la mia attenzione in maniera abbastanza dignitosa. Immagino che a piacermi fosse soprattutto l’alone costante di dubbio e ambiguità morale che il personaggio di Ed (Thomas Middleditch), un prezioso collaboratore e amico del protagonista, continuava a gettare sull’operato di William; il fatto che il dottor Foster si stesse gradualmente e inavvertitamente trasformando in una sorta di scienziato pazzo alla Victor Frankenstein, per capirci, mi incuriosiva e mi intrigava. Paradossalmente, l’idea che l’eroe della pellicola potesse sbagliare e perdere il lume della ragione (peraltro per motivi perfettamente comprensibili) mi aiutava a vederlo sotto una luce più umana e, di conseguenza, mi permetteva di provare nei suoi confronti un senso di empatia altrimenti impossibile.

Peccato che alla grande Industria del Cinema non sia mai importato un granché delle sfumature, dei dilemmi e dei sottili risvolti psicologici, dico bene? Ma no…  Mi pare quasi si riuscire a sentire il filo dei ragionamenti dei produttori: "perché dovremmo concentrarci sui punti di forza effettivi del film, per cercare di raccontare una buona storia e sollevare interrogativi insidiosi, quando possiamo limitarci concludere il tutto come facciamo sempre (vale a furia di pistolettate, dichiarazioni di amore eterno scandite un po’ a casaccio e inseguimenti sgommanti nel buio)?! Perché dare al pubblico qualcosa di diverso dal solito copione, quando la ricetta tradizionale funziona così bene?"
Mmm…

Ora, non sarò una grande esperta di cinema, ma secondo me il solito calco in salsa action di cui sopra, applicato alla formula iniziale di “Replicas”, non genera altro che noia, irritazione e confusione. Il villain del film è solo un fantoccio, una presenza di cui, a parer mio, una solida (e coraggiosa) sceneggiatura avrebbe potuto benissimo fare a meno. Il protagonista riesce a risolvere i vari ostacoli che si stagliano sul suo cammino troppo facilmente, e a cavarsela in ogni situazione decisamente a buon mercato. Ogni spunto interessante è di chiara origine derivativa, e per di più viene allegramente sacrificato sull’altare del fattore “Bang! Bang! & Popcorn”. 
Il finale, per giunta, è una delle cose più raccapriccianti che abbia mai visto.

Non vi sto dicendo tutto questo per convincervi a non guardare il film, badate bene. E’ un prodotto di intrattenimento; personalmente sospetto che ci siano modi più divertenti e produttivi per passare il tempo, ma vabbé, immagino che questo lo sappiate anche voi…
Meglio arrivare al cospetto del film con un minimo di preparazione psicologica, però. “Replicas” ha molto più in comune con “The Tourist” o “Trascendence” che con “Ex Machina”.
Come si suol dire: uomo avvisato… 




Giudizio personale:
 5.8/10


domenica 1 settembre 2019

Recensione: "Wilder Girls", di Rory Power (horror, 2019)

"Impara a cambiare, 
e potresti sopravvivere."

libri distopici 2019 - virus - Wilder Girls

Wilder Girls
Disponibile in inglese

Potete acquistarlo QUI

Un “Lord of the Flies” in versione femminista, che racconta la storia di tre amiche costrette a vivere in quarantena nella loro prestigiosa scuola privata, situata su un’isola misteriosa. 
Sono passati 18 mesi da quando la Raxter School per giovani ragazze è stata posta in isolamento. Una malattia dai sintomi imprevedibili e inquietanti ha cominciato a spargersi e a strappare il suolo da sotto i piedi di Hetty. E’ cominciata lentamente. Dapprima sono morti gli insegnanti, uno dopo l’altro. Poi il morbo si è propagato alle studentesse, ed è stato allora che i loro corpi hanno cominciato a mutare in modi strani e imprevisti. Adesso, tagliate fuori dal resto del mondo e lasciate a battersi per se stesse sulla loro isola, le ragazze non osano avventurarsi fuori dai cancelli della scuola, soprattutto considerando il fatto che la malattia ha reso i boschi selvaggi e pericolosi. Mentre il morbo si diffonde ovunque, le studentesse aspettano la cura promessa e sperano per il meglio. Ma non appena la sua amica Byatt scompare, Hetty scopre di essere disposta a fare qualsiasi cosa per lei… compreso affrontare gli orrori in agguato oltre il cancello, e la terribile verità su ciò che sta realmente accadendo alla Raxter.”


Credo che le prime venti o trenta pagine di “Wilder Girls”, il romanzo horror dell’esordiente Rory Power, bastino tranquillamente a qualificare il libro come uno degli YA più singolari, suggestivi e affascinanti che io abbia mai letto.
Se dovessi basarmi solo su quei capitoli iniziali, credetemi: la valutazione finale al termine di questa recensione riporterebbe ben altri punteggi, e anche il resto dell’articolo cambierebbe tonalità di pari passo. La Power riesce a evocare, con una grazia e una tranquillità veramente fuori dal comune, un’atmosfera talmente sinistra e metaforicamente intensa da riuscire a scaraventarvi immediatamente fra le braccia della claustrofobica ambientazione: un istituto femminile sperduto fra i boschi e assediato da una malattia insidiosa, strana, aliena, che si impossessa dei corpi delle ragazze adolescenti e ne sfrutta gli ormoni per cominciare a cambiarne i corpi, oltre che a distorcerne lentamente le menti. 

Spine che spuntano da sotto la pelle; squame di metallo che irrobustiscono la colonna vertebrale; ali membranose che squarciano l’epidermide e annientano la carne. I sintomi del contagio sono sempre diversi, e variano da persona a persona. Ogni singola studentessa della prestigiosa Raxter viene scaraventata nel suo incubo personale, mentre sprofonda in un torbido limbo fatto di paranoia, violenza, lealtà tribale e incubi a occhi aperti. La lotta per la sopravvivenza è infida, spietata; si basa sulla collaborazione, ma viene spesso minacciata da gelosia e competizione. Una metafora abbastanza cristallina, ma non per questo noiosa o scontata, che ci incoraggia a riflettere sul modo in cui le donne di ogni classe sociale continuano a essere allevate nel nostro mondo: per vincere, dovremmo allearci e imparare a guardarci le spalle a vicenda; per continuare a perpetrare i vecchi giochi di potere, invece, non dobbiamo fare altro che permettere alle nostre insicurezze di avere il sopravvento e seguitare a gettarci addosso tutto il fango del mondo.

Wilder Girls” è stato definito – come potete leggere anche nella trama – come una sorta di versione alternativa e aggiornata ai giorni nostri de “Il Signore delle Mosche”. Non ho ancora letto quel libro, per cui non saprei spiegare fino a che punto possa rivelarsi accurata questa descrizione. Se dovessi azzardare un paragone, vi direi che per me “Wilder Girls” rappresenta piuttosto un punto di incontro fra “Annientamento” (più il film che il libro), a cui alcune scene sono palesemente ispirate, e “Picnic ad Hanging Rock” (più la serie televisiva che il film), di cui riflette le evidenti suggestioni oniriche e le intense tematiche ribel-femministe.

Sulla carta, avrei dovuto adorare questo romanzo con tutto il cuore; e difatti, credo di averlo apprezzato abbastanza, al punto che mi ritroverò senz’altro a leggere il sequel, semmai l’autrice dovesse spingersi ad annunciarne uno (eventualità che a questo punto reputo tutt’altro che improbabile).
Purtroppo i personaggi di “Wilder Girls” (a cominciare dall’irritante e saccente protagonista, la petulante e lamentosissima Hetty…) non mi hanno convinto al cento per cento; senza contare il fatto che i dialoghi, a un certo punto, secondo me cominciano ad assomigliare un po’ troppo a una trasposizione in chiave distopica della sceneggiatura di un episodio di “Dawsons’ Creek”, versione anno 2019. La Power si sforza di porre molto l’accento sulle dinamiche adolescenziali (e vagamente melodrammatiche) che legano le varie studentesse; non sarebbe necessariamente un male, se soltanto evitasse di farlo a scapito di ritmo, sviluppo psicologico e credibilità complessiva del racconto.

La storia d’amore (f/f, che è il nuovo trend del momento in campo fantasy… e la ragione per cui ultimamente mi sveglio con un gran sorrisone stampato sulle labbra ogni mattina! XD) mi è sembrata viceversa molto dolce e convincente. Peccato solo che al personaggio di Reese sia stato dedicato molto meno spazio di quello che avrebbe meritato, e che a conti fatti la Power abbia deciso di dispensarle un ruolo abbastanza marginale.

In definitiva: ritengo che la Power ci abbia regalato un libro d’esordio abbastanza solido, se non proprio imprescindibile. La carta vincente di “Wilder Girls” è senz’altro l’atmosfera – onirica, schizoide, sovversiva, inquietante – che vanta l’innegabile virtù di riuscire a trasmettere appieno il senso di disagio costante, di ansia, di inadeguatezza, di prigionia e pericolo incessante che sembra aleggiare attorno alla vita di qualsiasi donna della nostra era (o di qualsiasi altra era, se per questo). L’esecuzione mi è parsa un po’ traballante, ma il design generale resta senz’altro variegato e interessante. 
Attenderò pertanto di scoprire i prossimi progetti dell’autrice con grande curiosità! ^____^ 




Giudizio personale:

6.5/10




sabato 31 agosto 2019

"Leopardo Nero, Lupo Rosso": il "fantasy letterario" di Marlon James arriva anche in Italia...

Leopardo Nero, Lupo Rosso”, il celebrato e chiacchieratissimo libro fantasy di Marlon James, arriverà nelle librerie italiane il prossimo 29 ottobre, per opera della casa editrice Frassinelli.

Questo romanzo è riuscito a guadagnarsi parecchia attenzione negli USA, in parte per via della sua accattivante premessa narrativa (un romanzo per adulti basato sulla misteriosa e sanguinosissima mitologia africana!) e in parte perché la critica l’ha subito accolto come un ottimo esempio di “fantasy letterario”…

Andiamo quindi a scoprire insieme la trama e a dare un’occhiata all’immagine di copertina di “Leopardo Nero, Lupo Rosso”, che fra l’altro resterà in questo caso invariata rispetto a quella dell’edizione in lingua originale! ^^


libri fantasy 2019- Marlone James- Leopardo Nero Lupo Rosso

Dark Star, Vol. 1

Potete acquistarlo QUI


“Mistero e magia, potere e sangue sono gli elementi portanti di questo straordinario romanzo epico, il primo fantasy ambientato in un'Africa dove leopardi e lupi si mescolano con uomini dai poteri sovrannaturali. Già opzionato per una serie televisiva, Leopardo nero, lupo rosso è il primo libro di una trilogia, accolto con enorme successo in US e UK. Nello straordinario primo romanzo della trilogia Dark Star di Marlon James, mito, fantasia e storia fanno da sfondo alle avventure dell'Inseguitore, un mercenario ingaggiato per trovare un bambino scomparso tre anni prima. L'Inseguitore è famoso per le sue doti di cacciatore solitario - «Ha un gran fiuto», dice la gente -, ma per questa missione deve lavorare con un eterogeneo gruppo di personaggi, ciascuno dei quali si porta dietro un segreto. Primo fra tutti il muta-forma Leopardo. In viaggio sulle tracce del bambino, l'Inseguitore si sposta da un'antica città all'altra, si addentra in fitte foreste, attraversa fiumi vorticosi e si scontra con mostruose creature decise a ucciderlo. In quella lotta quotidiana per la sopravvivenza, comincia allora a chiedersi chi sia veramente il bambino che sta cercando, chi vuole impedirgli a tutti i costi di trovarlo e soprattutto chi mente e chi dice la verità.”


Voglio confessarvi la verità: questo è uno di quei libri che non sono (ancora) del tutto sicura di voler leggere. Per carità: la maggior parte delle recensioni straniere di “Leopardo Rosso, Lupo Nero” lascia trapelare un grande entusiasmo, e un apprezzamento a dir poco smodato per le doti stilistiche di Marlon James (per approfondire l’argomento, vi consiglio ad esempio di dare un’occhiata a questa recensione).

La trama lasci presagire grandi cose, e ho sicuramente apprezzato la dichiarazione rilasciata dall’autore in occasione di un’intervista, secondo la quale questo romanzo vuole essere una sorta di “risposta” a “Il Signore degli Anelli”, riletto in una chiave completamente diversa e supportata dalla suggestiva e iper-brutale mitologia africana.

Diciamo che a lasciarmi un po’ perplessa è il fatto che, a conti fatti, sembra che finora siano stati soprattutto i non-lettori di fantasy abituali ad aver amato molto questo libro! XD Sicuramente si tratterà di un’opera un po’ particolare, molto più raffinata ed esteticamente curata del 90% dei romanzi di genere indirizzati al grande pubblico… Ma questo sarà un bene o un male?  Suppongo che non riuscirò a farmi un’idea precisa della risposta da dare a questa domanda fino a quando non mi sarò decisa a comprare il libro e a concedergli un’occasione…




E voi, amici, cosa ne pensate?
Leggerete “Leopardo Nero, Lupo Rosso”? :)



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...