Sappiamo tutti che
la magia è uno degli ingredienti fondamentali (anche se non strettamente indispensabili) alla base della ricetta per ogni buon
libro fantasy.
Fra gli autori contemporanei, il talentuoso
Brandon Sanderson si è sempre distinto a causa degli elaboratissimi e intriganti
sistemi magici che sostengono la maggior parte delle sue trame. L’
allomanzia in
Mistborn
, la disciplina
ritmatica
o il potere degli
Epici in
Steelheart
… Sono solo alcuni esempi delle straordinarie potenzialità offerte dallo sviluppo di un
sistema magico razionale, variegato, ponderato e complesso.
Non sempre limitarsi a spingere il nostro protagonista ad agitare una bacchetta magica, o mugugnare un arcano incantesimo in una lingua morta, può rivelarsi la
soluzione narrativa ideale per ogni problema. Qualche volta, per risultare credibili e coinvolgenti, occorre sforzarsi un po’ di più, riuscire a elaborare le proprie teorie in maniera logica e consequenziale.
Se siete anche voi curiosi di scoprire
il segreto di Brandon Sanderson per la creazione di un sistema magico ricco e coinvolgente, insomma, preparatevi a scoprire la sua cosiddetta
First Law of Magic…
Che cos’è un sistema magico?
In estrema sintesi, si tratta di
un insieme di leggi specifiche volte a “spiegare l’inesplicabile”. In un romanzo fantasy che si rispetti (salvo eccezioni, anche frequenti e vistose…), l’esperienza insegna che spesso non basta creare
personaggi onnipotenti in grado di fare qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, senza neppure prendersi la briga di ideare un credibile
background di riferimento per quel dato incantesimo o potere.
Come la scienza, anche la magia dev’essere sottoposta a regole – per quanto immaginarie – dettagliate e coerenti fra di loro.
Sanderson, dal canto suo, ipotizza l’esistenza di due diversi tipi di sistema magico.
Da una parte avremo quello relativo a ciò che egli definisce “
soft magic”.
Per citare la sua esatta descrizione: “
libri in cui la magia è inclusa in modo tale da aiutare a stabilire un sense of wonder,
e dare all’ambientazione un sapore fantastico. Libri che si focalizzano su quest’uso della magia per indicare che gli esseri umani non sono altro che piccole, piccolissime parti degli eterni e mistici ingranaggi dell’universo. Questo offre al lettore un senso di tensione, perché non possono mai essere certi a quali pericoli – o a quali meraviglie – i personaggi andranno incontro. In realtà, i personaggi stessi non sanno mai cosa potrebbe accadere e cosa no”.
Esempi classici di riferimento di un sistema magico soft:
Il Signore degli Anelli
o
Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco
In difesa del
soft fantasy, Sanderson aggiunge che esso vanta “
una lunga, consolidata tradizione alle spalle. Direi che Tolkien stesso si trova da questa parte del continuum. Nei suoi libri, riesci raramente a comprendere le capacità dei Maghi e della loro stirpe. Invece, ti ritrovi a passare il tempo identificandoti con gli hobbit, che sentono di essere stati scagliati in qualcosa di molto più grande, e pericoloso, di loro.
Evitando di esplicitare le leggi e le regole della magia, Tolkien ci fa capire che questo mondo è vasto, e che ci sono inimmaginabili poteri che sorgono e si muovono al di là della nostra vista.”
Eppure presentare un sistema magico di questo genere presenta notevoli difficoltà.
“
Comunque, c’è qualcosa che dovete capire a proposito di chi scrive da questa parte del continuum. Gli scrittori veramente bravi di soft magic usano la magia molto, molto raramente per risolvere i problemi, nei loro libri. Perciò, se volete scrivere di sistemi magici soft, vi consiglio di non lasciare che la magia risolva i problemi dei vostri personaggi. Anzi, qualora i personaggi provassero a usare la magia, sarebbe opportuno che essa non sortisse l’effetto previsto – in modo che neppure il lettore sappia mai cosa aspettarsi. Usate la magia per aiutare la visualizzazione e l’atmosfera, ma non per la trama (a meno che non sia per guastare la festa al personaggio. Quello va sempre bene.)”
Dall’altra, troveremo il sistema magico tipico dell’”
hard magic”:
“… il lato in cui gli autori descrivono esplicitamente le regole della magia. Ciò viene fatto affinché il lettore possa gustarsi il divertimento di sentirsi parte della magia, e in modo tale che l’autore possa mostrare svolte intelligenti e colpi di scena nel modo in cui funziona la magia. La magia stessa rappresenta un personaggio, e ostentando le sue leggi e regole, l’autore è in grado di fornire svolte, worldbuilding e caratterizzazioni.”
Le Regole della Magia secondo Sanderson
La
Prima Regola della Magia di Sanderson vuole, per l’appunto, porsi come una sorta di “
guida pratica” alla creazione di un sistema magico che ben si adatti al concetto di hard magic.
Ed ecco quanto stabilisce:
“L’abilità di un autore di risolvere un conflitto attraverso la magia è DIRETTAMENTE PROPORZIONALE a quanto bene il lettore è messo nelle condizioni di comprendere la suddetta magia.”
Una vivace esortazione a non lasciarsi prendere la mano, quindi, e a giustificare – in modo pertinente e creativo – qualsiasi scelta narrativa relativa alla magia
SENZA ricorrere al classico e abusato espediente del
DEUS EX MACHINA.
Alla Prima Regola, seguono inoltre due importantissimi corollari:
Seconda Regola della Magia:
“I limiti di un sistema magico, sono più interessanti delle sue possibilità. Ciò che la magia non può fare, è di per sé più interessante di ciò che può essere fatto.”
Terza Regola della Magia:
“Prima di aggiungere qualcosa di nuovo, espandi ciò che già sai.”
Per la serie: non limitarti a ipotizzare che, attraverso l’uso della magia, sia possibile operare qualsiasi miracolo. E’ un po’ come come per i personaggi: se la Kryptonite non fosse il punto debole di Superman, l’eroe sarebbe semplicemente invulnerabile. Nessuno potrebbe toccarlo. Quindi, la descrizione di ogni suo eventuale combattimento risulterebbe estremamente noiosa… dal momento che non potrebbe mai perdere!
La terza regola riguarda il buon senso: anziché creare diecimila dettami scollegati fra loro, potrebbe essere opportuno riflettere bene sulle conseguenze logiche dei poteri che si è già provveduto a stabilire. E’ possibile – anzi, no, addirittura
probabile - che le espansioni ottenute in questo modo possano portare alla creazione di
sviluppi magici decisamente interessanti!
Se siete interessati ad approfondire l’argomento, vi rimando direttamente alla lettura del
saggio scritto da Sanderson, da cui ho tratto la maggior parte delle mie informazioni: lo potete trovare
qui!
E voi, amici, avevate mai sentito parlare della Prima Regola della Magia di Sanderson?
Siete d’accordo con le sue osservazioni?
Fra i due tipi di sistema magico da lui teorizzati, ce n’è uno che preferite in modo particolare? :)