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martedì 19 ottobre 2021

"Game of Death": la recensione del film horror disponibile sul canale Midnight Factory

Game of Death” è un film horror del 2017, diretto da Sebastien Landry e Laurence Moraise-Lagace ed entrato di recente a far parte del catalogo offerto dal canale streaming Midnight Factory (disponibile tramite abbonamento Amazon Prime Video o Mediaset Infinity).

Si tratta di uno slasher abbastanza terrificante (nel senso che è così brutto, che dopo due minuti cominci già a sentirti in imbarazzo soltanto per aver pigiato il tasto “play” sul telecomando), ma, se avete visto il trailer, ovviamente non vi serve leggere una recensione per saperlo...

Ma siamo sicuri che un film orripilante non sia in grado, all’occorrenza, di procurare anche qualche sana e grassa risata?




La trama

Un gruppo di tardo-adolescenti (il trucco è essere sulla trentina, ma fare finta di no...) partecipa a un piccolo party privato a base di sesso, droga e (pochissimo) rock and roll.

Poiché la gente di questa risma tende ad annoiarsi e deprimersi in fretta (chissà come mai...), uno di loro se ne salta su con la brillante trovata di cominciare una partita a un gioco da tavolo scovato in soffitta, una robetta simpatica che si chiama “Il Gioco della Morte”, o qualcosa del genere.

In soldoni, l’idea alla base del gioco è questa: se i giocatori non uccideranno un numero di persone pari all’astronomica cifra riportata dal display al centro del tabellone, i partecipanti cominceranno a rimetterci le penne; uno dopo l’altro, fino a quando il gioco non avrà ottenuto esattamente quello che desidera: un’assoluta carneficina!

Terrorizzati e in preda al panico, i ragazzi si dividono quindi in due gruppi: alcuni di loro, i più cinici e/o fondamentalmente attratti da uno stile di vita psicopatico, daranno vita a un massacro insensato degno di Cletus Kasady e Frances Louise Barson nei loro momenti peggiori; mentre gli altri faranno di tutto per fermare il bagno di sangue e salvare la vita a dozzine di passanti innocenti.

 

Natural Born Idiots

Il film non comincia in maniera propriamente, ehm... diciamo brillante, ecco! XD

Anzi, a dire il vero, i primi dieci minuti di “Game of Death” corrispondono a un’accozzaglia di scene squallide a base di villosi imbecilli intenti a masturbarsi e (finte) ragazzine lentigginose in preda all’orgasmo.

Ho apprezzato i titoli di testa in stile arcade, questo sì; come così le sporadiche, ironiche animazioni che vivacizzano il resto della pellicola. Ma dieci minuti possono rivelarsi dannatamente lunghi; soprattutto quando comincia ad assalirti la vaga tentazione di cavarti gli occhi o cominciare a battere la testa contro il muro...

Per fortuna, a un certo punto, i protagonisti decidono di sedersi a giocare a Jumanji horror... e diciamo che, da quel momento in poi, le cose cominciano a farsi un po’ più elettrizzanti.

Soprattutto perché le teste di questi insopportabili, artificiosi cliché ambulanti cominciano finalmente a esplodere – letteralmente - come petardi XD... un fatto che, ormai, mi riporterà per sempre alla mente la lettura del delizioso e surreale “Bunny” di Mona Awad, uno dei miei libri horror preferiti degli ultimi anni!

Ora...

In “Game of Death”, le interpretazioni sono atroci, i personaggi raccapriccianti e il messaggio abbastanza discutibile: voglio dire, un altro pippone sull’innocenza perduta, sulla crescente dose di desensibilizzazione causata (secondo chi non ha niente di meglio da fare) dall’avvento dell’era dei mass media e dei videogiochi? Bu-uh-uh, brutti millenials cattivi: ma quanto saremo scemi, depravati e superficiali, con i nostri account Instagram e la nostra passione per “Legends of Zelda”? XD

Ma, scemenze a parte, la verità è che “Game of Death” riesce (perlomeno) a dosare egregiamente la sua componente umoristica. Durante la visione, infatti, mi sono ritrovata a sogghignare in più di un’occasione: vuoi per le esagerate esplosioni splatter di viscere e frattaglie, vuoi per la natura stessa dei suoi dialoghi deliranti (un 50% di bestemmie miste e un 50% di strilli a casaccio, per un 100% totale di pura e deliziosa imbecillità surreale!).

 

Molte cose possono capitare, nel bel mezzo... di un festino!

Un’altra cosa che ho notato, guardando “Game of Death”, è che i due registi hanno cercato di inserire qua e là un paio di simpatiche citazioni.

La poliziotta canterina, ad esempio, sembra quasi una rilettura in chiave parodica del personaggio di Marge Gunderson, la protagonista del film “Fargo” interpretata dall’immensa Frances McDormand.

Il ragazzo con il ciuffo, quello completamente svalvolato, tende a ricordare invece un certo personaggio di “Funny Games”.

Probabilmente il film contiene altri omaggi di questo genere; non sono un’esperta, e quei continui riferimenti al documentario sui leoni marini potrebbero avere un significato (oltre a quello di semplice elemento di raccordo) che al momento tende a sfuggirmi... Ma sospetto che non perderò il sonno per questo! XD

Fra sguaiate canzoni francesi, inquadrature bizzarre, proiettili che si muovono in slow motion e riprese che sembrano filmate attraverso la telecamera del cellulare, “Game of Death” è uno di quei film che riescono a intrattenere il pubblico come un artista circense in preda a un attacco epilettico: una visione che, in qualche modo, ti spinge a prendere in seria considerazione l’idea di chiamare un’ambulanza (per chi ha firmato la sceneggiatura? Per te che lo stai guardando? Chi può dirlo?).

Se alla fine rinunci ai soccorsi, è solo perché, ormai, hai già capito che non c’è più niente da fare XD...

 


I film horror sono la vostra passione?
Sapevate che la nota etichetta Midnight Factory offre la possibilità di abbonarsi a un canale tematico interamente dedicato al mondo del cinema del terrore? 

 Come tutti gli altri Prime Video Channels, Midnight Factory permette anche di usufruire di un periodo di prova gratuita!

Per iscrivervi, o semplicemente per consultare il catalogo in costante espansione, potete dare un'occhiata a QUESTA pagina! ^____^



domenica 4 aprile 2021

Recensione: "Basketful of Heads", di Joe Hill

 

Potete acquistarlo QUI in italiano


Basketful of Heads” è il primo volume della collana “speciale” Hill House, creata dalla DC e interamente dedicata al mondo dell’horror.

Una collezione di fumetti che (fortunatamente) non hanno nulla a che fare con Superman, Batman e compagnia bella, ma che propone invece miniserie ideate e sceneggiate da alcuni dei più apprezzati autori di narrativa di genere degli ultimi anni.

Basketful of Heads”, in particolare, è frutto della straordinaria immaginazione di Joe Hill, un autore di cui avrete senz’altro sentito parlare in molteplici occasioni.

Se avete letto il suo “Locke and Key”, conoscete già il valore della sua penna e la sua viscerale passione per il pulp. “Basketful of Heads” riflette in pieno questa devozione, oltre a rappresentare una sorta di affezionato omaggio al cinema slasher, in particolar modo quello in auge nel pieno degli Anni Settanta.

La sua protagonista è June, la “tipica” ragazza americana a cui tanti libri di Stephen King hanno cercato di abituarci: bionda, bella, intelligente, coraggiosa e vagamente squilibrata nel fondo della testa! XD Vederla aggirarsi per le strade di una cittadina assediata dalla tempesta, con un’ascia maledetta stretta in pugno e un cestino pieno di teste parlanti appeso all’altro braccio, si è rivelata un’esperienza francamente esilarante… ma non è tutto.

Perché, premessa surreale a parte, “Basketful of Heads” è prima di tutto in grado di vantare una sceneggiatura a prova di bomba, un intreccio scoppiettante e ricco di colpi di scena che rende la lettura accattivante, irresistibile, magnetica.

I comprimari sono una manica di canaglie, i classici villains brutti, sporchi e cattivi tipici di certi film cult di serie Z. Battute sboccate e tendenze misogine sono all’ordine del giorno, per questi “signori” armati di fucili e pistole; June, infatti, viene costretta ad affrontare un’intera orda di orchi camuffati da persone, durante un alluvione che costringerà gli abitanti della città a rivelare il loro vero volto.

Il fumetto di Hill sconfina abbondantemente nel campo dell’esagerazione, del sensazionalismo, del grottesco. Da questo punto di vista, le illustrazioni dell’italiano Leomacs hanno sicuramente un senso… Da parte mia, però, ammetto di averle trovate un po’ troppo “statiche” e lacunose, nel senso che a volte riuscire a comprendere nel dettaglio le scene d’azione si è rivelato difficile. Come se mancasse sempre una vignetta, un punto di congiunzione fra la sequenza A e la sequenza B.

Le bellissime copertine disegnate da Reiko Murakami, viceversa, sono di un impatto emotivo a dir poco devastante! *____*

Sapete cosa mi piacerebbe da matti, adesso? Vedere un film – o, meglio ancora, una serie tv dal numero di episodi limitati – basata su “Basketful of Heads”! Per quanto ne so, non ci sono ancora piani in tal senso, ma mai dire mai, giusto?

Appuntamento fra sette giorni per la recensione del secondo volume della collana Hill House: domenica prossima, infatti, parleremo di “The Dollhouse Family: La Casa delle Bambole”, scritto dal mio adorato M. R. Carey, già autore del bestseller “La Ragazza che Sapeva Troppo” e di “Fellside – La Prigioniera”! :)

 

 Giudizio personale:

8.8/10



venerdì 29 gennaio 2021

Midnight Factory: 7 motivi per rinnovare l’abbonamento a febbraio...

Sul canale Prime Video arrivano tre film horror inediti e altri quattro titoli tratti dal catalogo...

Con qualche giorno di anticipo, la pagina Instagram ufficiale della Midnight Factory ci comunica i prossimi film in arrivo sul loro canale. Le novità in anteprima a febbraio saranno tre, accompagnate da qualche pellicola aggiuntiva, al momento già disponibile in home video. Il mese scorso, la nota casa di distribuzione specializzata in cinema horror ci aveva regalato un paio di titoli interessanti, fra cui il divertente “Wretched – La Madre Oscura” (di cui abbiamo parlato QUI).  Nella speranza che febbraio si riveli altrettanto ricco di brividi e confortevoli mostruosità (fittizie) pronte a balzar fuori dai nostri schermi, proviamo a dare un’occhiata da vicino a tutti i film in arrivo…


Z:Vuole Giocare” è un thriller psicologico diretto dal regista Brandon Christensen. La trama ruota attorno alle vicende di una famiglia alle prese con il terrificante amico immaginario del loro bambino di otto anni. Secondo alcune fonti straniere, il film in arrivo sul canale della Midnight Factory ricorda un po’ “Poltergeist” e “The Babadook” (e io sono abbastanza d'accordo); una descrizione che lascia ben sperare, anche se, in effetti, la sinossi sembra rifarsi a un filone collaudato e abbastanza frequentato dal mondo dell’horror… Potete leggere QUI la mia recensione.


 

 In “Sea Feaver: Contagio in Alto Mare”, la regista di “Jessica Jones” e “Happy ValleyNeasa Hardiman ci guida all’interno di un incubo subacqueo ispirato al classico di fantascienza “Alien”. Quando un terribile parassita si diffonde nella loro scorta d’acqua, i membri dell’equipaggio di un peschereccio da traino si ritrova a lottare per la sopravvivenza. Riusciranno a tornare a casa, o finiranno sommersi dalle acque?


Cosa succederebbe se un reality show e la vita vera si scontrassero nel modo più brutale e orrifico posibile? “Scare Campaign” è il film che cerca di rispondere a questa domanda, raccontando l’ordalia di un gruppo di persone che conducono uno show televisivo con l’obiettivo di spaventare a morte chiunque si trasformi nell'obiettivo designato della loro trasmissione. Ma non appena il produttore comunicherà alla troupe la sua intenzione di allestire il prossimo set sul sito di un sinistro manicomio, le cose cominceranno a prendere una piega decisamente sbagliata…

 

Ho avuto l’occasione di vedere “February – L’innocenza del Male” su Prime Video, un po’ di tempo fa. Si tratta di una pellicola molto, molto particolare, che mi ha ricordato un po’ il thriller di Phoebe Locke “L’ Uomodelle Ombre”. Il cast, capitanato dalla Emma Roberts di “Scream Queens” e dalla Kiernan Shipka di “The Chilling Adventures of Sabrina”, vale da solo una menzione speciale. Il ritmo è un po’ lento, nel complesso; ma se amate le atmosfere oniriche e allucinate in stile “The Witch” o “Picnic ad Hanging Rock”, resterete folgorati dal suo sorprendente finale…

 


 Il film cult di David Robert Mitchell non ha veramente bisogno di presentazioni, e sospetto che una buona parte di voi l’abbia già visto da un pezzo. Ma per chi avesse voglia di riguardarlo – o nel remoto caso in cui faceste parte della sparuta minoranza di spettatori che non vede l’ora di recuperarlo –  direi che “It Follows” rappresenta un’imprescindibile aggiunta all’ottima scuderia di titoli horror già disponibili sul canale! Potete leggere QUI la mia recensione.

 

La Midnight Factory ha pubblicato di recente più di un’edizione extra-lusso dell’intramontabile classico “Non Aprite Quella Porta” (in Blu-Ray e Blu-Ray 4K), ma da febbraio il film di Tobe Hooper sarà disponibile anche in streaming sul loro canale. Un bagno di sangue senza precedenti attende gli sventurati protagonisti di questa pellicola che, negli anni Settanta, fu messo al banda in molti cinema e provocò pericolosi attacchi di emicrania a tutti i genitori del mondo. Considerato, a torto o a ragione, come il capostipite del genere “slasher”, il film inaugurò una serie che, ad oggi, vanta ben altri sette titoli, fra sequel e spin-off…

 



Il titolo italiano di "The Fifth Passenger" è "2051: Minaccia Aliena".
Un film che vede scendere in campo molti volti noti di "Star Trek" e che narra l'odissea distopica/spaziale di un gruppo di naufraghi alla deriva nella galassia. La capsula di salvataggio dei protagonisti può contenere solo quattro persone, e il comandante non nutre alcuna simpatia nei confronti della coraggiosa protagonista del film! Prima che possa espellere la nostra eroina, però, un parassita di origine aliena prende a smangiucchiare i vari membri dell'equipaggio...
Un bel modo per risolvere i problemi di spazio, no? ;D


Vi ricordo che il canale tematico Midnight Factory, come tutti gli altri Prime Video Channels, permette di usufruire di un periodo di prova gratuita. Per iscrivervi o curiosare un po' in giro, potete dare un'occhiata a QUESTA pagina! ^____^




giovedì 17 maggio 2018

Recensione: "The Midnight Man" (film horror 2017)


"1953: nella soffitta di una vecchia casa tre bambini evocano per gioco un essere spettrale, l'Uomo di Mezzanotte, restando al riparo di un cerchio protettivo tracciato con il sale. Anna è l'unica a sopravvivere all'ordalia con il mostro, che ama barare al gioco. Oggi: nella stessa casa la giovane Alex accudisce la nonna, Anna (la bambina di allora, che è invecchiata), bisognosa di cure perché affetta da un inizio di demenza senile e rimasta sola dopo la morte del nonno."



Mi piacerebbe dare un consiglio spassionato a chiunque progettasse di vedere "The Midnight Man", il recente film horror diretto da Travis Zariwny: prima di mettervi a sedere, vorrete senz'altro assicurarvi di avere carta e penna a portata di mano.
Sì, perché, durante la visione, vi annoierete così tanto da sentirvi pronti ad agguantare qualsiasi  remota possibilità di svago vi si stagli davanti. Io, ad esempio, ho cominciato seriamente a prender nota di ogni singola volta in cui un personaggio del film si ritrovava a fare o dire qualcosa di così incredibilmente stupido da meritarsi la decapitazione sul posto.
Vi dirò, è stata una battaglia estenuante e senza esclusioni di colpi, ma alla fine sono riuscita a farmi un'idea piuttosto chiara di chi dovesse essere il vincitore assoluto...altro che macabro gioco del Midnight Man, questa  che è stata una competizione intensa ed efferata, ragazzi!

Il problema principale di "The Midnight Man", per quanto mi riguarda, è che per 90 minuti filati cerca di raccontare una storia che è già stata raccontato mille altre volte prima d'ora. Il cosiddetto punto di forza del film si basa su un gran mucchio di aria fritta, peraltro del genere che già conoscete a menadito: zero idee, una sceneggiatura infarcita di cliché e dialoghi demenziali (ma quasi mai divertenti), un setting noioso (una vecchia e anonima casa abitata da insospettabile gente perbene), interpretazioni al limite del ridicolo, e così via, così via.

Voglio dire, ogni mese ormai leggiamo articoli che annunciano la produzione o messa in cantiere di film ispirati a una qualsiasi delle millemila "creepy pasta" che sono spuntate in rete come funghi nel corso degli ultimi anni. Al che mi viene da pensare: ma certo, tutto molto buono e giusto, d'accordo; dopotutto, la sottoscritta sarebbe curiosa di vedere un film sullo Slenderman come chiunque altro...
Ma a Hollywood (una fetta di quella stessa Hollywood, badate bene, che ogni benedetto giorno frigna e pesta i piedi e continua a chiedersi incessantemente perché la gente abbia smesso di andare al cinema e preferisca starsene spaparanzata sul divano a guardare Netflix...) sembra persuasa del fatto che basti pagare due diritti in croce a chi di dovere e ingaggiare il regista più impreparato disponibile su piazza, per sfornare il nuovo capolavorone horror di ultimissima generazione.

"The Midnight Man"? Niente meno che il nuovo "Jumanji"in salsa macabra! Non è fantastico? (Notizia bomba dell'ultimo minuto: No, che non lo è!)
Con un'idea di cotanta levatura alle spalle, non avremo mica da preoccuparci di rifinire i dettagli, giusto?
Voglio dire, la trama fa acqua da tutte le parti? Non c'è tensione? Un'atmosfera che funziona meglio del Tavor?
Credibilità e verosiglianza sono due concetti sconosciuti? E chi se ne frega?! Noi siamo stati in grado di tirare a bordo due vecchie glorie del cinema horror del calibro di Robert Englund e Lin Shaye,  signori e signore... Per fare la figura dei fessi, si intende, ma che importa? I vostri sette euro e cinquanta di biglietto ormai li avete pagati, no?

L'uomo di mezzanotte, l'uomo sottile, l'uomo del sonno, l'uomo ciao ciao... Insomma, ma quante altre di queste patacche dovremo beccarci, prima che il trend si esaurisca?
Ai posteri l'ardua sentenza.

In estrema sintesi: Soporifero e banale ai massimi estremi consentiti dalla legge morale internazionale, "The Midnight Man" si presenta come il classico e insulso film horror/slasher senza nulla da comunicare. La presenza in scena di due "vecchie glorie" del genere come Englund e Shaye non basta a riscattare una sceneggiatura vacua e una regia assolutamente priva di guizzi creativi...




martedì 8 maggio 2018

10 imperdibili film horror disponibili su Netflix che (forse) non avete ancora visto

Attualmente, il catalogo italiano di Netflix può vantare diverse dozzine di film horror. Non tutti i titoli sono buoni, ovviamente, ma questa è una legge cosmica universale che si applica a qualsiasi servizio streaming o sala cinematografica esistente al mondo.

Quella che andrò a proporvi oggi, in ogni caso, sarà una lista di film horror (più o meno chiacchierati) sbarcati su Netflix in esclusiva, o quantomeno in anteprima, che ho reputato abbastanza intriganti e coinvolgenti da essersi felicemente guadagnati un posto all'interno di questa mia piccola classifica. Ecco perché non troverete citati titoli indimenticabili come “Babadook” o “The Conjuring”: capirete da voi che inserirli, in questo frangente, avrebbe quindi avuto ben poco senso.

La lista sarà compilata, ci tengo sempre molto a ribadirlo, secondo una scala di gradimento del tutto personale. Tutto questo aspettando “Cargo”, il film con Martin Freeman in arrivo il prossimo 18 maggio…


Creep 
(2014)


“In cerca di un lavoro, l'operatore video Aaron si imbatte in un criptico annuncio online, nel quale si offrono mille dollari per un giorno di riprese. A corto di soldi e con l'ingenuità che lo contraddistingue, Aaron raggiunge in una remota zona di montagna la casa di Josef, il soggetto cinematografico da filmare. All'apparenza, Josef sembra sincero e niente lascia presagire quale sorpresa riserverà ad Aaron il resto della giornata.”


Il Gioco di Gerald
 (2017)


“Mentre cerca di ravvivare il proprio matrimonio nella loro remota casa al lago, Jessie è chiamata a lottare per sopravvivere dopo che il marito muore inaspettatamente lasciandola ammanettata alla spalliera del letto.”

Potete leggere QUI la mia recensione


La Ragazza che Sapeva Troppo 
(2016)


“In un composto altamente protetto, un piccolo gruppo di bambino fa da cavia agli studi per scoprire come debellare un virus che ha devastato il mondo. La decenne Melanie è un ibrido di seconda generazione, solo per metà umana. Eccelle in aula, è intelligente e ha attirato le attenzioni della sua insegnante preferita, la signorina Justineau. Su Melanie però posa gli occhi anche il dottor Caldwell, alla ricerca di una chiave per lo studio dell'evoluzione del virus. Quando il composto viene assalito dagli affamati ibridi di prima generazione, Melanie fugge con la signorina Justineau, il sergente Parks e il dottor Caldwell, intenzionato a usare la piccola per sintetizzare un vaccino. Tratto dal libro di M.R. Carey.”


Annientamento 
(2018)


“Lena, una biologa ed ex soldatessa, prende parte a una missione di sole donne per scoprire cosa è successo a suo marito all'interno dell'Area X, una zona caratterizzata da un fenomeno sinistro e misterioso che si sta espandendo lungo la costa americana. Una volta all'interno, le donne scoprono un mondo di paesaggi e creature mutanti che, tanto pericoloso quanto bello, minaccia sia la loro vita sia la loro sanità mentale.”


L’Ombra della Paura 
(2016)


“Teheran. Una donna si prende cura della figlia, mentre il marito è in guerra. Pian piano, però, si convince della presenza attorno a lei di spiriti malvagi.”


Il Rituale
 (2017)


“A seguito di un traumatico incidente, alcuni amici decidono di partire insieme per visitare i paesaggi selvaggi della Scandinavia allo scopo di sfuggire brevemente alle loro vite quotidiane e riavvicinarsi l'uno all'altro. Tuttavia, una scorciatoia per loro si trasforma ben presto in incubo. Si ritrovano così persi, affamati e circondati da chilometri di foreste: le cose non potrebbero per loro andare peggio quando si imbattono in un casolare abbandonato, rifugio di qualcosa che si nasconde tra i boschi e che li sta inseguendo.”



Veronica
(2017)


“Sin dalla morte del padre, Veronica si prende cura del fratello e della sorella minori. Un giorno, durante un'eclissi totale di sole, Veronica e due amici decidono di utilizzare una tavoletta Ouija per invocare lo spirito del padre. Al picco dell'eclissi, Veronica va in una sorta di trance, spaventando i suoi amici. Ciò segna l'inizio di piccoli e strani cambiamenti nella sua vita che la inducono a pensare di aver riportato il padre nel mondo dei vivi. Nel tentativo di liberarsi della sua presenza, finirà per scatenare qualcosa di molto più terrificante che dovrà affrontare con coraggio.”


Il Terrore del Silenzio
 (2016)


“La scrittrice Maddie Young vive una vita di isolamento dopo aver perso l'udito da adolescente, ritirandosi in un mondo fatto solo di silenzio. Quando però un killer psicopatico dal volto mascherato appare alla finestra della sua abitazione, Maddie deve spingersi oltre i propri limiti mentali e fisici al fine di sopravvivere alla lunga notte che l'attende.”

Potete leggere QUI la mia recensione

1922 
(2017)


“Un uomo commette un crimine indicibile ed eredita i terreni dell'intrattabile moglie. C'è però un prezzo da pagare... Da un racconto di Stephen King.”

Potete leggere QUI la mia recensione


La Babysitter
 (2017)


“Invece di dormire, Cole scopre che la sua sexy babysitter appartiene a una setta satanica decisa a tutto pur di farlo tacere...”


NB: Tutte le trame sono state tratte da www.filmtv.it o da www.netflixlovers.it

sabato 21 aprile 2018

Auguri per la tua morte (recensione film 2017)


"La mattina del suo compleanno, la bella e popolare studentessa del college Tree Gelbman si sveglia nella camera di un ragazzo conosciuto la sera prima; intontita e con i postumi della sbornia ancora addosso, attraversa il campus e torna a prepararsi per la festa. Quando la fine della giornata si avvicina, Tree viene aggredita alle spalle e pugnalata a morte da un individuo incappucciato e mascherato, entrato dalla finestra. Ma invece di imboccare il tunnel luminoso e lasciarsi la vita terrena alle spalle, la ragazza finisce in un nauseante vortice temporale in cui l'ultimo giorno della sua vita (che non a caso coincide col primo) si ripete all'infinito. Gli amici non credono alle parole della bionda scapestrata che alza spesso il gomito e inventa storie assurde, così per Tree l'unica chance di sopravvivere e ripristinare il regolare corso del tempo è scoprire da sola l'identità del suo aggressore."



Proviamo a versare un po’ della graffiante ironia autoreferenziale di “Scream” in uno smisurato shakeratore gigante. Aggiungiamo una dose abbondante di “Ricomincio da capo”, e spruzziamo il tutto con un pizzico di “Mean Girls” e “Final Destination”… A questo punto, non resta che mescolare per bene per ottenere un bel cocktail frizzante denominato “Auguri per la Tua Morte”, alias il fortunato film horror (per metà slasher, per metà commedia giovanilistica demenziale) diretto da Christopher Landon.  

Il complimento più caloroso che si possa muovere a questa nuova uscita targata Blumhouse  (lo studio di produzione di prodotti molto più maturi e darkettoni come “Get Out” e “La Notte del Giudizio”, per intenderci), è che la sua delirante trama “ibrida” non rischia certamente di annoiare. Fra una scoppiettante sequenza d’azione e un pepato scambio di battute, “Auguri per la tua morte” cerca infatti di far presa soprattutto sul pubblico dei giovanissimi, sempre disposti (a quanto si dice in giro…) a lasciarsi irretire dal magico appeal di un montaggio serrato e di una colonna sonora incalzante.

Come se non bastasse, l’attrice protagonista Jessica Rothe (già intravista in quel peso massimo della cinematografia romantica moderna che è “La La Land”) riesce a sostenere egregiamente la responsabilità di una sceneggiatura che si basa quasi esclusivamente sullo sviluppo caratteriale del suo personaggio, Tree: una biondissima collegiale sbevazzona, semi-anoressica e superficiale, perennemente incline alla cattiveria gratuita e al pregiudizio a tutti i costi.

Quello che dispiace, semmai, è l’apparente incapacità, da parte del regista Landon, di tracciare una seria e consapevole linea di confine fra la natura parodica di alcune svolte narrative e l’abbozzata (per non dire improbabile) drammaticità di altre scene. Per intenderci, nella ricetta alla base di “Auguri per la Tua Morte” vengono a mancare completamente, a mio avviso, la profondità emotiva e la maturità tematica di pellicole come “The Final Girls” o “La Babysitter”, il film di McG che ha debuttato su Netflix nel corso dello scorso anno. 
A lungo andare, quindi, uno spettatore un tantino più adulto potrebbe anche essere portato a chiedersi cosa diavolo gli stia capitando di vedere, e soprattutto, per quale accidenti di ragione… O magari no.

Dopotutto, si può ben dire che un po’ di sano divertimento fine a se stesso non abbia mai fatto (troppo) male al cervello di nessuno. Insomma, non sono certa rimasta estasiata… ma so già che, alla fine dei giochi, mi ritroverò a guardare anche il sequel di “Auguri per la tua morte”, già confermato dalla Blumhouse e attualmente in fase di lavorazione.

In estrema sintesi: un divertente e scoppiettante filmetto horror all’insegna del relax più totale, dedicato al pubblico dei giovanissimi e particolarmente indicato per una serata in compagnia di amici.




venerdì 10 novembre 2017

Recensione: "Final Girls - Le Sopravvissute", di Riley Sager





Titolo originale: Final Girls
Autore: Riley Sager
Disponibile: anche in italiano, edito dalla Giunti

Puoi comprarlo QUI


Girl Power:


La Trama:

"Tre ragazze molto diverse, che hanno una sola cosa in comune: sono le uniche sopravvissute a tre orribili massacri. Si chiamano Quincy, Samantha e Lisa. Non si sono mai incontrate, ma la stampa le ha riunite sotto lo stesso nome: Final Girls. Sono passati dieci anni da quel weekend a Pine Cottage, dove Quincy e i suoi amici avrebbero festeggiato il compleanno di Janelle. Finché la vacanza non si è trasformata in un film horror: un uomo fa irruzione nella baita e ammazza tutti i presenti. Tutti tranne Quincy, che con il vestito rosso di sangue riesce miracolosamente a fuggire tra gli alberi, incrociando i fari dell'auto di un poliziotto. Adesso Quincy ha una vita normale, un fidanzato, un blog di cucina, ma soffre ancora di attacchi di panico e non ricorda quasi niente di quella notte, nemmeno la faccia del killer. Samantha invece si è nascosta chissà dove per sfuggire alla pressione dei media, mentre Lisa, vivace e brillante, ha scritto un libro, e la sua faccia compare su tutti i social. Così, quando la ragazza viene ritrovata con le vene tagliate, Quincy non può credere che si sia uccisa. E i dubbi aumentano quando alla sua porta ricompare all'improvviso Samantha: a cosa mira e cosa ha fatto in tutto questo tempo? Può veramente fidarsi di lei? Adesso sono rimaste soltanto in due, e qualcuno sembra intenzionato a portare a termine ciò che ha iniziato molto tempo prima..."




Final Girls – Le Sopravvissute” è un libro thriller/horror scritto dall’autore americano Riley Sager. Si tratta, per chi ancora non l’avesse sentito dire, di un puro e semplice pseudonimo letterario: il vero nome di Sager, infatti, è Todd Ritter, lo stesso scrittore “responsabile” del cupissimo “Non si rassegnano mai a morire”, pubblicato in Italia dalla casa editrice Casini.

Il 2017, bisogna dirlo, è stato l’anno che ha visto sbocciare (dopo un lunghissimo periodo di incubazione) una mia piccola vampa di rinnovato interesse nei confronti del genere thriller. Ho iniziato leggendo lo straordinario (e inquietante) “Nel Buio della Mente” di Paul Tremblay, e ho proseguito acquistando la mia bella copia di “Dentro l’Acqua”, il nuovissimo best-seller targato Paula Hawkins (un romanzo dai risvolti un po’ particolari e inaspettati, di cui conto di raccontarvi qualcos'altro nel dettaglio nel corso della prossima settimana). Fino ad arrivare, pochissimi giorni fa, all’acquisto di questo intrigante e misteriosissimo titolo griffato Giunti Editore.

In realtà, la trama di “Final Girls – Le Sopravvissute” è riuscita a guadagnarsi la mia attenzione fin dalle primissime battute: l’idea risulta particolarmente accattivante, dal mio punto di vista, proprio perché prevede il coinvolgimento diretto sul campo di una sfilza di consolidati e amatissimi cliché dello slasher, un sottogenere dell’horror che è sempre riuscito a godere della massima popolarità fra il grande pubblico.
La giovane Quincy Stone si sforza di condurre una vita serena e normale: vive in un bellissimo appartamento insieme al fidanzato Jeff, giovane avvocato d’ufficio di belle speranze; cura un blog di cucina di discreto successo e può vantare l’intrattenimento di un disteso (quanto superficiale) giro di conoscenze e generiche relazioni sociali.  Ma non è tutto oro quello che luccica, e Quincy nasconde diversi scheletri nel suo macabro e claustrofobico armadio: tanto per cominciare, è una delle tre sole “final girls” esistenti al mondo, vale a dire l’unica superstite di un truculento massacro che, in termini di brutalità ed efferatezza, non avrebbe davvero nulla a invidiare al plot di un pessimo B-movie diretto da Robert Rodriguez… Un titolo che le è stato assegnato dai tabloid, avidi di particolari scabrosi e affamati di news sensazionali da stampare in prima pagina, ma che Quincy non si è mai veramente sentita in grado (o anche solo all’altezza) di portare con orgoglio.

Non appena iniziamo a sfogliare le pagine di “Final Girls – Le Sopravvissute”, ci rendiamo subito che c’è qualcosa che non va: la mente di Quincy sembra seguire una serie di ragionamenti parziali, lacunosi, confusi, e la sua incerta voce narrante ci spinge ben presto a fronteggiare una sfilza di dubbi, anomalie e sospetti inquietanti.  
Come alcuni di voi avranno senz’altro immaginato, sono sempre stata una gran fan del concetto di “narratore inaffidabile”. Questa mia particole predisposizione rappresenta uno dei motivi principali per i quali mi sono ritrovata, in passato, ad apprezzare smodatamente titoli come “La Ragazza del Treno” (un libro con cui “Final Girls – Le Sopravvissute” sembra condividere davvero tantissimi elementi….), o la magistrale bibliografia completa della gran maestra Shirley Jackson.
Amnesie, dipendenze nocive, traumi latenti, turbe mentali mai del tutto diagnosticate… l’affascinante componente psicologica e l’incalzante, morbosa atmosfera d’ambiguità che aleggia intorno alla maggior parte dei personaggi descritti nel libro rappresentano senz’altro due fra le qualità più significative e memorabili della storia.

Il libro di Sager, per quanto mi riguarda, può essere definito soltanto come un “page-turner”: il ritmo è talmente serrato e febbrile da farti pulsare il sangue nelle orecchie, e il mistero abbastanza fitto da tenerti incollato alle pagine nonostante il (o forse proprio a causa del...) vago senso di sfiducia, perplessità e antipatia che si va instaurando, a poco a poco, fra il lettore e i vari protagonisti del romanzo.
La soluzione finale dell’enigma, purtroppo, non giunge esattamente come un fulmine a ciel sereno, e non si dimostra completamente all’altezza delle aspettative; del resto, gli indizi contradditori e le false piste disseminate da Sager risultano abbastanza convincenti da riuscire a intorbidire piacevolmente le acque, almeno per un po’. Senza contare che, a conti fatti, lo stile affilato, viscerale e grondante gore dell’autore è riuscito a convincermi al 100%....


Giudizio personale: 7.5/10





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La Ragazza del Treno (Paula Hawkins)
Giovane Ragazza Scomparsa (Alexandra Burt)
The Shining Girls (Lauren Beaukes)
Dentro l'Acqua (Paula Hawkins)




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