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venerdì 9 novembre 2018

10 libri "survival horror" da leggere assolutamente...

Fino a qualche tempo fa, l'espressione “survival horror” era diffusa soprattutto nel mondo dei videogiochi. Oggi non è più così: abbiamo infatti iniziato ad allargare l'uso di questa suggestiva definizione a qualsiasi libro, film, fumetto o gioco introduca uno o più personaggi coinvolti in una situazione disperata, in lotta per la propria sopravvivenza. In queste impervie circostanze, i nostri eroi saranno quindi costretti ad affidarsi a una serie di risorse limitate per cercare di sconfiggere “mostri”, calamità e avversità di varia natura: sirene assassine, tempeste, zombie, spietati serial killer, fame, sete, orsi divoratori di carne umana , terrificanti piaghe bibliche... Chi più ne ha, più ne metta, insomma!

Avevo pensato di presentarvi questo piccolo elenco il giorno di Halloween, ma (naturalmente) quel pomeriggio sono stata colta da un'emicrania abbastanza intensa da annebbiarmi la mente e costringermi a letto. E quindi, direi che è arrivato finalmente il momento di fare ammenda: ecco a voi i miei dieci libri survival horror preferiti di sempre...


The Reapers Are The Angels
di Alden Bell


"Gli zombie hanno infestato un'America ormai distrutta. Una ragazza di nome Temple è in fuga. Tormentata dal suo passato e inseguita da un killer, Temple è circondata da morte e pericolo...
Per 25 anni, la civiltà è sopravvissuta organizzandosi in miserabili enclavi, guardandosi dalla piaga della morte.
Temple vaga per questi paesaggi desolati, badando a se stessa e guardandosi dai demoni che le attanagliano il cuore. Non riesce a ricordarsi i tempi precedenti all'arrivo degli zombie, ma rammenta il fratellino a cui badava fino alla tragedia che ha cambiato tutto, e che l'ha messa sulla strada di un epico viaggio verso la redenzione..."




World War Z
di Max Brooks


“Comincia in uno sperduto paesino della Cina. E subito dilaga in tutto il mondo. La piaga, la peste ambulante, l'epidemia. La guerra degli zombi. Creature mostruose che contagiano e fagocitano il nostro pianeta, la nostra casa. I sopravvissuti sono pochi. Una storia irreale? Il semplice parto della fantasia di uno scrittore? Forse. Max Brooks, con l'artificio di una raccolta di interviste "sul campo", dà vita a un affresco in cui le tante e diverse voci ricreate e animate in questo libro parlano di guerra, sofferenza e solitudine, ma anche di speranza, coraggio e nobiltà.”


Io Sono Leggenda 
di Richard Matheson


“È il 1976. Robert Neville torna a casa dopo una giornata di duro lavoro. Cucina, pulisce, ascolta un disco, si siede in poltrona e legge un libro. Eppure la sua non è una vita normale. Soprattutto dopo il tramonto. Perché Neville è l'ultimo uomo sulla Terra. L'ultimo umano sopravvissuto, in un mondo completamente popolato da vampiri. Nella solitudine che lo circonda, Robert esegue la sua missione, studia il fenomeno e le superstizioni che lo circondano, cerca nuove strade per lo sterminio delle creature delle tenebre. Durante la notte Neville se ne sta rintanato nella sua roccaforte, assediato dai morti viventi avidi del suo sangue. Ma con il sorgere del sole è lui a dominare un gioco crudele e di meccanica ferocia, scandito dalle luci e dalle ombre di un tempo sempre uguale a se stesso e che impone la ripetizione di un rituale sanguinario. In questo mondo Neville, con la sua unicità, si è già trasformato in leggenda.”




Intensity
di Dean Koontz


“Il folle omicida che ha massacrato l'intera famiglia Templeton, in una notte di orrori, ignora di aver risparmiato la giovane Chyna, ospite nella casa per il weekend. La ragazza, vincendo la disperazione, si è nascosta sul camper del serial killer, con la speranza di poterlo consegnare alla giustizia, ma durante il tragitto viene a sapere di un agghiacciante segreto custodito nella cantina del mostro, e decide di seguirlo fino alla sua abitazione. Una volta all'interno, ha inizio un'interminabile, feroce partita.”


Into the Drowning Deeep 
di Mira Grant


“Sette anni fa, la nave Atargatis è partita per un viaggio destinata a condurla presso le famigerate Fosse delle Marianne, con l’obiettivo di girare un “mockumentary” intenzionato a riportare in auge le antiche creature marine della leggenda. L’Atargatis è finito disperso in mare, assieme a tutto il suo equipaggio. Alcuni credono che si sia trattato di un imbroglio, di una presa in giro volta a far tremare i più creduloni; altri, l’hanno semplicemente etichettata come un’inevitabile tragedia marina.
Adesso, una nuova squadra è stata assemblata, con lo specifico incarico di scoprire cosa accadde, esattamente, quel terribile giorno di sette anni addietro. Ma, stavolta, nessuno di loro è lì per intrattenersi o intrattenere. Alcuni cercano di convalidare il lavoro di una vita. Altri inseguono la possibilità di prender parte alla più grande battuta di caccia del mondo. Altri cercano semplicemente la verità. Eppure, per l’ambiziosa, giovane scienziata Victoria Stewart, questo rappresenterà soprattutto il viaggio che le permetterà di scoprire il destino della sorella che ha perso in mare…”



The Hunger 
di Alma Katsu


"1846. Dopo aver viaggiato per settimane verso ovest, in direzione della California, un gruppo di pionieri si trova davanti a un bivio. Per il leader della spedizione, George Donner, è il momento di fare una scelta. Quelle che si trovano davanti, infatti, sono due strade che conducono alla stessa destinazione. Una è già nota come una pista sicura, ma dell’altra, ancora sconosciuta, si vocifera che potrebbe essere più corta. La decisione di Donner avrà ripercussioni sulle vite di tutti coloro che sono in viaggio con lui. Il caldo cocente del deserto sta per lasciare il posto a venti pungenti e a un freddo acuto in grado di congelare il bestiame. Spinti verso la follia dalla fatica e dalle privazioni, i membri del gruppo dovranno lottare per la sopravvivenza. Mentre i bambini cominciano misteriosamente a scomparire. Ma la minaccia più pericolosa che i pionieri dovranno affrontare non è la furia della natura, bensì qualcosa di più primitivo e feroce che si sta risvegliando."



Final Girls 
di Riley Sager


“Tre ragazze molto diverse, che hanno una sola cosa in comune: sono le uniche sopravvissute a tre orribili massacri. Si chiamano Quincy, Samantha e Lisa. Non si sono mai incontrate, ma la stampa le ha riunite sotto lo stesso nome: Final Girls. Sono passati dieci anni da quel weekend a Pine Cottage, dove Quincy e i suoi amici avrebbero festeggiato il compleanno di Janelle. Finché la vacanza non si è trasformata in un film horror: un uomo fa irruzione nella baita e ammazza tutti i presenti. Tutti tranne Quincy, che con il vestito rosso di sangue riesce miracolosamente a fuggire tra gli alberi, incrociando i fari dell'auto di un poliziotto. Adesso Quincy ha una vita normale, un fidanzato, un blog di cucina, ma soffre ancora di attacchi di panico e non ricorda quasi niente di quella notte, nemmeno la faccia del killer. Samantha invece si è nascosta chissà dove per sfuggire alla pressione dei media, mentre Lisa, vivace e brillante, ha scritto un libro, e la sua faccia compare su tutti i social. Così, quando la ragazza viene ritrovata con le vene tagliate, Quincy non può credere che si sia uccisa. E i dubbi aumentano quando alla sua porta ricompare all'improvviso Samantha: a cosa mira e cosa ha fatto in tutto questo tempo? Può veramente fidarsi di lei? Adesso sono rimaste soltanto in due, e qualcuno sembra intenzionato a portare a termine ciò che ha iniziato molto tempo prima..."



La Bambina che Amava Tom Gordon
di Stephen King


"Il mondo aveva i denti e in qualsiasi momento ti poteva morsicare". Questo Trisha McFarland scoprì a nove anni. Alle dieci di una mattina di giugno era sul sedile posteriore della Dodge Caravan di sua madre con addosso la sua maglietta blu dei Red Sox (quella che ha 36 Gordon sulla schiena) a giocare con Mona, la sua bambola. Alle dieci e mezzo era persa nel bosco. Alle undici cercava di non essere terrorizzata, cercava di non pensare: 'Questa è una cosa seria, questa è una cosa molto seria'. Cercava di non pensare che certe volte a perdersi nel bosco ci si poteva fare anche molto male. Certe volte si moriva.”



This Is Not a Test 
di Courtney Summers


"E' la fine del mondo. Sei studenti hanno trovato rifugio al liceo Cortege, ma un rifugio è un piccolo conforto quando i morti là fuori non vogliono saperne di smettere di picchiare contro le porte. Un morso è tutto quello che ci vuole per uccidere una persona e riportarla indietro come una mostruosa versione del suo io passato.
Per Sloane Price, tutto questo non suona così male. Sei mesi prima, il suo mondo è collassato e da allora, non è riuscita a trovare una ragione per andare avanti. Adesso sembra il momento ideale per arrendersi. 
Mentre Sloane aspetta impaziente che le barricate cadano, è costretta a osservare l'Apocalisse attraverso gli occhi di 5 persone che vogliono veramente vivere. Ma mentre i giorni si trascinano avanti, le ragioni per sopravvivere si trasformano in modi sorprendenti, e presto il fato del gruppo comincia a venire determinato sempre meno da quanto accade fuori e sempre più dagli imprevedibili e violenti accordi per la vita - e per la morte - all'interno.
Quando tutto sarà finito, a cosa ti aggrapperai?"



La Ragazza che Sapeva Troppo 
(e il suo ottimo prequel, Il Ragazzo sul Ponte)
di M. R. Carey


“Melanie, dieci anni e un quoziente intellettivo altissimo, ogni mattina aspetta paziente nella stanza dove vive chiusa a chiave che la vengano a prendere per portarla a fare lezione. Ma non è una gita di piacere, gli incaricati la legano a una sedia a rotelle mentre il sergente Parks la tiene di mira con una pistola carica. In classe ci sono altri ragazzini, legati come lei a una sedia e incapaci di liberarsi in attesa di essere sottoposti ai test medici della dottoressa Caroline Caldwell, che sta disperatamente cercando una cura all'epidemia. Fuori da lì il pianeta, infatti, a causa di un virus sconosciuto, ha visto la trasformazione della maggior parte delle persone in esseri senza coscienza che si nutrono di carne umana....”



domenica 9 settembre 2018

Recensione: "Into the Drowning Deep", di Mira Grant



Romanzo (apparentemente) autoconclusivo
Disponibile in inglese

“Sette anni fa, la nave Atargatis è partita per un viaggio destinata a condurla presso le famigerate Fosse delle Marianne, con l’obiettivo di girare un “mockumentary” intenzionato a riportare in auge le antiche creature marine della leggenda. L’Atargatis è finito disperso in mare, assieme a tutto il suo equipaggio. Alcuni credono che si sia trattato di un imbroglio, di una presa in giro volta a far tremare i più creduloni; altri, l’hanno semplicemente etichettata come un’inevitabile tragedia marina.
Adesso, una nuova squadra è stata assemblata, con lo specifico incarico di scoprire cosa accadde, esattamente, quel terribile giorno di sette anni addietro. Ma, stavolta, nessuno di loro è lì per intrattenersi o intrattenere. Alcuni cercano di convalidare il lavoro di una vita. Altri inseguono la possibilità di prender parte alla più grande battuta di caccia del mondo. Altri cercano semplicemente la verità. Eppure, per l’ambiziosa, giovane scienziata Victoria Stewart, questo rappresenterà soprattutto il viaggio che le permetterà di scoprire il destino della sorella che ha perso in mare…”

Fan di “Alien” e “La Cosa”, drizzate bene le antenne: perché è ovvio che Mira Grant (alias Seanan McGuire, la recente vincitrice del Premio Nebula per lo straordinario “Every Heart a Doorway”) ha scritto questo romanzo pensando espressamente a voi/noi, e lo ha fatto in maniera stupefacente!
Voglio confessarvi un piccolo retroscena: in realtà, prima ancora di cominciare a sfogliare “Into the Drowning Deep”, ero già praticamente sicura che il romanzo mi sarebbe piaciuto… non fosse altro che perché ho adorato con tutto il cuore “Rolling in the Deep”, la novella introduttiva di cui avevo avuto già occasione di parlarvi qualche mese fa. Eppure, a lungo andare, il libro della Grant è riuscito addirittura a superare le mie più rosee aspettative…

La prima cosa che ci tengo a farvi sapere, è che questa ragazza è BRAVA, signore e signori. Intelligenza, passione, disciplina e ironia non le fanno sicuramente difetto… e nemmeno il talento, questo è poco ma sicuro.
La verità è che “Into the Drowning Deep” è quel genere di libro in grado di mettere seriamente alla prova le capacità cardiache di qualcuno. Suppongo che alcuni lettori potrebbero trovare l’inizio un po’ lento e ridondante, ma, a parer mio, l’introduzione serve a instillare in noi un senso di tensione e anticipazione a dir poco inestimabile. Personalmente, credo di aver rischiato di svenire almeno una volta o due durante la lettura, perché ero talmente sopraffatta dall’angoscia e dall’orrore suscitati dagli eventi messi in scena, da ritrovarmi costantemente a corto di fiato. 

Anche il taglio cinematografico della narrazione mi ha colpito, e sicuramente in positivo, dal momento che non sottrae nulla alla preziosa e ricca caratterizzazione dei personaggi… Personaggi che, manco a dirlo, mi hanno completamente conquistato (a partire da Olivia, con Tory e Luis subito appresso, e un nutrito gruppetto di altri comprimari a tenere egregiamente il passo. Senza contare che, per una volta, la ship che avevo in mente e che non credevo avrebbe realmente avuto modo di salpare – date le circostanze avverse - è riuscita a regalarmi un quantitativo di gioia e gratificazioni da lucciconi agli occhi…).

Se, da un lato, la trama potrebbe sembrare, a un primo esame superficiale, abbastanza convenzionale e “classica”, con il suo inesauribile repertorio di mostri, assedi, massacri, inghippi e colpi di scena, dall’altro posso assicurarvi di non aver mai letto nulla del genere. La volontà dell’autrice di ricondurre le origini della sua opera a una lunghissima tradizione di libri e film a tema “disastro marittimo” si combina infatti a un travolgente desiderio di infrangere moltissimi tabù e restrizioni solitamente associati a questo inflazionatissimo genere. L’importanza del cosiddetto “fattore di rappresentazione” della diversità incarna senz’altro un fondamentale aspetto di questa tendenza; non per niente, l’80% del cast di “Into the Drowning Deep” è rappresentato da personaggi disabili, di colore, gay, bisessuali, anziani o comunque appartenenti alle etnie più disparate.

Unica, piccola pecca: l’intreccio non si sottrae a una serie di cliché da film horror (benché di classe), fra cui la recidiva tendenza, da parte di alcuni comprimari, a prendere una lunga serie di decisioni stupide, pericolose e dagli esiti alquanto prevedibili. La maggior parte di queste scelte viene giustificata in nome della “curiosità scientifica”, e diciamo pure che, in alcuni casi, la spiegazione si rivela più che sufficiente… ma in altri no, a cominciare dalle fastidiose e frustranti reticenze dell’ambiguo signor Blackwell.

In estrema sintesiUn potente e irresistibile concentrato di tensione, brividi, “effetti speciali” e colpi di scena. Se amate l’horror, la fantascienza, i monster movies e il thriller claustrofobico di tipo più splatter, intelligente e “immersivo”, “Into the Drowning Deep” potrebbe decisamente fare al caso vostro… Leggetelo, leggetelo, leggetelo!







domenica 15 aprile 2018

5 (brevi) libri horror da leggere tutti d'un fiato




Con il termine “novella”, nel mondo anglofono, si tende abitualmente a riferirsi a ciò che, qui in Italia, siamo spesso abituati a chiamare “romanzo breve”.

Nel corso degli ultimi mesi, sono riuscita a recuperare diversi titoli interessanti, tutti relativi al genere horror, e per lo più pubblicati dalla casa editrice americana Tor.com (la quale, detto per inciso, sta portando avanti dei progetti di portata veramente stellare al momento, ragazzi!).

In ogni caso, ho pensato di raccogliere in una breve lista tutti i libri horror che mi sono capitati per le mani recentemente, e di presentarveli in ordine di rigoroso apprezzamento personale. Tenete conto che di alcuni torneremo a parlare in maniera più dettagliata: ho da poco finito di leggere, ad esempio, il secondo volume delle avventure di Danielle Cain, di Margaret Killjoy (alias il sequel di “The Lamb Will Slaughter the Lion”) e intendo scriverne una sintetica recensione nel corso della settimana, visto che l’ho apprezzato addirittura più del primo.

Per quanto riguarda “Rolling in The Deep”, invece, dovete sapere che la novella introduce un romanzo molto più lungo, intitolato “Into The Drowning Deep” e uscito sul finire dell’anno scorso. Dal momento che ho intenzione di leggerlo quanto prima, direi che avremo senz’altro il discorso di approfondire il discorso “terrificanti sirene dentute appostate nelle insondabili profondità della Fossa delle Marianne.” Ad ogni modo, la novella di Mira Grant (alias la mia beniamina Seanan McGuire) si è rivelata perfettamente in grado di farmi gelare il sangue nelle vene… E, credetemi, in campo libresco non sono mai stata una incline a lasciarsi spaventare troppo facilmente!


Rolling in the Deep
 di Mira Grant 
(alias Seanan McGuire)


“Quando i dirigenti della Imagine Network hanno deciso di commissionare un documentario sulle sirene, affidando l’incarico di realizzare le riprese necessarie alla nave da crociera Atargatis, non si aspettavano davvero di ottenere nulla di diverso da quanto avessero già ricevuto in precedenza: un assortimento di testimonianze in grado di provare il nulla assoluto, un mucchio di video inconsistenti capaci di provare ancora meno, e il tipo di ascolti che possono scaturire soltanto dal fascino esercitato dalle creature immaginarie sulle grandi masse. Non si aspettavano di trovare le sirene. E, di sicuro, non si aspettavano che le sirene avessero i denti.
Questa è la storia dell’Atargatis, persa in mare insieme a tutto il suo equipaggio. Alcuni l’hanno definita una truffa televisiva; altri, l’hanno descritta semplicemente come una tragedia marittima. La verità potrà essere trovata soltanto nelle insondabili profondità della Fossa delle Marianne… ma quel genere di profondità tende a custodire i suoi segreti molto gelosamente.”

Disponibile in inglese



The Lamb Will Slaughter the Lion
 di Margaret Killjoy


“Mentre cerca indizi sul misterioso suicidio del suo migliore amico, Danielle Cain si avventura nell’abusiva, utopistica città di Freedon, Iowa, e assiste all’apparizione di uno spirito protettivo – nella forma di un cervo rosso sangue, munito di tre corna – che inizia a rivoltarsi contro i suoi evocatori. Adesso, lei e i suoi amici dovranno agire alla svelta, se intendono salvare la città – o anche solo riportare indietro la pelle.”

Disponibile in inglese



La Ballata di Black Tom 
di Victor La Valle


“"New York, anni Venti. Charles Thomas Tester è un "intrattenitore" nella Harlem del jazz. Lui sa come lanciare un incantesimo anche senza magia e come attirare la gente. Ma quando dovrà consegnare un pericoloso libro a una maga solitaria nel cuore del Queens e s'imbatterà in un ricco occultista di nome Robert Suydam a Flatbush, sulle cui tracce è l'investigatore Thomas Malone, il giovane nero di Harlem aprirà la porta a un regno di profonda e imperscrutabile magia, attirando l'attenzione di creature che sarebbe meglio lasciare dormienti. L'umanità sarà davvero spazzata via? Il globo tornerà di nuovo ad appartenere a... Loro? "La ballata di Black Tom" riprende uno dei classici del fantastico, "Orrore a Red Hook" di H.P. Lovecraft, immergendolo nella realtà degli afroamericani della New York degli anni Venti."

Disponibile anche in italiano



The Murders of Molly Southbourne
di Tade Thompson


“La regola è semplice: non sanguinare.
Da quanto a Molly Southbourne  è dato ricordare, non ha mai fatto altro che guardare se stessa morire e morire ripetutamente. Ogni volta che la ragazza sanguina, per qualche strano motivo, nasce un’altra Molly, identica a lei da qualsiasi punto di vista – e sempre votata alla distruzione dell’originale. Molly è in grado di uccidere i suoi cloni in mille modi, ma sa anche che continuerà a venire perseguitata fino all’ultimo dei suoi respiri. Non importa quanto sia pronta a seguire le regole: alla fine, le Molly riusciranno sempre a trovarla…”

Disponibile in inglese



The Twilight Pariah 
di Jeffrey Ford


“Tutto quello che Maggie, Russell e Henry volevano fare, durante la loro ultima vacanza dal college, era ubriacarsi e giocare a fare gli archeologi in una vecchia casa sperduta fra i boschi appena fuori città. Ma quando provano a scavare fra le rovine della vecchia latrina della magione, i ragazzi si imbattono in qualcosa di molto più misterioso: una bottiglia sigillata, colma di liquido rosso, assieme al bizzarro scheletro di un bambino munito di corna. Disturbare quei resti innesca una spirale di eventi destinata a mandare all’aria le loro vite. I ragazzi iniziano a sentirsi seguiti ovunque vadano, le loro case vengono vandalizzate da anonimi sconosciuti, e persone a cui tenevano finiscono brutalmente, orribilmente e irrimediabilmente smembrate. E se i tre amici avessero risvegliato qualcosa? Una creatura che non si fermerà davanti a niente e nessuno, pur di ritrovare il suo bambino…”

Disponibile in inglese



domenica 26 giugno 2016

Recensione: "La Sirena Meccanica"


Titolo: La Sirena Meccanica
Autrice: Giada Bafanelli
Serie: //
Disponibile: in italiano!
Trama: "Da quel che ricorda, Nym ha sempre vissuto nelle profondità del mare, metà ragazza e metà cyborg. Ma quando la sua memoria riaffiora, inizia a farsi delle domande. L’oceano è una distesa calma e blu che conosce alla perfezione, ma cosa c’è oltre?
Quando salva un marinaio dopo il naufragio di un’aeronave, il desiderio di vivere in superficie si fa di giorno in giorno più forte. Ma il mondo al di là delle onde è cupo e spietato, e non c’è spazio per chi è diverso.
Ispirato alla favola “La sirenetta” di Hans Christian Andersen, “La sirena meccanica” unisce sentimenti e avventura."



Da bambina, uno dei primissimi libri che ho ricevuto in dono – forse il primo in assoluto, per non dire l’unico – portava la firma del grande compositore di fiabe danese Hans Christian Andersen. Si trattava di una splendida versione illustrata, rilegata e dalla copertina blu acceso, che racchiudeva al suo interno la maggior parte delle fiabe scritte dall’autore di alcune delle più celebri storie per l’infanzia di tutti i tempi.

A sette, otto anni, ho iniziato a sviluppare un rapporto particolare con quel volume: da una parte lo adoravo e lo veneravo, amando la sensazione speciale delle pagine che scorrevano sotto le dita e quel piccolo, delizioso brivido di meraviglia e inquietudine che mi percorreva la spina dorsale ogni volta che sceglievo una storia dall’indice e mi accingevo a leggerla; dall’altra ne ero un po’ intimorita, quasi “spaventata”, perché se c’è una cosa che sono riuscita a capire sorprendentemente in fretta, è che Andersen era davvero un tipo strano (come la stragrande maggioranza degli scrittori) e che per qualche motivo il suo cuore era spezzato, e sanguinava in una maniera tale da riuscire sempre a ferire un po’ anche il tuo, attraverso le sue storie.

Di tutte le sue fiabe, “La Sirenetta” è una delle più celebri – e delle più tristi. Dimenticate la versione disneyana del racconto: granchi parlanti e gioiosi pesciolini gialli in vena di smorfie non erano sicuramente nelle corde di Andersen… ne’, per nostra fortuna, in quelle di Giada Bafanelli, che ha deciso di proporci una sua versione “riveduta e corretta” della storia della sirena che scelse di voltare le spalle al mare, e che per questo ebbe a pagare un prezzo salatissimo.
Sarò sincera con voi: non ho amato “La sirena meccanica” tanto quanto “La figlia della vendetta”, il romanzo d’esordio di Giada, per tutta una serie di motivi che a breve cercherò di spiegarvi. Eppure sono rimasta estremamente soddisfatta dalla sua breve incursione nel mondo dei retelling, credo soprattutto per la sua capacità di fare riferimento alla fiaba originale, e a non alle sue millemila versioni più recenti, e per il rispetto mostrato nei confronti dei toni e delle atmosfere evocate dalla penna affilata dell’autore danese.

La sirena meccanica” si attiene strettamente alla formula di Andersen e riesce a coglierne in pieno gli aspetti fondamentali, secondo me, amplificando quel feroce senso di “stretta al cuore” che già ci era familiare ai tempi dell’infanzia, e riuscendo a replicarne senza sforzo gli effetti. Il ritmo della narrazione non è uniforme, ma è vivacizzato da qualche bel colpo di scena e abbastanza imprevedibile da prevenire efficacemente qualsiasi possibile attacco di noia. 
Il finale è “forte”, inaspettato e struggente: proprio come doveva essere, proprio come nel caso della fiaba originale. Una perla di desolante e inesorabile perfezione, in cui solitudine, malinconia e disagio la fanno da padroni. Le ambientazioni sono torbide, le motivazioni dei personaggi quanto mai ambigue, e nel complesso il risultato finale dell’esperimento risulta inaspettato, cupo e stimolante.

Quali sono gli elementi che ho apprezzato un po’ meno, invece?
I personaggi, tanto per cominciare. Mi spiace molto ammettere di non aver provato neppure un granello di infinitesimale simpatia nei confronti della protagonista Nym. Tentativo di riscatto finale a parte, l’ho trovata completamente inadeguata, e non sono riuscita a immedesimarmi nella sue vicissitudini nemmeno una volta.
Nym non fa che piangere, mentire, picchiare i pugni a terra, compatirsi e reagire alle situazioni pericolose nelle maniere più improponibili. E’ una vittima delle circostanze, sa di esserlo, e, anziché arrabbiarsi o provare a cambiare questo stato di cose, si limita a sguazzarci dentro fino al midollo.
Gli altri personaggi non sono da meno di lei. Mi sono piaciute molto Sara e Ran, naturalmente; nei confronti di Joan, Ygg, Ruh e Leandra, invece, non ho provato assolutamente nulla, se non un vago senso di pietà misto a disprezzo, visto che, ai miei occhi, l’intero branco di egocentrici psicopatici si è ampiamente meritato tutto ciò che gli è piovuto addosso.

Mi sarebbe piaciuto inoltre che l’ambientazione – peraltro piacevole, una diretta discendente di quella che fa da cornice alla famosa serie delle “Le Cronache Lunari” di Marissa Mayer – fosse approfondita un po’ di più. So che i toni fiabeschi giustificano la nebulosità di alcune caratteristiche, eppure allo stesso tempo non posso fare a meno di notare che altri avvenimenti e circostanze guastano l’atmosfera da “storia per l’infanzia” (le minacce a sfondo sessuale, le palpatine e il pestaggio subito da Nym da parte di due diversi personaggi…), quindi… per quale motivo non approfittare della “licenza poetica” per alzare un altro po’ il tiro, e trasformare un bel racconto per giovani lettori in un dark fantasy complesso, dai toni grintosi e accattivanti? ;D
 

Trama: 7.0/10
Personaggi: 5.0/10
Ambientazione: 6.5/10
Stile: 8.0/10
Coinvolgimento emotivo: 7.5/10

Verdetto finale: 7.0/10



martedì 17 maggio 2016

Recensione: "Under the Skin" (film)





Titolo: Under the skin
Regia: Jonathan Glazer
Cast: Scarlett Johansson, Jeremy McWilliams, Paul Brannigan (ma, seriamente, conta solo la Johansson...)
Anno: 2013

"Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Michel Faber Sotto la pelle e vede Scarlett Johansson nel ruolo di Isserley, un'aliena che percorre le autostrade deserte a caccia di prede umane, sfruttando la sua bellezza come esca. Isserley avrà modo di conoscere e apprezzare la natura degli uomini e delle donne e mettere così in dubbio la propria identità e origine aliena." (trama tratta da www.comingsoon.it)


Under the Skin” è probabilmente uno dei film più bizzarri, controversi, complicati e assurdi che abbia mai visto.
Ho passato gli ultimi tre giorni a rimuginare sui suoi personaggi e sul suo significato; l'ultima volta che mi era capitato di sperimentare un tale senso di ambiguità, fascino e (diciamolo chiaramente…) onirico senso di cupo spaesamento esistenziale, era stato durante la visione di “Dogville” di Lars von Trier.

Non sono nemmeno sicura che il film di Jonathan Glazer mi sia piaciuto fino in fondo - e questo mi era già capitato con il suo “Birth - Io sono Sean” -  so solo che guardarlo mi ha fatto sentire “alienata” e sotto ipnosi, proprio come le vittime che la protagonista (interpretato da una splendida e magistrale Scarlett Johansson) continua a irretire e a trascinare nel suo covo.
Uno strano incantesimo aleggia sulle atmosfere glaciali di “Under the skin”, questo è sicuro: non è che tu capisca sempre tutto quello che succede in scena, e immediatamente, poi, non lo capisci mai... Eppure, per qualche strana ragione, non puoi nemmeno smettere di guardare, e i responsabili di questo eccentrico stato di fascinazione morbosa, secondo me, sono essenzialmente tre: l'abilità del regista, perfettamente in grado di trascinarti all'interno del suo incubo sociale personale; l'incalzante e brillante colonna sonora che fa da contrappunto ai prolungati e inquietanti silenzi di cui si compone il film; e Scarlett, molto semplicemente, l'anima e il fulcro assoluto di questo progetto.

Raramente l'ho vista recitare meglio di così; il che è un po' un paradosso, se ci pensate, visto che di solito interpretare un ruolo comporta, per un attore, adottare l'espressione di tante diverse sfumature di personalità e intenzione.
La “creatura” protagonista di “Under the skin”, invece, non è umana; finge soltanto di esserlo, e all'inizio è come un guscio vuoto, inerte, privo di ogni passione o tratto distintivo. È una predatrice, più un simbolo o un archetipo che non un individuo, legata al suo istinto di sopravvivenza e a poco altro; appartiene al regno animale, non al nostro, e in qualità di creatura naturale non conosce alcuna forma di scrupolo o remora morale.
Come un serpente, un ragno tessitore, il suo personaggio lascia che il proprio viso assuma colore e vitalità solo in occasione della caccia; ogni traccia di inerzia scompare, allora, il suo sangue si scalda, l'atteggiamento cambia, gli occhi si riempiono di promesse e suggestioni, mentre le labbra piene e rosse come il fuoco non fanno altro che attirare lo sguardo e confondere la mente, innescando una serie di sconnessi pensieri autodistruttivi.
Ovviamente, dietro queste movenze languide, dietro ogni singola occhiata maliziosa, si nascondono solo la morte, la violenza e il bisogno disperato di consumare...

Guadagnarsi un'anima, o cercare di farlo, le costerà più avanti un prezzo altissimo... E in fondo, forse questa è la parte del messaggio veicolato dal film che ho apprezzato di più, perché credo anch'io, come gli sceneggiatori di “Under the skin”, che nessuno nasca dotato di un'anima: alla fine, dobbiamo essere noi a coltivarne una, a costo di grandi sacrifici e inenarrabili sofferenze, piangendo e sudando e facendo del nostro meglio per non soccombere a quel devastante senso di estraneità e spaesamento che ci travolge a volte, nel camminare confusi e incerti per le strade fredde, nebbiose e desolate di questo mondo.
Temo di essere d'accordo anche col pessimismo di fondo che permea il film, anche se ho odiato il finale con tutte le mie forze, e desiderato lanciare una scarpa contro lo schermo in più di un'occasione...

In estrema sintesi: “Under the Skin” è un esperimento estremamente interessante, soprattutto da un punto di vista estetico-visivo, e sono convinta che valga ampiamente il tempo speso per la visione...
Non lo consiglierei indiscriminatamente a tutti, però (anzi!!!!), e capisco benissimo perché a molti spettatori non sia andato a genio; rappresenta una sorta di caso cinematografico a se stante, e come tale destinato a dividere il pubblico in partenza, oltre che a ispirare parecchie discussioni.


Regia: 7.0/10
Sceneggiatura: 6.5/10
Cast: 9.0/10
 Scenografie: 9.0/10
Colonna sonora: 8.5/10
Coinvolgimento emotivo: 7.0/10

Verdetto finale: 7.8/10



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