venerdì 18 maggio 2018

Recensione: "La Scatola dei Bottoni di Gwendy", di Stephen King e Richard Chizmar


"Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l'estate: correre tanto da diventare così magra che l'odioso stronzetto non le darà più fastidio. Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l'uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo. Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell'oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male."



Se vantate un certo grado di familiarità con la vasta produzione degli scritti di King, state pur certi che il suo nuovo racconto, “La Scatola dei Bottoni di Gwendy”, non arriverà esattamente a folgorarvi sul posto come un fulmine a ciel sereno.

La maggior parte degli ingredienti alla base di questa ricetta sono già noti: personaggi, temi, ambientazione e scioglimento fanno ormai parte di uno “schema” narrativo ben collaudato e di sicuro impatto emotivo. La lettura scorre via piacevolmente, più che in virtù della trama vera e propria (una sorta di elettrizzante retelling in salsa coming of age del racconto breve “Button, Button” di Richard Matheson), per grazia dell’inequivocabile maturità stilistica del King anziano. Quest’uomo è ormai diventato l’archetipo incarnato del Bravo Narratore, per quanto mi riguarda: anche se alcuni dei suoi ultimi lavori mi hanno deluso (è sicuramente il caso dell’abominevole “Sleeping Beauties”, ma anche, in parte, di “Chi Perde Paga” e “Revival”), non si possono davvero negare il suo talento, la sua dedizione nei confronti del magico “mestiere di scrivere”, e il suo inconcepibile sviluppo artistico.

Per un neofita dei suoi lavori, probabilmente l’acquisto de “La Scatola dei Bottoni di Gwendy” rappresenterebbe un cattivo affare. Voglio dire, diciassette euro per l’edizione cartacea, e ben dieci per un ebook che, a ben guardare in fondo al bicchiere, dopotutto contiene solo un racconto lungo un centinaio di pagine o giù di lì? Si potrebbe tranquillamente decidere di sorvolare e buttarsi su un altro titolo, magari qualcosa di più “corposo” come una buona raccolta di racconti (il mio consiglio è sempre quello di partire dalla straordinaria antologia “Stagioni Diverse”, ma in realtà la scelta è del tutto opinabile…), o perfino da uno dei suoi monumentali classici di riferimento, “It” o “L’Ombra dello Scorpione”.

Per i lettori di King più incalliti e sfegatati (come la sottoscritta) il discorso cambia completamente, è ovvio. Perché avere la possibilità di fare un altro, nostalgico salto veloce a Castle Rock, in questo caso, potrebbe davvero valere il prezzo della corsa. Per intero e completamente.

Per quanto riguarda le illustrazioni di “La Scatola dei Bottoni di Gwendy”, invece, mi limiterò a sottolineare il fatto che, a mio avviso, sono proprio loro a costituire l’unico e autentico tasto dolente del libro. Non le ho trovate soltanto superflue, ma anche abbozzate, sgraziate e sorprendentemente generiche. Mi hanno dato la netta impressione, insomma, di servire da puro e semplice “riempitivo”: un modo come un altro per riuscire ad allungare il brodo di qualche altra pagina, giustificando così (a parere dell’editore, almeno) il prezzo proibitivo di questo discreto e gradevole volumetto firmato Stephen King e Richard Chizmar

In estrema sintesi: Uno scorrevole e prevedibile mini-romanzo firmato dal grande Re del Brivido. Scritto divinamente da un grande artista della parola e ambientato nella leggendaria cittadina di Castle Rock, “La Scatola dei Bottoni di Gwendy” si divora in poche ore, ma sembra purtroppo destinato a lasciare un’impressione altrettanto memorabile e duratura nella mente del Fedele Lettore…



8 commenti:

  1. Mi sembra più un lavoro per i collezionisti di King che per i lettori occasionali :) personalmente credo che non lo prenderò, o almeno non finché costerà 17 €.

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    1. Mi sembra un'ottima scelta, Kate: da qualsiasi lato la si voglia guardare, purtroppo non credo proprio che questo volume valga così tanto... :)

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  2. Concordo pienamente. Compitino bello, ma inclassificabile.

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    1. Magari avrebbero fatto meglio a inserirlo all'interno di qualche antologia... Proporlo a questo prezzo, così, da solo, mi sembra veramente un furto bello e buono! :P

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  3. Da amante di King non posso che concordare con te, a uno che vuole approcciarsi al Re questo libro non direbbe nulla. I disegni non mi sono dispiaciuti, non tutti almeno, ma concordo sul fatto che servano a racimolare qualche pagina in più... trovo il prezzo assurdo per quello che a tutti gli effetti è un racconto.

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    1. Cosa non saremmo disposti a fare per amore del nostro buon Re, dico bene? ;D
      Neanch'io mi pento di averlo acquistato e letto, ma non posso negare di aver sperato in qualcosina di più...
      Ora che mi ci fai pensare, nel volume c'è un'immagine del Signore col Cappello che non mi è assolutamente dispiaciuta: peccato che non tutte le illustrazioni fossero all'altezza di quella, almeno a parer mio! :)

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  4. Anch'io leggendo la trama ho pensato a "Button, button". Non ho ancora letto nulla di King per cui farò tesoro del tuo consiglio per ciò che concerne "Stagioni Diverse".
    Dai commenti in giro mi pare di capire che gli ultimi romanzi dello scrittore non hanno l'impatto dei precedenti, quindi penso che opterò per i classici.

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    1. Per me la fase migliore di King è forse quella "mediana", vale a dire più o meno quella che inizia con "Il Gioco di Gerald" e finisce con "La Storia di Lisey". Certo, ci sono delle eccezioni, sia in un senso che nell'altro, e chiaramente la mia è una valutazione di natura del tutto soggettiva... Ma con i classici non si sbaglia mai, e nemmeno con "Stagioni Diverse", quindi vai pure tranquilla! ;D

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