martedì 18 settembre 2018

Recensione: "Bloody Rose", di Nicholas Eames



The Band, Vol. 2
Disponibile in inglese

"Tam Hashford è stufa di lavorare come cameriera presso il pub locale, versando drink a incalliti mercenari di fama mondiale per tutto il giorno, e ascoltando i bardi cantare le avventure e la gloria che attendono appena oltre le porte della sua sonnacchiosa cittadina.
Quando i Fable, la più celebre band di mercenari del momento, guidata niente meno che dall'infame guerriera Bloody Rose in persona, arriva in città, Tam coglie al volo l'occasione di proporsi come loro nuovo bardo. La ragazza è in cerca di avventure... e state pur sicuri che le otterrà, soprattutto considerando il fatto che il gruppo sta per imbarcarsi in una missione che potrà terminare soltanto in uno di due modi: gloria o morte..."



Bloody Rose” è il sequel di uno dei libri fantasy più acclamati e apprezzati degli ultimi anni, vale a dire quello spettacolare e adrenalinico campionario di effetti speciali, combattimenti al cardiopalma e umanità travolgente che risponde in Italia al suggestivo titolo de “I Guerrieri di Wyld – L’Orda delle Tenebre”.
Non ho idea se anche questo secondo volume verrà presto tradotto da noi (ma spero vivamente di sì; anche perché, in caso contrario, mi vedrò davvero costretta a farmi due domande circa l’effettiva lungimiranza della casa editrice Nord….) e non potevo assolutamente resistere all’idea di buttarmi a capofitto sulle avventure di questa nuova, scatenata banda di mercenari guidata da Bloody Rose in persona, vale a dire l’indomabile figlia del leggendario guerriero Golden Gabe.

Se pensate di ritrovare, all’interno di questa nuova fatica firmata Nicholas Eames, lo stesso fragile, ambiguo personaggio dai capelli rossi intravisto sul finire del primo libro, bé, posso solo dire che vi sbagliate di grosso… eppure, in un certo senso, al tempo stesso avete anche ragione da vendere! Quello che posso assicurarvi, al di là di ogni ragionevole dubbio, è che Rose non vi deluderà… e che non lo farà neppure il resto degli straordinari membri della nuova banda al centro dell’epica odissea narrata in questo indimenticabile secondo libro della serie.

I Fable, al contrario dei Saga, sono dei giovanissimi – ma già temprati dal fuoco di innumerevoli scontri - mercenari avviati sul sentiero del successo.
La trama inizia a svilupparsi nel momento in cui Tam - la nostra nuova protagonista - entra a far parte dei Fable nei panni di bardo ufficiale, e nuovo di zecca, della band di mercenari più "calda" e popolare del momento.
Di Tam posso dire di aver amato praticamente tutto: dal suo contagioso umorismo "british" alla sua capacità di relazionarsi in maniera spontanea e divertente ai più squinternati e folli soggetti che vi riesca di immaginare; dal suo coraggio quieto, incrollabile e sereno, al suo contagioso spirito ottimista, intriso di romanticismo e solido senso pratico al tempo stesso. Provate a pensare un po' a lei come a una sorta di "figlia spirituale" di Clay Manolenta, se ci riuscite.

Perché la verità è che, oltre a essere un libro d'azione e avventura, "Bloody Rose" rappresenta anche - e forse soprattutto - la storia di una ragazza che diventa donna, e di una donna pronta a entrare a far parte della leggenda. L'emozionante viaggio di formazione di una persona determinata a trovare un posto, un clan e una famiglia da chiamare suoi nel mondo.
I temi centrali del libro, quindi, sono ancora una volta l'amicizia, il cameratismo, la famiglia, l'amore e il peso del passato.

Il fattore "nostalgia", ovviamente, gioca un ruolo molto più ridimensionato, rispetto a quanto avveniva ne "L'Orda delle Tenebre". In compenso, attraverso le pagine di questo sequel abbiamo finalmente la possibilità di assistere alle conseguenze degli infiniti  traumi e orrori lasciati in eredità da quel turbolento e sanguinoso passato vissuto dalle generazioni precedenti, e dunque anche di scoprire, per la prima volta, quanto e fino a che punto i peccati di padri e madri continuino a ricadere sulle spalle di figli e figlie.

Anche se non tutte le sottotrame sono riuscite a coinvolgermi allo stesso modo, ho senz'altro amato il modo in cui Eames è riuscito ad amalgamare le scorribande di Tam, Brune, Rod, Cura e gli altri a quelle dei vecchi compagni di ventura che avevamo già avuto occasione di imparare a conoscere e amare.
Il tutto attraverso una tempesta incessante e irresistibile di omaggi, citazioni, riferimenti e "easter eggs" tutti da scovare: da "Il Trono di Spade" a "Zootopia", passando per "Shadow of the Colossus" e "Final Fantasy". Il decimo capitolo della saga videoludica di casa Square Enix rappresenta forse la principale fonte di materiale da omaggiare, in questo senso; una predilezione testimoniata dai  numerosi e impliciti riferimenti alla figura di Yuna ( attraverso il meraviglioso e tormentato personaggio dell'evocatrice Cura) e dall'aspetto '"grafico'" di numerosi mostri dall'aspetto familiare provenienti dal Wyld.
Una scelta che non posso fare a meno di appoggiare, dal momento che FFX è sempre stato il mio videogame preferito in assoluto!

Quali pre-requisiti vi occorreranno, quindi, per apprezzare questo libro? Basterà che siate degli avidi lettori, e che negli anni abbiate sviluppato un discreto senso dell’immaginazione.

E per innamorarvi follemente di “Bloody Rose” e dei suoi scalmanati, eccentrici, inimitabili e “danneggiati” compagni di ventura?
1) Per prima cosa, occorrerà che amiate il fantasy... ma proprio visceralmente, con ogni singola fibra del vostro traboccante, smanioso cuoricino...
2) E poi sarebbe consigliabile disporre di un senso dell’umorismo abbastanza affilato (e sboccato) da permettervi di apprezzare fino in fondo i numerosi siparietti divertenti e le millemila gag presenti all’interno del libro...
3) Dovrete credere fermamente nel fatto che l’autentico appeal di un romanzo risieda, prima di tutto e sopra ogni altra cosa, nella forza e nell'umanità dei suoi personaggi...


In estrema sintesi : potremmo definire "Bloody Rose" un sequel addirittura migliore, più compatto, organico e avvincente del suo illustre predecessore? Assolutamente sì!
La maturità della trama, la profondità delle tematiche e la qualità della scrittura lasciano presagire l'ascesa di un astro - quello di Nicholas Eames - destinato a lasciare un'impronta indelebile nel cuore di ogni appassionato...



6 commenti:

  1. Non sono una grandissima appassionata di fantasy, però la tua recensione mi piace molto e incuriosisce, anche perché mi par di capire che sia una saga scritta bene :)

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    1. Grazie mille, Angela! ^^
      Sì, ti confermo che si tratta di una serie scritta veramente a regola d'arte... e la buona notizia è che, per una volta, il primo volume è disponibile anche in italiano! :D

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  2. Non ho ancora recuperato il primo, che mi fai venir voglia di leggere il secondo XD
    Però l'ispirazione a Final Fantasy X mi preoccupa, visto che io invece quel gioco l'ho odiato, Yuna in primis D:

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    1. Leggi il primo, Kate, leggi il primo: qualcosa mi dice che lo apprezzerai! ;D
      Per quanto riguarda FFX, bè... come dicevo, i riferimenti e gli omaggi sono senz'altro numerosi, ma si tratta più che altro di singole "scene" (non posso anticiparti quali per motivi di spoiler) e dell'aspetto delle invocazioni di Cura, per cui, alla resa dei conti, trama, ambientazioni e personaggi restano comunque un qualcosa di completamente diverso... Cura stessa (l'invocatrice dei Fable) risulta parecchio sui generis, come personaggio: maliziosa, sboccata, scorbutica, forte bevitrice e tormentata dal passato, rappresenta probabilmente quanto di più anti-Yunesco mi venga in mente di immaginare... Personalmente l'ho adorata, e spero che succederà anche a te! :)

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  3. Niente, io ho amato alla follia il primo volume di questa serie, e spero davvero che la Nord pubblichi il secondo perché lo sto aspettando con trepidazione!

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    1. E' davvero stupendo, Aenor...
      Secondo me, Eames è stato in grado di "sistemare" anche quei due o tre piccoli difetti che si potevano notare nel primo volume.
      Teniamo le dita incrociate per l'edizione Nord! *____*

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