giovedì 30 settembre 2021

Recensione: "The Maleficent Seven", di Cameron Johnston

 Se l’unica cosa che mancava nella vostra vita era un retelling in chiave grimdark del film “I Sette Samurai” di Akira Kurosawa... bè, non abbiate paura: “The Maleficent Seven”, il nuovo romanzo di Cameron Johnston, è qui per aiutarvi a colmare l'assenza!

Un libro fantasy divertente, fracassone e iper-violento, che strizza l’occhio a tanto a “Kill Bill” quanto a Suicide Squad”; ai “Magnifici Sette” di John Sturges quanto all’indimenticabile “I Guerrieri di Wyld” di Nicholas Eames…

 

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La trama

Un tempo, Black Herran era una temuta demonologa, la più spietata guerriera del continente di Essoran.

Sei generali, i più potenti e vendicativi della nazione, si erano radunati sotto il suo comando, attratti dalla sua sete di sangue e dal suo desiderio di stravolgere il mondo.

Il piano sembrava semplice: annientare i Paladini, impossessarsi della loro capitale, sradicare il sistema...

E, per una volta, stava andando tutto per il verso giusto. I cattivi stavano vincendo, stavano vincendo sul serio...

E poi, il tradimento.

Alla vigilia della battaglia definitiva, una vittoria certa, Black Herran ha deciso di voltare le spalle ai suoi uomini e andarsene per la sua strada.

Alla fine della guerra, il signore degli Inferi avrebbe reclamato la sua anima, dopotutto; e il generale non è mai stato tipo da rinunciare a qualcosa facilmente.

Dopo il suo abbandono, le canaglie che componevano la sua armata si sono sbranate a vicenda, e i Paladini hanno trionfato.

40 anni dopo, il prezzo di quella sconfitta torna a gravare sulle spalle dell’anziana evocatrice di demoni.

Per salvare Tarnbrook, il tranquillo villaggio di contadini e pescatori che l’ha accolta e in cui la donna, nel frattempo, è riuscita a mettere su famiglia, Black Herran dovrà assemblare la vecchia squadra ancora una volta; radunare i suoi sette generali, i più malvagi fra i malvagi, e imbastire una resistenza disperata al confine della città.

Stavolta, i mostri di Black Herran diventeranno l’ultima speranza di sopravvivenza; se falliranno, un male ancora più crudele e ipocrita finirà per dilaniare Essoran e porre fine a ogni parvenza di libertà...


La banda

Il “cast” di personaggi che incontrerete fra le pagine di “The Maleficent Seven” è composto da uno stuolo di canaglie assolutamente irresistibili. Gente molto cattiva, non mi fraintendete; assassini e approfittatori dal cuore nero come l’inferno, ma che vi conquisteranno in virtù della loro esuberanza e del loro inconfondibile carisma.  

Nell’ordine, possiamo contare: un’ex-generalessa anziana esperta di demonologia, un vampiro mutaforma, una necromante assetata di vendetta, un dio della guerra alcolizzato, una regina pirata, uno scienziato pazzo e una nerboruta guerriera appartenente alla tribù degli orchi.

Una combriccola di protagonisti squisitamente sopra le righe, lasciate che ve lo dica; e il cui unico compito nella vita sembra consistere nel seminare caos, combinare casini e saltarsi reciprocamente alla gola.

La maggior parte di loro sembra saltata fuori dalle vignette di un fumetto Marvel o DC. Il dio della guerra, ad esempio, mi ha ricordato una versione ubriacona e spostata di Thor; il vampiro è una via di mezzo fra Morbius e Carnage,  Black Herran è una sorta di John Costantine in versione sbarellata eccetera eccetera.

Ne consegue un livello di caratterizzazione deliberatamente scarso, dal momento che Cameron Johnston si diverte perlopiù a giocare con i cliché cari al genere e a sguinzagliare la sua allegra brigata di villains nel contesto delle situazioni più surreali, grottesche e pazze che gli vengano in mente; ma anche una quantità di scene irriverenti e infarcite di contagioso umorismo nero, una narrazione incalzante e una sfilza di sequenze d’azione al cardiopalma, l’una più spettacolare e sanguinosa dell’altra.  


Cattivissimi Loro!

L’intreccio di “The Maleficent Seven”, come avrete immaginato, è molto lineare, semplicissimo da seguire. Leggete la quarta di copertina, e capirete cosa aspettarvi.

Johnston riesce comunque a riservarci qualche piccolo (e grande) twist degno di nota; una girandola di tradimenti e ribaltamenti inaspettati, che ci consentono di goderci la trama senza un attimo di noia o distrazioni.

L’ambientazione è molto cupa, brutale; dopotutto, in un mondo in cui i nostri sette “eroi” rappresentano la miglior speranza di sopravvivenza per gli innocenti, i deboli e gli indifesi... Bè, voi provate soltanto a immaginarvi come potrebbero essere fatti i “veri” cattivi! XD

Vale tuttavia la pena spendere due parole a proposito dei continui (e quasi schizofrenici) cambi di prospettiva a cui ci sottopone l’autore.

Mi rendo conto che Johnston stava, in un certo senso, cercando di fare il verso a quel filone tipicamente pulp della narrativa fantasy anni Ottanta (“Dragonlance”, “Forgotten Realms” e via discorrendo), vale a dire quella particolare branca “storica” del genere che non sapeva nemmeno dove stessero di casa, “quisquilie” tecniche come questa;  ma lo scrittore, soprattutto nella seconda metà del romanzo, sembra gestire la focalizzazione a fatica, come se i suoi sette personaggi, esuberanti e prorompenti come non mai, stessero mettendo a dura prova la sua capacità di concentrazione.

Un difetto a cui attribuisco anche l’altro, grosso punto debole di “The Maleficent Seven”, vale a dire l’incapacità di risolvere tutte le sottotrame e di regalare un arco completo ai sette protagonisti. A mio avviso, alcuni personaggi avrebbero meritato un pizzico di luce in più sotto i riflettori.

È anche vero che Johnston non ha escluso del tutto la possibilità di tornare a scrivere di loro in futuro…  non possiamo fare altro che tenere le dita incrociate!




2 commenti:

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