martedì 22 settembre 2015

Recensione: "Abbiamo sempre vissuto nel castello"




Titolo originale: We Have Always Lived in the Castle
Autrice: Shirley Jackson
Serie: //
Disponibile: anche in italiano, edito dalla Adelphi!
Trama: ""A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia."
Le mie opinioni
Nell'Olimpo degli scrittori di romanzi horror/gotici, l'americana Shirley Jackson è indubbiamente riuscita a ritagliarsi un angolino speciale.
Quando Stephen King ne omaggia il talento, ringraziandola per i suoi splendidi libri nella dedica di uno dei propri romanzi, e definendola come l'autrice che "non ha mai avuto bisogno di alzare la voce", il Re del Maine riesce a centrare perfettamente nel punto, io credo.
Anche in "Abbiamo sempre vissuto nel castello" la Jackson sfoggia quello stile particolare, raffinato e pungente, sofisticato e venato di sottile humor nero, per cui è ormai diventata famosa.

Si serve, per l'occasione, di questa sua specifica e affilata cifra stilistica per raccontare l'eccentrica storia delle sorelle  Blackwood, Merricat e Constance, e per evocare atmosfere cariche di significato e di tensione, che riflettono in pieno il disagio, l'ansia e l'iper-sensibilità che affliggono le due introverse protagoniste.
Fin dalle primissime pagine, la fatidica ultima gita di Merricat al villaggio, appare chiaro che la narrazione verrà affidata alla voce sognante e traumatizzata di un personaggio psicologicamente vessato da parecchie complicazioni.
Alla Jackson sono bastate pochissime righe per guadagnare la mia piena attenzione, sentimento che si trasforma ben presto in bruciante curiosità, poi addirittura in morbosa fascinazione.

Constance, Merricat e zio Julian abitano nella loro vecchia magione di famiglia, e la infestano come fantasmi, anche se tecnicamente parlando appartengono ancora al regno dei viventi (o magari invece no... la Jackson è fin troppo abile, e riesce a instillare dubbi sottili nei modi e momenti più impensati, spingendoci con garbo e ironia a dubitare di qualsiasi verità assoluta).
Ripudiano la compagnia degli altri esseri umani, percepiti come Estranei (e dunque ostili, una sorta di nemico naturale...), e trascorrono i loro giorni in un volontario e sereno isolamento, mitigato dalle saltuarie (e sgradevoli) visite di qualche signora di paese, dall'uso sfrenato della propria immaginazione e dalla compagnia del vivace gatto Jonas.

Il legame che lega le due sorelle è un po' ambiguo, ma anche compatto e saldo come una roccia, cementato dalla fiducia e dall'affetto reciproco.
La piccola Merricat, in particolare, è cresciuta all'ombra di una tragedia spaventosa, l'omicidio dei genitori, del fratellino e della zia per mezzo di un letalissimo veleno, somministrato agli ignari familiari nel corso di un memorabile (e inquietantissimo, dal punto di vista del lettore) ultimo pasto.
Constance rappresenta adesso per Merricat l'universo intero, l'unica persona importante e "reale" in una società che lei percepisce (magari senza neppure sbagliarsi più di tanto, chi lo sa...) come "sbagliata", aliena, patologicamente malvagia e distruttiva.

Uno degli elementi che mi hanno conquistato durante la lettura è stato proprio questo: l'incertezza costante, quel duplice senso di disagio, di orrore strisciante, che il lettore è chiamato a sperimentare.
Se da un lato, infatti, ci ritroviamo ad assistere alle deliranti cene delle famiglia Blackwood in preda a un forte senso di sbigottimento (i nomi di Merricat, Constance e Julian non avrebbero sicuramente sfigurato su un eventuale elenco di invitati a uno dei famosi tea-party del Cappellaio Matto...), restando sempre immersi in un clima di impalpabile tensione e sospetto, dall'altro ci scopriamo anche affascinati da questi pazzeschi e surreali personaggi, al punto da provare affetto verso di loro, arrivando piano piano a vedere le cose attraverso i loro occhi spiritati.
È con l'astio e l'antipatia spontanea di Merricat che accogliamo ogni nuovo arrivo alla magione, infatti; la sua preoccupazione, la gelosia e gli istinti di protezione nei confronti della delicata sorella maggiore diventano allora in fretta anche i nostri.

È da notare come la Jackson sia riuscita a valicare, con questo romanzo, qualsiasi possibile limitazione imposta dai canoni del genere.
Di qualsiasi genere.
Considero "Abbiamo sempre vissuto nel castello" una storia di fantasmi, ad esempio, ma di un tipo ben diverso da quello a cui siamo abituati.
Si tratta di un romanzo gotico, di un giallo, di un thriller psicologico, e al tempo stesso di una commedia, una pantomima grottesca, una saga familiare intrisa di isteria, complicità e paranoia.
Leggerlo significa allontanarsi dai sentieri familiari della consuetudine e della cosiddetta "normalità", per inerpicarsi piuttosto lungo i sentieri tortuosi e tormentosi evocati dalla voce narrante di una personalità instabile, nevrotica, diabolicamente complessa.

Insieme a Merricat, verrete invitati dallo stile suadente e persuasivo della Jackson ad abbandonare la realtà così come l'avete sempre conosciuta, per trasferirvi piuttosto nel continente selvaggio e misterioso della vostra immaginazione.
Solo per scoprire, una volta arrivati lì, che la bestia, il mostro per antonomasia, potrebbe anche nascondersi all'interno della nostra mente, o in quella del nostro vicino.
Potrebbe essere solida e reale quanto gli affetti che abbiamo più cari al mondo, o magari anche di più.
O potrebbe rivelarsi evanescente come un sottile spiraglio di luce, intravisto dalle più oscure profondità di un castello diroccato, abbarbicato al ciglio di un desolato cratere lunare...

Giudizio personale: 9.0/10


22 commenti:

  1. Non ho mai letto nulla di Shirley Jackson, ma voglio assolutamente rimediare e magari inizierò proprio da questo romanzo.

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    1. Potrebbe essere un'ottima idea, Beth! Il suo romanzo più famoso è "L'incubo di Hill House", ma io l'ho letto quando ero ancora troppo giovane per apprezzarlo come si deve: mi riprometto infatti di rileggerlo a breve! ;D

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  2. Devo leggerlo, assolutamente.
    Poi la Jackson è una delle beniamine del nostro Re. ;)

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    1. Infatti! Penso sia stato proprio grazie all'eterna devozione di King nei suoi confronti che l'ho scoperta per la prima volta! ;D

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  3. Va a finire dritto dritto nella lista dei prossimi acquisti, dovrebbe esser illegale non aver letto nulla di quest'autrice quindi devo rimediare in fretta! :)

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    1. Ahaha sì, direi che hai proprio ragione! :D
      Anch'io mi ripropongo di acquistare al più presto tutti gli altri suoi libri! ^___^

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  4. Di Shirley Jackson ho letto L'incubo di Hill House, e quando deciderò di leggere qualcos'altro di suo sarà sicuramente questo :)

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    1. A me "L'incubo di Hill House" è piaciuto, ma temo di averlo letto troppo presto: se non ero alle medie, forse frequentavo il primo anno di liceo o giù di lì... Mi sono ripromessa di rileggerlo al più presto, perché voglio avere la possibilità di apprezzarlo per bene! :)

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  5. Mi manca, ma lo corteggio da tempo immemore.

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    1. Devi cedere alla tentazione al più presto: la mente dietro questo romanzo è brillante, non puoi assolutamente perdertelo! ^_____^

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  6. Ciao! :) Complimenti per la recensione! Questo lo punto da parecchio ma direi che è il caso di darmi una mossa e metterlo in lettura!!! *__*

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    1. Assolutamente sì! ;D
      Anch'io devo sbrigarmi a comprare gli altri romanzi della Jackson: voglio leggere tutto quello che è stato pubblicato di questa autrice, mi sono follemente innamorata del suo stile e della sua arguzia! *____*

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  7. Voglio leggere questo libro da un secolo! Bella recensione, sicuramente mi ha fatto aumentare la voglia xD

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    1. Io l'ho cominciato d' impulso, e.... sai una cosa? Non sono più riuscita a smettere di leggerlo, l'ho divorato in un paio di giorni! :P

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  8. Autrice di indubbio talento, ma questo libro non mi ha convinto al 100%

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    1. Oh, come mai?
      Io ora sono curiosissima di buttarmi anche sugli altri della Jackson: il suo stile è meraviglioso! <3

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  9. Che bella recensione, davvero invitante!! Confesso di non conoscere quest'autrice e il fatto che Stephen King la ammiri tanto da dedicarle un libro mi convince ancor di più a volerla finalmente leggere!! *_*

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    1. Sì, il Maestro ha ribadito in più di un'occasione la sua ammirazione nei confronti della Jackson, e sostiene anche di avere un enorme debito di gratitudine nei suoi confronti, dal momento che le sue opere l'hanno influenzato nel corso di tutta la carriera.
      Credo di avere finalmente capito cosa voleva dire! ;D

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  10. Era già nella mia reading list da un po' ma adesso ho ancora più voglia di leggerlo!

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    1. Non lasciartelo scappare: la Jackson è meravigliosa, voglio leggere assolutamente tutti i suoi libri! ^_____^

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  11. Confesso di non aver mai letto niente della Jackson, ma la tua recensione mi ha davvero incuriosita, Sophie. Devo leggerlo, non mi dispiacerebbe perdermi tra i corridoi di casa Blackwood...

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    1. Assolutamente: è un libro brillante, Jerry, credimi! ;D

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