domenica 6 dicembre 2020

Recensione: "Over the Woodward Wall", di A. Deborah Baker (alias Seanan McGuire)

"Se ti fiderai di lei, 

non tornerai mai a casa..."

The Up-and-Under, Vol. 1

Potete acquistarlo QUI in inglese

"Avery è un bambino eccezionale. 'Precisione' è la sua parola d'ordine e viene applicata a tutto quello che fa, dal modo in cui si lava la faccia a quello in cui completa i suoi compiti a casa - senza mai lamentarsi, fare baccano o aver bisogno di esortazioni. Anche Zib è una bambina eccezionale, perché ogni bambino lo è, a modo suo. Ma laddove tutto quello che Avery fa ed è può essere misurato e calcolato, niente di quello che Zib pensa e fa può essere predetto, perché l'imprevedibilità e il caos sono il suo stile di vita. Zib e Avery vivono sulla stessa strada. Vivono in due mondi completamente diversi. Ma, una mattina, si ritrovano a scalare lo stesso Muro di pietra e a piombare nel mondo di Up- and-Under - una terra impossibile, popolata di mistero, avventure e stranissime creature. Per tornare indietro, dovranno imparare a scoprire chi è l'altro - e trovare se stessi."


Chi è A. Deborah Baker?

Se avete letto “Middlegame”, conoscete già la risposta a questa domanda: alchimista, pioniera, ricercatrice, nota scienziata pazza… acclamata autrice di libri fantasy per bambini. Libri particolari, beninteso… L’odissea di due bambini che superano un muro incantato e si ritrovano ad attraversare una landa incantata, e quante volte abbiamo già sentito questa storia? Ma, se avete letto “Middlegame”, sapete anche che “Over the Woodward Wall” era il titolo del romanzo/codice criptografico che conteneva tutte le indicazioni necessarie ad arrivare alla Città Impossibile, la meta definitiva dell’assurdo viaggio dei protagonisti Roger e Dodger.

E così, adesso lo sapete: Deborah A. Baker è Seanan Mcguire (chi altri?), pronta a sfoggiare un nuovo pseudonimo letterario (dopo Mira Grant) e a trasformare la fantasmagorica avventura degli amici Zib e Avery nel mondo di Up-and-Under in una vera e propria trilogia letteraria!

Over the Woodward Wall”, come avrete intuito, è un libro che gioca molto con i concetti di citazionismo e metatesto. La Baker/Mcguire lo scrive pensando a “Il Mago di Oz”, ad “Alice nel Paese delle Meraviglie”, a “Le Cronache di Narnia”. Poiché è una maestra del portal fantasy (vi basterà leggere la sua straordinaria serie YA “Wayward Children” per averne la conferma), introduce, ovviamente, anche riferimenti a classici del genere dall’impronta infinitamente più moderna e recente (uno su tutti, l’indimenticabile “La Bambina che Fece il Giro di Faeryland per Salvare la Fantasia” dell’immensa Catherynne Valente).

Da fedele fan della McGuire, posso aggiungere che “Over the Woodward Wall” rappresenta anche una fedele testimonianza del suo eclettismo e della sua maturità stilistica. La trama e l’intreccio di questo libricino hanno uno sviluppo lineare, addirittura prevedibile; ma la voce dell’autrice, oltre alla sua impeccabile padronanza tecnica e linguistica, contribuiscono ad aumentare in modo smodato il piacere della lettura. Possiede una “spigolosità” tutta sua, la voce della Mcguire… Le sue parole, taglienti come un coltello, ti scivolano dentro come una lama; ma il suo è un bisturi, non un machete, e la sua precisione chirurgica è esattamente ciò che le consente di insinuarsi sotto la tua pelle. Non con l’obiettivo di ferire o creare scalpore, badate: semplicemente, per cercare di stabilire un contatto con quella parte di te che, nel corso dell’infanzia, è rimasta ferita o danneggiata, subendo piccoli traumi e grandi ferite; insomma, per raggiungere il bambino che, pur avendo superato da un pezzo le soglie dell’età adulta, “non è morto, ma è sopravvissuto” (per dirla con le bellissime parole di Ursula Le Guin*).  Parte del grande talento della McGuire, secondo me, consiste nel sapere esattamente come, quando e dove “tagliare” per riuscire a comunicare con quella parte.

Dal punto di vista dei personaggi, devo dire che sono state soprattutto le varie “guide”/personaggi-Mentore a colpirmi in modo particolare. Non sono riuscita a provare un grande affetto nei confronti di Avery e Zib, ma la Ragazza Corvo mi ha completamente conquistato! Forse, non è un caso: nell’ottica del lapalissiano parallelismo che si viene a creare fra “Over the Woodward Wall” e gli eventi narrati in “Middlegame”, la Ragazza Corvo rappresenta nientemeno che la mia adorata Erin, a mio avviso uno dei personaggi più complessi, intriganti e controversi che la McGuire abbia mai creato.

Ha senso leggere l’opera della Baker, senza aver prima divorato il romanzo originale? Secondo me, sì e no. Se amate la letteratura per l’infanzia, resterete ammaliati dalle creature che popolano l’Up and Under e dalle preziose “pillole di saggezza” scandite dai suoi numerosi messaggeri.  In caso contrario, vi consiglierei di passare a “Over the Woodward Wall” soltanto dopo aver letto e adorato “Middlegame” con ogni singola fibra del cuore. Anche per lenire la vostra nostalgia, in attesa dell’uscita di “Seasonal Fears”, uno dei sequel più attesi del 2022! ;D

 

Giudizio personale:

8.0/10



*I believe that maturity is not an outgrowing, but a growing up: that an adult is not a dead child, but a child who survived.", Ursula Le Guin, The Language of the Night: Essays on Fantasy and Science Fiction.

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