Visualizzazione post con etichetta Guillermo del Toro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Guillermo del Toro. Mostra tutti i post

sabato 9 maggio 2020

"Scary Stories to Tell in the Dark": la mia recensione del film horror per ragazzi di André Øvredal...


film horror per ragazzi - 2019 - Guillermo del Toro

Potete acquistare QUI il film in dvd/bluray


"Scary Stories to Tell in the Dark" è un film horror per ragazzi diretto da André Øvredal ("The Autopsy") e scritto/prodotto da Guillermo del Toro.
La pellicola è liberamente ispirata a una popolare raccolta di racconti che porta il medesimo titolo (in Italia il libro illustrato di  Alvin Schwartz è stato pubblicato dalla casa editrice DeAgostini).

Probabilmente avevo delle aspettative troppo alte nei confronti di questo adattamento cinematografico.
Alla resa dei conti, infatti, mi sono ritrovata ad apprezzare diversi aspetti "tecnici" di "Scary Stories to Tell in the Dark" (fotografia, costumi, trucco, effetti speciali...), ma di certo nulla che mi permetta di classificarlo come un film imperdibile.
La trama tende a rifarsi al classico canovaccio filo-Strangers Things, con un'abbondante spolverata di cliché e luoghi comuni tipici della più classica delle storie di fantasmi anni '90, con tanto di maledizione annessa e connessa: la notte di Halloween, un gruppo di ragazzini presi di mira dai bulli trova rifugio in un edificio di dubbia fama e rievoca la leggenda di una sinistra avvelenatrice di bambini.
 Fra tetre visioni e sinistri scricchiolii, la protagonista Stella (Zoe Margaret Collett) si imbatte in un libro scritto col sangue e decide (Dio solo sa perché) di portarselo a casa. Da qual giorno, i suoi malcapitati amici cominceranno a sparire l'uno dopo l'altro...

È difficile capire quale sia esattamente l'obiettivo di un film come "Scary Stories to Tell in the Dark". Un bambino sui dieci, undici anni potrebbe rischiare di spaventarsi durante la visione delle scene più macabre e raccapriccianti; un adulto, viceversa, finirà probabilmente con il ritrovarsi a sbadigliare e a lanciare occhiate svogliate all'orologio in più di un'occasione, per via dell'estrema prevedibilità della sceneggiatura.
Se avete con voi dei bambini in età da scuola media/inizio superiori, magari grandi appassionati dei leggendari "Piccoli Brividi" di R. L. Stine, il discorso ovviamente cambia: sospetto infatti che, insieme ai vostri pargoletti, potreste anche divertirvi parecchio a seguire le rocambolesche disavventure dei giovani eroi del film a spasso per cupi scantinati, infami stanze della tortura e asettici corridoi d'ospedale maledetti...

La familiarità rassicurante delle formula alla base del film e l'innegabile abilità del regista contribuiscono dopotutto a creare una pellicola gradevole e piuttosto spassosa; priva di grandi pretese, ma anche innegabilmente simpatica da guardare con la famiglia riunita al gran completo sul divano, con una bella ciotola di popcorn sul tavolino e il telecomando pronto in mano...


Giudizio personale:
6.2/10




domenica 1 novembre 2015

Recensione: "Crimson Peak" (film)

Quest'anno, a causa di alcuni imprevisti, temo proprio di essermi persa la festa di Halloween con tutto il suo vasto e colorato (si fa per dire...) campionario di scherzetti, dolcetti e film horror.
Poco male, immagino: del resto, là dove lavoro io i dolcetti non mancano di certo, i film dell'orrore continuerò a guardarli per tutto l'anno, e... bé, in quanto agli scherzetti, scommettiamo che ne farò volentieri a meno? ;D

Tanto per restare in tema "spaventoso", però, ci tengo molto a postarvi qualche parola a proposito di "Crimson Peak", l'atteso e chiacchieratissimo ultimo film di Guillermo Del Toro!


Titolo originale: Crimson Peak
Regia: Guillermo Del Toro
Cast: Mia Wasikowska, Tom Hiddleston, Jessica Chastain, Charlie Hunnam, Jim Beaver, Leslie Hope, Doug Jones
Anno: 2015
"In una cupa Inghilterra del diciannovesimo secolo, all’interno di una minacciosa abitazione vittoriana persa nelle campagne rurali del nord: la vita di Edith Cushing si svolge qui, impegnata nel suo lavoro da aspirante scrittrice e combattuta tra l'amore per due persone diverse. All'indomani di una tragedia familiare, l'esistenza della ragazza si trasforma in un incubo, i cui oscuri protagonisti si rivelano essere il nuovo, misterioso marito e la casa stessa, che la travolge con i suoi più paurosi ricordi."


Fin dai tempi di "Alice in Wonderland", devo confessare, NON mi considero affatto una fan di Mia Wasikowska.
Intendiamoci, ritengo che abbia fatto un ottimo lavoro con il personaggio di India in "Stoker", un dramma familiare/psico-thriller per la regia di Chan-wook Park, e mi è piaciuta abbastanza anche la sua interpretazione in "Maps to the stars".
Ma le ragioni del suo straordinario successo continuano a restarmi sconosciute, così come pure ignoro i motivi che hanno spinto così tanti registi validi e affermati (oltre a Del Toro, citiamo qui a titolo esemplificativo Tim Burton e David Cronenberg) ad affidare proprio alla Wasikowskan dei ruoli chiave così delicati e complessi.
In "Crimson Peak", ho tuttavia avuto modo di apprezzare la sua notevole presenza scenica, e alla resa dei conti credo proprio che la giovane attrice sia riuscita a tenere il passo con i suoi colleghi Chastain e Hiddleston in maniera più che dignitosa.
Il suo personaggio, Edith, è piuttosto piacevole e anticonvenzionale, anche se soffre, dietro precisa scelta narrativa, di tutti quei piccoli cliché caratteriali tipici della narrativa e del cinema gotico "romantico".
Il perfetto archetipo, quindi, dell'eroina sensibile e molto ingenua, la quale, pur godendo di una forte volontà e di un'indole indipendente, finisce per ritrovarsi sposata a un carismatico quanto misterioso baronetto inglese, e quindi per trasferirsi nel suo cupo e scricchiolante maniero.

Una casa infestata davvero suggestiva e affascinante, quella escogitata da Del Toro, senza alcun dubbio degna di una mega-attrazione da luna park di alto livello.
Il film, nella sua interezza, rappresenta infatti per me un classico esempio di quel che si definisce «una forma di intrattenimento intelligente».
Esteticamente parlando, "Crimson Peak" è quasi impeccabile; le ambientazioni, le atmosfere e i costumi sono affascinanti e decadenti al punto giusto. E poi, vi dirò... sono impazzita per le scene dedicate ai sogni di Edith, con la presenza di quella rosseggiante e altissima figura spettrale a incombere sempre e comunque su ogni possibile prospettiva.

Il voler a tutti i costi rispondere a ogni singolo canone del genere in cui si inserisce, chiaramente, ha anche reso il film di Del Toro vulnerabile sotto altri cento punti di vista.
Credo che le due mancanze più vistose si possano riassumere in una grave assenza di "profondità" dei contenuti, e nella prevedibilità classica di molte svolte della trama.
Ed è da sottolineare, secondo me, come entrambe siano da imputare al Del Toro sceneggiatore, e non al Del Toro regista, che dal mio punto di vista è stato in grado di valorizzare al meglio il materiale che aveva fra le mani.

Fatemi spendere due parole, in chiusura, per Tom Hiddleston e Jessica Chastain.
Sono entrambi talmente perfetti nei rispettivi ruoli da avermi fatto sperare che nell'edizione degli Oscar di quest'anno qualcuno pensi bene di inserire la categoria: "miglior anti-eroe ombroso in costume dell'età post-vittoriana".
Per Jessica Chastain, in particolare, proporrei una menzione speciale; un po' perché l'Academy glielo deve, dopo averle negato il giusto riconoscimento per la splendida prova offerta in "Zero Dark Thirty", e un po' perché la Chastain risulta sempre talmente brava e credibile da farti sgranare gli occhi per la meraviglia e la gioia!

Giudizio personale: 7.0/10




lunedì 18 agosto 2014

Recensione: "La spina del diavolo" (film)




Titolo originaleEl espinazo del diablo
Regia: Guillermo del Toro
Cast:  Eduardo Noriega, Marisa Paredes, Federico Luppi, Fernando Tielve, Íñigo Garcés, Irene Visedo, José Manuel Lorenzo, Francisco Maestre, Junio Valverde, Berta Ojea, Adrian Lamana.
Anno: 2001

"Spagna, anni '30. Abbandonato dalla madre in un orfanotrofio di Santa Lucia, Carlos, inizia a vedere il fantasma di un bambino. Da subito intuisce che si tratta di un vecchio alunno dell'istituto, scomparso in circostanze misteriose..."



"Che cos'è un fantasma? 
Un evento terribile condannato a ripetersi all'infinito, forse solo un istante di dolore, qualcosa di morto che sembra ancora vivo, un sentimento sospeso nel tempo come una fotografia sfuocata, come un insetto intrappolato nell'ambra."
Comincia sull'onda di queste meditabonde riflessioni "La spina del diavolo", l'incalzante e suggestiva ghost- story diretta dal regista/sceneggiatore messicano Guillermo del Toro diversi anni fa.
Un dolente e addolorato tuffo nel passato, un film che, per una ragione o per l'altra, non ero mai riuscita a vedere, e che in questa torrida (almeno dalle mie parti!) estate sono finalmente riuscita a recuperare.
Come nel piccolo capolavoro "Il Labirinto del Fauno", anche in questo caso le tematiche classiche della cinematografia (o narrativa) di genere gotico/fantastico si intrecciano abilmente con quelle storiche, dando vita a un film che si ripromette di trascendere il mero obiettivo di far trasecolare lo spettatore sulla poltrona, spaventandolo a forza di sinistri scricchiolii e truci apparizioni intraviste con la coda dell'occhio, per puntare decisamente più in alto.
"La spina del diavolo" cerca infatti di sollevare parecchi interrogativi angoscianti, scuotendo le coscienze ed incoraggiandole a riflettere sulla vera essenza della natura umana - tendenzialmente volta all'egoismo, alla violenza, alla distruzione - e sulle atrocità e le conseguenze generate da quello che George Martin definirebbe senz'altro "il tempo dei lupi": la guerra, infatti, partorisce dei mostri inimmaginabili, sempre; creature  disumane dalle fattezze sin troppo ordinarie che, neanche a dirlo, riescono a incutere molto più terrore di qualsiasi creatura sovrannaturale mai concepita dall'immaginazione dell'uomo.
La pellicola, si deve dire, secondo me non è sempre efficacissima; le interpretazioni di alcuni attori, per esempio, mi hanno convinto poco, e per di più le atmosfere pesanti e sospese del film mi hanno fatto pensare, in alcuni punti, a certe bizzarre soap opera sudamericane, di quelle che, per un certo periodo, hanno spopolato fra le casalinghe e le giovani studentesse universitarie anche qui da noi XD...
La storia è molto, molto bella, però, ed è senz'altro riuscita a coinvolgermi e a farmi emozionare.
Anche il finale, del resto, secondo me si fa apprezzare tantissimo...
Guardatelo anche voi, nel caso in cui non l'abbiate ancora fatto, e sappiatemi dire! ;D

Giudizio personale: 6.8/10



lunedì 11 agosto 2014

Recensione: "Pacific Rim" (film)



Titolo originale: Pacific Rim
Regia: Guillermo del Toro
Cast: Charlie Hunnam, Rinko Kikuchi, Charlie Day, Burn Gorman, Idris Elba, Max Martini, Robert Kazinsky.


"Quando una legione di creature mostruose, chiamate Kaiju, emerge dagli oceani, scoppia una guerra destinata a distruggere milioni di vite e consumare le risorse per tutti gli anni a venire. Per combattere i giganteschi Kaiju viene creata un'arma speciale: enormi robot, chiamati Jaeger, controllati simultaneamente da due piloti collegati a una rete neurale. Due improbabili eroi: un ex pilota caduto in disgrazia e una ragazza senza esperienza, saranno l'ultima speranza dell'umanità prima dell'apocalisse."


Nell'ambito del dorato mondo dell'intrattenimento cinematografico hollywoodiano, pochi nomi rappresentano per me una garanzia di successo quasi inevitabile: quello di Guillermo del Toro, regista e sceneggiatore de "Il Labirinto del Fauno",  è sicuramente fra i primi due o tre che mi vengono in mente quando provo a elencarli.
"Pacific Rim" si direbbe a prima vista (e in effetti, è proprio così!) il classico blockbuster fracassone a sfondo catastrofico, di quelli che un po' richiamano la filmografia di Roland Emmerich o Micheal Bay, per capirci; eppure, fortunatamente, il film di Del Toro riesce a tenersi ben lontano sia dalla retorica ridondante di cui è imbevuta gran parte dell'opera del primo, sia dagli eccessi auto-compiaciuti e dai toni fin troppo sornioni del secondo.
Al contrario: quello che "Pacific Rim" riesce a fare, nell'arco di due ore abbondanti di azione scatenata e sbalorditivi effetti speciali, è riportare a galla il bambinone (o la bambinona, nel caso della sottoscritta! :P) che si annida in ciascuno di noi, colmando lo spettatore di quel senso di infantile e deliziosa meraviglia che ogni "monster movie" degno di questo nome dovrebbe essere in grado di rievocare!
Del Toro strizza l'occhio a "Godzilla" e a "Jurassic Park", affida le parti principali a un cast di attori poco noti, le cui interpretazioni fresche e convincenti si rivelano fondamentali per innescare un senso di solida empatia fra i due opposti versanti dello schermo; condisce il tutto con un pizzico di sana ironia alla Whedon e stravince (alla grande e del tutto meritatamente, secondo me!) la sua ben poco azzardata scommessa col grande pubblico.
Per quanto mi riguarda, mi sono divertita moltissimo durante la visione (è stato un po' come guardare un anime girato in live action, da un certo punto di vista! XD), ho provato tanta simpatia per i giovani protagonisti e ho letteralmente adorato (come non sottolinearlo?!)  soprattutto i folli personaggi dei due scienziati, Newton Geiszler (Charlie Day) e Gottlieb (Burn Gorman)... per non parlare poi dell'incredibile e pittoresco Hannibal Chau XD, interpretato dal mio caratterista preferito di sempre, l'immenso Ron Perlman in persona!
Rimpiango solo di aver perso l'occasione di vederlo in sala: proiettato su un maxischermo, al cospetto di una platea buia, senza dubbio il film sarebbe riuscito a dare anche di più...

Giudizio personale: 8.2/10




:)
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...