venerdì 20 aprile 2018

Recensione: "The Armored Saint", di Myke Cole


The Sacred Throne, Vol. 1
Disponibile in inglese

“Dopo essere stata testimone di un orrendo massacro, la giovane Eloise decide di opporsi all’Ordine e di rischiare il tutto per tutto, attirando le ire dei sacerdoti su se stessa, sulla sua famiglia e sul suo intero villaggio. Per la prima volta, qualcuno sceglierà di confrontarsi con il vero pericolo che i maghi rappresentano per il mondo, e di mettere in discussione la linea di confine che esiste fra la sicurezza delle persone e la necessità di continuare a credere nella giustizia.”


Quando personaggi del calibro di Robin Hobb o Mark Lawrence iniziano a descrivere l’esordio di una nuova saga fantasy usando espressioni incalzanti del tipo “spietato e pronto a spezzarvi il cuore”, o “brutale e divertente in ugual misura”, capisci che è arrivato finalmente il momento di fare un salto sul kindle store e prepararti a sborsare qualche altro euretto.
E’ esattamente ciò che mi è capitato in occasione dell’uscita di “The Armored Saint”, un romanzo “grimdark” scritto dall’autore americano Myke Cole.

Se il genere rientra fra i vostri preferiti (come nel caso della sottoscritta) sono convinta del fatto che dovreste assolutamente prendere in considerazione l’idea di concedergli una possibilità. “The Armored Saint” è, a mio avviso, un libro abbastanza singolare, che vanta l’indiscusso merito di riuscire a bilanciare quasi alla perfezione la sua vena brutale, implacabile e “sporca” (per non parlare poi dalla sua sinistra ambientazione, ai confini estremi dello splatter nudo e crudo…), con l’esigenza di narrare una storia di formazione personale dai risvolti estremamente toccanti e delicati.

Nell’arco di poco più di 200 pagine, Myke Cole riesce a compiere ciò che per molti altri autori avrebbe potuto benissimo rivelarsi una chimera: evocare per noi l’immagine, credibile e vividissima, di un oscuro mondo simil-medievale, una sorta di terrificante limbo infernale dominato dal fanatismo religioso e oppresso da una crudele e sempre più corrotta casta sacerdotale.
L’impatto emotivo degli eventi narrati viene amplificato dalla rapida connessione empatica che il lettore viene incoraggiato a stabilire con la protagonista di “The Armored Saint”, la giovanissima Eloise; una ragazzina caparbia e forte come l’acciaio, complicata e tremendamente vulnerabile, che gli ingranaggi della storia si muoveranno presto per cercare di schiacciare e spazzare via dalla faccia della Terra.

Personalmente, credo che questo libro contenga almeno due fra le scene più terrificanti, memorabili e scioccanti che abbia mai letto. Roba da far rabbrividire nel sonno perfino il caro, vecchio George R. R. Martin, per intenderci…  Senza contare il fatto che, durante la lettura, colpi di scena al cardiopalma e conseguenze inenarrabili non tardano certo ad arrivare…
Gli unici paragrafi di “The Armored Saint” che ho fatto un po’ fatica a digerire, a essere del tutto sincera, sono stati quelli relativi alla minuziosa e capillare spiegazione del funzionamento di questa specie di colossale “armatura” da paladina con cui Eloise entra in contatto a un certo punto della storia. Non sono una grandissima appassionata di meccanica (né di tecnologia, per quanto fantascientifica o improbabile…), e devo confessare che questi particolari passaggi del romanzo mi hanno un tantino annoiato. 

Ciò premesso, reputo “The Armored Saint” un libro validissimo, e non vedo l’ora di scoprire cosa accadrà nei prossimi volumi della trilogia (l’uscita di "The Queen of Crows" è programmata per il prossimo 16 ottobre). Se il secondo romanzo riuscirà a farmi infuriare/disperare soltanto la metà, c’è da scommettere che sarò costretta a tenere a portata di mano un abbondante pacchetto di fazzoletti, oltre che a prepararmi a tirar fuori dall’armadio la mia fida pallina anti-stress…


In estrema sintesi: a metà strada fra la delicata storia di formazione e una sorta di terrificante retelling in salsa “grimdark” degli inquietanti eventi che hanno portato all’ascesa di Giovanna d’Arco, “The Armored Saint” è un libro “veloce”, cupo, brutale, spietato e indimenticabile. Assolutamente inadatto ai deboli di stomaco (e di cuore), il libro di Cole tende a conficcarsi nelle viscere come un arpione, e a lacerare qualsiasi organo vitale abbia la sfortuna di trovarsi da quelle parti…





domenica 15 aprile 2018

5 (brevi) libri horror da leggere tutti d'un fiato




Con il termine “novella”, nel mondo anglofono, si tende abitualmente a riferirsi a ciò che, qui in Italia, siamo spesso abituati a chiamare “romanzo breve”.

Nel corso degli ultimi mesi, sono riuscita a recuperare diversi titoli interessanti, tutti relativi al genere horror, e per lo più pubblicati dalla casa editrice americana Tor.com (la quale, detto per inciso, sta portando avanti dei progetti di portata veramente stellare al momento, ragazzi!).

In ogni caso, ho pensato di raccogliere in una breve lista tutti i libri horror che mi sono capitati per le mani recentemente, e di presentarveli in ordine di rigoroso apprezzamento personale. Tenete conto che di alcuni torneremo a parlare in maniera più dettagliata: ho da poco finito di leggere, ad esempio, il secondo volume delle avventure di Danielle Cain, di Margaret Killjoy (alias il sequel di “The Lamb Will Slaughter the Lion”) e intendo scriverne una sintetica recensione nel corso della settimana, visto che l’ho apprezzato addirittura più del primo.

Per quanto riguarda “Rolling in The Deep”, invece, dovete sapere che la novella introduce un romanzo molto più lungo, intitolato “Into The Drowning Deep” e uscito sul finire dell’anno scorso. Dal momento che ho intenzione di leggerlo quanto prima, direi che avremo senz’altro il discorso di approfondire il discorso “terrificanti sirene dentute appostate nelle insondabili profondità della Fossa delle Marianne.” Ad ogni modo, la novella di Mira Grant (alias la mia beniamina Seanan McGuire) si è rivelata perfettamente in grado di farmi gelare il sangue nelle vene… E, credetemi, in campo libresco non sono mai stata una incline a lasciarsi spaventare troppo facilmente!


Rolling in the Deep
 di Mira Grant 
(alias Seanan McGuire)


“Quando i dirigenti della Imagine Network hanno deciso di commissionare un documentario sulle sirene, affidando l’incarico di realizzare le riprese necessarie alla nave da crociera Atargatis, non si aspettavano davvero di ottenere nulla di diverso da quanto avessero già ricevuto in precedenza: un assortimento di testimonianze in grado di provare il nulla assoluto, un mucchio di video inconsistenti capaci di provare ancora meno, e il tipo di ascolti che possono scaturire soltanto dal fascino esercitato dalle creature immaginarie sulle grandi masse. Non si aspettavano di trovare le sirene. E, di sicuro, non si aspettavano che le sirene avessero i denti.
Questa è la storia dell’Atargatis, persa in mare insieme a tutto il suo equipaggio. Alcuni l’hanno definita una truffa televisiva; altri, l’hanno descritta semplicemente come una tragedia marittima. La verità potrà essere trovata soltanto nelle insondabili profondità della Fossa delle Marianne… ma quel genere di profondità tende a custodire i suoi segreti molto gelosamente.”

Disponibile in inglese



The Lamb Will Slaughter the Lion
 di Margaret Killjoy


“Mentre cerca indizi sul misterioso suicidio del suo migliore amico, Danielle Cain si avventura nell’abusiva, utopistica città di Freedon, Iowa, e assiste all’apparizione di uno spirito protettivo – nella forma di un cervo rosso sangue, munito di tre corna – che inizia a rivoltarsi contro i suoi evocatori. Adesso, lei e i suoi amici dovranno agire alla svelta, se intendono salvare la città – o anche solo riportare indietro la pelle.”

Disponibile in inglese



La Ballata di Black Tom 
di Victor La Valle


“"New York, anni Venti. Charles Thomas Tester è un "intrattenitore" nella Harlem del jazz. Lui sa come lanciare un incantesimo anche senza magia e come attirare la gente. Ma quando dovrà consegnare un pericoloso libro a una maga solitaria nel cuore del Queens e s'imbatterà in un ricco occultista di nome Robert Suydam a Flatbush, sulle cui tracce è l'investigatore Thomas Malone, il giovane nero di Harlem aprirà la porta a un regno di profonda e imperscrutabile magia, attirando l'attenzione di creature che sarebbe meglio lasciare dormienti. L'umanità sarà davvero spazzata via? Il globo tornerà di nuovo ad appartenere a... Loro? "La ballata di Black Tom" riprende uno dei classici del fantastico, "Orrore a Red Hook" di H.P. Lovecraft, immergendolo nella realtà degli afroamericani della New York degli anni Venti."

Disponibile anche in italiano



The Murders of Molly Southbourne
di Tade Thompson


“La regola è semplice: non sanguinare.
Da quanto a Molly Southbourne  è dato ricordare, non ha mai fatto altro che guardare se stessa morire e morire ripetutamente. Ogni volta che la ragazza sanguina, per qualche strano motivo, nasce un’altra Molly, identica a lei da qualsiasi punto di vista – e sempre votata alla distruzione dell’originale. Molly è in grado di uccidere i suoi cloni in mille modi, ma sa anche che continuerà a venire perseguitata fino all’ultimo dei suoi respiri. Non importa quanto sia pronta a seguire le regole: alla fine, le Molly riusciranno sempre a trovarla…”

Disponibile in inglese



The Twilight Pariah 
di Jeffrey Ford


“Tutto quello che Maggie, Russell e Henry volevano fare, durante la loro ultima vacanza dal college, era ubriacarsi e giocare a fare gli archeologi in una vecchia casa sperduta fra i boschi appena fuori città. Ma quando provano a scavare fra le rovine della vecchia latrina della magione, i ragazzi si imbattono in qualcosa di molto più misterioso: una bottiglia sigillata, colma di liquido rosso, assieme al bizzarro scheletro di un bambino munito di corna. Disturbare quei resti innesca una spirale di eventi destinata a mandare all’aria le loro vite. I ragazzi iniziano a sentirsi seguiti ovunque vadano, le loro case vengono vandalizzate da anonimi sconosciuti, e persone a cui tenevano finiscono brutalmente, orribilmente e irrimediabilmente smembrate. E se i tre amici avessero risvegliato qualcosa? Una creatura che non si fermerà davanti a niente e nessuno, pur di ritrovare il suo bambino…”

Disponibile in inglese



sabato 14 aprile 2018

My World Award 2018


Buon pomeriggio, amici miei! ^____^      

Un paio di giorni fa, visitando l’insuperabile blog “A Game of TARDIS” della nostra amica Katerina, mi sono imbattuta nel simpaticissimo tag “My World Award 2018”. Dopo aver dato un’occhiata alle sue domande, ho subito pensato: perché no? Voglio assolutamente provarci anch’io… e considerando che lei è stata così gentile da estendere il premio a chiunque avesse voglia di cimentarsi nell’impresa, eccomi qui pronta a snocciolare le mie risposte! :)





1. C'è un libro/film/telefilm che vi ha fatto pensare "Devo aprire un blog per poterne parlare?"
Credo mi sia capitato in occasione dell’uscita del trailer del primo film di “Hunger Games”. Avevo letto i libri, e devo dire che li avevo abbastanza apprezzati… ma quel trailer per me ha rappresentato l’equivalente del classico colpo di fulmine! Voglio dire, wow: non appena ho visto Jennifer con quell’arco in mano, ho perso l’uso della ragione per un minuto o due! Non vedevo l’ora che la pellicola arrivasse in sala, per poterne parlare in tono adorante e delirante con chiunque fosse disposto a starmi a sentire!  *____*

2. Siete favorevoli alle recensioni negative?
Assolutamente sì! Voglio dire, quando scrivo una recensione, cerco sempre di mantenere un minimo di obiettività e di mettere in luce tutti gli elementi positivi di un libro/film/serie tv che riesco a trovare… Ma, alla fine dei giochi, mi sembra anche giusto riuscire a far emergere in modo chiaro e inequivocabile cosa ho provato durante la lettura/visione, i difetti che mi è sembrato di riscontrare e le emozioni che quel dato autore/regista è riuscito a trasmettermi. Perché, altrimenti, che senso avrebbe? Tanto varrebbe limitarsi a dire che ogni cosa è stupenda e adatta ai gusti di qualsiasi fruitore, e rassegnarsi a considerare ogni sito o blog alla stregua di uno spazio pubblicitario…

3. Mare, montagna, o città d'arte?
Montagna, sicuramente montagna! Il mare per me è una specie di incubo: ho la pelle candida come quella di una bambola di porcellana, bastano un paio di raggi particolarmente focosi per accendermi come un candelabro…

4. Il vostro cibo spazzatura preferito, che lo sapete che non dovreste mangiarlo ma rinunciare ad un braccio sarebbe più facile.
Hamburger. E’ più forte di me, non riesco a resistere: quando poi mi sento proprio in vena di esagerare, prendo addirittura il bacon-burger, con tanto di patatine o alette di pollo piccanti… 
Ah, e poi sono una Estathé- dipendente di categoria superiore...

5. I vostri amici/parenti leggono il vostro blog?
Mmm… Credo che mia sorella passi da queste parti, una volta ogni tanto. E forse anche mia cugina (appassionata di fantasy come me), non fosse altro che perché da qualche anno si è trasferita in Germania e non riusciamo più a parlarci spesso come un tempo. E una mia cara amica d’infanzia. Per il resto, temo proprio di no: la maggior parte delle persone che conosco, detestano la lettura oppure non hanno la più remota idea dell’esistenza del mio blog! :P

6. A quale genere di film date la precedenza per la visione al cinema?
Ai filmoni della Marvel o della DC, alla saga di “Star Wars” e a qualsiasi film fantasy, horror o sci-fi con protagonista femminile (tranne “Tomb Raider”, ma solo perché non sopporto la Vikander! XD)  Per il resto, sono abbonata a qualsiasi servizio streaming possibile e immaginabile e ho l’abitudine di noleggiare molti film su Chili: ormai non vado più spesso in sala come vorrei, ma il cinema resta sempre una mia grande passione!

7. Vi create le colonne sonore quando leggete? E con che criterio scegliete musiche e canzoni?
Raramente ascolto musica mentre leggo. Per essere una lettrice assidua e compulsiva, ho una mente che tende a distrarsi un po’ troppo facilmente! XD A volte mi capita di mettere su la colonna sonora di qualche film, però… quella di “The Dark Knight”, firmata dal grande compositore Hans Zimmer, è una delle mie preferite.

8. Il vostro hobby preferito - dopo la lettura.
Dopo la lettura (e i film, e videogiochi, e le serie tv…), diciamo che mi piace parecchio uscire a passeggiare, scarpinare su per i sentieri di montagna che si stendono intorno al mio paesino. Ho due cagnolini (Evie e Whisky) e cerco sempre di trascorrere con loro tutto il tempo che posso… Per il resto colleziono Funko Pop (sono recentemente arrivata a quota 115) e mi diverto a cercare di cucinare. Non sono molto brava, ma sto imparando… e, in ogni caso, la trovo una cosa decisamente rilassante!

9. C'è un film tratto da un libro che avete preferito al libro?
Il primo che mi viene in mente è proprio “Hunger Games”! Più che altro per merito di Jennifer – ma non esclusivamente per quello! :P

10. La vostra città estera preferita.
Non sono mai stata all’estero – anche se immagino (e spero) che un giorno ne avrò la possibilità. Comunque, mi piacerebbe molto visitare il Canada, oppure il Giappone: voglio dire, in fondo una ragazza può sempre sognare, giusto? ;D




giovedì 12 aprile 2018

Recensione: "Grey Sister", di Mark Lawrence




Book of the Ancestor, Vol. 2
Disponibile in inglese

“Al riparo delle sue mura, il Convento di Sweet Mercy ha continuato ad addestrare per secoli giovani ragazze particolarmente dotate, affinando le loro innate capacità di combattimento. Ormai giunta alle soglie della Classe Mistica, la novizia Nona Grey ha iniziato a imparare i segreti dell’universo. Ma spesso le verità più profonde servono soltanto a rendere più ardue le nostre scelte. Prima di lasciare il convento, Nona dovrà infatti decidere a quale ordine dedicarsi – e stabilire se il suo sentiero la condurrà verso una vita di preghiera e servizio, o incontro a una fatta di scontri, lame e violenza.
Tutto ciò che si staglia fra lei e questa scelta sono l’onore ferito di un’assassina, i complotti di un’aspirante imperatrice determinata a impugnare il potere dell’Inquisizione come un’arma, e la vendetta del lord più ricco dell’Impero. Mentre il mondo si stringe attorno a lei, e i suoi nemici prendono ad attaccarla attraverso lo stesso sistema che lei ha giurato di proteggere, Nona dovrà trovare il proprio sentiero nonostante la contrastante salva di emozioni portate dall’amicizia, dall’ambizione, dalla lealtà e dal suo desiderio di vendetta.”



Come ogni lettore di fantasy sa bene, l’anello debole di una trilogia è spesso rappresentato dal suo secondo libro.
Bè, sono più che lieta di confermarvi che questo problema non riguarda minimamente Mark Lawrence e il suo “Grey Sister”, l’adrenalinico, cupo e serratissimo sequel di “Red Sister”, alias una delle storie più brutali, sinistre e affascinanti mai narrate nell’intera storia del genere fantasy!
Potreste forse essere indotti a pensare che queste mie lodi sperticate siano un po’ esagerate. In questo caso, non posso fare altro che dare per scontato il fatto che non abbiate ancora prestato ascolto al mio consiglio e iniziato a leggere la formidabile serie "grimdark" Book of The Ancestor”. Perché, se lo aveste fatto, a questo punto sapreste già che è quasi impossibile trovare un elemento stonato all’interno di questi due romanzi, o non finire con l’innamorarsi profondamente dei suoi umanissimi personaggi, della sua complessa ambientazione e delle sue impagabili atmosfere in salsa gore/splatter.

Già preso da solo, il primo capitolo di “Grey Sister” è in grado di garantire emozioni e palpitazioni a non finire: dopo un breve riepilogo degli eventi narrati nel primo volume, abbiamo infatti finalmente l’occasione di seguire il punto di vista di Sister Apple (leggi: il mio personaggio preferito della saga, assieme a Ara….) e di vedere la leggendaria “Avvelenatrice” del mitico Convento di Sweet Mercy entrare in azione. Se c’è una cosa che sto imparando ad amare di Marck Lawrence, leggendo questi libri, è la sua straordinaria capacità di intessere intrecci a dir poco impeccabili, intrigando il lettore fin dalle primissime righe e trascinandolo, a poco a poco, verso un climax di imprevedibili e rocambolesche conseguenze al cardiopalma.

Ad ogni modo, attraverso le incantevoli (e sanguinosissime) pagine di “Grey Sister” riprendiamo ben presto a seguire il faticoso apprendistato di Nona, Ara e le altre indimenticabili novizie del convento, fra lezioni sempre più complicate, rivalità spietate, sfide implacabili e follie adolescenziali assortite. Per l’intera durata del romanzo, le vicissitudini della protagonista continueranno a rappresentare il fulcro emotivo della trama; e senza dubbio Nona avrà modo di cambiare e crescere moltissimo nell’arco della narrazione. Ma la “parte del leone”, in “Grey Sister”, secondo me viene interpretata soprattutto dalle nostre due “Sorelle della Discrezione” preferite, alias Apple e Kettle, e dalla fantamitica Badessa Glass, un personaggio che meriterebbe la stesura di un’epopea interamente dedicata alle sue avventure. Queste tre donne incarnano a meraviglia il concetto di “badass”, spingendosi a compiere delle imprese ai limiti dell’impossibile pur di proteggere le giovani allieve del convento e cercare un modo per risolvere la tesissima situazione politica del regno….

Perché, sì: appare ormai chiaro a tutti che Abeth comincia a versare in situazioni sempre più critiche e delicate, con la “luna” sul punto di collassare e i ghiacciai che premono sempre più concitatamente ai margini del mondo conosciuto, pronti a ingoiare qualsiasi terra e regno si stagli sulla loro strada. Sullo sfondo di questi cataclismi imminenti, Chiesa e Impero non fanno altro che bisticciare e contendersi gli avanzi di un potere che ormai non è più, fra ribellioni, processi, minacce d’invasione da parte delle popolazioni esterne e inquietanti colpi di Stato.

Cos’altro potrei dire, per convincervi a provare questa serie?
Grey Sister” è – esattamente come il suo predecessore – un libro fantasy straordinario; la cronaca di una storia brutale e spaventosa, ambientata sullo sfondo di un mondo affascinante e crudele, i cui abitanti (duri come il ferro, e dalla mente affilata come l’acciaio…) non tentennano neanche per un momento all’idea di sporcarsi le mani.  I personaggi di questi libri (sia buoni che cattivi) commettono un’infinità di errori, talvolta anche fatali, e cadono spesso preda dei propri istinti più violenti e nascosti. Eppure, nel bel mezzo di tutta quest’oscurità, si staglia anche una luce potente: il faro dell’amicizia, della sorellanza, del legame di profondo affetto e insondabile devozione che unisce le varie suore e novizie di Sweet Mercy in un vincolo pressoché impossibile da spezzare.

Se amate il genere, insomma, fate un favore a voi stessi, e leggete la serie “The Book of the Ancestor”. L’autore americano Peter V. Brett ebbe modo di scrivere, in un’occasione, che Mark Lawrence era probabilmente la miglior cosa accaduta al fantasy nell’arco degli ultimi anni.
Sto seriamente cominciando a pensare che avesse ragione, e anche da vendere…

In estrema sintesi: un sequel adrenalinico, convincente, spietato e pienamente all’altezza del suo predecessore. “Grey Sister” è uno dei libri fantasy migliori che abbia mai letto, e indubbiamente uno di quelli destinati a restare impressi nelle nostre menti a tempo indeterminato. Non adatto ai deboli di cuore, questo romanzo contribuisce a testimoniare la crescita di Mark Lawrence come autore: tempo qualche anno, e il ragazzo potrebbe facilmente aspirare a strappare la palma di scrittore più amato e popolare dalle mani concitate di parecchi colleghi….


Potete leggere la mia recensione del primo volume della serie cliccando QUI





martedì 10 aprile 2018

Recensione: "The Broken Girls" di Simone St. James




Disponibile in inglese

Vermont, 1950. C’è un solo posto per le ragazze che nessuno vuole – le combinaguai, le figlie illegittime, o semplicemente le giovani un po’ troppo sveglie per il loro stesso bene. E nella piccola località in cui questa scuola è situata, iniziano presto a diffondersi le voci di un’inquietante infestazione paranormale. Quattro compagne di stanza riescono a formare un legame attraverso le loro paure sussurrate, la loro amicizia che sboccia e prende a farsi sempre più forte… almeno fino a quando una di loro non scompare misteriosamente.
Vermont, 2014. Per quanto disperatamente ci abbia provato, la giornalista Fiona Sheridan non riesce a smettere di rivisitare gli eventi che hanno portato all’omicidio di sua sorella. Vent’anni fa, il suo corpo è stato trovato accanto alle cadenti rovine di Hidlewild Hall. E sebbene il ragazzo di sua sorella sia stato accusato del crimine e incarcerato parecchio tempo addietro, Fiona non riesce a scuotersi di dosso la sensazione che il caso sia ancora irrisolto. Quando la donna viene a sapere che la scuola sta per essere restaurata da un misterioso benefattore, decide di scrivere un articolo in grado di gettare un po’ di luce su quest’evento. Ma una scioccante scoperta collegherà la perdita di sua sorella a una serie di segreti che, forse, avrebbero fatto meglio a restare sepolti…”



The Broken Girls”, di Simone St. James, è un libro mistery a sfondo sovrannaturale ambientato fra i desolati paesaggi rurali del New England. La trama si sviluppa assecondando due diverse linee temporali: da una parte abbiamo la protagonista, Fiona, una giornalista che, nell’anno del Signore 2014, cerca di venire a capo del brutale omicidio di sua sorella, avvenuto ancora all’epoca della sua prima adolescenza; dall’altra ci ritroviamo alle prese con gli inquietanti problemi di un gruppo di ragazzine disagiate che, nel pieno dell’America bigotta e razzista degli anni ’40, si vedono costrette a frequentare una sinistra scuola privata nel cuore della desolata boscaglia del Vermont.

Nel corso del libro, i due diversi archi narrativi arrivano a incrociarsi e sovrapporsi nelle maniere più disparate. Se dovessi essere del tutto sincera, aggiungerei che in nessuna occasione questi “fortunati incontri circostanziali” tendono a verificarsi secondo una modalità particolarmente naturale o credibile, dal momento che questa sorta di “doppia narrazione” non riesce mai a sincronizzarsi perfettamente, né a intessere un’efficacie ragnatela di echi tematici o richiami stilistici particolari… Ma il ritmo di “The Broken Girls” risulta senz’altro affilato e incalzante, quanto meno abbastanza da negare ai suoi lettori il tempo di riflettere o di stare troppo a lambiccarsi il cervello sui (numerosi) difetti strutturali che, a mio avviso, costellano le pagine del romanzo.

La St. James, infatti, sembra prediligere una tecnica narrativa vivace e immediata, priva di fronzoli particolari. I vari episodi si succedono in maniera abbastanza diretta e orchestrata, senza concedere nulla in termini di eventi secondari o sotto-trame specifiche. Nonostante la frequente alternanza di punti di vista, il romanzo continua quindi a procedere dritto e spedito lungo i binari del suo intreccio, concentrando l’attenzione solo sul mondo interiore dei suoi protagonisti e su quello che, a lungo andare, diventerà il tema principale della storia.

In ogni caso ritengo che, in termini di atmosfere e suggestioni, l’autrice sia riuscita a svolgere un lavoro accurato e ammirevole. Anche se forse l’elemento sovrannaturale avrebbe potuto trarre grandi benefici da una gestione più pertinente e consapevole… Se soltanto, insomma, la St. James si fosse presa la briga di approfondire un po’ la sua conoscenza del canone gotico e si fosse concessa di leggere qualche solida ghost story in più, magari l’intera questione del “fantasma” annidato a scuola avrebbe potuto risolversi in maniera un po’ più caratteristica e affascinante. Da questo punto di vista, purtroppo, la trama di “The Broken Girls” non si dimostra qualitativamente superiore a quella di un qualsiasi episodio di serie tv come “Medium” o “Ghost Whisperer”.

Da un punto di vista personale, credo di aver riscontrato in “The Broken Girls” un’ottima premessa (supportata da un paio di capitoli iniziali misteriosi e incalzanti), un’altalenante esecuzione e un maldestro scioglimento finale. Il libro è riuscito a tenersi la mia attenzione per le prime duecento pagine o giù di lì; a partire dal 60% del romanzo in poi, invece, ho iniziato a perdere progressivamente interesse.
E ne avevo ben donde, considerando il fatto che, riuniti gli indizi e tirate le somme, ero riuscita a prevedere come sarebbe andata a finire la (doppia) storia di Fiona, Kathy, Cece e le altre in maniera sorprendentemente accurata e precisa…

In estrema sintesi: Una piacevole – anche se un po’ annacquata – ghost story ambientata fra i suggestivi boschi del New England. L’autrice sembra avere molta più familiarità con le convenzioni del genere mistery che con i canoni tradizionali della letteratura gotica, ma il romanzo si lascia leggere in fretta e senza rimpianti, fra un brivido e un sospiro, mentre la narrazione si appresta a procedere spedita verso la sua inevitabile (e un po’ superficiale) conclusione…





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