martedì 16 ottobre 2018

Recensione: "Tutto Ciò Che Muore" di John Connolly


Charlie Parker, Vol. 1

"Charlie Parker, detective del dipartimento di polizia di New York, era occupato a ubriacarsi mentre uno spietato killer cancellava per sempre le vite della sua giovane moglie e della loro bambina. Torturato dal senso di colpa e consumato dall'alcolismo, quando perde anche il lavoro sfiora l'orlo della follia. Diversi mesi dopo si è disintossicato e sta cercando di riemergere dalle tenebre che sembravano averlo inghiottito. Determinato a riprendere in mano la propria vita, inizia a lavorare come detective privato. Il suo primo caso è legato alla scomparsa di una donna, Catherine Demeter. Con il procedere dell'indagine, Parker avverte sempre più nettamente una sensazione viscerale, come se vi fosse un legame fra quella tragica vicenda e la morte di sua moglie e sua figlia. Le sensazioni iniziano a diventare visioni e sogni attraverso i quali i defunti gli parlano, spingendolo a intraprendere un viaggio attraverso il Sud degli Stati Uniti, alla ricerca di una verità che va al di là di ogni immaginazione, nascosta nella brutalità della violenza più fredda."



"Tutto Ciò Che Muore" è il libro che introduce la fortunata e longeva serie dedicata al detective Charlie Parker. Personalmente l'ho scelto per due motivi: a) di John Connolly avevo già letto, tempo fa, un originale e apprezzabile portal fantasy chiamato "Il Libro delle Cose Perdute"; b) mi è stato riferito , da fonti affidabili, che molte delle minacce affrontate da Parker nel corso delle sue investigazioni  riveleranno più avanti succulente origini di natura  angelico/demoniaca; per il momento, quindi, la quantità di elementi sovrannaturali prevista dall'intreccio sarà anche rimasta ai minimi storici, ma la situazione evolverà sicuramente nel corso della serie (ottima notizia, per quanto mi riguarda; beccatevi questa, grigi amanti del realismo comico esistenziale a tutti i costi!) .

Una delle cose che ho apprezzato di più, mentre leggevo "Tutto Ciò Che Muore", è il fatto che, pur essendo narrato in prima persona, il romanzo contiene in sé le storie di tantissime personaggi diversi, non soltanto quella del protagonista. Mi è venuto naturale, ad esempio, paragonare il romanzo di Connolly all'orripilante opera prima del famoso giallista norvegese Jo Nesbo ("Il Pipistrello", una sorta di monumento indefesso all'ego compiaciuto del tipico maschio bianco contemporaneo...): nonostante i background simili, infatti, Harry Hole e Charlie Parker non potrebbero essere l'uno più dissimile dall'altro... Il primo egocentrico, alticcio, melodrammatico,  e perennemente alla ricerca di qualche squinzietta da "riempire con i suoi straripanti liquidi corporei" (per usare una disgustosa descrizione coniata da Nesbo stesso...) ; il secondo a caccia di redenzione, di contatto umano, di calore, di speranza... di una Luce abbastanza intensa da permettergli di diventare una persona migliore, riscattare i propri errori e sconfiggere il Male, da qualsiasi fonte esso provenga.

Neanche da un punto di vista estetico c'è competizione, del resto: Connelly è un fuoriclasse della narrazione, e il suo stile si dimostra senz'altro  abbastanza ricercato, epico e sofisticato da poter esser definito "letterario", in un certo senso.
Chiunque altro avesse provato a intessere una trama così intricata, ricca di sotto-trame, flashback e digressioni, sarebbe con ogni probabilità rimasto invischiato nella sua stessa tela;, ma Connelly riesce a tenere accesa l'attenzione del lettore in maniera energica ed esemplare, attraverso un sottile e appena percettibile gioco di rimandi, echi, allusioni e suggestioni. Impossibile anche solo prendere in considerazione l'idea di abbandonare la lettura a metà; una volta iniziato, infatti, questo macabro giro di giostra infernale può soltanto essere lasciato libero di continuare a sballottarci di qui e di là fino alla sua inevitabile conclusione.
(Se volete farvi un'idea di quanto macabro, provate a ipotizzare questo scenario: se decideste di spararvi uno shottino ogni volta che qualcuno muore ammazzato in maniera truculenta, barbara e inumana in "Game of Thrones", sareste alticci già a metà della prima stagione; ma se tentaste il medesimo esperimento con "Tutto Ciò Che Muore", vi assicuro che vi ritrovereste a svegliarvi direttamente la mattina dopo, senza vestiti addosso e riversi in un cassonetto dell'immondizia maleodorante, mentre intorno a voi tutti sono impegnati a dileggiarvi in una complicata  lingua straniera).

Ad ogni modo...
Malgrado il fosco, talvolta squallido scenario urbano, il lettore viene perennemente sollecitato a confrontarsi con una folta schiera di interrogativi morali, etici, religiosi e sociali. I personaggi secondari sono stupendi (con l'accoppiata vincente Angel + Luis in cima alla lista dei miei preferiti: questi due meriterebbero uno spin-off tutto per loro, per quanto mi riguarda, ragazzi..) e le frequenti sequenze d'azione risultano abbastanza convincenti e adrenaliniche da riuscire a non distruggere completamente l'atmosfera a suon di scazzottate, calci in bocca e inutile testosterone.
Il finale, dal canto suo, è riuscito a strapparmi un lungo brivido freddo di tensione lungo la schiena...
Che cosa avrei potuto chiedere di più, insomma? Forse solo un '' love interest''un tantino più interessante di quello che ci siamo beccati; ma la serie è ancora lunga, quindi scommettiamo che la nuova "amata" di Parker riuscirà a farsi perdonare?!

In estrema sintesi: Se amate i libri cupi, violenti, metropolitani e tesi come una corda di violino, "Tutto Ciò Che Muore" potrebbe essere il thriller che fa per voi... La qualità della prosa di Connolly riscatta completamente la scarsa originalità di una trama che, a un primo sguardo, potrebbe sembrare indistinguibile da quella di altri millemila libri, serie tv e film in circolazione là fuori. Consigliatissimo ai fan della trilogia di "Mister Mercedes"! 




lunedì 15 ottobre 2018

Audible e Io: 10 nuovi audiolibri che mi piacerebbe ascoltare...

Avete mai provato ad ascoltare un romanzo, anziché “leggerlo” nel senso vero e proprio del termine? Che impressioni ne avete ricavato?

Dovete sapere che il mio rapporto con gli audiolibri ha seguito diverse fasi: da un iniziale momento di scetticismo-misto-a-infantile-curiosità, sono passata infatti a una parentesi di zelante entusiasmo, salvo poi “tranquillizzarmi” e passare a uno stato di moderato e stabile apprezzamento...
Sia come sia, la verità è che sono abbonata a Audible da oltre un anno. Mentirei se affermassi di non poterne più fare a meno (quello è un discorso che vale solo per Netflix, si intende... XD), ma ritengo che sia un servizio estremamente piacevole, oltre che economico e “utile”, dal momento che aiuta ad ammazzare i tempi morti nella maniera più simpatica e azzeccata possibile (dal punto di vista di noi avidi lettori, almeno!).

Grazie a lui, nel corso di questi 13, 14 mesi ho scoperto tanti autori nuovi (Banana Yoshimoto, Paula Hawkins, Amelie Nothomb, John Connelly…)  e colto al volo l'opportunità di mandar giù alcuni classici che mi incuriosivano da tempo (“Un Americano alla Corte Re Artù”, “La Macchina del tempo”, eccetera).

Il catalogo dei titoli disponibili, in ogni caso, ormai si è fatto abbastanza variegato, e fortunatamente è sempre in costante aggiornamento; ecco perché, attraverso il post di oggi, vi chiederò di aiutarmi a scegliere la mia prossima potenziale audiolettura, a partire da una selezione di 10 novità arrivate di recente...

Se c'è qualcosa che vi ispira particolarmente, o che avete già letto e vi sentite di consigliarmi (oppure l'esatto contrario), fatemelo sapere nei commenti, insomma, perché stavolta non so davvero da dove iniziare! ;D


Nove principi in Ambra di Roger Zelazny



"Chi è l'uomo che giace ferito in un letto d'ospedale? Conosce il suo passato? Sa qual è il destino a lui riservato in un mondo lontano, che un tempo gli apparteneva? Esiliato per secoli nel mondo delle Ombre, il principe Corwin sta per fare ritorno ad Ambra, il mondo perfetto e al contempo sinistro, l'universo dal quale tutti gli altri sono stati generati, per l'ultimo, disperato tentativo di riconquistare ¡1 trono che un tempo gli spettava. Dalla foresta di Arden fino alla Scala per Arbma che sale dal mare."





Saga “The Expans” (Vol. 1 – 6) di James S A Corey

"L'umanità ha colonizzato l'intero sistema solare, spingendosi fino all'orbita di Nettuno grazie alla scoperta di un avveniristico motore a fusione. Jim Holden presta servizio sulla Canterbury, un cargo che trasporta ghiaccio attraverso gli infiniti spazi tra gli anelli di Saturno e la Fascia, l'arcipelago di asteroidi che si estende tra Marte e Giove. Incaricato di ispezionare il relitto di una nave spaziale, la Scopuli, sopravvivrà alla distruzione della Canterbury in seguito a un proditorio attacco nemico. Un fatto inaudito che porta la Terra, Marte e la Fascia sull'orlo della catastrofe planetaria. Nel frattempo, sull'asteroide Ceres, il detective Miller è impegnato nelle ricerche di Julie Mao, una giovane ribelle che ha rinnegato la sua famiglia sulla Terra e si è rifugiata nella Fascia. La ragazza sembra scomparsa nel nulla, ma le sue tracce portano dritto al relitto della Scopuli e a una vicenda di orribili esperimenti che qualcuno sta tentando di insabbiare, anche a costo di scatenare una guerra senza precedenti."


Dune di Frank Herbert 
(disponibile a partire dal 28 ottobre, secondo il noto sito Wired)

“Arrakis è il pianeta più inospitale della galassia. Una landa di sabbia e rocce popolata da mostri striscianti e sferzata da tempeste devastanti. Ma sulla sua superficie cresce il melange, la sostanza che dà agli uomini la facoltà di aprire i propri orizzonti mentali, conoscere il futuro, acquisire le capacità per manovrare le immense astronavi che garantiscono gli scambi tra i mondi e la sopravvivenza stessa dell'Impero. Sul saggio Duca Leto, della famiglia Atreides, ricade la scelta dell'Imperatore per la successione ai crudeli Harkonnen al governo dell'ambito pianeta. È la fine dei fragili equilibri di potere su cui si reggeva l'ordine dell'Impero, l'inizio di uno scontro cosmico tra forze straordinarie, popoli magici e misteriosi, intelligenze sconosciute e insondabili.”



La Città delle Bestie di Isabel Allende

Alex ha quindici anni. La malattia della madre lo costringe a lasciare una tranquilla cittadina californiana per seguire l'eccentrica nonna Kate, reporter di professione, in una spedizione nel centro dell'Amazzonia. Bisogna cercare una Bestia mostruosa e gigantesca che paralizza con il suo odore chi la incontra. Alex si trova così ad affrontare eventi e situazioni eccezionali, dalle banali punture d'insetti all'incontro con animali feroci, come l'affascinante giaguaro. Nel gruppo della spedizione c'è anche Nadia, figlia tredicenne della guida: è nata nella foresta e si muove in perfetta armonia con la natura selvaggia. Questo è il primo romanzo di una trilogia pensata per gli adolescenti, ma adatta anche al pubblico adulto della scrittrice.”



Lisbeth e il Segreto della Città d'Oro di Mavis Miller

“Al di là di tutti i confini, al di là dei mari, dei fiumi e delle montagne, esiste una città magnifica. Le sue strade sono lastricate d'oro, i suoi palazzi sono splendenti e le sue torri si specchiano nelle acque cristalline del lago Smisurato. Non c'è al mondo luogo più felice della Città d'Oro, e non ci sono al mondo persone più felici dei suoi abitanti. Sì, perché i Lucenti sono dotati di straordinari poteri magici. All'età di tredici anni, vedono i capelli tingersi d'oro e i piedi staccarsi dal suolo in un volo gentile. Ed è per questo che tutti i ragazzini della Città d'Oro attendono con ansia il fatidico compleanno. Tutti, compresa Lisbeth. Lisbeth che ha dodici anni e mezzo e che sogna ogni giorno il momento in cui potrà frequentare il Collegio Lucente con l'amico di sempre, André. Qualcosa però va storto: la mattina del suo tredicesimo compleanno, Lisbeth si sveglia con i soliti capelli marroni e le solite caviglie rotonde che non si sollevano dal suolo nemmeno di un millimetro. Ma come è possibile? Forse lei non è Lucente come tutti gli abitanti della Città d'Oro? Per scoprirlo la ragazzina dovrà affrontare una lunga avventura, al di là di tutti i confini. Per conoscere il mondo e anche un po' se stessa.”


Moshi Moshi di Banana Yoshimoto

“Dopo aver perso il padre in quello che ha tutta l'aria di essere stato un doppio suicidio d'amore, Yoshie si trasferisce dalla sua casa di Meguro a un minuscolo e vecchio appartamento a Shimokitazawa, un quartiere di Tokyo famoso per le sue stradine chiuse al traffico, i ristoranti, i negozietti, nonché meta degli alternativi della capitale. Qui Yoshie spera, aiutata dall'atmosfera vivace, di superare il dolore e dare una nuova direzione alla sua vita. Un giorno, però, sua madre le si presenta a casa all'improvviso con una borsa Birkin di Hermès e qualche sacchetto. Inizia così una bizzarra convivenza che unisce le due donne lungo il percorso di elaborazione del lutto che le ha colpite, le pone di fronte a verità inaspettate, le aiuta a scorgere fiochi lumi di speranza nel buio di una quotidianità ferita. "Moshi moshi" "pronto" al telefono - è il racconto di una rinascita, la favola delicata e struggente della vita di un quartiere, la storia di una madre, di una figlia, di un grande dolore e di qualche piccola felicità inattesa.”


La Vedova di Fiona Barton





“Lo hanno visto tutti, il mostro, sbattuto in tv e sulle prime pagine dei giornali. Era accusato di un crimine raccapricciante, ma adesso che è morto, la verità finirà sepolta con lui. A meno che Jean, la vedova, la moglie devota che gli è sempre stata a fianco in tribunale, non si decida a parlare. A meno che Jean alla fine non decida di raccontare la sua storia.”







La Ragazza Nella Nebbia di Donato Carrisi

“Un piccolo paese di montagna, Avechot. Una notte di nebbia, uno strano incidente. L’uomo alla guida viaggiava da solo. È incolume. Allora perché i suoi abiti sono sporchi di sangue? L’uomo si chiama Vogel e fino a poco prima era un poliziotto famoso. E non dovrebbe essere lì. Un mite e paziente psichiatra cerca di fargli raccontare l'accaduto, ma sa di non avere molto tempo. Bisogna cominciare da alcuni mesi addietro. Quando, due giorni prima di Natale, proprio fra quelle montagne è scomparsa una ragazzina di sedici anni: Anna Lou aveva capelli rossi e lentiggini. Però il nulla che l'ha ingoiata per sempre nasconde un mistero più grande di lei. Un groviglio di segreti che viene dal passato, perché ad Avechot nulla è ciò che sembra e nessuno dice tutta la verità. Questa non è una scomparsa come le altre, in questa storia ogni inganno ne nasconde un altro più perverso. E forse Vogel ha finalmente trovato la soluzione del malvagio disegno: lui conosce il nome dell'ombra che si nasconde dentro la nebbia, perché "il peccato più sciocco del diavolo è la vanità"... Ma forse ormai è troppo tardi per Anna Lou. E anche per lui.”


Il Buio Oltre La Siepe di Harper Lee

“In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un "negro" accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.”




Eleanor Oliphant Sta Benissimo di Gail Honeyman

"Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene. Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.
Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene. Anzi: benissimo.”

venerdì 12 ottobre 2018

10 inquietanti libri gotici ambientati in una casa infestata...

Finalmente ci siamo: l’atteso adattamento televisivo dello straordinario classico di Shirley Jackson “L’Incubo di Hill House” è ufficialmente sbarcato su Netflix!

Non lo ripeterò mai abbastanza: se non avete ancora letto questo affascinante e originale romanzo gotico, recuperatelo, recuperatelo, recuperatelo! E poi, già che ci siete, procuratevi anche tutte le altre opere della Jackson, dal momento che ne vale senz’altro la pena…

Ad ogni modo: per celebrare l’arrivo della serie tv, ho pensato di preparare un piccolo post dedicato ad alcuni famosi libri horror ambientati in una casa infestata… Balzerà forse all’occhio, per gli osservatori più attenti, l’assenza apparentemente imperdonabile di “Shining” fra i titoli citati, ma state tranquilli: vi assicuro che la mia dimenticanza ha a che fare soltanto con il fatto con l’Overlook, tecnicamente parlando, non può essere classificato come una "casa" nel senso vero e proprio del termine…


Consigliati:

The Woman In Black - La Donna In Nero
di Susan Hill


"Il giovane avvocato londinese Arthur Kipps viene incaricato dal principale di recarsi in uno sperduto villaggio per presenziare ai funerali di un'anziana cliente e occuparsi della gestione dell'eredità. La signora Drablow, vedova da poco dopo le nozze, viveva da reclusa in una lugubre dimora circondata da nebbiose paludi. Per Arthur, in procinto di sposarsi, è l'occasione di dimostrare finalmente le sue capacità. Così, quando al suo arrivo s'imbatte in una strana reticenza riguardo alla casa e alla sua eccentrica abitante, non se ne cura più di tanto. Né lo turba la presenza, al funerale, di una donna misteriosa e di antica bellezza di cui nessun altro sembra accorgersi. Ansioso di svolgere il suo incarico con efficienza e rapidità, Kipps decide, contro il parere di tutti, di fermarsi a dormire nella casa disabitata. Saranno notti da incubo, perché il terrore è una nebbia avvolgente come un sudario, il gemito del vento, il gracchiare di orridi uccelli, il pianto di un bambino, uno scalpitio lontano, un fruscio di vesti... Una donna in nero.”


Il Giro di Vite 
di Henry James


Protagonisti di "Giro di vite", forse il più celebre tra i romanzi brevi di Henry James, sono Flora e Miles, due bambini perseguitati dai fantasmi di un'istitutrice e di un maggiordomo, e intrappolati in quella che Fausta Cialente nella nota al testo definisce una "tirannica atmosfera". Ai classici motivi del racconto nero, "gotico", James unisce una sottile indagine psicologica, consegnando al lettore uno dei più suggestivi racconti del mistero, sempre al confine tra realtà e soprannaturale.”


Lockwood & Co: La Scala Urlante 
di Jonathan Stroud


“Da più di cinquant'anni, Londra è scossa da quello che i suoi abitanti chiamano genericamente "Il Problema", ovvero un'epidemia di fantasmi che ha infestato tutta l'Inghilterra. Gli unici a poter vedere, sentire e combattere gli spiriti maligni sono i ragazzini, arruolati nelle numerose agenzie di acchiappafantasmi. Armati di spade d'argento, bombe di sale, limatura di ferro e Fuoco Greco, questi ghostbuster bambini devono affrontare le più terribili infestazioni. Ed è proprio alla ricerca di un lavoro che Lucy Carlyle, una giovane e talentuosa agente, si reca nella capitale, ma finisce per essere assunta dall'agenzia più piccola e sgangherata di tutte. Nonostante la guida dell'affascinante e carismatico Anthony, la Lockwood & Co. è sull'orlo del fallimento. Per salvarla c'è solo una possibilità, accettare un incarico molto speciale. Peccato che preveda di trascorrere la notte nella casa più infestata d'Inghilterra e nessuna garanzia di uscirne vivi...”


Un Buon Presagio 
di Gillian Flynn


“Una donna intraprendente cerca di sopravvivere grazie a diversi lavori, più o meno disonesti. In un piovoso mattino di aprile sta leggendo l'aura a un cliente in un anonimo bugigattolo quando Susan Burke varca la soglia. La narratrice scansiona subito la bella donna come infelice e in cerca di emozioni forti. Quando la "sensitiva" visita l'inquietante casa vittoriana di Susan realizza che non deve più fingere di credere negli spiriti. Miles, il figliastro di Susan, con i suoi comportamenti disturbati e violenti confonde la realtà. I tre sono presto coinvolti in una lotta inquietante per scoprire dove si annidi davvero il diavolo e cosa, se mai sia possibile, può essere fatto per salvarsi.”


Locke & Key 
di Joe Hill e Gabriel Rodriguez
(graphic novel)


“Joe Hill, acclamato romanziere del brivido e tra gli autori che, secondo il New York Times,hanno reinventato il genere horror, si cimenta con la Nona Arte dando vita a un'avventura di nera immaginazione e ingenua meraviglia: Locke e Key. Disegnato da Gabriel Rodriguez, Locke e Key racconta la storia di Keyhouse, una bizzarra villa nel New England dove porte dagli oscuri poteri trasformano chiunque osi attraversarle. Inoltre, un'ammaliante creatura vendicativa non conoscerà tregua finché non riuscirà ad aprire la più spaventosa di tutte...”


Il Traghettatore
 di William Peter Blatty


“Joan Freeboard è una donna di successo, uno dei migliori agenti immobiliari di New York. Tra le mani ha un affare che le potrebbe fruttare un enorme guadagno: la vendita di Elsewhere. una villa degli anni Trenta posta su una boscosa isola sul fiume Hudson. L'unico ostacolo all'impresa è la fama sinistra che circonda la casa, nota per essere infestata da inquieti e insidiosi spiriti maligni. Ma Joan ha un piano. Invitare per un breve soggiorno nella villa un esperto di fenomeni paranormali, una celebre sensitiva e un amico scrittore assai scettico cui spetterà il compito, una volta rientrato, di pubblicare un reportage della visita per sfatare le leggende che avvolgono Elsewhere. Una serie di segnali, però, comincia presto ad allarmare il gruppo: cosa sono quei rumori che, come nelle più classiche storie di fantasmi, echeggiano tra le pareti? I due sacerdoti che si aggirano per i corridoi sono o no un'allucinazione? Com'è possibile che ogni comunicazione col mondo esterno risulti impossibile? E dov'è finito poi il profilo di Manhattan, sull'altra riva del fiume? Tra schianti improvvisi e flebili mormorii, la villa rivela a poco a poco un passato rimosso, mentre un crescente terrore s'impadronisce dei suoi ospiti.”


Ancora da leggere:

L’ospite 
di Sarah Waters


“Hundreds Hall, l'antica dimora di campagna della famiglia Ayres: varcarne i cancelli dopo trent'anni è un momento di grande trepidazione per il dottor Faraday, lui che ancora bambino, nel lontano 1919, ne aveva ammirato con occhi sgranati lo sfarzo e lo splendore. Quel passato, tuttavia, è ormai un vago ricordo: i suoi abitanti - la vedova del Colonnello Ayres e i figli Roderick e Caroline - sono, infatti, impegnati in una disperata battaglia per salvare dalla rovina se stessi e la casa. Ma proprio quest'ultima sembra gettare le ombre più funeste sul futuro: stanze che di colpo diventano trappole, pareti da cui emergono sussurri malevoli e segni inquietanti, un devastante incendio notturno... chi, o che cosa, c'è dietro questi eventi? Quale mistero grava sul destino degli Ayres? Ma, soprattutto, fino a che punto si spingerà la minaccia?”


La Casa d’Inferno 
di Richard Matheson


“Per più di vent'anni la casa appartenuta a Belasco è rimasta vuota. Indicata come la più inaccessibile delle case infestate, è un antico palazzo le cui mura hanno assistito a scene di orrore e depravazione inimmaginabili. Due tentativi di investigarne i segreti si sono conclusi terribilmente. Ora si prepara una nuova spedizione: quattro persone entrano in quel luogo misterioso, determinate a sondare gli ultimi segreti di vita e di morte che vi si celano. Ognuno di loro è spinto da una ragione personale per sfidare le mille tentazioni di quella dimora: ma potranno le loro anime sopravvivere di fronte a quanto si nasconde nella casa più infestata del mondo?”


La Casa dei Fantasmi
 di John Boyne


"Se mio padre è morto la colpa è di Charles Dickens." La vita cambia all'improvviso nell'arco di una settimana per Eliza Caine, giovane donna beneducata ma di carattere, amante dei buoni libri e di famiglia modesta ma rispettabile. Un'infreddatura le porta via il padre che, a dispetto di una brutta tosse, ha voluto ad ogni costo assistere a una lettura pubblica del grande scrittore inglese in una sera di pioggia londinese. Disperata per la morte del genitore, Eliza risponde d'impulso a un annuncio misterioso che la conduce nel Norfolk, a Gaudlin Hall, dove diventa l'istitutrice di Isabella ed Eustace, due bambini deliziosi ma elusivi. Nella grande casa sembra che non ci siano adulti, i genitori dei piccoli Westerley sono di fatto assenti in seguito al terribile epilogo di una storia di abusi, ossessioni e gelosie. Ma contrariamente a quel che sembra, nei grandi ambienti della villa non è il silenzio a regnare: in quelle stanze vuote spadroneggia un'entità feroce e spietata, decisa a imporsi sulla donna per impedirle di occuparsi dei bambini.”


La Scatola a Forma di Cuore
di Joe Hill


“L'annuncio su Internet di una ragazza che vuole liberarsi del fantasma del suo patrigno attira l'attenzione di Judas Coyne, rockstar miliardaria con un debole per il macabro. Il musicista - che annovera nella sua collezione il cranio di un indemoniato, la confessione di una strega, un cappio consunto dall'uso - si aggiudica l'articolo e una mattina gli viene recapitata una scatola a forma di cuore al cui interno si trova un abito scuro. Da quel momento una presenza misteriosa si manifesta nella casa e incomincia a perseguitarlo. Un silenzioso vecchio signore vestito di nero, con un piccolo rasoio che gli pende dal polso, costringe il suo segretario a impiccarsi, cerca di far marcire viva la sua giovanissima amante, ma soprattutto vuole infilarsi nella testa di Jude per indurlo a suicidarsi.”

giovedì 11 ottobre 2018

Recensione: "Streghe Di Una Notte Di Mezza Estate", di Terry Pratchett



Mondo Disco, Volume 14

"Sin dai tempi più remoti, elfi e fatine hanno riempito di sé fiabe e racconti, saltellando leggiadramente tra i mondi per esaudire i desideri degli umani, trasformare zucche in carrozze e persuadere principi distratti a sposare fanciulle perse nei boschi. Be', sono tutte balle. Gli elfi sono meravigliosi perché incutono meraviglia; stupefacenti perché stupiscono; maliardi perché emanano malia; incantevoli perché fanno incantesimi; pazzeschi perché fanno impazzire la gente. Chi ha detto che sono buoni? Gli elfi sono cattivi. E per colmo di sfortuna stanno tornando a Lancre, dove non ci sono più streghe, a parte Nonna Weatherwax, Tata Ogg e Magrat Garlick. Che dovranno sudare sette camicie, indossare numerose armature, volare a cavallo di una scopa insieme a un nano e trasformarsi in sciame di api per cavarsela e salvare Mondo Disco..."



Una manciata di giorni fa mi sono ritrovata a pensare a Terry Pratchett (complici le splendide recensioni della nostra amica Katerina), e al fatto che, senza quasi accorgermene, avevo lasciato scivolare via un altro anno senza riuscire a leggere niente di suo.
A questo punto, lasciate che ve lo dica, ho iniziato a provare una fortissima nostalgia nei confronti di Mondo Disco e dei suoi eccentrici, irresistibili e strampalatissimi abitanti.

Per cercare di rimediare, ho deciso quindi di buttarmi su “Streghe Di Una Notte Di Mezza Estate” (“Lord and Ladies”), un volume che possiedo pressappoco dall'alba dei tempi, e che mi aspettava paziente su uno scaffale da quando ero abbastanza giovane e innocente da confidare ancora nella fatidica rassicurazione “sicuramente entro la fine del prossimo anno!”, scandita dalle barbute labbra di un certo George R. R. Martin.

Bè, che cosa posso dire? Pratchett è stato uno dei più grandi Autori che il fantasy abbia mai conosciuto. La sua insuperabile capacità di combinare umorismo, intelligenza, visionarietà e vita quotidiana resterà per sempre impressa nel cuore dei suoi lettori, e lo stesso vale per il suo sconfinato talento e la sua impareggiabile abilità linguistica.
Aveva una mente affilata come la lama degli artigli di Freddy Krueger, il nostro Terry, e non provava il benché minimo timore all’idea di usarla. Era un brillante osservatore della natura umana (e anche animale, a giudicare dalle descrizioni delle api e degli "psicotici" gatti contenute in questo romanzo...), oltre che un narratore competente, frizzante e originale. Ho tutte le ragioni per ritenere che “Streghe Di Una Notte Di Mezza Estate” rientri a pieno titolo nel novero dei suoi romanzi migliori.

Diciamo che, come al solito, l'imprevedibilità dell'intreccio mi ha tolto le parole di bocca; ma in questo caso, credo sia stata soprattutto la profondità della trama a colpirmi. La storia riprende più o meno dal punto in cui si era interrotta alla fine di “Streghe all’Estero”, vale a dire con Nonna Weatherwax, Tata Ogg e Magrat di ritorno a casa dopo il loro rocambolesco viaggio a Genua.
Il nostro impavido terzetto di streghe si prepara a gustarsi una breve parentesi di pace e tranquillità, mentre al “palazzo” di Verence tutti sembrano impegnati a organizzare l’atteso matrimonio fra Magrat e il sovrano. Tutto sembra più o meno in ordine, o per meglio dire: tutto sembra svolgersi all’insegna dell’allegro caos che da sempre regna imperterrito sul piccolo villaggio delle streghe…

E invece no: perché a Lancre un gruppetto di “sgallettate” votate allo studio della magia occulta ha appena iniziato a giocare col fuoco, e come risultato un'antica minaccia “fatata” ha ripreso a profilarsi all'orizzonte...
Passato e presente iniziano quindi a mescolarsi sempre di più, mentre il confine che separa gli infiniti mondi alternativi inizia a diventare sottile come un foglio di carta. Il che potrebbe anche rappresentare un grosso inconveniente, dal momento che la temibile Regina delle Fate (una tipa sgarbata e niente affatto alla mano...) giace in agguato all'altro capo del portale...

Ma non è tutto: pare proprio che da qualche tempo, infatti, perfino la proverbiale e granitica lucidità di Nonnina Weatherwax abbia iniziato a disgregarsi. La sua mente, un bastione di pragmatismo e buon senso che neppure le armate riunite del Gengis Khan avrebbero mai potuto aspettarsi di sbaragliare, di colpo sembra essersi tramutata in una creatura fragile e incerta. Un animaletto nevrotico, confuso. Inaffidabile. Stremato. Quasi come se... Quasi come se il morbo che ha afflitto il suo creatore per tanti anni (l' Alzheimer) avesse finalmente trovato il modo di sconfinare, imbracciare le armi e mettere a repentaglio il suo amato Mondo Disco.

La verità è che, leggendo un libro come questo, ti ritrovi spesso a domandarti cosa diavolo sia quella strana sensazione luccicosa che ti pizzica dietro le palpebre. Il senso di calore e di vitalità che ti striscia in grembo in un momento del genere è una merce rara nella vita di un lettore, e davvero preziosissima. Pratchett era uno in grado di scrivere frasi come “Animals can’t murder.  Only us superior races can murder.  That’s one of the things that sets us apart from animals” con il massimo grado di semiseriosità concesso dal suo estro creativo, salvo poi restituirti un senso di fiducia e rispetto nei confronti dell'umanità (e della vita in generale) abbastanza viscerale da rasentare la pura gratitudine (bellissimo, ad esempio, il discorso finale di Esme alla regina delle Fate: “You call yourself some kind of goddess and you know nothing, madam, nothing. What don't die can't live. What don't live can't change. What don't change can't learn. The smallest creature that dies in the grass knows more than you.”)

Streghe Di Una Notte Di Mezza Estate , insomma, è un libro meraviglioso, ridicolo, folle, sproporzionato, nostalgico e tristissimo al tempo stesso. Si ride in compagnia di Tata Ogg, delle sue inimitabili perle di saggezza e dei suoi figli strampalati; si lotta assieme a Magrat, perennemente alla ricerca della propria identità e di un suo posto nel mondo; si piange per Esme (ma senza farglielo sapere, se si desidera vivere abbastanza a lungo da assistere a un’altra alba…) e per i suoi immensi sacrifici, per il suo coraggio e la sua concretezza sconfinata; e si sogghigna con (o per colpa di) Munstrum Ridcully, vale a dire uno dei miei personaggi preferiti della saga in assoluto!

Quindi, se dovesse capitarvi di sentirvi, che so? Un po’ frustrati o malinconici, o magari semplicemente scoraggiati dalle deliranti vicissitudini che ci tocca affrontare ogni giorno, leggete questa serie, e preparatevi a ritrovare il sorriso. Un sorriso un po' strano, felice, delicato; insensato come la vita che ci scorre intorno, nel momento preciso della nostra esistenza in cui finalmente iniziamo a realizzare, per la prima volta, che perfino l’epica lotta fra il Bene e il Male potrebbe essere più una questione di tempra, perseveranza e pazienza che di spade, fuoco e conflitto, dopotutto.
E che in fondo potrebbe anche andar bene così, perché la stupidità congenita sarà anche una parte integrante della nostra natura di esseri umani, ma questo non vuol mica dire che dobbiamo per forza comportarci da stupidi... qualche volta, possiamo anche provare a essere un po' streghe, no?

In estrema sintesi: Può un libro fantasy rivelarsi metafisico, demenziale, commovente, avvincente e filosofico al tempo stesso? Può, se il nome dell'autore riportato in copertina è Terry Pratchett...



mercoledì 10 ottobre 2018

Sharp Objects (serie tv - 2018)




La celebre autrice americana Gillian Flynn e il regista Jean- Marc Vallée ("Big Little Lies") hanno deciso di combinare le forze per portare sui nostri schermi “Sharp Objects”, adattamento in 8 episodi dell’omonimo romanzo della scrittrice di “Gone Girl – L’Amore Bugiardo” e “Dark Places”. Completiamo il pedigree di questa sofisticata a intensa miniserie (perfettamente riconducibile all’affascinante e torbido sottogenere del “southern gothic”) menzionando il fondamentale apporto di Amy Adams, una delle più straordinarie e versatili attrici americane attualmente in circolazione.

In “Sharp Objects”, vediamo la Adams calarsi nel controverso e difficile ruolo di Camille, una giornalista incaricata di tornare nella sua cittadina d’origine per venire a capo di una sconvolgente e macabra catena di omicidi. Stiamo parlando di una donna estremamente provata, badate bene; una persona indipendente, forte e vulnerabile al tempo stesso, tormentata dalle catene di un passato complicato e profondamente segnata (in senso figurato e non...) dagli innumerevoli traumi lasciati in eredità dal malsano e ignobile ambiente rurale dell’entroterra americano in cui le è toccato trascorrere i suoi primi anni di vita.

Ora… a parte il fatto che l’interpretazione della Adams risulta talmente credibile e autentica da farti torcere più volte le budella durante la visione (il dolore del suo personaggio riesce a sfondare lo schermo e a centrarti allo stomaco come se fosse una specie di missile terra-aria calibrato apposta per farti piegare le ginocchia), vorrei invitare tutti voi all’ascolto a riflettere su quanto dannatamente raro sia riuscire a trovare uno show in grado di farti sobbalzare sulla sedia a causa di un’improvvisa scarica di adrenalina, mentre contemporaneamente ti incoraggia a vagliare e a riflettere su tutto quanto di ingiusto, miserabile o anche solo remotamente sbagliato sia avvenuto nella tua vita.

Fantasmi della mente, fantasmi del cuore, fantasmi di un’infanzia che, a volte, richiede un dazio troppo alto, e che quindi si rifiuta di lasciarci andare. Fantasmi “reali”, fantasmi presunti, o fantasmi a metà strada fra i due estremi…  la cosa che più ho amato di “Sharp Object”, a dire il vero, è stata proprio questa sua ambiguità, questo suo suggestivo e appagante gioco di specchi e rimandi fra realtà e immaginazione. Il modo in cui Vallée ha deciso di rapportarsi al romanzo originale mi ha conquistato: vale a dire senza mai farci capire veramente se la sua serie possa essere considerata alla stregua di un dramma familiare contorto, girato alla maniera di un film dell’orrore, oppure più come una storia horror diretta alla stregua di una viscerale produzione indipendente.

Se avete visto “Big Little Lies”, probabilmente sarete già in grado di farvi un’idea dello stile autoriale e inconfondibile del regista: ambientazioni torbide, personaggi sfaccettati (e almeno parzialmente sgradevoli), splendido uso dei colori e della colonna sonora, un montaggio schizofrenico…  Ma, a voler essere del tutto sinceri, a me “Sharp Object” è piaciuto ancora di più: in parte perché le sue tematiche sono riuscite a toccarmi più da vicino, e in parte perché, assistito finalmente da una sceneggiatura impeccabile e graffiante, il regista è riuscito in questo caso a spogliare completamente la sua serie da quella irritante “patina” da soap opera che contraddistingueva buona parte del suo show precedente.

Sharp Object”, viceversa, è una serie “sporca” (continua a echeggiare nella mia mente la parola “gritty”, come dicono gli americani...), onesta e cattiva, che non si fa alcuno scrupolo a chiamare le cose col loro nome e a mostrare al suo spettatore, con tanto di dovizia di particolari, il degrado inimmaginabile di una società sempre più marcia e instabile, fatta di conflitti, traumi, amarezze, violenze, ignoranza, pregiudizio, crudeltà, brama di potere e malattia mentale.
E che non esita neppure a rigirare il dito nella piaga e a mettere in bocca ad alcuni dei personaggi secondari una serie di battute assolutamente indimenticabili. In fondo, chi è che paga il prezzo delle nostre debolezze, dei nostri peccati, dei nostri misfatti? Credo sia Jackie a far notare, a un certo punto, il numero sempre più aberrante di ragazze morte che prende a piovere attorno alla povera Camille, sempre più disperata e determinata a proteggere queste giovani anime dalla corruzione che sembra pronta ad avviluppare ogni cosa…

Alcune scene di “Sharp Objects”, non lo negherò, si sono dimostrate alquanto difficili da mandare giù. C’è dello squallore, in questa serie, e una dose più che sufficiente di amarezza e tormento da bastare per una stagione intera. Alcuni spettatori hanno lamentato un’eccessiva pesantezza, oppure si sono limitati a far notare come, a conti fatti, la trama principale abbia continuato a trascinarsi per diverse ore più del dovuto.
Nessuno di questi “difetti” riesce a pregiudicare la qualità della visione, a parer mio, ma riesco sicuramente a capire il punto di vista.
Anche se lo strepitoso finale di questa serie, ragazzi, secondo me vale da solo almeno i tre quarti dei telefilm attualmente in programmazione…

In estrema sintesi: Amy Adams, Jean- Marc Vallée e Gillian Flynn: c'è davvero bisogno di aggiungere altro? Se non l'avete ancora vista, correte immediatamente a recuperare questa inquietante e magistrale miniserie targata HBO...




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