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venerdì 1 gennaio 2021

"Soul": la mia recensione del film Disney-Pixar...

 



Soul” è stata una di quelle piccole sorprese che mi hanno reso felice – una volta di più -  di aver sottoscritto il mio bell’abbonamento a Disney+. Una pellicola d’animazione che prende palesemente spunto da “Inside Out” e che cerca, ancora una volta, di intavolare un appassionato dialogo con i suoi spettatori più adulti.

Tanto per cominciare, la Pixar, dando sfoggio di una maturità e di un coraggio spettacolari, torna a centrare l’azione attorno alle vicende di un comunissimo uomo di mezza età, un professore di scuola media triste e malinconico, alle prese con una profonda crisi esistenziale. Joe Gardner (doppiato, in versione originale, dall’immenso Jamie Foxx) ha sempre sognato di diventare un pianista jazz. Per lui, la musica è tutto; il suo sogno è sempre stato quello di riuscire a esibirsi dal vivo in qualche teatro, magari in compagni degli artisti più “hot” del momento; la vita, però, con il tempo gli ha ampiamente dimostrato di avere in serbo altri piani per lui. Almeno fino al giorno in cui, per un colpo di fortuna, Joe riesce a spuntare la sua grande occasione: un posto in un quartetto musicale d’eccezione, che finalmente potrebbe permettergli di dimostrare il suo talento. Ma il destino, ancora una volta, si incaponirà a metterci lo zampino…

Ora, lasciate che vi dica una cosa: se avessi avuto sette o otto anni, probabilmente “Soul” non avrebbe rappresentato nulla di speciale per me. Un cartone animato come tanti altri, popolato da un mucchio di pittoreschi e simpatici personaggi (i vari “Jerry” e il gattone Mr. Mittens su tutti…) e da un paio di scene abbastanza inquietanti da scatenarmi un delizioso attacco di pelle d’oca (sì, Terry, mi hai capito: sto parlando con te, brutto topo ossessivo-compulsivo che non sei altro! XD). Certo, mi sarei lasciata incantare dalla parlantina sciolta e dallo charme alla Burt Simpson di Numero 22 (doppiata dall’inconfondibile Tina Fey, e vi prego, ragazzi, vi prego: guardate questo film in lingua originale!), anche se sospetto che almeno metà delle sue battute avrebbero mancato il bersaglio. Difficilmente avrei afferrato il messaggio, o beneficiato del senso di conforto trasmesso da alcuni momenti particolarmente emozionanti e coinvolgenti previsti dalla sceneggiatura. E, forse, non avrei fatto caso neanche alla favolosa colonna sonora di cui “Soul” può fregiarsi, con la sua caledoiscopica alternanza di pezzi jazz, vitali e densi di ispirazione, e musiche di stampo più etereo e concettuale, ricche di suoni elettronici.

Pete Docter, che per la Pixar aveva già diretto “Up” e “Inside Out”, con questo "Soul" confeziona forse la pellicola più matura e ambiziosa che lo Studio abbia messo in cantiere finora; il risultato è un film che contrappone le strade sfaccettate e vulcaniche di New York alle pacate tinte pastello di un’Aldilà (anzi, di un Ante-là) che si spoglia delle proprie contraddizioni materiali e abbraccia la delicata perfezione delle linee geometriche. Il tutto, mentre insegue una possibile risposta alla fatidica domanda: qual è, esattamente, il senso della vita? Cos’è un’anima, e perché ci è stata donata? Cosa si suppone che dovremmo farcene?

Sospetto che per molti degli spettatori più giovani, abituati a vivere circondati da un mondo che non smette mai del tutto di ostentare la propria meraviglia, la contraddizione fra il piano fisico e quello spirituale dell’esistenza potrebbe anche non stridere così tanto. Ma per noi adulti, solitamente, il confine si fa più netto; ecco perché sovrapporre il vivace realismo newyorkese al fantasy sfrenato del Pianoro delle Anime Smarrite (una rapida incursione nel surreale regno de “La Città Incantata”, se vogliamo), alla fine si dimostra la scelta più efficace: a poco a poco, infatti, la sceneggiatura ci incoraggia ad abbandonare i nostri preconcetti e a riconoscere che, … Quella barriera, che all’inizio ci sembrava così solida, in realtà, è sempre stata immaginaria. Perché il mondo non è una Scala insormontabile che porta verso il Successo, e non è per arrampicarci che siamo venuti al mondo.

Il mondo è Esperienza. Il mondo è Emozione. Il mondo è Magia. E noi? Be’, ci viene offerta una sola occasione di beneficiare di tutta questa poesia. Forse, faremmo meglio a non sprecarla! ;D

 

Giudizio personale:

8.0/10

 


domenica 31 maggio 2020

"She-Ra e le Principesse Guerriere"



Lasciate che vi dica una cosa: credo che se avessi visto questo cartone da bambina, sarei letteralmente impazzita di gioia!
Anche così, confesso di essermi lasciata piacevolmente risucchiare nel vortice, e di aver trascurato parecchi doveri pur di scoprire cosa sarebbe successo nelle nuove stagioni di "She-Ra e le Principesse Guerriere", la serie d'animazione fantasy per ragazzi creata da Noelle Stevenson (già autrice del popolarissimo romanzo a fumetti "Nimona").

E... che posso dirvi?
Per me questo è uno show semplicemente delizioso!
Una delle cose che più ho apprezzato, è che in pratica "She-Ra e le Principesse Guerriere" parte con una trama semplice- semplice per poi riuscire a svilupparsi in un intreccio interessante ed elaborato che prende a sconfinare via via in un territorio sempre più iper-tecnologico, fantascientifico e semi-marveliano (qualcuno ha detto Thanos, per caso?), senza per questo rinunciare alla sua natura di coloratissimo cartone animato per ragazzine strabordante di unicorni, castelli, principesse fatate e chi più ne ha, più ne metta.

Per di più mi sono innamorata dei personaggi (quasi tutti, buoni e cattivi) e delle relazioni che sono riusciti a costruirsi nel corso di cinque stagioni. Perché, parliamone, ragazzi...
Quando ho cominciato a vedere "She-Ra", in pratica ho continuato a premere il tasto "play" sul telecomando soltanto perché volevo scoprire se la mia bambina Catra sarebbe riuscita a far pace con l'altra mia bambina Adora. All'inizio era tutto qui: una coppia di pazze da cartone animato, una cattiva e una buona, un tempo amiche, poi separate da un grosso malinteso, da un mucchio di insicurezze e da una terribile orda di invasori mostruosi intenzionati ad annientare lo zuccheroso regno del Bene.
E poi... be', non so bene cosa sia successo, ma suppongo che a un certo punto l'incantesimo lanciato dalla Stevenson abbia semplicemente cominciato a fare effetto su di me, perché di colpo ho capito che stavo cominciando a entusiasmarmi.

Che volevo veramente sapere cosa sarebbe successo al mondo di Etheria, qual era il segreto di Mara, come se la sarebbe cavata Spark... ehm, volevo dire Glimmer una volta ascesa al trono, eccetera, eccetera.
Che aveva iniziato a importarmi, ecco, perché di colpo questo mondo popolato da mutaforma sibillini e sirene sarcastiche, uomini fungo, pirati canterini e allegre principesse scorpione aveva preso a sembrarmi stranamente autentico, come se gli autori fossero riusciti a donare alla loro creazione un'irresistibile scintilla vitale.

E da quel punto in avanti, non so, è stato come se avesse completamente smesso di importarmi di inutili quisquilie tipo il comparto grafico o la qualità del doppiaggio originale (per la prima volta dopo anni mi sono ritrovata a impostare l'audio in italiano, un vistoso e sorprendentemente miglioramento in questo caso).
Mi sono messa piuttosto a seguire "She-Ra" perché gli episodi mi divertivano; perché mi facevano sorridere, perché mi emozionavano e mi restituivano il buon umore e mi aiutavano a dimenticarmi di ogni singola preoccupazione per un po'.

Perché "She Ra" in fondo parla di questo posto incantato in cui il Bene e il Male esistono, ma molto spesso risultano piuttosto difficili da distinguere, perché nessun personaggio è fatto solo di Luce o solo di Ombra, solo di Gioia o solo di Dolore. In cui i cattivi a volte hanno più ragione della protagonista, in cui l'eroina spesso sbaglia e non sa cosa fare, e finisce col combinare casini peggiori dei nemici; in cui i migliori amici non sono solo spalle ma individui, e in cui sei costretto a imparare che le persone che ti amano, quelle che dovrebbero proteggerti e guardarti le spalle, a volte sono le stesse che si allontanano e finiscono per spezzarti... ma anche che quelle persone alla fine torneranno sempre, sempre da te, per tenderti la mano e aiutarti a guarire e permetterti di aiutare loro a guarire, per quanto furioso o disperato o spaventoso tu possa diventare.
Perché è cosi che funziona l'amore, no? Se accetti di imbarcartici, sai già che finirai per beccarti un sacco di calci sui denti, qualche gomitata nelle costole e svariati squarci sul braccio... ma anche qualcos'altro, qualcosa di prezioso, e credo che quell'essenza il finale della quinta stagione di "She-Ra" sia riuscito a coglierlo piuttosto bene.

E poi è stato bello poter visitare un mondo in cui TUTTI - a prescindere dall'aspetto, dalle convinzioni, dall'orientamento, dalle truppe psicologiche, dalle debolezze o dal temperamento scontroso - vengono considerati i benvenuti e trattati con il rispetto che meritano, dal momento che la forza - la magia - di un pianeta alla fine risiede sempre nella diversità, e mai dell'omologazione.

Insomma, adesso che l'ho finito, comincio già a sentirne disperatamente la mancanza...
E voi, amici, cosa ne pensate?
Avete visto questa serie, o per caso progettate di farlo? :)


domenica 23 giugno 2019

"Spider-Man: Un Nuovo Universo" (film 2018)



Puoi Acquistarlo QUI


E così ieri sera sono riuscita  - finalmente, finalmente! -  a vedere “Spider-Man: Un Nuovo Universo”, vale a dire il film vincitore del premio per il miglior film d'animazione alla scorsa edizione degli Oscar.

Tanto vale mettere subito in chiaro una cosa: per una volta il grande pubblico là fuori aveva ragione, si tratta senz'altro di un piccolo, grande regalo a forma di cinecomic, dedicato in modo particolare a ogni buon appassionato del magico mondo Marvel.
Non fosse altro che perché l'opera di Bob Persichetti e Peter Ramsey vanta un ritmo scoppiettante, dinamico, "fumettoso“, divertente; per non parlare di un'estetica accattivante, dinamica e piacevole, in grado di differenziarla praticamente da qualsiasi altra pellicola appartenente a questo genere.

Ma non solo: “Spider-Man: Un Nuovo Universo” è un film rivolto evidentemente al pubblico degli spettatori più giovani, ma dubito seriamente che un adulto di qualsiasi età o sesso possa rischiare di annoiarsi durante la visione. Esistono tematiche e dinamiche in cui ognuno di noi, a modo suo, può riuscire a ritrovarsi ; “Un Nuovo Universo” riesce a cogliere l'opportunità di ricordarci quali e fino a che punto con tutta la grazia e l'intelligenza concessi da un vivace (e mai del scevro dalla sua bella dose di momenti in puro stile slapstick... ) film d'animazione per tutta la famiglia.

Ad ogni modo...
Per chi ancora non lo sapesse, il protagonista, Miles Morales, è un ragazzino timido e insicuro che si ritrova (suo malgrado) a essere investito dei grandi-poteri-portatori-di-ancor-più-grandi-responsabilità, e a dover sventare i perfidi piani di Wilson Fisk (alias Kingpin) in compagnia di tante altre spider-persone provenienti dalle più svariate realtà parallele: un Peter Parker in versione matura e vagamente imbolsita, una frizzante e biondissima Gwen Stacey, un maialino in abito da super-ragno, eccetera, eccetera.

Una lettrice (anche se alle prime armi) di fumetti come me non poteva fare a meno di restare deliziata al cospetto di così tanto riferimenti e citazioni inerenti al variegatissimo universo Marvel. Voglio dire: sullo sfondo del racconto di Spider-Gwen possiamo addirittura ascoltare qualche nota della più famosa canzone delle Mary-Jane, ragazzi! Anche se, detto fra voi e me, nel corso di questa avventura ho avvertito acutamente  la mancanza della mia "ragnetta" preferita, vale a dire Jessica Drew/Spider-Woman. Però ho letto da qualche parte che i produttori intendono realizzare non soltanto un sequel diretto di “Un Nuovo Universo”, ma anche una sorta di spin-off interamente al femminile della saga; facile dunque immaginare che almeno alcuni dei personaggi più importanti rimasti finora confinati a bordo campo possano sorprenderci più avanti con una futura apparizione: Silk, Spider-Girl, la stessa Jessica, eccetera, eccetera.

I toni di “Un Nuovo Universo”, in ogni caso, restano quasi sempre giocosi e scoppiettanti, ma posso assicurarvi che il film non fa mancare ai suoi spettatori neanche una piccola serie di momenti veramente autentici e commoventi! Il legame fra Peter e Miles, il delicato rapporto fra Miles e suo padre, o fra il suddetto poliziotto e il suo irrequieto fratello Aaron (doppiato nella versione originale dall'immenso Mahershala Ali!): si tratta senz'altro di piccoli elementi che contribuiscono ad arricchire il film, conferendogli un livello di profondità aggiuntiva tutt'altro che comune all'interno di un film di questo genere.

Certo: in definitiva, credo che mi sarebbe piaciuto vedere qualcosina in più dei mondi d'origine degli altri protagonisti... Soprattutto il cruento universo in bianco e nero di Spider-Noir, o l'ipertecnologico futuro di Peny Parker. Ma “Un Altro Universo” si proponeva evidentemente di raggiungere un altro scopo: raccontarci la storia d'origine di un nuovo, giovanissimo supereroe; quel Miles Morales che in questi ultimissimi anni sta facendo così bene, sia dal punto di vista delle vendite che dell’impatto sulla percezione generale del pubblico...

Attualmente possiamo leggere le sue avventure da solista nella serie scritta da Saladin Ahmed, o seguire le sue gesta attraverso la testata “Champions”, un gruppo di supereroi adolescenti di cui il ragazzo fa parte assieme agli illustri colleghi Ms Marvel, Brawn e Viv Visione.
Lo ritroveremo, un giorno, anche negli Avengers?
Chissà... Per ora tutto quello che sappiamo è che il futuro di Miles sembra avviato su un sentiero a dir poco brillante!




venerdì 28 dicembre 2018

10 cose (deliziosamente nerd) che hanno rallegrato il mio 2018...

Ho preso l’idea alla base di questo articolo da uno miei appuntamenti annuali preferiti sullo stratosferico sito americano Tor.com. Il concetto è molto semplice: in pratica bisogna frugare nella propria mente e cercare di elencare 10 momenti (deliziosamente nerd) che hanno avuto il potere di allietarci e rallegrarci le giornate nel corso del 2018.


Tutti pronti? Benissimo, allora andiamo a incominciare!


1
Marvel Comics


Il rilancio ufficiale di tantissime testate “classiche” del mondo Marvel (Spiderman, Captain America, Thor, I Fantastici 4, Venom, eccetera…) mi ha permesso finalmente di trovare il coraggio di accostarmi alle avventure a fumetti di tutti questi personaggi tanto popolari e amati. Attualmente sto cercando di seguire un po’ di tutto (mi riferisco ai classici albetti “spillati” disponibili in fumetteria a cadenza regolare) e di recuperare qualche intramontabile classico (mi sono accaparrata da poco la mia bella copia de “La Saga di Fenice Nera”, per esempio).
Sto anche cercando di “specializzarmi”, vale a dire di raccogliere qualsiasi volume, volumetto o volumone inerente al mio personaggio preferito in assoluto, la “tostissima” e arguta Carol Danvers (alias Captain Marvel) in persona…
 Insomma, la Marvel è riuscita a garantirmi tantissimi momenti spensierati quest’anno e, per una volta, non mi riferisco solo agli imperdibili appuntamenti cinematografici a cui siamo da lungo tempo abituati. Sentivo davvero il bisogno di un po’ di buon umore e leggerezza, per cui… Grazie, Mamma Marvel, grazie!


2
La colonna sonora del film “The Greatest Showman”


Sarò sincera con voi: non ho ancora visto il film con Hugh Jackman (anche se mi ripropongo seriamente di rimediare al più presto). Però ho iniziato ad ascoltare la colonna sonora su Spotify alcune settimane fa, innamorandomi perdutamente della canzone “This Is Me”, peraltro vincitrice del Golden Globe per la miglior canzone originale, e attualmente candidata gli Oscar nella medesima categoria…
Inutile specificare che anche la versione di “Never Enough” interpretata da Kelly Clarkson è riuscita a rubarmi il cuore!


3
L’uscita del cd “Meaning of Life”, nuovo album di Kelly Clarkson


Nell'improbabile caso in cui non si fosse capito, adoro questa donna, la sua voce e la sua musica! Il nuovo cd ha segnato una svolta importante nella sua carriera, e sicuramente un cambiamento di toni, obiettivi e sonorità che, agli occhi dei suoi fan, non poteva certo passare inosservato… Fortunatamente, grinta, impegno, passione ed energia sono rimasti gli stessi di un tempo. Bello, bello, bello!


4
Il finale di stagione della serie tv “The Haunting of Hill House”


In realtà, credo di aver assaporato ogni singolo episodio di questa splendida serie televisiva targata Netflix come se si trattasse di una pietanza prelibata, un boccone succulento da mandare giù con gli occhi chiusi e il cuore in subbuglio. Ma l’ultima puntata (in modo particolare, la scena nella “Stanza Rossa” con tutti i fratelli riuniti attorno a un certo fantasma…) mi ha fatto versare tante di quelle lacrime da riempire un mare intero…

5
Il trailer del film “Captain Marvel”


L’ho aspettata per due anni, forse addirittura un pochino di più…. ma finalmente ci siamo: il “mio” Capitano sta per fare il suo debutto trionfale nel mondo del MCU, e noialtri per il momento possiamo solo augurarci che si riveli un evento epocale! Il trailer, in ogni caso, promette molto bene. Voglio dire, ragazzi, c’è anche il gatto! *____*
 Non è Chewie, ma per il momento direi che possiamo anche accontentarci….


6
Gli ultimi venti minuti di “Avengers – Infinity War”


Se non avete familiarità con la saga (probabilmente avete sbagliato blog), “Infinity War” potrebbe sembrarvi un cinecomic come tutti gli altri… Niente di più sbagliato: questo è il film che si propone di chiudere un’opera decennale, il culmine di un lavoro di preparazione degno del genio machiavellico di Thanos in persona, oltre che l’atto finale di un’epopea talmente mastodontica che riesce quasi (quasi) a rivaleggiare con la sua controparte di carta e inchiostro. Da vedere e rivedere a ripetizione, in attesa dell’arrivo del prossimo atto della serie: “Endgame”, in uscita a maggio 2019!


7
Le battute demenziali 
di "Wynonna Earp"


Niente riuscirà mai a togliermi dalla testa l’idea che questo sia uno show talmente ridicolo, esilarante, decerebrato e folle da rasentare la pura perfezione, la combinazione ideale fra il trash al limite dell’imbarazzante e la genialità più assoluta! Se potessimo avere un episodio di “Wynonna Earp” al giorno, probabilmente gli psicologi e i grandi guru dell’auto-aiuto inizierebbero a patire la fame nel giro di poche settimane, ragazzi…


8
Il personaggio di Sally Hawkins 
ne “La Forma dell’Acqua


Se non facciamo niente, allora non siamo niente.” Se avete visto il film, riconoscerete senz’altro questa splendida e indimenticabile citazione… Nel corso del prossimo anno, penso che mi piacerebbe dare un’occhiata anche all’omonimo romanzo di Guillermo del Toro e Daniel Kraus. Chissà se qualcuno di voi l’ha già letto?!
(PS: in genere non mi considero una gran romanticona, ma potete trovare l'elenco dei miei 5 film fantasy "sentimentali" preferiti cliccando QUI)!

9
Ogni singolo bacio fra Yuzu e Mai in “Citrus”


Il manga è una mia “vecchia” passione, letto clandestinamente attraverso una serie di traduzioni malfatte e abborracciate sparpagliate per il web. Ma adesso, finalmente, il fumetto è disponibile anche in italiano (grazie, Planet Manga!), e ovviamente io lo sto collezionando e rileggendo dal principio alla fine. L’anime, dal canto suo, è una delizia assoluta per il cuore, gli occhi e la mente. Un grande “must-see”, dal punto di vista di qualsiasi appassionato/a di yuri che si rispetti!


10
Il lungo articolo di “Vulture” dedicato a Nora K. Jemisin



Dopo aver letto l'articolo in questione (e dopo aver finito di leggere gran parte dei suoi incredibili romanzi), ho deciso di eleggere la Jemisin al rango di mia nuova supereroina ufficiale, senza “ma”, senza “se” e senza “forse”. Questa donna, oltre al talento, la cultura e la disciplina, possiede una forza e una grinta senza paragoni. La sua spiegazione del perché “uno scrittore bigotto sarà sempre e solo uno scrittore mediocre” mi ha completamente rapito…
Beccati questo, Silvana de Mari dei miei stivali! Incassa e porta a casa! XD



mercoledì 2 maggio 2018

Recensione: "Coco" (film animazione 2017)




"Coco ci porta in un variopinto villaggio messicano, animato dai preparativi per il Dìa de Muertos e dalla musica delle orchestrine che inonda le strade. Il dodicenne Miguel (Anthony Gonzalez nella versione originale) vorrebbe immergersi nei festeggiamenti strimpellando la sua chitarra sconquassata, ma sulla famiglia Rivera aleggia una maledizione che impedisce ai componenti di imbracciare strumenti musicali. Il divieto, imposto decenni prima dalla bisnonna Imelda, non riesce a tenere Miguel lontano da corde e arpeggi. Né lo frena dal venerare e imitare le melodie del suo cantante preferito, il leggendario Ernesto de la Cruz. Destinato a raccogliere l'eredità familiare ed entrare nel business delle calzature, il ragazzino preferirebbe incorrere nell'ira degli antenati piuttosto che incollare suole e lucidare scarpe per la vita. Così, nel giorno della festa che celebra i defunti, trafuga la chitarra magica appartenuta al suo idolo e finisce in una dimensione tanto fiabesca quanto misteriosa. Il mondo dei morti appare come una gigantesca metropoli verticale: collegata da tram, regolata da uffici e sportelli, e popolata da arzilli scheletri luccicanti. Miguel lo visiterà con la guida dell'affascinante spirito Hector (Gael García Bernal), alla scoperta del segreto che si cela dietro alla sua famiglia."


Ho ragione di sospettare che la maggior parte di voi abbia già avuto occasione di vedere “Coco” al cinema. Quindi, anche stavolta, temo che mi vedrete arrivare alla festa un po’ in ritardo… Anzi, voglio essere del tutto onesta con voi: salvo circostanze particolari, non credo proprio che andrò mai in sala a chiedere un biglietto per un qualsivoglia film targato Disney/Pixar. La ragione è presto spiegata: il punto è che non riesco neanche a sopportare l’idea del doppiaggio italiano, e il solo pensiero di dovermi sorbire una versione riadattata e tradotta delle varie canzoni e dei frequenti numeri musicali presenti all’interno di questi film, basta e avanza a farmi salire un vero e proprio attacco di orticaria lungo la schiena!

Così, dicevamo, anche stavolta sono stata costretta ad aspettare l’uscita dell’edizione in Blu Ray (l’esclusivo steelbook proposto dalla Buena Vista è un vero e proprio gioiellino, già che siamo in tema, lasciate che ve lo dica! Soltanto a vederlo mi si sono illuminati gli occhi dalla gioia!). E… finalmente posso confermarvi in via ufficiale ciò che, dentro di me, sapevo già da un pezzo, vale a dire che la Pixar non si smentisce mai e che “Coco”, pur non arrivando a raggiungere le vertiginose vette d’emozione sfiorate da “Inside Out”, quest’anno si è guadagnato onestamente il suo Premio Oscar per il miglior d’animazione.

Ciò che continua a sorprendermi è l’estrema efficacia della ricetta, ormai sempre più consolidata e manifesta, alla base di progetti come “Coco”: prendi un bambino con un sogno, inseriscilo in un contesto etnico e culturale poco conosciuto (ma dotato di uno straordinario potenziale comunicativo), inserisci un ostacolo di natura famigliare e spediscilo in missione ai confini estremi del mondo (è il caso, ad esempio, di film piacevoli ma tutt’altro che memorabili come “Oceania” o “Il Viaggio di Arlo”). Durante la sua quest, il nostro piccolo eroe (o la nostra piccola eroina) avrà modo di imparare una lezione importante, ma anche di confrontarsi apertamente con i suoi parenti e di mettere in discussione la loro visione della vita… o della morte, se vogliamo applicare la nostra teoria al caso del titolo particolare in questione.

Come già segnalato in occasione dell’uscita de “Il Libro della Vita”, “Coco” trae infatti ispirazione da una popolare leggenda messicana, quella del famigerato “dia de los muertos”, vale a dire l’unico giorno all’anno in cui ai defunti è permesso oltrepassare il confine che li separa dal regno dei vivi e tornare a visitare i parenti ancora in circolazione. Anche se il film si avvale di un’atmosfera estremamente colorata, festosa e rocambolesca (come è giusto che sia…), alcuni elementi della trama mi hanno fatto immediatamente pensare a “Kubo e La Spada Magica”, uno dei “cartoni” più emozionanti, singolari e poetici degli ultimi anni.

Non credo sia invece necessario sprecare fiumi di parole a proposito della sbalorditiva realizzazione tecnica di “Coco”: mi limiterò ad assicurarvi che ogni singolo fotogramma rappresenta un’autentica festa per gli occhi, un tripudio di colori destinato a imprimersi nelle vostre retine come un caldo e accogliente messaggio di benvenuto.

La ritmata colonna sonora e gli strepitosi personaggi secondari (vale senz’altro la pena ricordare, a questo proposito, l’esilarante e imperdibile “cameo” di una spettrale Frida Kahlo) rappresentano un innegabile valore aggiunto. Per non parlare delle variopinte alebrije, creature totemiche tipiche del folclore messicano; spiriti-guida dall’aspetto molto eccentrico, espressionista e surreale che hanno lo straordinario potere di incendiare l’immaginazione dello spettatore al primissimo sguardo….


In estrema sintesi: Pittoresca e coloratissima rivisitazione in chiave animata della leggenda del glorioso “dia de los muertos”. La ricetta della pluripremiata ditta Disney/Pixar consente ormai pochissime variazioni sul tema, ma, in fondo, la cosa ha davvero importanza? Finora il risultato è sempre stato sinonimo di qualità, emozione e divertimento….






giovedì 5 aprile 2018

Citrus (recensione anime yuri 2018)



Anche se non riesco più a seguirne tanti come un tempo, mi piace considerarmi ancora una sorta di appassionata di anime.
In realtà, se dovessi essere del tutto sincera, mi troverei costretta a confessare il fatto che – salvo sporadiche ed eclatanti eccezioni “stagionali” – l’unico sottogenere che sono riuscita a seguire con costanza e dedizione, nel corso degli ultimi anni, è forse proprio il mio adorato yuri!

Penso di aver aspettato l’uscita dell’adattamento animato di “Citrus” con l’ansia nel cuore, fin dal primissimo momento del suo annuncio. Dovete sapere che seguo il celebre manga sentimentale di Saburouta da una mezza vita, per cui mi sono ritrovata presto a gestire un classico caso di hype a mille. A proposito: per chi non avesse ancora sentito la notizia, sembra ormai confermato che la versione manga di "Citrus uscirà prossimamentea anche in Italia, anche se non sono trapelate date d’uscita e non si sa ancora bene per opera di quale casa editrice.




Come spesso accade nell’ambito del genere in questione, la trama di “Citrus” è di una semplicità disarmante: tutto inizia il giorno in cui la madre della solare e biondissima Yuzu decide di convolare inaspettatamente a nozze con il padre dell’introversa e riservatissima Mei… Da quel momento in poi, le due ragazze – l’una agli antipodi dell’altra - si ritroveranno a condividere stanza, scuola e genitori. 
Le differenze metteranno a dura prova la pazienza di Yuzu, la nostra impavida e chiassosa eroina; ma da un certo punto in poi sarà soprattutto lo stravagante atteggiamento passivo-aggressivo di questa taciturna “sorella” acquisita a mettere in crisi lo stato di salute mentale della protagonista.
Perché, di colpo, sembra quasi che il corpo di Mei stia cercando di trasmettere a Yuzu un messaggio… un sentimento irruente e destabilizzante, che la mente di Mei non riesce a elaborare e il suo cuore non sembra assolutamente in grado di accettare, e che Yuzu farà invece, dal canto suo, tanta, ma veramente tantiiiiissima fatica a interpretare!




A conti fatti, l'elemento che ho più amato in questo anime è probabilmente proprio il suo tema di fondo, un messaggio con il quale è davvero facile relazionarsi: l'adolescenza può essere un’età terribile, un’esperienza intossicante, agrodolce, rabbiosa e piena di conflitti… cercare di sopravviverle è forse il minimo che possiamo fare, ma è probabile che si possa riuscire nell’impresa soltanto rimboccandosi le maniche e aiutando chi amiamo veramente a superare i propri tormenti e i propri (talvolta imbarazzanti, talvolta dolorosi…) angoscianti demoni personali.

Nel corso dei dodici episodi che compongono questa prima stagione di “Citrus”, mi sono ritrovata a trattenere il fiato in più di un’occasione. Le turbolente dinamiche della relazione fra le due protagoniste si sono dimostrate abbastanza “incasinate” e complesse da tenermi con lo sguardo incollato allo schermo, alternando momenti di pura comicità in salsa slice of life a scene dal contenuto molto più appassionante, drammatico e/o delicato.

Da un punto di vista personale, posso tranquillamente affermare di essermi innamorata di Yuzu a prima vista. Ad affezionarmi a Mei, invece, ho fatto infinitamente più fatica: sarà stato perché, nove volte su dieci, le  sue motivazioni tendevano a sembrarmi più il frutto di una congenita vigliaccheria di fondo, che non lo straordinario prodotto di chissà quale esasperato pseudo-trauma infantile… In ogni caso, confesso di aver fatto il tifo per la felicità di tutte e due dall’inizio alla fine, e di non essermene pentita neanche per un istante.




Per come la vedo io, insomma, seguire “Citrus” equivale un po’ a salire su una frenetica giostra di palpitazioni ed emozioni: l’esperienza può senz’altro risultare stordente, snervante, incomprensibile e, a tratti, forse perfino un po’ frustrante… ma anche coinvolgente, autentica, deliziosa e densa di tenerezza!

In estrema sintesi: Una dolceamara sciarada sentimentale basata sul classico concetto degli “opposti che si attraggono”. Turbolento, coinvolgente ed emozionante, “Citrus” non arriva certo a incarnare il concetto di anime perfetto… Ma per tutti gli/le amanti dello yuri in circolazione là fuori, si tratta di un must see assolutamente imprescindibile!

giovedì 4 agosto 2016

I miei film della settimana...


Buon pomeriggio, amici miei! ^^

L'idea era di proporvi ieri questo rapido aggiornamento sulle mie ultime visioni cinematografiche, ma... indovinate un po’?

Mi è vento il frillo improvviso di cominciare a catalogare i miei libri cartacei su Librarything, e mi sono distratta al punto da tralasciare il resto… XD

Anyway, questi sono i film che ho visto nell'arco degli ultimi sette giorni... un quartetto fortunato, non posso proprio lamentarmi! :D



Deadpool


Uno dei più atipici e divertenti film sui supereroi che abbia mai visto, con un Ryan Reynolds in gran forma e una rediviva Morena Baccarin nei panni del love interest del personaggio principale.
Battute un po’ spinte e gag demenziali a parte, ho apprezzato molto l'ironia della sceneggiatura e gli spassosi riferimenti alla cultura pop del nostre tempo; per non parlare della comparsata d'eccezione di un paio di X-men (Colosso e la new entry Testata Mutante Negasonica), che spero di ritrovare anche in “Deadpool 2”,o quantomeno in uno dei prossimi film della saga originale...

Giudizio personale: 7.5/10



Zootropolis


Un film d'animazione divertente, adrenalinico e graffiante, consigliatissimo a tutti gli appassionati di buddy cop movie, ma anche...  A tutti gli altri!
Non si può proprio negare il fatto che la Disney stia mettendo a segno un colpo vincente dietro l’altro: dopo le intense e vibranti emozioni di “Inside Out”, dopo l'eccentrica tenerezza di “Arlo”, ecco arrivare infatti le travolgenti avventure della poliziotta Judy (doppiata in lingua originale dalla Ginnifer Goodwin di “Once upon a time” e in italiano dalla bravissima Ilaria Latini), una coniglietta vispa e determinata, che riuscirà a dare del serie filo da torcere al mondo della malavita di Zootropolis...
Se siete pronti a scommettere sull'eventualità che si tratti “solo” dell’ennesimo cartone animato dedicato ai più piccoli, vi consiglio di prepararvi anche a sborsare un bel po’ di soldoni, ragazzi… perché vi assicuro che "Zootropolis" è molto, molto più di questo!

Giudizio personale: 7.5/10



The Danish Girl


Non nutrivo altissime aspettative nei confronti del drammone diretto da Tom Hooper: proprio per questo credo di essere riuscita a godermi i tanti pregi del suo lavoro, senza sentire l'esigenza di soffermarmi più di tanto a soppesare i difetti.
C’è da specificare che il materiale di partenza, la vera storia del pittore danese Einar Wegener e di sua moglie, Gerda, offriva spiragli di introspezione psicologica a volontà, e che le interpretazioni dei due attori principali (Eddie Redmayne e Alicia Vikander), intense e impeccabili, costituiscono l'autentico fiore all'occhiello del film. 
Se solo la colonna sonora fosse riuscita ad accompagnare in maniera più convincente e meno anonima le scene-chiave della trama, e ad amplificare le emozioni di Lily e Gerda in maniera più drammatica e pertinente, sospetto che mi sarei commossa sino a versare effettivamente quelle lacrime che invece, stranamente, sono rimaste impigliate fra le mie ciglia fino ai titoli di coda...

Giudizio personale: 7.0/10



Prisoners


Se pensavate che le qualità attoriali di Hugh Jackman cominciassero e finissero con le necessità imposte dal ruolo di Wolverine, be’… “Prisoners” è il film che dovete vedere.
Il regista canadese Denis Villeneuve ci racconta in questa occasione una storia ambigua, contorta e moralmente complessa, densa di tensione, dubbi, colpi di scena e sospetti. Per due ore e mezza filate, la sceneggiatura riesce a “torturarci” e a farci soffrire insieme ai suoi personaggi, tenendoci sempre con il fiato sospeso, il respiro bloccato nel petto e le palpitazioni in gola. 
Cosa posso aggiungere? E’ senza dubbio uno dei thriller più intriganti e coinvolgenti che mi sia capitato di scovare in questi ultimi anni…

Giudizio personale: 8.0/10


E voi, invece, amici?
Avete visto qualche bel film, ultimamente? :)

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