Visualizzazione post con etichetta Steampunk. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Steampunk. Mostra tutti i post

lunedì 21 febbraio 2022

"Shades of Rust and Ruin": il nuovo libro fantasy steampunk di A. G. Howard...

A. G. Howard, autrice della popolare saga fantasy bestseller “Splintered”, ha di recente rivelato sinossi, copertina e data d’uscita del suo prossimo libro: mi riferisco ovviamente a“Shades of Rust and Ruin”, primo capitolo di una nuova saga romantico-gotica per ragazzi in arrivo in inglese a settembre 2022...

 

Potete acquistarlo QUI in inglese


La trama

Phoenix "Nix" Loring sa che la sua famiglia è sotto una maledizione di Halloween.

Quando aveva tre anni, i suoi genitori sono tragicamente morti... il 31 ottobre.

Undici anni dopo, sua sorella gemella Lark è andata incontro a un fato simile.

Sin da allora, Nix ha dovuto fare i conti con il senso di colpa tipico di tutti i sopravvissuti. Non riesce nemmeno a trovare conforto in Clarey, che un tempo era il ragazzo di Lark, e che adesso è l’unica persona in grado di comprendere il suo dolore, perché i sentimenti nascosti di Nix nei suoi confronti si spingono ben oltre l’amicizia.

Tutto quello che le rimane, quindi, sono i suoi disegni, dal momento che le fate e i goblin del suo immaginario mondo di Mystiquel sono l’unica cosa ancora in grado di risollevare il suo spirito.

Ma quando la sua depressione comincia a influire sulla sua capacità di vedere i colori, Nix si vede praticamente costretta a rinunciare anche alla sua arte; almeno fino a quando suo zio non scompare, e ovviamente proprio il giorno di Halloween!

Nix e Clarey cominciano a ripercorrere i passi dell’uomo e scoprono un portale, un passaggio che li intrappola dentro una decadente versione della loro città, popolata però dalla versione in carne e ossa delle stesse illustrazioni di Nix.

Mentre i due ragazzi cercano disperatamente di ritrovare lo zio, attraverso il sinistro e pericoloso mondo di Mystiquel, Nix scopre che dietro la maledizione della sua famiglia si nascondono altri segreti... e lo stesso vale per la sua abilità sovrannaturale di disegnare creature.

E la prossima volta, a meno che Nix non riesca a risolvere l’enigma del labirinto del Re dei Goblin prima che l’orologio annunci la mezzanotte, la sua vita non sarà l’unica cosa che la maledizione sarà in grado di reclamare...

 

Steampunk, avventura e magia oscura...

A quanto pare, “Shades of Rust and Ruin” sarà ambientato in un mondo fantastico estremamente “darkettone”, nonché ispirato al sottogenere dello steampunk.

Se l’esperienza mi ha insegnato qualcosa, direi che da A. G. Howard possiamo aspettarci anche una forte componente romance... ma questo non è necessariamente un male, anzi.

La campagna promozionale del romanzo sta cominciando a battere molto sul tasto “Caraval incontra Labyrinth”; e forse io non ho ancora letto il libro di Stephanie Garber, ma di sicuro ho sempre amato il film con David Bowie e Jennifer Connelly con tutta me stessa! *___*

Dal canto suo, il trope delle creature magiche “disegnate” che prendono miracolosamente vita è sempre stato un classico, soprattutto nell’ambito della narrativa fantasy per ragazzi: mi vengono in mente “Il Ritmatista” di Brandon Sanderson e “Shadowshaper” di Daniel Jose Older, per tirare in ballo due fra gli esempi più recenti, ma naturalmente si potrebbero citare molti altri titoli.

In realtà, la trama di “Shades of Rust and Ruin” lascia ancora un velo di ambiguità su questo aspetto: perché forse le illustrazioni di Nix sono “magiche”, e hanno davvero il potere di rendere reali i suoi soggetti immaginari... ma dietro il mistero della connessione della protagonista con il fiabesco mondo di Mystiquel potrebbe anche celarsi una soluzione totalmente diversa!

Come diceva il saggio, è un segreto che potremo svelare soltanto... leggendo! :D

 



venerdì 4 maggio 2018

Recensione: "La Città Segreta", di Genevieve Cogman


La Biblioteca Invisibile, Vol. 2

"Mentre sta lavorando sotto copertura in una insolita e caotica Londra vittoriana, Irene Winters, spia della società segreta la Biblioteca Invisibile, scopre che il suo assistente Kai è scomparso, rapito dalla fazione dei fae, creature fatte di caos e magia, capaci di mutare forma e provocare disordini nei mondi corrotti. Considerando il legame di Kai con i draghi, acerrimi avversari dei fae, le ripercussioni del suo rapimento potrebbero essere fatali, non solo per il suo amico ma per interi mondi: Irene deve salvarlo e scongiurare l'Armageddon a ogni costo. Questa nuova difficile missione la porterà in un'oscura Venezia dove è sempre Carnevale e dove tutti sono perennemente in maschera. Questa volta, però, Irene non potrà contare sull'aiuto della Biblioteca Invisibile, ma dovrà fare affidamento soltanto sulle sue forze, per trovare e salvare Kai, trasgredendo diverse regole della società segreta cui appartiene e questo la lascerà sempre più sola..."


Da lettrice navigata, posso assicurarvi che ritrovarmi ad avere a che fare con “La Città Segreta”, il secondo volume della serie “La Biblioteca Invisibile” di Genevieve Cogman, ha rappresentato per me una delle esperienze più strane e fuorvianti di sempre.

Non posso affermare di aver amato incondizionatamente il primo libro, ma ne avevo senz'altro apprezzato diversi elementi, fra i quali, indubbiamente, la promettente idea di fondo, la piacevolezza della trama, l’ironia dei personaggi, e l’eccentrico umorismo british che ne condiva allegramente l’atmosfera. Nel caso de “La Città Segreta”, invece, non solo l’autrice sembra compiere un vistoso passo indietro, dal punto di vista essenziale dello stile e dalla più basilare gestione delle tecniche narrative… No, il problema è un altro: mentre leggevo, sono stata più volte sopraffatta dalla sensazione di trovarmi alle prese con una specie di fan fiction, un libro i cui personaggi avevano a che spartire poco e niente con gli intrepidi e divertenti protagonisti che avevo imparato a conoscere attraverso le pagine de “La Biblioteca Invisibile”.

Mi riesce veramente difficile cercare di focalizzarmi sui lati positivi di questo sequel, quando ogni singolo istante di lettura è stato in grado di garantirmi soltanto una bella doccia fredda di noia, frustrazione, stizza e delusione. La verità è che, secondo me, “La Città Segreta” parte male dal principio, prendendo a deragliare per vie inesplorate (e che, forse, avrebbero fatto meglio a restare tali…) praticamente fin dai primissimi capitoli. Già soltanto la scelta di iniziare il libro imbastendo alla meno peggio una sfilza di arruffate e frettolose zuffe da osteria con vari branchi di anonimi scagnozzi mi è parsa bizzarra, per non dire avventata: la Cogman sarà indubbiamente brava in molte cose, ma le sequenze di combattimento non sono certo il suo forte, e credo che basti sfogliare sommariamente “La Città Segreta” per averne la prova inconfutabile e definitiva.

Un’altra cosa che non mi ha convinto è l’ambientazione veneziana, tragicamente piatta e stereotipata. Le descrizioni della Cogman sono scarne e ripetitive in maniera ossessionante; in pratica, l’autrice si limita a ribadire fino allo sfinimento che Venezia è una città molto luminosa, che in diversi momenti sembra “galleggiare sull’acqua”, e che tutti i suoi palazzi sono fatti di scalinate di legno e mura di marmo bianche e rosa. Non ho neanche ben capito cosa abbia introdotto a fare personaggi fantomatici e inutili come i Dieci o il Doge, visto che nessuno di loro ha finito con il ricoprire alcun ruolo attivo all’interno della trama (né delle eventuali sottotrame, visto che non è possibile riscontrarne neppure una).

Il personaggio di Irene, la protagonista Bibliotecaria, è indubbiamente ben costruito: appare evidente come la Cogman abbia cercato di riversare nella sua eroina gran parte della propria competenza e del proprio inconfessabile amore per i rocamboleschi romanzi d’appendice ottocenteschi. Eppure non sono riuscita a entrare in grandissima sintonia con la sua personalità analitica e i suoi continui riferimenti alle leggi di probabilità e alle conseguenze del Rasoio di Occam (qualsiasi cosa esso sia…), e di sicuro non ho provato altro che fastidio e irritazione al cospetto di personaggi secondari “acidi” e contradditori come Vale, o deboli e piagnucolosi come il “povero” drago Kai. Silver, viceversa, mi è piaciuto un po’ di più… e lo stesso vale per la maggior parte dei fae, praticamente l’unica nota di colore all’interno della monotona e improbabile missione di salvataggio al centro della trama de “La Città Segreta”.

Per quanto mi riguarda, comunque, la proverbiale “goccia che ha fatto traboccare il vaso” può essere identificata nell’estrema povertà (per non dire “dabbenaggine …) del cosiddetto “sistema magico”. Il fatto che Irene abbia la facoltà di scandire una frase e far avverare il suo contenuto semplicemente desiderandolo, francamente sa parecchio di pigrizia creativa da parte dell’autrice, visto che il 95% degli ostacoli previsti dall’intreccio finisce in questo modo per risolversi proprio grazie a questa instancabile e formidabile abilità “magica”.

In estrema sintesi: Il sottotitolo de “La Città Segreta” avrebbe potuto benissimo essere: “Come sprecare un’idea geniale e mandare all’aria un potenziale brillante in 255 pagine di puro e assoluto Niente”. So che la maggior parte dei lettori americani ha adorato questo libro, ma per me la seconda avventura di Irene a spasso nel Multiverso si guadagna un roboante e colossale: “No!”




Potete leggere QUI la mia recensione del primo volume della serie



domenica 20 marzo 2016

Recensione: "The Secrets of Drearcliff Grange School"




Titolo: The Secrets of Drearcliff Grange School
Autore: Kim Newman
Serie: //
Disponibile: in inglese!
Trama:
 “Una settimana dopo che sua madre l’ha trovata a dormire sul soffitto, Amy Thomsett viene impacchettata e consegnata alla sua nuova scuola, Drearcliff Grange. Sebbene sembri un istituto come un altro, Amy scopre presto che le ragazze, a Drearcliff, sono speciali, le figlie di geni del crimine, scienziati fuorilegge e maghi straordinari. Alcune delle allieve hanno dei doni speciali, come quello di Amy, e, quando una delle ragazze del suo dormitorio viene rapita da un misterioso gruppo di personaggi incappucciati, Amy decide di formare una super-società segreta chiamata “Moth Club”, allo scopo di salvare l’amica. Ma la cospirazione coinvolge parecchie persone a scuola, e toccherà proprio al Club scovare gli indizi per arrivare al cuore della questione…”


Ho sentito parlare per la prima volta di “The Secrets of Drearcliff Grange School” sbirciando fra le pagine di uno dei miei siti stranieri preferiti.
Il nome di Kim Newman non mi giungeva del tutto nuovo, naturalmente; sapevo che negli anni ’90 aveva pubblicato una serie di retelling di “Dracula”, e che il suo lavoro è enormemente apprezzato in patria. Neil Gaiman, per citare un nome solo, si professa innamorato di molte sue opere.
La trama di “The Secrets of Drearcliff Grange School”, dal canto suo, mi ha colpito al primo sguardo, al punto da convincermi a buttarmi a capofitto fra le sue pagine.
Da questo esperimento ho appreso due cose: la prima è che Newman è un grande scrittore, la seconda che devo assolutamente recuperare il resto dei suoi romanzi il prima possibile!

The Secrets of Drearcliff Grange School”, lasciate che ve lo dica, è un libro molto, molto “strano”. A prima vista, sembra una via di mezzo fra “Harry Potter”, l’esagerato e vivace mondo dei supereroi americani, e “L’Accademia del Bene e del Male” di Soman Chainani.
E credo che l’influenza di J. K. Rowling sia innegabile, così come è impossibile pensare che un simile libro sarebbe mai potuto esistere, se non fosse stato per le avventure di Nancy Drew, le incursioni nel mondo del sovrannaturale di H. P. Lovecraft e i chiassosissimi fumetti della Marvel.
Newman, tuttavia, è riuscito a imprimere alla storia e ai personaggi un’impronta talmente personale, unica ed eccentrica da aver miscelato secondo me un genere del tutto nuovo, inaugurato da un romanzo fantastico e appassionante, che mi auguro dal profondo del cuore non finisca per passare inosservato. 
Credetemi: sottovalutare l’ironia di Newman, il suo talento e la sua capacità di creare ambientazioni e personaggi indimenticabili, sarebbe un autentico delitto! 
The Secrets of Drearcliff Grange School” è il genere di YA che ti fa pensare: “Ecco perché sono così dannatamente innamorata di questo genere!”, riuscendo nel contempo a stupirti, spaventarti e commuoverti.

La storia inizia nel modo più classico: una nuova studentessa, Amy Thomsett, si trasferisce a Drearcliff, un Istituto isolato e perso fra le brughiere inglesi, sempre lieto di ospitare fra le sue fila “Ragazze Inusuali” come Amy.
Siamo negli anni ’20 o giù di lì, a cavallo fra le due Grandi Guerre; non è il nostro mondo, non proprio, eppure ci assomiglia abbastanza.
La tecnologia e la scienza hanno compiuto passi imprevedibili, inaugurando un’era di meraviglie e di orrori senza precedenti. La società è stata costretta ad accettare, suo malgrado, l’esistenza di Persone Inusuali, vale a dire gente dotata di poteri e capacità particolari, e a mandar giù il fatto che, di tanto in tanto, alcuni roboanti difensori della giustizia ingaggino furiose battaglie all’ultimo sangue contro malvagi “super-villains” intenzionati a conquistare il mondo.
Amy, che sa fluttuare e forse addirittura volare (anche se non lo ammetterebbe mai…) arriva a Drearcliff convinta che la preside della scuola farà di tutto pur di soffocare il suo dono e convincerla a comportarsi da personcina normale, e invece si sbaglia di grosso.
La dottoressa Swan ha fondato la scuola proprio per prendersi cura di Amy e di quelle come lei, per insegnare loro a convivere e a rendersi utili, esaltando la loro diversità e alimentando in loro il fuoco dell’ambizione, non il contrario.
Inutile specificare che ho amato la personalità di questa signora forte, misteriosa e determinata con tutto il cuore; anche se, a dire il vero, forse il novanta per cento dei personaggi di “The Secrets of Drearcliff Grange School” è riuscito a entrarmi sotto la pelle, in quel modo così pittoresco, tenero e un po’ demenziale che contraddistingue l’intero libro.

La prima parte del romanzo serve a introdurci a Drearcliff e a illustrarci le sue regole, aiutandoci ad acquisire un certo grado di familiarità con i suoi ambienti e i suoi abitanti. Proprio quando cominci a sospettare di sapere come evolveranno le cose, però, Newman introduce un colpo di scena: con l’arrivo dell’inquietante e autoritaria Rayne,  il mondo di Amy conoscerà infatti uno scossone tale da precipitare l’intera Drearcliff nel caos e nella follia più totale. Gli eventi inizieranno a prendere una piega talmente sinistra da farvi venire i brividi, degenerando presto in un orrore tanto antico quanto sconfinato…

Stilisticamente parlando, Newman è una specie di genio. E’ brillante, ironico, arguto e incisivo; e dico questo anche se qualche volta passa il segno e comincia a esagerare, mosso probabilmente da uno slancio di esubero, mettendosi a farla moooolto più lunga del necessario.
I suoi personaggi sono strepitosi, come dicevamo (fra tutti ho adorato soprattutto Dora Paule, la stranissima e tormentata ragazza “con i piedi in due mondi”, la vispa Light Finger e l’odiosissima Sidonie Gryce, che con il suo inglese-mezzo-francese mi ha fatto più volte piegare in due dalle risate…), ma sono anche troppi, non si può negare.
Alcune ragazze o insegnanti entrano in scena nel terzo capitolo per tornare a fare una comparsata solo nel diciottesimo, e Newman commette il grande errore di dare per scontato che il lettore possa ricordarsi di loro, e continuare a divagare a ruota libera come se niente fosse. Non è un grosso difetto, ma ammetto che, in certe circostanze, non avere un’idea precisa di chi esattamente stia facendo una certa cosa, mi ha causato fitte di irritazione e qualche piccola crisi esistenziale.

Se amate J.K. Rowling, Poe, Lovecraft e Stephen King, tuttavia, vi consiglio (e ve lo consiglio fortemente!) di concedere una possibilità a “The Secrets of Drearcliff Grange School”.
E’ un piccolo libro meraviglioso, pieno di calore, nostalgia e umanità, che vi delizierà e terrà incollati alle pagine, persino a prescindere dall’importanza fondamentale del messaggio veicolato dall’autore…


Curiosità:
Nel libro, Amy e le sue amiche fondano un team investigativo chiamato “Moth Club”, in onore dell’insana curiosità nutrita dalla protagonista nei confronti del mondo delle falene. Le ragazze indossano maschera e mantello e si lanciano a capofitto in qualsiasi avventura capiti loro sottomano…

- Tutti i membri del “Moth Club” hanno alle spalle una storia familiare complicata: i loro genitori sono per lo più spie o galeotti, maghi o villani….  Amy, da questo punto di vista, è un po’ un’eccezione: sua madre, una ricca ed esuberante signora dell’alta borghesia, l’ha spedita via perché è incapace di instaurare un legame con la figlia, e non la vuole fra i piedi più del necessario;

- Prima dell’arrivo di Rayne, la scuola è tormentata da una “piaga” molto violenta e rumorosa: si tratta delle cosiddette “Murdering Heathens” capeggiate dalla sadica e impeccabile Sidonie Gryce, vale a dire un gruppo di eccentriche quanto insopportabili bullette, con cui Amy e le sue amiche saranno più volte tenute a fare i conti…



Trama: 8.5/10
Ambientazione: 9.0/10
Personaggi: 9.5/10
Stile: 8.0/10
Coinvolgimento emotivo: 9.5/10

Verdetto finale: 9.0/10


Girl Power:

Nel prossimo post, parleremo di:


"Want-to-Read", Episode #19

giovedì 11 febbraio 2016

Recensione: "Masque of the Read Death"






Titolo: Masque of the Red Death
Autrice: Bethany Griffin
Serie: Masque of the Red Death, Vol. 1
Disponibile: in inglese!
Trama:
"Tutto è in rovina.
Una piaga devastante ha decimato la popolazione, e coloro che sono rimasti vivono nella paura del contagio, mentre la città crolla intorno a loro.
Perciò, per cosa dovrebbe vivere Araby?
Le notti al Debauchery Club, i magnifici vestiti, il trucco scintillante... i modi allettanti per dimenticare ogni cosa.
Ma nelle profondità del club - nelle profondità della propria disperazione - Araby troverà più dell'oblio. 
Troverà Will, affascinante addetto alla sicurezza del club, e Elliott, il perfido e sveglio aristocratico. Nessuno dei due è quello che sembra. Ed entrambi hanno dei segreti. Tutti ne hanno.
E Araby potrebbe improvvisamente scoprire di avere non soltanto qualcosa per cui vivere, ma addirittura qualcosa per cui lottare - a qualsiasi costo."
Le mie opinioni:
Nell'arco di questi ultimi mesi, ho notato, la lettura di YA mi sta dando poche soddisfazioni.
Sarà stato questo a spingermi a coltivare basse aspettative nei confronti di "Mask of the Red Death", benché l'idea alla base del romanzo gotico/distopico di Bethany Griffin fosse di quelle golose, che ti fanno salire l'acquolina in bocca al solo pensiero: scrivere un retelling del famosissimo (e splendido) racconto di Edgar Allan Poe, "La Mascherata della Morte Rossa".

Nessuno ci aveva ancora pensato, credo. Magari perché il classico di Poe è uno dei preferiti del grande pubblico di ogni dove; forse a causa dell'enorme difficoltà insita nella missione.
Da questo punto di vista, ammetto di essere rimasta piacevolmente sorpresa.
La Griffin ha lavorato sorprendentemente bene, con impegno e diligenza, consegnandoci il ritratto di un'ambientazione affascinante quanto decadente, morbosa e oscura, e introducendo una manica di personaggi abbastanza gradevoli e privi di quella patina di prevedibile banalità che ormai siamo soliti aspettarci da opere di questo genere.
Araby, dal canto suo, risulta essere una protagonista abbastanza convincente. Non indimenticabile, certo, ma per lo meno titolare di una voce narrante in grado di catturare e catalizzare quanto basta l'attenzione del lettore.
Per di più va incontro a una credibile trasformazione nel corso del libro: non proprio una metamorfosi, dal momento che la sua interpretazione di ragazzina dissoluta e viziosa non regge neanche per un secondo, a mio avviso, quanto un timido e costante processo che le permette di venir fuor dal guscio, di prendere lentamente coscienza di se stessa e del mondo che la circonda.

In realtà nessuno dei personaggi è un campione di spessore psicologico; c'è da sottolineare però che non si può affermare neanche il contrario.
Personalmente, ho apprezzato soprattutto le personalità di April e di Eliott; due personaggi che cominciano incarnando un mucchio di stereotipi, ma che si rivelano invece assai più complessi e interessanti di quanto inizialmente sembrasse.
La Griffin, secondo me, è inoltre riuscita a raggiungere una buona posizione di equilibrio fra la componente d'azione e quella "romance", sentimentale e tipicamente YA della faccenda.
La sua eroina non si fa mancare momenti di palpabile indecisione fra i due “maschi alfa di turno”, è chiaro (la legge del triangolo non perdona!); eppure il compromesso raggiunto dalla scrittrice fa sì che questo risvolto romantico non vada mai a discapito della trama o dello sviluppo della desolata, inquietante ambientazione.
Sicuramente da provare, insomma, se amate i racconti di Poe, le ambientazioni cupe e le storie dall'intreccio semplice e ricco di eventi, che non lesina sequenze al cardiopalma né inaspettati colpi di scena! :)

Giudizio personale: 7.5/10

Girl Power:



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...