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domenica 31 gennaio 2021

5 trilogie fantasy dal finale perfetto

Il finale perfetto di una storia dovrebbe sempre essere inaspettato e inevitabile. Che cosa significa? Semplicemente che noi lettori (o spettatori) amiamo emozionarci e lasciarci travolgere da ogni colpo di scena escogitato da un autore; ma mai a scapito della logica, della caratterizzazione dei personaggi, della struttura del libro o della coerenza del world-building.


Vi siete chiesti come mai almeno il 50% degli autori di romanzi fantasy finisca spesso per cadere nel classico tranello del terzo libro che-non-funziona, l’orribile epilogo di cui tutti avremmo fatto volentieri a meno? Scrivere il finale perfetto è un’operazione delicata e difficilissima, ragazzi! Il rischio di deludere qualcuno è sempre dietro l’angolo, soprattutto nel caso di una trilogia o di una serie più lunga: dopotutto, non si può chiedere a un lettore di investire tutto quel tempo e quelle energie senza ingegnarsi a trovare un modo per “ripagarlo” del suo interesse e del suo affetto verso i personaggi. Come sapete, poche cose al mondo sono in grado di ricompensare il Lettore Fedele più di un finale emozionante, catartico e ben sviluppato… Mi senti, George R. R. Martin?

Per fortuna, grandi eccezioni a parte, il panorama letterario moderno offre un ampio ventaglio di casi di scrittori che, invece, sono riusciti a trovare la formula ideale per concludere le loro trilogie. Vi riporto qui alcuni dei miei esempi preferiti, senza fare spoiler, e citando per ogni serie il titolo del rispettivo libro conclusivo…
 

Il Cielo di Pietra

di N. K. Jemisin

La “Trilogia della Terra Spezzata” di N. K. Jemisin è entrata di diritto a far parte della storia del fantasy. Sovversiva, visionaria e ricca di spunti di attualità, abbina elementi tipici della fantascienza a uno stile coinvolgente e altamente immersivo; con un sistema magico curatissimo e un terrificante lavoro di world-building. “Il Cielo di Pietra” (disponibile nelle librerie di tutta Italia a partire dal prossimo 2 febbraio) riesce a chiudere il cerchio tracciato dai precedenti volumi con una grazia e una ferocia invidiabili. Sfido chiunque a dimenticare i fenomenali, tesissimi capitoli finali di questo libro! Se non l’avete ancora fatto, vi ricordo che potete acquistare QUI la vostra copia de “La Quinta Stagione”, il primo romanzo della trilogia che ha infranto ogni record e contributo a reinventare un genere.

 

L’Inverno della Strega

di Katherine Arden

Come molti di voi sapranno, Katherine Arden è una delle mie “nuove” autrici preferite. “La Strega d’Inverno”, come i suoi predecessori, è un libro che mescola influenze classiche e moderne, intrecciando il destino di una famiglia a quello di un popolo immortale, di una fede, di una nazione. In particolare, il romanzo conclusivo della “Winternight Trilogy” offre un’irresistibile “cavalcata” attraverso il cuore di una landa selvaggia, fra creature leggendarie, incantesimi, amore e magia. Il primo libro, “L’Orso e l’Usignolo”, è disponibile QUI.

 

The Burning God 

di R. F. Kuang

Avete già letto “La Guerra dei Papaveri”? Bè, sarete felici di scoprire che “The Burning God” è un libro altrettanto tragico, coinvolgente e devastante, se non addirittura superiore ai suoi due predecessori! Il finale chiude una delle trilogie grimdark più cupe e cruente di sempre, in un memorabile e incalzante showdown finale che infrange ogni record di cuori spezzati e continua a mietere un fiume di lacrime. Per il momento, la Mondadori ha pubblicato in italiano soltanto il primo libro della trilogia, “La Guerra dei Papaveri” (potete acquistarlo QUI!), ma la traduzione dei due sequel non dovrebbe tardare ad arrivare…

 

The Warrior Moon 

di K. Arsenault Rivera

La “Ascendant Trilogy” della Rivera è probabilmente una delle saghe fantasy più sottovalutate e bistrattate del decennio. L’autrice è stata sfortunata: per qualche ragione che esula dalle mie capacità di comprensione, è stata presa di mira da un branco di blogger americane bacchettone super-fissate con il concetto di “politically correct” e calunniata in ogni modo possibile e immaginabile. Ad ogni modo, la sua saga va a collocarsi a metà strada fra il romance e l’high fantasy. “The Warrior Moon” ci regala uno dei finali “mitologici” più vivaci, epici e romantici degli ultimi anni; se volete leggere il primo tomo, “The Tiger’s Daughter, vi esorto a dare un’occhiata QUI.


Sogni di Mostri e Divinità 

di Laini Taylor

Quella di Laini Taylor è l’unica serie young adult inclusa nella mia lista, e sospetto che alcuni di voi non saranno d’accordo con la mia valutazione. Ma io ho concluso la lettura di “Sogni di Mostri e Divinità” con un senso di calore nel petto e un largo sorrisone stampato sulle labbra: sospetto che questo fosse esattamente lo scopo che la Taylor si proponeva di raggiungere, perciò non posso fare altro che chinare il capo e riconoscerle il credito che le è dovuto! Se volete cominciare a leggere una delle serie fantasy per ragazzi più romantiche e popolari degli ultimi anni, potete acquistare QUI il primo volume, “La Chimera di Praga”.


E voi? Avete già letto queste saghe, o magari programmate di farlo in futuro? Quali sono stati i vostri “finali di trilogia” preferiti? Vi aspetto nei commenti! ^^.


domenica 27 dicembre 2020

I 10 migliori libri fantasy del 2020

Siamo tornati in quel periodo dell’anno in cui si è soliti stilare elenchi e compilare classifiche relative ai “the best of”. Ormai, il post dedicato ai migliori libri fantasy (secondo me, e fra quelli che ho letto nel corso dei 365 giorni precedenti) è diventato un po’ una tradizione qui sul “Laumes’ Journey”. Fra parentesi, sapevate che il blog compirà ben 10 anni, nel 2021?!

Una cosa da non credere, eh? Questo posticino speciale è diventato, ufficialmente, il progetto più coinvolgente e ad ampio respiro cui mi sia dedicata finora…

 

I 10 migliori libri fantasy del 2020:


Potete leggere QUI la mia recensione.“Harrowhark la Nona, ultima negromante della sua Casa, è stata reclutata dall’Imperatore per combattere una guerra impossibile. Costretta a lavorare fianco a fianco con una detestata rivale, Harrow deve perfezionare le sue abilità e diventare un angelo della non-morte... ma la sua salute si sta deteriorando, la sua spada le dà la nausea, e perfino la sua mente sta cominciando a tradirla. Sigillata nel gotico splendore del Mithraeum dell’Imperatore con tre insegnanti ostili, infestata dal fantasma folle di un pianeta assassinato, Harrow dovrà confrontarsi con due scomode domande: qualcuno sta forse cercando di ucciderla? E nel caso in cui ci riuscisse... l’universo sarebbe forse più al sicuro?” Potete acquistarlo QUI in inglese





Potete leggere QUI la mia recensione. “Ogni città ha un’anima. Alcune sono antiche come miti, altre nuove e distruttive come bambini. New York City? Be’, lei di anime può vantarne addirittura cinque! Ma ogni città possiede anche un lato oscuro. Un male antico, strisciante, infido, ha cominciato ad agitarsi sotto la terra e a minacciare di distruggere la metropoli. A meno che i suoi cinque protettori non riescano a unire le forze e a mettere un freno alle mire di questa diabolica presenza cosmica, una volta per tutte…” Potete acquistarlo QUI in inglese






Potete leggere QUI la mia recensione! "Nonostante le sue perdite, Rin non ha rinunciato a lottare per le persone per cui ha sacrificato tanto - le genti delle province del Sud, e in particolar modo di Tikany, il suo villaggio natale. Mentre torna alle proprie radici, Rin si imbatte in difficoltà apparentemente insormontabili - ma in anche in opportunità inaspettate. Spalleggiata dalle masse di contadini a caccia di vendetta e dall'armata delle forze del Sud, Rin userà qualsiasi arma per distruggere la Repubblica e i conquistatori hesperiani. Ma riuscirà a resistere alla voce della Fenice, che continua a bisbigliarle di annegare nel fuoco il mondo e tutto ciò che contiene?" Potete acquistarlo QUI in inglese.




Potete leggere QUI la mia recensione. "E se sapessi esattamente come e quando morirai? Csorwe l'ha sempre saputo - allo scoccare del suo quattordicesimo anno di vita, salirà la scalinata sulla montagna, entrerà nel Santuario del suo dio oscuro, e guadagnerà il più onorevole dei titoli: sacrificio. Ma il giorno della sua morte annunciata, un potente mago decide di offrirle un nuovo destino. Lasciare il Santuario con lui, e vivere. Voltare le spalle al suo fato e al suo dio per diventare una ladra, una spia e un'assassina - la spada più leale al servizio del mago. Per aiutarlo a rovesciare un governo e a riconquistare il suo seggio di potere. Ma Csorwe imparerà presto che gli dei non dimenticano mai, e che se ti verrà concesso di vivere abbastanza a lungo, prima o poi verrai chiamata a pagare i tuoi debiti..." Potete acquistarlo QUI in inglese




Potete leggere QUI la mia recensione. "È la mattina della mietitura che inaugura la decima edizione degli Hunger Games. A Capitol City, il diciottenne Coriolanus Snow si sta preparando con cura: è stato chiamato a partecipare ai Giochi in qualità di mentore e sa bene che questa potrebbe essere la sua unica possibilità di accedere alla gloria. La casata degli Snow, un tempo potente, sta attraversando la sua ora più buia. Il destino del buon nome degli Snow è nelle mani di Coriolanus: l'unica, esile, possibilità di riportarlo all'antico splendore risiede nella capacità del ragazzo di essere più affascinante, più persuasivo e più astuto dei suoi avversari e di condurre così il suo tributo alla vittoria. Sulla carta, però, tutto è contro di lui: non solo gli è stato assegnato il distretto più debole, il 12, ma in sorte gli è toccata la femmina della coppia di tributi. I destini dei due giovani, a questo punto, sono intrecciati in modo indissolubile. D'ora in avanti, ogni scelta di Coriolanus influenzerà inevitabilmente i possibili successi o insuccessi della ragazza. Dentro l'arena avrà luogo un duello all'ultimo sangue, ma fuori dall'arena Coriolanus inizierà a provare qualcosa per il suo tributo e sarà costretto a scegliere tra la necessità di seguire le regole e il desiderio di sopravvivere, costi quel che costi." Potete acquistarlo QUI




Potete leggere QUI la mia recensione. Un brigante entra in un caffè, e da quel momento tutto va completamente a catafascio! Guet Imm, una giovane adepta dell’Ordine della Luna Pura, si unisce a un gruppo di eclettici banditi (che a loro la cosa piaccia oppure no) con l’obiettivo di proteggere una sacra reliquia. Ovviamente, nel giro di pochi ore la monaca si ritroverà in una situazione infinitamente più complessa del previsto...” Potete acquistarlo QUI in inglese






Potete leggere QUI la mia recensione. "Jack ha lasciato la Scuola per Ragazzi Ribelli di Eleonor West portando con sé il corpo della sua deliziosamente squilibrata sorella gemella, Jill - uccisa in seguito a una fitta di sacrosanto furore e di senso della giustizia. Da lì, le ragazze hanno fatto ritorno a casa, nella loro inquietante e sinistra Brughiera. Ma nel loro mondo d'adozione la morte non corrisponde sempre a un concetto definitivo, e quando Jack fa inaspettatamente ritorno a scuola, è subito chiaro a tutti che deve esserle successo qualcosa. Qualcosa di terribile. Qualcosa che soltanto il più folle degli scienziati pazzi avrebbe potuto concepire. Qualcosa a cui soltanto i suoi vecchi amici potrebbero essere in grado di rimediare. La regola di Eleonor West contro le "missioni di salvataggio" in giro per i mondi sta per essere infranta. Di nuovo." Potete acquistarlo in inglese QUI



Potete leggere QUI la mia recensione. "Dopo aver salvato Tevanne dalla distruzione assoluta per il rotto della cuffia, Sancia Grado e i suoi amici si sono dedicati al loro prossimo obiettivo: spargere i semi di una rivoluzione industriale e magica all'interno della città. In caso di successo, i segreti che si celano nella loro arte magica - quella che permette loro di trasformare qualsiasi oggetto in un essere senziente - diventerà accessibile a ogni cittadino di Tevanne, con grande dispiacere dell'opulenta classe dominante mercantile.Ma uno dei nemici di Sancia si è imbarcato in un azzardo disperato, nel tentativo di resuscitare una figura piovuta fuori dalla leggenda - un essere immortale, un mago oscuro che un tempo si faceva chiamare "gerofante". Tanto tempo fa, il gerofante era un uomo ordinario, ma dopo aver esercitato la sua arte a lungo, egli riuscì a trasformarsi in una divinità. Una volta risvegliata, questa creatura non si fermerà davanti a nulla, pur di riuscire a plasmare il mondo nella sua terrificante immagine. E se Sancia non riuscisse a fermare il ritorno di questo antico potere? Be', a volte l'unico modo per combattere un dio... è trovarne un altro disposto a dichiarargli guerra." Potete acquistarlo QUI in inglese



Potete leggere QUI la mia recensione. "Avery è un bambino eccezionale. 'Precisione' è la sua parola d'ordine e viene applicata a tutto quello che fa, dal modo in cui si lava la faccia a quello in cui completa i suoi compiti a casa - senza mai lamentarsi, fare baccano o aver bisogno di esortazioni. Anche Zib è una bambina eccezionale, perché ogni bambino lo è, a modo suo. Ma laddove tutto quello che Avery fa ed è può essere misurato e calcolato, niente di quello che Zib pensa e fa può essere predetto, perché l'imprevedibilità e il caos sono il suo stile di vita. Zib e Avery vivono sulla stessa strada. Vivono in due mondi completamente diversi. Ma, una mattina, si ritrovano a scalare lo stesso Muro di pietra e a piombare nel mondo di Up- and-Under - una terra impossibile, popolata di mistero, avventure e stranissime creature. Per tornare indietro, dovranno imparare a scoprire chi è l'altro - e trovare se stessi." Potete acquistarlo QUI in inglese



Potete leggere QUI la mia recensione."Alla Scholomance non ci sono insegnanti , non ci sono vacanze e non esistono amicizie, salvo quelle strategiche. La sopravvivenza è più importante di qualsiasi voto, anche perché la scuola non permetterà ai suoi allievi di andarsene fino a quando non si saranno diplomati... o non saranno morti! Le regole sono ingannevolmente semplici: Non camminare per i corridoi da solo. E fai attenzione ai mostri che incombono dappertutto. El possiede una preparazione speciale per superare i pericoli della scuola. Potrà anche essere priva di alleati, ma possiede un potere oscuro abbastanza forte da spianare le montagne e spazzata via milioni di persone. Per El, sconfiggere i terribili mostri che infestano la scuola sarebbe abbastanza facile. L'unico problema? I suoi incantesimi potrebbero facilmente uccidere anche tutto il resto degli studenti..." Potete acquistarlo QUI in inglese



Anni precedenti e successivi:

I Migliori Libri Fantasy del 2021

I Migliori Libri Fantasy del 2019

I Migliori Libri Fantasy del 2018

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martedì 24 novembre 2020

5 libri fantasy romantici sugli immortali per i fan de "La Vita Invisibile di Addie LaRue"

Celebriamo l’uscita italiana del romanzo fantasy di Victoria Schwab “La Vita Invisibile di Addie LaRue”, (potete leggere QUI la mia recensione) con un bella rassegna dedicata ai libri fantasy incentrati sulle avventure di una o più affascinanti creature immortali!

Ho selezionato questi titoli in base alle mie letture, ai miei gusti personali e alla potenziale affinità con le tematiche e le atmosfere evocate da “La Vita Invisibile di Addie LaRue”.  Pertanto, direi che da tutti questi libri potete tranquillamente aspettarvi un pizzico di Storia, qualche flusso di coscienza, un lussureggiante linguaggio lirico e… Perché no? Anche una buona dose di romanticismo, tanto per non sbagliare! ;D

 

La mia recensione. "La storia immortale di Cleopatra! Passione e seduzione, streghe e guerrieri, storia e mitologia combinate insieme per riportare in vita la storia senza tempo di Cleopatra, così come mai era stata raccontata! E' l'anno 30 a.C. Un messaggero informa la Regina Cleopatra che il suo amato marito, Marco Antonio, è morto per sua stessa mano. Disperata, nella speranza di salvare il suo regno e resuscitare il marito, Cleopatra evoca la più spaventosa delle divinità guerriere, Sekhmet, e contro gli avvertimenti dei sapienti del suo regno stringe un patto mortale con la dea. Ma nemmeno il più saggio dei sapienti avrebbe potuto prevedere quello che sarebbe accaduto...Come prezzo per l'anima di Antonio, Cleopatra viene trasformata in una figura vampirica di proporzioni mitiche, una mutaforma immortale dotata di forza sovrannaturale e di un'insaziabile sete di sangue umano - un essere nello stesso tempo feroce e seducente. E la regina sta meditando vendetta nei confronti di coloro che hanno arrecato offesa alla sua famiglia e al suo regno. Lottando contro streghe e mostri feroci, dei e guerrieri, Cleopatra intraprenderà un viaggio che si snoderà dalle tombe d'Egitto ai grandi anfiteatri romani, fino al Regno sotto la Terra - l'Aldilà, in cui potrà incontrare il suo amato una volta ancora - e fino al punto in cui la battaglia fra la donna e la bestia determinerà il destino del mondo." Potete acquistarlo QUI in inglese.


La mia recensione. "Yeine Darr è un'esiliata del barbaro Nord. Quando sua madre muore in circostanze misteriose, viene convocata nella maestosa città di Sky, sede della famiglia dominante Arameri. Lì è nominata erede del re, e la notizia la sconvolge. Ma il trono dei Centomila Regni non è facile da conquistare, e Yeine si ritrova coinvolta in una brutale lotta per il potere contro due cugini che non sapeva nemmeno di avere. Mentre combatte per la vita, si avvicina sempre di più alla verità sulla morte di sua madre e sulla storia di sangue della sua famiglia. Con le sorti del mondo in precario equilibrio, Yeine imparerà quanto pericoloso possa essere vivere in una situazione in cui amore e odio, dèi e comuni mortali, si ritrovano inestricabilmente legati." Potete acquistarlo QUI in italiano.




"Koschei l'Immortale incarna per il folklore russo quello che i diavoli o le streghe cattive rappresentano per la cultura europea; una figura minacciosa, malvagia; il cattivo di infinite storie che è passato attraverso storie e testi per intere generazioni. Ma Koschei non era mai stato visto prima attraverso gli occhi di Catheryne Valente. La sua interpretazione modernizzata e trasformata della leggenda sposta l'azione in tempi moderni, abbracciando molti dei più grandi sviluppi della storia russa del ventesimo secolo." Potete acquistarlo QUI in inglese.




"Una stanza buia. Un registratore acceso. Un giornalista. E un vampiro. Da quasi due secoli, ormai, Louis de Pointe du Lac non è più un uomo: è una creatura della notte, e ha tutta la notte a disposizione per convincere Daniel, il giornalista, che la storia che gli sta raccontando è vera. Così come è vero il suo volto, tanto pallido ed esangue da sembrare trasparente, di una bellezza soprannaturale e per sempre cristallizzata. Louis racconta di come abbia ricevuto il dono (o forse la maledizione?) della vita eterna proprio quando non desiderava altro che la morte. È il 1791, è un'altra New Orleans, e Louis, in seguito al suicidio dell'amatissimo fratello, vorrebbe soltanto seguirne il destino. Ma la seduzione del dono oscuro è potente, specialmente se ha i modi, la voce e l'aspetto di Lestat. Sensuale e affascinante, crudele e allo stesso tempo capace di profonda commozione, Lestat ha bisogno di Louis tanto quanto Louis ha bisogno di lui. Quando infine, dopo anni di scorribande notturne, Louis sta per decidersi ad abbandonare Lestat, questi gli fa il regalo più grande: Claudia. Una bambina di appena cinque anni, in fin di vita, che solo il dono oscuro può salvare. L'unico peccato che il sacrilego e irriverente Lestat non si può permettere: creare una vampira di soli cinque anni. Con "Intervista col vampiro" Anne Rice ha ricreato il mito notturno del vampiro, trasformandolo in una figura oscuramente luminosa capace di incarnare, e di raccontare, i mali, le paure, le angosce di noi contemporanei. Da questo libro è stato tratto il film con Tom Cruise, Brad Pitt e Antonio Banderas." Potete acquistarlo QUI in italiano.


La mia recensione. "L'era del Jazz è in pieno svolgimento, ma Casiopea Tun è sempre troppo occupata a strofinare i pavimenti della magione del suo ricco nonno per avere il tempo di ascoltare della buona musica. Eppure la ragazza sogna una vita lontana da quella polverosa cittadina del Messico del sud. Una vita da poter chiamare sua. Eppure questa nuova vita sembra distante come le stelle, almeno fino al giorno in cui non trova una curiosa scatola di legno nella stanza di suo nonno. Casiopea la apre - e libera accidentalmente lo spirito del dio della morte dei maya, che le chiede di aiutarlo a riconquistare il suo trono, usurpato dal suo insidioso fratello gemello. Il fallimento costerebbe alla ragazza una prematura dipartita - ma il successo garantirebbe ai suoi sogni di avverarsi. In compagnia dell'affascinante divinità, e armata soltanto del proprio ingegno, la giovane parte per un'avventura che la porterà ad attraversare il Paese, dalle giungle dello Yucatan alle luminose strade di Mexico City... e giù in profondità, nell'oscurità dell'aldilà dei maya." Potete acquistarlo QUI in inglese.


giovedì 7 maggio 2020

Recensione: "The City We Became" di N. K. Jemisin


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Great Cities, Vol. 1

Potete acquistarlo QUI in inglese


“Ogni città ha un’anima. Alcune sono antiche come miti, altre nuove e distruttive come bambini. New York City? Be’, lei di anime può vantarne addirittura cinque!
Ma ogni città possiede anche un lato oscuro. Un male antico, strisciante, infido, ha cominciato ad agitarsi sotto la terra e a minacciare di distruggere la metropoli. 
A meno che i suoi cinque protettori non riescano a unire le forze e a mettere un freno alle mire di questa diabolica presenza cosmica, una volta per tutte…”



The City We Became” è il primo romanzo urban fantasy scritto da N. K. Jemisin, la brillante autrice de “I Centomila Regni”, della serie "Dreamblood" e della “Trilogia della Terra Spezzata”.
Il libro, che va a inaugurare la nuovissima “Great Cities Trilogy”, prende spunto dal racconto “The City Born Great”, contenuto nella raccolta “How Long ‘Till Black Future Month?” e parzialmente adattato a mo’ di prologo per questa sua nuova opera.

Protagonista assoluta della trama di “The City We Became” è ancora una volta la città di New York, attraverso le incarnazioni personificate dei suoi cinque distretti: Manhattan, Brooklyn, Bronx, Queens e Staten Island. Ogni “quartiere” viene rappresentato da un diverso personaggio, in modo tale da garantire alla narrazione un retrogusto più autentico, fluido e interessante, mentre la più nota metropoli delle città a stelle e strisce si prepara a prendere vita e a ingaggiare battaglia contro una terrificante entità interdimensionale scaturita direttamente dalle pagine di un incubo lovecraftiano.
Non credo di potermi arrischiare a specificare molto di più, per timore di rifilarvi uno spoiler di troppo e guastarvi irrimediabilmente il piacere della sorpresa. Mi limiterò pertanto a ribadire che l’intreccio di “The City We Became” reca in sé un elemento di pura follia, una componente esilarante e geniale che mi ha colto ripetutamente di sorpresa, attirandomi nelle pieghe di una storia che è riuscita contemporaneamente a deliziarmi e a farmi riflettere.

La complessa mitologia (esplicitamente tratta dalla bibliografia lovecraftiana) e l’intrigante sistema magico al cuore della storia si sono confermati per me all’altezza degli alti standard qualitativi ai quali la penna della Jemisin ci ha sempre abituato.
Avevo sentito dire da tempo che “The City We Became” sarebbe stato un libro diverso da tutte le sue opere precedenti.
Nella sua pagina culturale, la rivista Vox lo descrive come un romanzo che parla di un virus (alieno) che si propaga indisturbato attraverso le strade di New York, approdato sugli scaffali in perfetta coincidenza con il picco di massima diffusione del Coronavirus.
Eppure, contro ogni aspettativa, si tratta di un libro gioioso, ottimista, vibrante di passione, entusiasmo, umorismo e vitalità contagiosa; un canto d’amore dedicato alla Grande Mela e ai suoi tenaci, combattivi, inarrestabili abitanti; un feroce grido di sfida al tetro nichilismo esistenziale e al grigio bigottismo sociale di cui l’autore del Ciclo di Cthulhu volente o nolente (e credetemi: ammetterlo ha fatto male anche a me...) nelle sue opere e nelle sue lettere si è sempre fatto portavoce.

Insomma, per farla breve: ho amato lo spirito di questo libro con tutta l’anima e il cuore.
Quella piccola parte di me che aveva inevitabilmente cominciato a rattrappirsi e ad avvizzire a causa della lettura di una sventurata (quanto popolare) raccolta di racconti denominata "Nottuario” (di un certo Thomas Ligotti, noto e fiero emulatore della prosa lussureggiante di H. P. Lovecraft...), grazie a “The City We Became” ha finalmente ricominciato a ritrovare calore, luce e ossigeno; per non parlare poi di forza, emozione, speranza e vigore.
Credo sia accaduto soprattutto perché la mia visione dell’esistenza umana (e dei suoi valori) non differisce poi molto da quella della Jemisin. Non mi aspetto (né mi farebbe necessariamente piacere) che tutti siano disposti a concordare con questa interpretazione. Sta di fatto che anch’io continuo a pensare che la mostruosità che si nasconde nell’anima delle persone rappresenti sempre e comunque una scelta e un errore, non una costante cosmica aberrante che ci è stata imposta dalle leggi della metafisica e contro le quali noi esseri umani saremo sempre del tutto impotenti.
People who say change is impossible, are usually pretty happy with things just as they are.”
Amen, Old J, come direbbe forse Veneza.
Amen, e a buon intenditor, poche parole.

Il finale di “The City We Became”, viceversa, è riuscito a lasciarmi un po’ interdetta. Non che mi sia sembrato necessariamente il frutto di una forzatura, o un po’ troppo tirato per i capelli. Semplicemente, credo di essermi aspettata dagli ultimi capitoli un’epicità e un senso di catarsi che invece, a mio avviso, non sono mai riusciti a manifestarsi pienamente.
Un altro elemento che non ho gradito (anche se immagino di averne inteso perfettamente le ragioni) ha a che fare con l’assenza di un reale legame empatico/emotivo fra i cinque eroi principali.
Personaggi come Brooklyn o Bronca sono sicuramente riusciti a entrarmi nel cuore (che diamine: perfino Aeslyn ci è riuscita, e detto fra noi comincio a sospettare che la Donna in Bianco sia il villain più brillante e carismatico di cui la Jemisin abbia mai scritto o di cui scriverà mai…), ma il fatto che a nessuno di loro sia mai sembrato importare un granché degli altri componente della squadra, a lungo andare ha finito con il frustrarmi e deludermi un pochettino.

Tanto di cappello invece - giusto per concludere - all’innegabile padronanza tecnico/stilistica della Jemisin. Se possedessi la metà del talento letterario che risiede nel dito mignolo di questa donna, sarei comunque in grado di scrivere dieci volte meglio della metà degli autori che ci sono stati proposti in traduzione dalla maggior parte delle case editrici italiane nel corso degli ultimi dieci anni.
Let’s say it again: a buon intenditor…


Giudizio personale:
8.5/10





domenica 1 marzo 2020

"Il Portale degli Obelischi": recensione e data di uscita italiana del libro di N. K. Jemisin...

"Il Portale degli Obelischi" è il secondo libro della trilogia sci-fi/fantasy "La Terra Spezzata" di N. K. Jemisin.
Come sapete, ho letto - e amato alla follia - l'intera serie in lingua originale l'anno scorso (trovate QUI la mia recensione completa). Sono tuttavia lieta di potervi annunciare che il sequel de "La Quinta Stagione" debutterà in Italia il prossimo 24 marzo, sempre grazie all'opera dell'impeccabile casa editrice Mondadori...


Attenzione: la seguente recensione fa riferimento all'edizione originale in lingua inglese del libro!

sequel La Quinta Stagione - Mondadori - data uscita italiana

La Terra Spezzata, Vol. 2

Potete acquistarlo QUI


"La Stagione della fine si fa sempre più buia, mentre la civiltà sprofonda in una notte senza termine. Essun ha trovato un luogo dove rifugiarsi, ma soprattutto ha trovato Alabaster, sorprendentemente ancora vivo; ha inoltre scoperto che è stato lui, ormai in procinto di trasformarsi in pietra, a provocare la frattura nel continente e a scatenare una Stagione che forse non terminerà mai. E ora Alabaster ha una richiesta da farle: deve usare il suo potere per chiamare un obelisco. Agendo così, però, segnerà per sempre il destino del continente Immoto. Nel frattempo, molto lontano, anche Nassun, la figlia perduta di Essun, è forse approdata in un luogo dove sentirsi a casa, dove coltivare la sua straordinaria dote di orogenia, per diventare sempre più potente. Ma anche Nassun dovrà compiere scelte decisive, in grado di mutare il futuro del mondo intero."


"Il Portale degli Obelischi", per quanto mi riguarda, è probabilmente il più "debole" dei tre romanzi appartenenti al ciclo della "Terra Spezzata". Il che, ovviamente, non implica un granché: si tratta comunque, a mio avviso, di una lettura imprescindibile per qualsiasi appassionato di fantasy o fantascienza, un piccolo capolavoro che non mancherà di emozionarvi, inquietarvi e lasciarvi nuovamente a bocca aperta.

La principale novità, rispetto a "La Quinta Stagione", consiste nell'inserimento di un nuovo punto di vista: quello di Nassun, ragazzina problematica e dotata di un potenziale magico sconfinato.
Ne "Il Portale degli Obelischi", i suoi capitoli si alternano abilmente a quelli della protagonista Essun, dando vita a una narrazione fluida, "immersiva" ed emozionante, che vi permetterà di scoprire nuovi, preziosi dettagli relativi al complesso word building di questa trilogia.
Anche il personaggio di Essun riesce ad assumere nuove sfumature, grazie a questo radicale ribaltamento di prospettiva. Dopo lo sconvolgente finale de "La Quinta Stagione", alcuni lettori (fra i quali la sottoscritta) avranno sicuramente immaginato di sapere tutto a proposito della nostra imprevedibile, ribelle, determinata protagonista... be', posso solo assicurarvi questo: leggete "Il Portale degli Obelischi" e troverete un'ottima ragione per ricredervi!

Purtroppo il ritmo di questo secondo volume mi è parso meno avvincente e incalzante del solito. A livello di trama pura e semplice, "Il Portale degli Obelischi" sembra quasi voler concedere al lettore un momento di respiro, per concentrarsi piuttosto su altri aspetti importanti della narrazione.
L'abilità tecnica della Jemisin raggiunge (come al solito) dei picchi di virtuosismo scandalosi, per cui (almeno nel caso dell'edizione in lingua originale) non si corre comunque il rischio di annoiarsi.
Cominciano anche ad emergere, finalmente, dei personaggi secondari intriganti e coinvolgenti, il cui valore potenziale avevamo finora soltanto cominciato a intravedere...

Insomma, se avete apprezzato "La Quinta Stagione", non vedo davvero perché non dovreste innamorarvi perdutamente anche de "Il Portale degli Obelischi". A patto di portare pazienza durante la lettura delle prime cento pagine o giù di lì, che personalmente ho trovato un po' più lente del previsto...
Già che siamo in tema, colgo l'occasione per ricordarvi che a breve dovrebbe uscire anche "Il Sole Oscurato", traduzione italiana di "The Shadowed Sun"; mentre a fine marzo arriverà sugli scaffali delle librerie a stelle e strisce (finalmente, finalmente, finalmente!) il nuovo, attesissimo urban fantasy di N. K. Jemisin: "The City We Became", direttamente ispirato a un bellissimo e singolare racconto contenuto nella raccolta "How Long 'Till Black Future Month?".


Giudizio personale:
8.5/10





mercoledì 15 gennaio 2020

Stephen King VS N. K. Jemisin: una diatriba intravista su Twitter, un giorno, per caso...

Per oggi, vi confesserò la verità, avevo in programma un post completamente diverso da questo. Ma ieri pomeriggio mi è capitato di fare un salto su Twitter e notare una discussione che mi ha fatto un po'... non so bene come spiegarlo: rattristare? Arrabbiare? Alzare gli occhi al cielo un pochettino?




Il mio rapporto con Twitter è particolare. Per il momento è l'unico social che ho deciso di concedermi (a parte Goodreads, che però forse è un'altra cosa...), non fosse altro che perché lo considero un'ottima fonte di notizie di prima mano.
Per lo più mi limito a seguire i profili di autori, attori o registi che mi interessano, senza commentare o reagire in nessun modo a quello che leggo: immagino di essere quella che potremmo definire "un'osservatrice silenziosa", un atteggiamento che sinceramente mi ha permesso di stare larga da qualsiasi polemica e migliorare notevolmente lo stato di salute del mio stomaco, precocemente avviato sulla strada dell'ulcera e della gastrite.

Ma ieri mi sono imbattuta in uno scambio di tweet in particolare, una discussione sull'arte che in realtà ha coinvolto e sta coinvolgendo svariate migliaia di persone, attirando fra le sue fauci anche parecchie personalità di spicco...
Eppure, da un punto di vista personale, non ho potuto fare a meno di concentrare l'attenzione su due nomi nello specifico: l'indiscusso idolo della mia infanzia (Stephen King, alias colui che ha scatenato la diatriba in primo luogo...) e il mio idolo attuale, la pluri-premiata autrice di romanzi fantasy e sci-fi N. K. Jemisin ("La Quinta Stagione", "I Centomila Regni").

Dovete sapere che, in reazione a una prevedibile (e giustificatissima) ondata di indignazione generale per la valanga di nomination agli Oscar "importanti" ricevute da una certa privilegiata categoria di persone (maschi, bianchi, eterosessuali, benestanti... ormai conoscete la solita litania anche voi, giusto?), il settantenne King ha pensato bene di uscirsene a dichiarare una cosa del genere:

"I would never consider diversity in matters of art. Only quality. It seems to me that to do otherwise would be wrong." Stephen King, Twitter

Oh, come on, man...!




Ho sempre ammirato Stephen King. Amo il suo lavoro; mi sono appassionata alla lettura grazie ai suoi romanzi e alle sue raccolte di racconti, ed è probabilmente anche per causa sua che sono sempre stata "ossessionata" dal sogno di diventare scrittrice, in qualche modo, un giorno o l'altro.
Ma questo commento che ha postato ieri poteva anche risparmiarselo, ragazzi, perché racchiude in sé una delle nozioni più semplicistiche, infantili e arroganti che abbia mai sentito in vita mia!
Un'idiozia che avrei potuto aspettarmi di sentir piovere fuori dalla bocca di qualche povero bigotto (gente psicologicamente disturbata alla Orson Scott Card o Silvana de Mari, per capirci...), ma non certo dall'uomo che ha influenzato la cultura pop così profondamente e capillarmente da essere stato in grado di apporvi il suo marchio di fabbrica, praticamente.

Non è che il discorso del buon Stephen non abbia i suoi punti di validità, intendiamoci. È chiaro che il fattore "qualità " dovrebbe sempre avere la precedenza su qualsiasi altro, nel momento in cui si cerca di stabilire il valore di un'opera. Il punto è che: a) formulato in questo modo, il commento rafforza l'impressione che le parole "qualità" e "diversità" siano due concetti fondamentalmente inconciliabili, quasi mutualmente esclusivi; b) in un mondo ideale, completamente privo di piaghe quali pregiudizi, fobie sociali e discriminazione, il suo ragionamento non farebbe una grinza. Nel nostro... stendiamo un velo pietoso, va', che forse è meglio!

Perché, siamo seri... Soffermiamoci un secondo a considerare soltanto il panorama editoriale. Avrà anche solo la più pallida idea, Stephen King, di quanti validi autori siano stati costretti a lottare con le unghie e con i denti soltanto per riuscire a piazzare i loro romanzi presso un qualche editore? Perché le loro opere venivano puntualmente respinte, giudicate di volta in volta, come "troppo piene di persone di colore, troppo etniche, troppo gay, troppo-quello-che-vi-pare" per interessare al grande pubblico?!
In un mondo del genere, come si fa a dire che "la qualità viene prima di tutto"?
Chi è che dovrebbe accollarsi questa decisione, poi... Chi sceglie i criteri secondo i quali dovremmo giudicare ciò che differenzia un lavoro di qualità da un altro, che invece a quanto pare non meriterebbe alcuna attenzione? Lo stesso, solito Comitato Non Ufficiale di Uomini Bianchi Benestanti e Affermati che ha continuato a dettare legge sull'argomento sin da quando le basi di questa diatriba sono stare gettate, immagino.
Pensate un po': facile che queste persone si riconoscano e decidano sempre di premiare... opere scritte, dirette e/o messe in scena da uomini esattamente uguali a loro, incentrati su personaggi speculari, che rispecchiano le loro problematiche e i loro canoni, e che trattano solo ed esclusivamente argomenti consoni alle loro aspettative e al loro status sociale.
Che strano, vero? E chi se lo sarebbe mai aspettato?!




Un commento come quello di King assomiglia... Non so: forse a qualcosa che avrei potuto affermare io a 16 anni, quando non sapevo niente - NIENTE - del mondo in cui viviamo o di quanto sarebbe stato difficile crescere per diventare una donna (per di più lesbica, introversa, grassottella...) in una società che tende a riconoscere il valore di qualcuno in base a quanto suddetta persona potrebbe o non potrebbe servire a soddisfare le esigenze dell'omino medio italiano.
E con posso nemmeno cominciare a immaginare quanto potrebbe essere difficile per un immigrato inserirsi in un contesto sociale del genere (figuriamoci poi avviare una carriera in campo artistico...), o per una persona disabile, o per chiunque presenti un livello di diversità superiore alla soglia comunemente tollerata (che è uno schifo di soglia veramente bassa, lasciate che ve lo dica!).



Perciò, no: io ti voglio ancora bene, Stephen, però COL CAVOLO che il problema della diversità non conta e non va tenuto in considerazione! Forse non ha mai fatto differenza per te, perché non ha mai influito in nessun modo sul corso della tua vita e della tua carriera.
Ma forse questo argomento sarebbe stato meglio lasciarlo a qualcun altro, no? Magari qualcuno che sa di cosa sta parlando, perché ha sperimentato quel senso di alienazione e pregiudizio sulla proprio pelle.
Autori e autrici come la Jemisin, che per tre anni di fila ha vinto il Premio Hugo, e per tre anni di fila si è sentita ripetere da una nutrita banda di imbecilli: "hai vinto solo perché sei nera, hai vinto solo perché ispiri compassione e la gente provava pena per te, in realtà non vali niente".
Una delle più anticonvenzionali e brillanti autrici della sua generazione... Liquidata sommariamente, anni di lavoro, grinta, talento e dedizione spazzati via dalla percezione generale come nulla fosse....
E non è certamente l'unico caso che potrei citarvi.

"Started to write a long tweet thread about how diversity is *part* of quality, how it feeds into worldbuilding and character and so many critical elements of writing, and... fuck it. I'm tired. People -- professional writers -- should know better by now." N. K. Jemisin, su Twitter

Parole sante, Nora.
Parole sante!



Perciò... Non so: dopo averci rimuginato per cinque minuti abbondanti sono arrivata a questa conclusione "rivoluzionaria", vale a dire a pormi la seguente domanda: e se il concetto di "diversità" non fosse scollegato (o addirittura opposto) a quello di "qualità", ma addirittura una diretta conseguenza di quest'ultimo?
L'arte è soprattutto rappresentazione, giusto? Del mondo in cui viviamo, della nostra realtà interiore, della società che abbiamo costruito, del futuro che potrebbe aspettarci appena oltre l'angolo...
Ma un autore (o un regista) che decide coscientemente di rappresentare sempre e solo la stessa porzione di mondo, concedendo spazio solo e sempre alla medesima prospettiva e alle medesime problematiche, tacciando volontariamente le voci di centocinquantamila minoranze che poi, a ben guardare n fondo al bicchiere, raggruppate tutte insieme non è che vadano a comporre una fetta poi così infinitesimale della popolazione (soprattutto perché chi detta le regole ci ha insegnato a pensare personaggio femminile = minoranza, e se non la dice già lunga questo sullo stato delle cose...)...
Questo vorrei chiedere a King: che genere di rappresentazione sta mettendo in atto quell'artista? Non sarebbe, il suo, un ritratto parziale e quanto meno inaccurato della nostra realtà, anche interiore, anche politica, anche sociale, che non tiene conto in alcun modo delle infinite complessità dei rapporti che caratterizzano la nostra esistenza?
Nessuno qui si spingerebbe al punto di dire che i film di Martin Scorsese non siano di altissima qualità, badate bene. Ma siamo davvero sicuri che le sue opere sarebbero state peggiori, in un senso puramente qualitativo, se una volta ogni tanto il buon Martin si fosse ricordato che ai tempi della guerra, della Depressione e di quel che volete, non erano solo italo-americani bianchi di sesso maschile ad affrontare croci e sopportare peripezie? Che la loro voce non era per forza di cose l'unica voce imprescindibile, sacrosanta e interessante che avesse effettivamente qualcosa da dire sull'argomento?

Del resto, per tornare un po' al nostro tema di riferimento, voi provate solo un po' a porre in po' in giro la fatidica domanda: chi sono i migliori autori di libri fantasy/horror attualmente in circolazione?
Invariabilmente, vi verrà fornita la solita risposta risposta di base: Tolkien, King, George R. R. Martin, Brandon Sanderson, Patrick Rothfuss, Neil Gaiman, Andrzej Sapkowski...
Tutta gente in gamba, per carità. Ma non vi sembra che in comune abbiano anche qualcos'altro, oltre ad abilità e competenza? XD



domenica 5 gennaio 2020

"Il Sole Oscurato": il sequel de "Luna che Uccide" arriverà in Italia ad aprile 2020...

Cominciamo l'anno nuovo con una lieta notizia per i fan italiani di N. K. Jemisin: ad aprile 2020, la pluri-premiata autrice de "I Centomila Regni" e "La Trilogia della Terra Spezzata" dovrebbe infatti tornare in libreria con "Il Sole Oscurato", secondo capitolo della duologia fantasy "Dreamblood"!

Vi ricordo che la Fanucci aveva distribuito nelle librerie italiane il primo volume della serie, "La Luna che Uccide", nell'ormai remoto 2014; per la serie "mai perdere le speranze", proprio pare che questa traduzione arriverà finalmente a chiudere il ciclo... con soli sei anni di ritardo, pensate un po' voi!
Strano che ormai io legga quasi solo esclusivamente in inglese, vero? XD



Dreamblood 2 - La Luna che Uccide 2 - Fanucci - afrofuturismo

Dreamblood, Vol. 2

Potete prenotarlo/acquistarlo QUI

"Gujaareh, la città dei Sogni, è afflitta dal dominio imperiale del Protettorato Kisuati. Una città in cui l'unica legge era la pace ora conosce solo violenza, oppressione... e incubi. Una mortale e misteriosa pestilenza perseguita i cittadini di Gujaareh, condannando gli infetti a morire durante il sonno tra urla strazianti. Assediata da sogni oscuri e da crudeli signori, la città e tutta la sua gente languiscono nell'ardente desiderio di sollevarsi, ma Gujaareh conosce la pace da troppo tempo. Qualcuno dovrà mostrare loro la strada. La speranza sarà riposta in due reietti: la prima donna che abbia mai potuto unirsi al sacerdozio della dea dei Sogni, e un principe in esilio che desidera solo rivendicare il proprio diritto di nascita. Insieme dovranno resistere all'occupazione di Kisuati e tentare di svelare il mistero sull'origine dei Sogni della morte... prima che sia troppo tardi e che Gujaareh sia persa per sempre."



Alcuni di voi forse lo ignoreranno, ma "Il Ciclo di Dreamblood" è stato il primo progetto letterario a cui N. K. Jemisin si sia mai dedicata. Purtroppo una sfilza di editori bigotti e poco lungimiranti respinse "La Luna che Uccide" e il suo sequel, "Il Sole Oscurato", rifiutandosi di pubblicarli in quanto "dotati di uno scarso appeal commerciale" (che per me è un bell'eufemismo per dire che questi esimi signori, molto semplicemente, non avrebbero mai avuto il fegato necessario a spalleggiare la più rivoluzionaria, determinata e anticonformista autrice di speculative fiction della sua generazione). 
Soltanto dopo lo straordinario successo di critica e pubblico conseguito tramite la pubblicazione de "I Centomila Regni", la Jemisin poté tornare al suo lavoro iniziale e provvedere a consegnarlo finalmente alle stampe.

Stavo conservando la mia copia de "La Luna che Uccide" per un giorno di pioggia, amici lettori, ma alcuni mesi fa, leggendo la fenomenale raccolta di racconti "How Long 'Till Black Future Month?", mi è capitato di imbattermi nell'affascinante racconto-prequel della duologia "Dreamblood": vale a dire "The Narcomancer", un racconto dal retrogusto esotico, spietato e misterioso che mi ha completamente stregato!
Per cui direi che potete ragionevolmente aspettarvi una recensione della serie in tempi brevi, qui sul blog: probabilmente cercherò di dare la precedenza a "The City We Became", il nuovo libro della Jemisin in arrivo a marzo negli USA... ma dopo questa data, vi assicuro che niente riuscirà più a frapporsi fra me e la lettura de "La Luna che Uccide" e "Il Sole Oscurato"! 





Ma di cosa parla, in realtà, "La Luna che Uccide"? 


Fanucci - afrofutusrimo - Dreamblood 1
"Nella antica città-stato di Gujaareh, la pace è l'unica legge. Sui suoi tetti e tra le ombre delle sue strade acciottolate vegliano i raccoglitori, i custodi di questa pace. Sacerdoti della Dea del Sogno hanno il compito di raccogliere la magia della mente addormentata e usarla per guarire, calmare... e uccidere chiunque giudichino corrotto. Ma quando viene scoperta una cospirazione nel grande tempio di Gujaareh, Ehiru - il più famoso raccoglitore della città - dovrà mettere in discussione tutte le sue certezze. Qualcuno, o qualcosa, sta uccidendo i sognatori in nome della dea, e insegue le sue prede sia nei vicoli di Gujaareh che nel regno dei sogni. Ehiru ora deve proteggere la donna che era stato mandato a uccidere, o vedrà la sua città divorata dalla guerra e dalla magia proibita." Potete acquistarlo QUI




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