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sabato 1 marzo 2014

Un libro tira l'altro: "La Setta"




Buona giornata, ragazzi! ^^

Sono appena rientrata dallo studio medico-veterinario: la nostra cagnolina di sette mesi si è operata oggi (un intervento di routine, niente di troppo problematico per fortuna...) ed ero in ansia oltre ogni umana capacità di comprensione XD... Grazie al cielo sembra andato tutto bene, e adesso la piccola dorme tranquilla e beata nella sua cestina! ^_____^

Anyway, per tornare al nostro argomento quotidiano...



"Una telefonata da parte di sua figlia risveglia tutti gli orrori del passato di Barbara Waugh.
Perché Angela è stata brutalmente assassinata anni fa: colpita a bruciapelo alla testa.
Così, se dopotutto fosse ancora viva... dove potrebbe essere?
Chi l'avrebbe tenuta in proprio potere?
Chi può aiutare Barbara mentre si smarrisce nel mondo malvagio abitato da coloro che hanno abbandonato i loro nomi?
Perché si tratta di un mondo di torture inumane e di omicidi sanguinosi, di agghiaccianti iniziazioni, porte sbarrate - e urla inascoltate..."


Rispolveriamo oggi, se vi va, un vecchio titolo horror del maestro britannico del brivido Ramsey Campbell...
Un nome che, bisogna dirlo, forse non è notissimo al grande pubblico italiano, ma che pure appartiene sicuramente a uno dei Pesi Massimi della narrativa dell'orrore e fantastica a livello mondiale.
Pensate che questo prolifico autore si è aggiudicato, dalla metà degli anni '70 a oggi, il World Fantasy Award (in più di un'occasione e in diverse categorie), il British Fantasy e il Bram Stoker Award, solo per citare alcuni dei suoi riconoscimenti più prestigiosi.
"La Setta", in modo particolare, racconta una storia inquietante, perennemente in bilico fra realtà e immaginazione. E' l'odissea di una donna, Barbara, alla ricerca della figlioletta scomparsa; l'ordalia di una madre costretta ad affrontare la materializzazione di un incubo oscuro e fin troppo credibile, mentre lotta per salvare ciò che più ama sulla faccia del pianeta... anche se la persona in questione, la creatura innocente, dolcissima e piena di luce cui ha regalato la vita, potrebbe non essere più la stessa che conosceva.
Anche se la piccola Angela potrebbe in effetti, aver cominciato a trasformarsi in qualcosa d'altro, plagiata da un Male antico più del mondo; qualcosa di oscuro, conturbante, estraneo, misterioso, e certamente molto, molto pericoloso...
Grazie a una sana dose di introspezione e a dei personaggi sorprendentemente ben caratterizzati, ad un perfetto connubio fra il ritmo serrato di un thriller sovrannaturale e il pathos di un dramma psicologico, ma soprattutto, in virtù di una tensione sotterranea e incalzante sapientemente evocata dall'abile penna dell'autore, "La setta" si è dimostrato per me un romanzo interessante e coinvolgente, capace di esercitare un notevole impatto psicologico, e di commuovermi, a tratti, persino.
Nel 1999, il regista spagnolo Jaume Balagueró ("Fragile", "Rec")ne ha tratto un film chiamato "Nameless - Entità Nascosta", una pellicola inquietante e angosciante, estremamente ben fatta, secondo me, che tuttavia non rispecchia la metà del potenziale che le suggestive pagine firmate da Cambell lasciano presagire.

Se non l'avete ancora letto, e se avete gradito il film, vi suggerirei di farci un pensierino, dovesse capitarvi l'occasione di recuperare...
Fan della narrativa dell'orrore, parola mia: difficilmente ve ne pentirete! ;D


Giudizio personale: 7.5/10

mercoledì 9 ottobre 2013

Un libro tira l'altro: Special King Edition - Richard Bachman + La Torre Nera




Special King Edition - Richard Bachman + La Torre Nera



Hello, my friends! ^^

Dopo la piccola pausa "compleanno" che mi sono concessa ieri (ventisette candeline da spegnere sulla mia torta al triplo cioccolato, nel caso in cui qualcuno di voi se lo stesse chiedendo! XD) eccoci qui a concludere la nostra lunghissima "special edition" dedicata al Sommo Maestro del Brivido... Più avanti, magari, se ci capiterà l'occasione, torneremo a parlare anche dei due saggi, peraltro interessantissimi, pubblicati dal nostro autore nel corso degli scorsi decenni, "Danse Macabre" e "On Writing". 
Per l'occasione, invece, commenteremo alcuni dei libri pubblicati da King sotto la pseudonimo di Richard Bachman, e poi spenderemo due parole su uno dei cicli fantastici più avvincenti e sbalorditivi di sempre: la serie della Torre Nera! ;D


La lunga marcia (1979)

"Dai confini con il Canada sino a Boston a piedi, senza soste. Una sfida mortale, con un regolamento implacabile, per cento volontari: un passo falso, una caduta, un malore.., e si viene abbattuti. Ma chi riesce a tagliare il traguardo otterrà il Premio. Tra i partecipanti, fra cui spicca il sedicenne Garraty, si creano rapporti di sfida, di solidarietà e di lucida follia, lungo il terribile percorso scandito dagli incitamenti della folla assiepata ai margini della strada. Un incubo on the road che solo King (Richard Bachman) poteva concepire..."


Prima di Suzanne Collins e dei suoi Hunger Games, ci sono stati Stephen King, alias Bachman, e la sua Lunga Marcia.
Questo è probabilmente uno dei libri più crudi, spietati e disincantati che il Maestro abbia mai scritto; una distopia cupa e macabra dai brillanti risvolti metaforici, intrisa di struggente malinconia e dolente, a tratti quasi cinica, consapevolezza.
L'ho apprezzato tantissimo, anche se ricordo che, avendolo letto praticamente ancora ai tempi delle medie, non ne conservo un ricordo nitidissimo: ci vorrebbe una bella rilettura per rinfrescarmi un po' le idee, in effetti XD... 
Però, c'è almeno un particolare della mia esperienza di lettura che rammento con perfetta chiarezza: la fine qualità dell' introspezione psicologica e la tensione incalzante, che ti martella pagina dopo pagina fino all'angosciante finale, mi hanno completamente stregato... tenete conto che ho pianto come un vitellino in alcuni punti XD, ragazzi, e certamente il libro mi ha lasciato qualcosa, la traccia di un'emozione genuina e sincera.
A tutti gli appassionati di romanzi distopici, quindi (ma anche a quelli che finora non lo sono stati poi così tanto, in effetti), consiglio "La lunga marcia" con tutto il cuore!! :)

Giudizio personale: 8.0/10


L'uomo in fuga (1982)


"Ben Richards decide di partecipare alle selezioni per "L'Uomo in fuga", un sadico e famosissimo show televisivo in cui il protagonista, braccato dai cacciatori della Rete e da chiunque lo riconosca, guadagna cento dollari per ogni ora di sopravvivenza e, se è fortunato ed è ancora vivo allo scadere dei trenta giorni concessigli, un miliardo di dollari. Ben, che vuole quei soldi per curare la figlia malata, supera le selezioni... Stephen King pubblicò questo romanzo, e altri quattro titoli, con lo pseudonimo di Richard Bachman."


Anche in "L'uomo in fuga", King torna a focalizzare la propria attenzione e la propria inquieta curiosità sul potere dei media, interrogandosi in toni angosciati e angoscianti sulle loro finalità e possibili effetti collaterali.
In perfetto stile George Orwell, sonda con spietata lucidità le potenzialità mediatiche, intese come forza in grado di controllare le menti, convogliare le energie e distogliere gli spettatori dai reali problemi sociali, magari gettando loro in pasto una serie di reality da incubo; di quelli, per intenderci, che alle orecchie ormai esperte di una certa Katniss Everdeen suonerebbero orridamente familiari XD, 
dal momento che "show" del genere infestano i suoi incubi ogni notte!
Al pari de "La lunga marcia", "L'uomo in fuga" è un libro brutale, di quelli che si avvicinano parecchio, in alcuni passaggi, a spezzarti maledettamente il cuore...
E' anche un ottimo thriller, e un imprevedibile romanzo d'azione; il ritmo incalzante e lo stile scorrevole lo rendono, inoltre, una lettura fruibile per ogni tipo di palato!

Giudizio personale: 7.8/10


L'occhio del male (1984)


"William Halleck è un noto avvocato, sposato e con una figlia. Tra alti e bassi la sua vita scorre tranquilla fino a quando una notte investe con la sua auto una vecchia zingara, uccidendola. Grazie alle sue conoscenze nell'ambiente giudiziario, e alle discriminzioni della comunità locale verso gli zingari, Billy viene assolto, ma uscito dal tribunale viene "toccato" da un vecchio zingaro che gli lancia una terribile fattura."


"L'occhio del male" è il romanzo firmato Richard Bachman che mi è piaciuto meno, per il momento.
Non che la storia sia proprio malaccio, beninteso; la trama ricorda un po' quella di certi film improbabili diretti da Wes Craven, certo XD, ma nel complesso si deve ammettere che l'intreccio è sicuramente curato e che, andando ad interpretare un certo numero di simboli e armandosi di un po' di pazienza, il significato recondito del romanzo non è nemmeno malvagio...
Eppure, i protagonisti non mi hanno affatto convinto (il protagonista, l'obeso e arrogante avvocato Ben, in primis) e neppure il finale è stato in grado di trasmettermi poi tutto questo granché, a livello emotivo...
Da leggere comunque, secondo me (tutti - o quasi -i libri del Re alla fine valgono la pena,...) ma forse sarebbe stato meglio accostarsi alle sue pagine senza grandi aspettative! :)


I vendicatori (1996)



"È un pomeriggio estivo a Wentworth, nell'Ohio, e in Popolar Street la vita scorre normale quando, all'improvviso, un'esplosione di malvagità e di inaudita violenza si abbatte sulla piccola comunità. I suoi abitanti perlomeno i sopravvissuti - si accorgono con orrore che il loro mondo si è fatto alieno, che tutto appare sovvertito. Solo una casa sembra indenne dalla furia che devasta ogni cosa; una casa particolare, dove una donna e suo nipote lottano, ormai allo stremo, contro una forza che si sta impossessando di loro."


"I vendicatori" e "Desperation", romanzo pubblicato dal nostro Stephen sotto il suo vero nome sempre nel 1996, rappresentano, in pratica, le due facce di una stessa medaglia: lo spunto iniziale, quello che innesca la storia, è il medesimo, e la gran parte dei personaggi che compaiono in scena pure; solo che, chiaramente, le loro personalità sono sfumate ne "I vendicatori" in maniera percettibilmente diversa...e, di conseguenza, cambiando la natura dei tasselli in gioco, è più che logico che si trasformi anche il mosaico generale che compone l'intreccio!
Mi sono piaciuti molto entrambi i libri, ad ogni modo, anche se con ogni probabilità "Desperation" è riuscito ad emozionarmi un filino di più.
Consiglio in ogni caso di leggere prima "Desperation", se possibile, e subito dopo "I vendicatori": in questo modo il divertimento, per i lettori, sarà più che assicurato! ;D

Giudizio personale: 8.0/10


Serie "La Torre Nera"



"Una saga fantastica, ambientata in un mondo di sinistre atmosfere e macabre minacce, che appare come lo specchio oscuro di quello reale. Qui, in uno sconfinato paesaggio apocalittico, l'eterno, epico scontro fra il bene e il male s'incarna in uno dei più evocativi paesaggi concepiti dall'autore: Roland di Gilead, l'ultimo cavaliere, leggendaria figura di eroe solitario sulle tracce di un enigmatico uomo in nero, verso una misteriosa Torre proibita."


Quella della Torre Nera è, molto semplicemente, la mia serie fantastica preferita: se siete appassionati di fantasy, sarà quasi inutile per voi sentirne parlare ancora da me, perché ormai ne avrete già ascoltato le lodi da un centinaio di fonti diverse... eppure, niente da fare: non posso proprio farne a meno! :P
Roland Deshain, l'ultimo pistolero, è uno dei personaggi più sfaccettati, complessi e intriganti a cui sai King sia mai riuscito a dare vita; la sua odissea alla ricerca della leggendaria Torre Nera mi ha completamente conquistato, seppur dopo quell'apparente "passo falso" chiamato "L'ultimo cavaliere".
Da "La Chiamata dei tre" in poi, con la comparsa in scena di Eddie, il tossicomane e tormentato sbandato newyorkese, Susannah, la donna in carrozzella affetta dal disturbo di personalità più vistoso che possiate immaginare XD, e Jake, il ragazzino che "in realtà era morto" XD, l'avventura si trasforma in un crescendo di emozioni e di svolte inattese, in un turbinio di sfumature e di generi che si fondono l'uno nell'altro fino a spazzare via qualsiasi illusoria concezione avessimo potuto possedere, fino a quel momento, a proposito dei confini che dovrebbero esistere fra horror e fantasy, fantascienza e western, dramma e commedia.
Il tutto sullo sfondo di un'ambientazione decadente e in rovina, l'agonizzante e suggestivo universo del Medio-Mondo, affollato di porte che aprono su un milione di altre realtà possibili e su un vasto mare di opportunità... ma anche popolato dalle più inquietanti e malintenzionate creature.
Randall Frag, il Re Rosso, Mia, l'Uomo Tick-Tock... una straordinaria carrella di personaggi vi aspetta appena oltre la copertina di questi libri meravigliosi: cosa state aspettando? Varcate la soglia, e che il ka continui a guidare i vostri passi su sentieri ricchi di avventure ed emozioni! ;D

1. L'ultimo cavaliere
2. La chiamata dei tre
3. Terre desolate
4. La sfera del buio
4.5 La leggenda del vento
5. I lupi del Calla
6. La canzone di Susannah
7. La Torre Nera

Giudizio personale: 10/10


Letture da recuperare di Richard Bachman:

Ossessione (1977)


Uscita per l'inferno (1981)


Blaze (2007)



:)


giovedì 12 settembre 2013

Un libro tira l'altro: Special King Edition - Anni 2002/2013 e Antologie




Special King Edition - Anni 2002/2013



Durante l'estate la "special edition" XD del blog dedicata a Stephen King si è presa una breve pausa, ma ora che settembre è arrivato, direi che bisogna portare a conclusione la nostra rapida carrellata di titoli e buone letture...
Quello di oggi sarà il penultimo post dedicato all'argomento (anche se certamente ci capiterà di tornerà a parlare del mio adorato King non appena ci saranno eventuali news su futuri progetti, libri, film, serie tv, o anche mie recensioni relative a opere ad oggi non ancora lette, è chiaro...); l'ultimo appuntamento sarà invece dedicato ai libri firmati Richard Bachman: uno pseudonimo che ormai quasi tutti conosciamo, ma che, per chi ancora non lo sapesse, altro non nasconde se non "l'altra faccia" del Re! :D


Buick 8 (2002)




"Fa la sua comparsa nel lontano 1979 e continua la sua presenza sorniona in un capannone dietro la stazione di polizia della squadra D. È una macchina, una Buick blu notte, dentro sembra un giocattolo, ma un fatto è certo: dai copertoni sui quali non si posa mai un grammo di polvere, alla carrozzeria che si guarisce da sola, è viva come un animale... uno strano essere animato che a lunghi periodi di letargo alterna brevi, violenti attimi di attività."





"Buick 8" è probabilmente, fino a ora, il libro di King che mi sia piaciuto meno in assoluto: personaggi piatti e prevedibili, un intreccio che non va a parare da nessuna parte e un climax che non solo non viene sciolto in alcun modo, ma che, secondo me, non arriva neanche a toccare la cima veramente mai, mi hanno rovinato parzialmente la lettura, lasciandomi solo un senso di insipidità dolce-amara ad intorpidirmi il palato.
I troppi misteri irrisolti e le domande lasciate in sospeso hanno generato in me un senso di aspettativa mal ripagata che mi ha profondamente irritato; la storia, in se', non mi è parsa nulla di eccezionale - non solo una "figlia minore" della straordinaria potenza visionaria e della smisurata energia creativa di King, ma addirittura un buco nell'acqua e una cocente delusione.
I temi sono alcuni di quelli cari al nostro King di sempre, certo: la paura dell'ignoto e dell'abisso, la lotta di un uomo comune contro il Male e le sue conseguenze, il rapporto padre-figlio... ma, diciamoci la verità: tutte queste tematiche erano già state affrontate e sviscerate su carta, e per lo più in maniera mooooolto più esaustiva e interessante di così, in tante altre opere precedenti (e mi sto riferendo qui solo al nutrito gruppo delle "minori", senza nemmeno stare a incomodare i grandi classici firmati dal Maestro...) e, in definitiva, non mi pare sia stato aggiunta, grazie a "Buick 8", altra acqua a questi mulini che già non vi fosse affluita in precedenza.
Purtroppo, dunque, per quanto mi riguarda, la reputo una lettura abbastanza sconsigliabile... a meno che, certo, come me, voi non abbiate prestato solenne giuramento di arrivare, un giorno, a poter dichiarare di avere letto tutti i libri del Re, dal primo all'ultimo!  ;D

Giudizio personale: 4.5/10


Colorado Kid (2005)

"Fresca di scuola di giornalismo, la ventenne Stephanie McCann sta facendo uno stage presso il minuscolo quotidiano di un'isoletta del Maine, dove si occupa di picnic parrocchiali, sparizioni di gatti e altre amenità. Ma un pomeriggio i due anziani proprietari della testata le raccontano un vecchio caso di cronaca. Una storia del passato che parla di una coppia di reporter e di un cadavere chiamato Colorado Kid, di una morte che forse era un omicidio, ma senza movente, senza alibi, con tempi impossibili e indizi assurdi. Accaduto proprio lì. In venticinque anni, ogni scoperta anziché chiarire i fatti li ha ammantati di oscurità, ogni risposta anziché esaurire le domande le ha moltiplicate. Perché? Riuscirà Steffi a risolvere l'enigma?"


Gran parte di quanto ho detto a proposito di "Buick 8", purtroppo calza a pennello e si adatta alla perfezione anche nel caso di questa breve novella, secondo me.
Un altro piccolo, grande "gioiellino mancato" della narrativa di genere, un racconto che fa dell'ostentato meccanismo della "suspance in sospeso" XD il suo biglietto da visita principale.
L'ho letto d'un fiato, e questa probabilmente rappresenta, ai miei occhi, la sua più grande virtù... perché a livello di trama, personaggi e ambientazione, di sicuro siamo ai livelli del "dimenticabilissimo... anzi, probabilmente prima te lo scordi, e meglio è!" :P
Da "Colorado Kid" è stata tratta una fortunata serie televisiva, ad ogni modo, chiamata "Haven". La quarta stagione del telefilm sta per debuttare negli USA (il primo episodio andrà in onda il 13 settembre, per essere precisi), e le critiche e i commenti che ho letto in giro a proposito di questa serie mi sono parsi abbastanza positivi... Vorrei provare a guardare qualche episodio nel giro dei prossimi giorni, per farmi un'idea; chissà se qualcuno di voi, intanto, l'ha già seguita e ha da parte qualche minuto per svelarmi la sua opinione al riguardo! :D

Giudizio personale: 3.8/10


Cell (2006)


"Boston, primo ottobre. Tutto va bene. È un luminoso pomeriggio di sole, la gente passeggia nel parco, gli aerei atterrano quasi in orario. Per Clayton Riddell è il più bel giorno della sua vita. In quel preciso istante, il mondo finisce. A milioni, quelli che hanno un cellulare all'orecchio impazziscono improvvisamente, regredendo allo stadio di belve feroci. In un attimo, un misterioso impulso irradiato attraverso gli apparecchi distrugge il cervello, azzerando la mente, la personalità, migliaia di anni di evoluzione. In poche ore, la civiltà è annientata, l'homo sapiens non è mai esistito, lasciando al suo posto un branco di sanguinari subumani privi della parola. Ma questo è solo l'inizio."



Un avvincente e adrenalinico romanzo di zombie ispirato, innanzitutto, alla concezione e alla filosofia "zombesca" XD elaborata dal genio di Romero in persona...
Devo dire la verità, ho sempre letto e sentito tantissime critiche a proposito di "Cell" e, per assurdo che possa sembrare, mi sono ritrovata a condividere gran parte di quegli appunti negativi, pur avendo poi nel complesso abbondantemente apprezzato il romanzo... il quale mi ha - fra le altre cose - pure fatto piangere come un vitellino nell'arco di un paio di sequenze particolarmente strazianti! XD
Ammetto che le accuse di ripetitività esasperante sono tutto, fuorché infondate (ad esempio, voglio dire... quante volte ancora dovremo leggere di Jack/Jake/Jordan, il ragazzino dai biondi capelli il cui nome cambia lievemente a seconda dell'opera, ma il cui carattere è in definitiva sempre lo stesso?! XD), e in fondo posso facilmente comprendere come alcuni fra i fan più affezionati del Maestro siano arrivati a tediarsi e a pensare "Ehi, ma non ci eravamo già passati?! XD", in alcuni punti specifici del romanzo...
Ma, per quanto mi riguarda, ho adorato alcuni dei personaggi presenti in questo libro - la giovane Alice e l'azzimato Tom in particolare - mi sono commossa, ho parteggiato, provato emozioni, riflettuto la mia dose quotidiana di riflessioni XD, e, soprattutto, mi sono divertita e ho provato autentico interesse nei confronti delle sorti dei personaggi!
Che poi il finale non mi sia andato tanto a genio - l'ho trovato una stridente via di mezzo fra "La terra dei morti viventi" e "It" - è un altro paio di maniche...
Nel complesso, però, romanzo decisamente promosso! ;D

Giudizio personale: 7.8/10


La storia di Lisey (2006)

"Com'è fatto il mondo segreto di uno scrittore strapremiato, adorato dal pubblico e dalla critica? Per venticinque anni Lisey è stata sposata al celebre Scott Landon. Un lungo, stupendo matrimonio con lui - un uomo meraviglioso ma complicato, con una tara nel sangue - e con l'universo di lui, una dimensione proibita ai normali, piena di cose fantastiche ed esaltanti, ma anche letali; di forze che possono risanare o uccidere, in virtù di leggi incomprensibili; il rifugio di un artista geniale e precoce, un Eden vigilato da un serpente inesorabile. Laggiù ci sono colline viola, mari al tramonto, ombre vaganti, tombe, e la "pozza delle parole", cui attingere a piene mani per creare e illudere... Però ora Scott è morto e la vita di Lisey è uguale a quella di tante altre. Non siamo a Boo'ya Moon, bensì nel prosaico Maine, dove lei affronta il triste compito di svuotare il gigantesco studio del marito, con la sua mole di manoscritti. Un gesto innocente, ma che può scatenare le reazioni inconsulte di certi fan un po' particolari. E non è tutto. Impegnata da una parte a difendersi dagli assalti alla sua persona, Lisey si rende conto, su un altro fronte, di essere come una porta lasciata aperta su quell'altro mondo ai confini tra ragione e pazzia... già intravede - negli specchi, nelle superfici lucide - il muso dell'essere che ha popolato gli incubi del marito, che ora viene per lei..."

Ne avevamo già parlato sul blog in una precedente occasione: date un'occhiata QUI se siete curiosi! ;D

Giudizio personale: 9.7/10


Le raccolte di racconti


Forse non tutti sanno che, oltre ad essere un geniale compositore di romanzi, King è anche un abilissimo cantore nell'ambito della narrativa breve... Fra le sue opere migliori in assoluto, se volete il mio parere, compare più di un racconto breve, e il libro che consiglio sempre, indiscriminatamente a tutti, di leggere per cominciare a farsi un'idea della stoffa e dello straordinario livello raggiunto dall'autore, è proprio un'antologia, chiamata "Stagioni diverse".
La mia seconda scelta, in ordine di preferenza, ricade invece su "Notte buia, niente stelle", una raccolta di quattro novelle/romanzi brevi che rappresenta in pratica una sorta di "risposta" kinghiana a "Uomini che odiano le donne" di Larsson.
Un capolavoro assoluto, per quanto mi riguarda; e, proprio come nel caso di "Stagioni diverse", tre racconti su quattro sono degli autentici gioielli, intensi e brutali e terribilmente strazianti, nella loro onestà e nella loro rovente, spietata nitidezza.
"A volte ritornano", "Scheletri", "Incubi e deliri", "Quattro dopo mezzanotte", "Tutto è fatidico": dal gran "calderone" di ciascuna antologia è possibile pescare racconti buoni e racconti cattivi e, armandosi di pazienza e dedizione, anche di numerose, autentiche gemme semi-dimenticate, secondo me!
La media dei racconti validi si abbassa solo, per quanto mi riguarda, nel caso di "Al crepuscolo": non dico che le storie contenute in questa raccolta mi siano dispiaciute proprio tutte, ragazzi, ma... quasi, purtroppo!! :P

Giudizio personale:

A volte ritornano: 7.7/10
Stagioni diverse: 9.8/10
Scheletri: 7.5/10
Quattro dopo mezzanotte: 8.7/10
Incubi e deliri: 8.0/10
Tutto è fatidico: 8.4/10
Al crepuscolo: 6.0/10
Notte buia, niente stelle: 9.7/10


Letture da recuperare

Duma Key (2008)


The Dome (2009)


22/11/'63 (2011)


Joyland (2013)


:)

giovedì 29 agosto 2013

Un libro tira l'altro: Trilogia "Queste oscure materie"


"Tutti siamo soggetti al fato. 
Però tutti dobbiamo agire come se non lo fossimo. 
O morire di disperazione."



"Lyra vive al Jordan College di Oxford. Ma il mondo di Lyra è ben diverso dal nostro. Oltre l'Oceano c'è l'America, ma lo stato più importante di quel continente si chiama Nuova Francia; giganteschi orsi corazzati regnano sull'Artico; lo studio della natura viene chiamato "teologia sperimentale". E soprattutto ogni essere umano ha il suo daimon: un compagno, una parte di sé, di sesso opposto al proprio, grazie al quale nessuno deve temere la solitudine. Ma questo mondo sta per attraversare un periodo critico... "


Nell'ormai distante 2007,  Chris Weitz trasse un film dall'acclamato primo volume della trilogia fantasy che ha reso celebre - in maniera oltremodo controversa, bisogna ammetterlo - il nome di Philip Pullman, straordinario autore britannico.
"La bussola d'oro", primo atto cinematografico della serie "Queste oscure materie", si rivelò (senza nessuna sorpresa, per quanto mi riguarda: il lancio pubblicitario fu un vero e proprio casino...) un flop di proporzioni abbastanza significative, tali da far raggelare all'istante il sangue nelle vene dei produttori e fare abortire seduta stante il progetto di altre due pellicole a venire, le quali, nelle intenzioni originarie, avrebbero dovuto portare a termine le sconclusionate - letteralmente - vicende narrate nel primo film.
A mio personale avviso, il più grande merito del lavoro di Weitz è stato forse quello di aver riportato l'attenzione generale del grande pubblico sui tre libri di Pullman, soprattutto considerando il fatto che, in Italia, "La bussola d'oro", "La lama sottile" e "Il cannocchiale d'ambra", pubblicati dalla Salani, erano ormai diventati volumi praticamente introvabili!
Il primo libro della trilogia introduce il personaggio di Lyra, indomita e un po' altera orfana di una Londra fuligginosa e "alternativa", un universo parallelo in cui la gente cammina per strada accompagnata dalla propria anima, proiettata verso l'esterno e resa visibile, un corpo separato, unito a quello del "proprietario" da un sottilissimo e invincibile filo.
Un daimon, insomma, un demone, lo spirito vitale che, al raggiungimento dell'età adulta, assume le forme di un inseparabile e irrinunciabile compagno, dalle forme animalesche.
L'ambientazione, curatissima, e gli sviluppi della storia mi lasciarono a bocca aperta; così come mi colpì il simbolismo, il macchinoso (e non sempre semplicissimo da interpretare) sistema di allegorie celato dietro ogni piccolo evento, gesto, personaggio o situazione.
La profondità del messaggio, la radicalità delle convinzioni dell'autore, testimoniate dalle azioni intraprese dai suoi personaggi, mi si svelarono innanzi agli occhi come una sorta di "piccolo miracolo": ad oggi, il libro di Pullman rimane forse il più criptico, affascinante e stratificato romanzo fantasy che mi sia mai capitato per le mani...
L' "anti-Narnia", così è stato definito il libro, più e più volte: e, lasciatevelo dire, sotto tantissimi punti di vista, non potrebbe davvero esistere definizione più calzante per descrivere il totale, appassionato e rivoluzionario (nel contesto di un libro che si suppone destinato ai lettori più giovani) materialismo anticlericale di Pullman! XD
Nel successivo romanzo, "La lama sottile", le implicazioni filosofiche e religiose si approfondiscono e passano ad un ulteriore livello: il capovolgimento del mito di Eva, intesa non più come figura nociva e traditrice che causò un gravissimo danno all'umanità, ma come liberatrice, colei che donò, per la prima volta, agli uomini e alle donne del mondo la possibilità di scegliere, invece che di limitarsi a seguire...
L'interpretazione di Pullman risultò, ai miei occhi di giovane lettrice, talmente rivoluzionaria e affascinante, complessa e sovversiva al tempo stesso, da strabiliarmi e conquistare completamente la mia immaginazione!
Peccato solo che, tutto preso dalle proprie argomentazioni dimostrative, Pullman cominciò anche, secondo me, a perdere diversi colpi a livello narrativo: il personaggio di Will, tanto per cominciare, promosso qui al rango di nuovo co-protagonista insieme a Lyra, non mi ha convinto neanche un po'; mi è parsa, più che altro, una forzata e inutile caricatura di ragazzino, un "piccolo adulto" serioso e rompiscatole che, diciamocelo pure... neanche una nonna ansiosa in preda alle paturnie sarebbe in grado di eguagliare, in termini di pizzosità congenita! XD
"Il cannocchiale d'ambra" mi piacque ancor meno, pur riservandomi parecchie, gradevoli piccole soprese, e alcuni momenti di piacevolissima lettura... Ma l'incanto, quello vero, per me comincia e finisce con "La bussola d'oro": personaggi come l'orso-guerriero Iorek Byrnison,  la strega Serafina Pekkala, il grandioso avventuriero Lee Scoresby, conoscono un modo tutto loro per imprimersi nella memoria, secondo me, e alla lunga risultano semplicemente irresistitibili, nella loro vitalità e potenza espressiva!
Se non vi siete ancora mai accostati a questa trilogia, insomma, non lasciatevi sfuggire l'occasione, mi raccomando: fra le pagine della serie vi aspetta un intero universo di avventure da evocare, e di suggestive ipotesi e significati nascosti tutti da scoprire...
Da leggere e rileggere, più e più volte: un autentico, grande "classico" della letteratura fantasy per l'infanzia... e non solo, decisamente non solo! ;D

Giudizio personale complessivo: 
7.3/10

La bussola d'oro: 8.0/10
La lama sottile: 7.3/10
Il cannocchiale d'ambra: 6.8/10


NB: Potete leggere QUI la mia recensione della prima stagione di "His Dark Materials", la serie tv tratta dai libri di Philip Pullman! 

:)

mercoledì 14 agosto 2013

Un libro tira l'altro: Trilogia "La Guerra delle Streghe"




"Le cose non sono sempre quel che sembrano. Questa amara verità è ben nota ad Anaïd Tsinoulis, che ha quattordici anni ma è talmente piccola e magra da dimostrarne dieci; e quel che è peggio, sua madre Selene è una vera bellezza, sensuale e provocante. Certo, Anaïd è intelligente, ma a che cosa serve essere intelligenti quando nessuno ti vuole? Ma ecco che all'improvviso Selene scompare. Forse una fuga d'amore? Sconvolta e angosciata, Anaïd si ritrova sola, accudita dalla maldestra zia Criselda, sorella di sua nonna materna. Ancora una volta, le cose non sono quelle che sembrano: zia Criselda e le amiche di Selene - Elena, Gaia e Karen - parlano di cose sinistre e pericolose, di profezie e tradimento, e in una notte indimenticabile rivelano ad Anaïd la verità: che è una strega, come tutte loro; che la stirpe a cui appartengono è in guerra da millenni con una stirpe di streghe malefiche e vampiresche; che Selene era l'eletta, indicata da un'antica profezia come colei che avrebbe deciso le sorti dello scontro; e che avrebbe tradito, mettendo a repentaglio l'esistenza di tutte. Turbata dalla rivelazione, impressionata dai nuovi poteri che emanano da lei con incredibile energia, Anaïd comincia un difficile viaggio dentro se stessa e dentro la magia più oscura, nel tentativo di strappare sua madre alle forze del male e di compiere la propria iniziazione di strega..."


"La guerra delle streghe" di Maite Carranza è stata forse una delle primissime trilogie fantasy per young adults che mi capitò di leggere.
Il primo libro, "Il clan della lupa", mi colpì e folgorò al punto da non lasciarmi altra scelta: dovevo assolutamente proseguire con la lettura del secondo volume, mi ero talmente affezionata ai personaggi, e alla giovane protagonista della serie, Anaid, in modo particolare, da essere stata completamente risucchiata all'interno della magica avventura di formazione ideata da Maite Carranza.
Il suo stile sintetico, leggero, brioso nella maggior parte dei casi, in un primo momento, lo ammetto, mi conquistò: alla popolare autrice spagnola parevano bastare un paio di eleganti frasi ben scritte per dipingere dinnanzi agli occhi spalancati del lettore un'ambientazione dai tratti nitidi e suggestivi, e i suoi dialoghi, vivaci e frizzanti, si rivelarono uno strumento di caratterizzazione più che efficace per la maggior parte dei personaggi.
"Il clan della lupa" narra, essenzialmente, la storia commovente e intrisa di antica magia di questa ragazzina triste, un po' bizzarra, Anaid, che soffre molto di solitudine e che non si sente amata né voluta: da nessuno, e dalla sua estrosa e vitale madre (l'unico aggettivo per definirla in maniera adeguata che mi viene in mente al momento è naif XD), Selene. L'ambientazione mediterranea e in larga parte "familiare" che offre una cornice al tutto non faceva che incoraggiare il mio senso di empatia nei confronti della vicenda; c'è stato un tempo in cui tutti ci siamo sentiti in questo modo, è inutile negarlo, brutti e strani e incompresi e dannatamente privi di qualsivoglia punto di riferimento in questo nostro vasto mondo ignoto... e forse, se alla fine siamo riusciti a venirne fuori, non è stato grazie a una forma di magia del tutto identica a quella di Anaid, certo, ma comunque attraverso un tipo di incantesimo estremamente simile e altrettanto potente: vale a dire, credo, il desiderio di resistere a ogni costo, di crescere e farcela nonostante tutto, fino al doloroso, travagliato, liberatorio, catartico momento della metamorfosi in ciò che poi, nel corso della vita adulta, effettivamente saremmo diventati.
Ricordo che, inoltre, il libro mi piacque molto per la sua semplicità e linearità, e nello stesso tempo mi intenerì in virtù della profondità dei sentimenti e dei temi di cui cantava: il dolore del rifiuto, la consapevolezza di essere diversi, lo spaesamento dell'età adolescenziale, con tutte le sue goffaggini ed enormi tragedie annesse e connesse XD, la paura di non farcela, di non essere abbastanza forti, e il delicatissimo (e davvero dolce) legame madre/figlia.
Il secondo libro, "Il deserto di ghiaccio", mi coinvolse e convinse purtroppo decisamente meno, e mi trasmise piuttosto un lieve senso di incertezza nei confronti degli ultimi sviluppi della trama e delle motivazioni dei personaggi... ma, in ogni caso, lo apprezzai. Si tratta di una sorta di quasi-prequel, un romanzo completamente incentrato sulla love story sbocciata fra Selene e il misterioso padre di Anaid, che tuttavia serve anche ad introdurre alcuni dei personaggi chiave del terzo e conclusivo volume. La storia di un amore tragico e maledetto, sullo sfondo di una guerra fra bande di streghe rivali, le "benigne" Omar e le perfide Odish, seducenti vampire dai poteri oscuri, perennemente affamate del sangue degli innocenti.
E proprio la forte e suggestiva caratterizzazione delle Odish è, a parer mio, l'unico elemento "salvabile" del terzo e ultimo volume della trilogia, una noiosa e cocente delusione chiamata "La maledizione di Odi"! XD
Una conclusione che, senza troppi preamboli, ammetto di aver trovato al di sotto delle mie aspettative sotto ogni punto di vista...
In questo ultimo libro, infatti, la Carranza gioca a tirare le fila del destino dei suo personaggi con una certa deliberatezza e una spregiudicata arbitrarietà, che la porta a forzare gli eventi in più di una palese maniera, secondo me.
La natura "speciale" e il carattere di Anaid, in particolare, vengono bruscamente ridimensionati e, da un certo punto in poi, addirittura stravolti e ribaltati.
La nostra protagonista smette i panni del brutto anatroccolo per trasformarsi in conturbante cigno dai capelli di fiamma; niente di male in questo, per carità, non è certo l'abito a fare il monaco... ma la sua personalità si inasprisce e cambia insieme al suo look e alla misura delle sue curve, a quanto si direbbe, così come si si trasformano radicalmente i suoi atteggiamenti nei confronti degli altri e le sue priorità. Da indomita, impacciata e tenera eroina alla disperata ricerca di affetto, e di un posto da chiamare suo nel mondo, a superficiale e vanesia teenager aggressiva, capricciosa e affamata solo di consensi... con l'ulteriore aggravante di un boyfriend odioso e assolutamente vacuo, lo stesso identico insipido belloccio che da ragazzina la rendeva oggetto di frecciatine crudeli a causa del suo aspetto, perché la considerava brutta, goffa e ridicola, salvo poi cambiare frettolosamente idea sul suo conto e scaricare l'oca che prima lo affascinava così tanto... ma solo DOPO la trasformazione di Anaid in giovane clone di Nicole Kidman, è chiaro, e non un secondo prima! XD
Come se non bastasse, le capacità stilistiche e descrittive della Carranza, secondo me, si abbassano in questo ultimo capitolo delle avventure di Anaid di almeno una tacca e mezza; da conciso ed essenziale, il suo stile si fa vago e inadeguato, del tutto inconsistente, e profondamente irritante.
Tanto per cominciare, il modo di descrivere le scene di battaglia o d'azione mi è parso ridicolo, a dir poco: in pratica l'autrice si limita a scrivere roba del tipo: 'Si svolse uno scontro epocale. La protagonista vinse.' Amen e fine dei giochi.
Per non parlare poi dei personaggi, numerosissimi, che cominciano a saltar fuori da tutte le parti, senza motivo, e che in maniera poi altrettanto insensata prendono e spariscono, lasciando un gran mucchio di buchi vuoti nella tela della trama!
Il finale, di per sé, mi ha quasi provocato un brutto caso di carie ai denti: tanto buonismo, e una dose di miele così esagerata e forzata, sono cosa rara, persino nell'ambito dei libri fantastici per giovani lettori, fidatevi di me... In sottofondo, anziché un senso di tenera e commossa dolcezza, ho potuto percepire solo un'amara e pastosa sensazione di pura insoddisfazione: quella che mi pervade sempre, del resto, al cospetto di una manciata di buone idee sprecate e di personaggi inutilmente storpiati e costretti ad agire come dei meri burattini nelle mani del loro compiaciuto autore.

Giudizio personale complessivo: 6.6/10

Il clan della lupa: 8.0/10
Il deserto di ghiaccio: 7.3/10
La maledizione di Odi: 4.5/10




mercoledì 31 luglio 2013

Un libro tira l'altro: "La zona morta"


"Niente è perduto per sempre. 
Niente che non possa essere ritrovato."

"Al risveglio da un coma durato quattro anni, Johnny scopre di possedere un dono meraviglioso e nello stesso tempo tremendo: è capace di conoscere il futuro e i segreti della mente altrui con un semplice contatto, anche solo un tocco della mano. E questa facoltà lo conduce dentro un'avventura agghiacciante, in cui è sempre più solo."


"La zona morta" è un romanzo pubblicato per la prima volta nel corso del 1979.
I motivi per cui ho deciso di parlarne oggi sono essenzialmente due: il primo è che ritengo faccia senz'altro parte della schiera dei libri del Maestro veramente buoni (e credo che, quanto a questo, lo stesso King sarebbe d'accordo...). Il secondo che... ehm, bé, ecco, nei post "seriali" dedicati al grande Re del Maine che pubblico a cadenza irregolare qui sul blog, mi sono completamente dimenticata di commentare questo titolo, anche se, lo sa il cielo, di sicuro non l'ho fatto apposta: devono essere l'età che avanza e il caldo micidiale di queste ultime settimane, poco ma sicuro! :P

Vediamo, vediamo un po'...
"La zona morta" è un thriller sovrannaturale dai risvolti abbastanza imprevedibili e di forte impatto emotivo.
Il protagonista è un bravo ragazzo, un tranquillo insegnante di nome Johnny, che finisce in coma a causa di un brutto incidente. Al suo risveglio, diversi anni dopo, scopre che tantissime cose intorno a lui sono cambiate... ma anche qualche cosa dentro di lui, a quanto pare: l'innaturale sonno è stato in grado di risvegliare infatti dei poteri psichici in Johnny, facoltà extrasensoriali particolarmente sviluppate che gli permetteranno, fra le altre cose, di assicurare un pericoloso killer alla giustizia e di salvare numerose vite innocenti.
Ma il rovescio della medaglia farà sentire il suo peso, e il prezzo da pagare, per il nostro malcapitato protagonista, sarà fin troppo alto... la sua "zona morta" arriverà, nel giro di poco, a fagocitare qualsiasi brandello rimanente della sua vecchia vita.
E' un libro tormentato, pieno di solitudine e di serpeggiante malinconia, questo; che spinge a porsi più volte la fatidica domanda "perché alle persone buone a volte accadono cose così brutte, e perché alla maggior parte della gente, comunque, non gliene frega niente?"; una storia avvincente ma anche dolente, persino struggente a tratti.
Johnny, dal canto, è uno di quegli (anti-)eroi che rimangono impressi nella memoria; immedesimarsi in lui, con tutte le sue debolezze, i suoi travagli e dubbi interiori e i suoi piccoli difetti, è fin troppo semplice: lontanissimo da tutti i cliché dei film d'azione hollywoodiani, è semplicemente un piccolo, grande uomo dai modi miti, a cui la vita non si prende mai il disturbo di chiedere una scelta... semplicemente, si sveglia una mattina e il corso della sua storia è cambiato, e di colpo lui è in possesso di questi grandi poteri e, ormai lo sappiamo, da grandi poteri derivano grandi responsabilità... e anche, talvolta, l'impossibilità di scegliere chi davvero vorremmo essere.
Inutile dire che anche il finale mi ha commosso tantissimo, un epilogo forse in sé abbastanza prevedibile, ma che non per questo mi ha colpito o emozionato meno.
Anzi, probabilmente l'unica parte che non mi ha veramente convinto del romanzo è quella relativa alla storia d'amore con Sarah, un personaggio che, detto per inciso, ho odiato praticamente dall'inizio alla fine!

Giudizio personale: 8.3/10

:)


giovedì 18 luglio 2013

Un libro tira l'altro: Special King Edition - Anni 1996/2001



Special King Edition - Anni 1996/2001

Ed eccoci arrivati al terzultimo appuntamento dedicato al grande Maestro della narrativa fantastica e horror...
Pronti?
Che la nostra dansa (macabra, naturalmente) abbia inizio, allora! ;D




Desperation (1996)




"Desperation è il nome approriato per la tetra cittadina nel deserto del Nevada in cui approdano alcuni ignari viaggiatori. A vegliare sull'ordine pubblico c'è Collie Entragian, un poliziotto con un senso dell'ordine e della legge del tutto particolare. Ma l'uomo è solo la modesta propaggine della diabolica presenza che ha contagiato Desperation e ne ha invaso il sottosuolo: un'entità terrificante che scatenerà un apocalittico scontro fra bene e male, fra follia e rivelazione."





Dopo una brevissima pausa dall'horror di stampo sovrannaturale, il Maestro torna in campo alla grande con il suo "Desperation", un romanzo cupo e, in alcuni passaggi, decisamente brutale. Antiche divinità del sottosuolo vengono risvegliate a Desperation, uno sperduto paesino del Nevada; a farne le spese saranno non solo gli abitanti, ma anche i casuali visitatori di passaggio...
Un libro cupo e tormentato, che si interroga, ancora una volta, sulla natura della fede umana (nonché sulla sua assenza, che può facilmente gettare un'anima in pasto alla più nera e totalizzante delle disperazioni....) e che rivela la profondità dell'originale ma non per questo meno intensa (o sincera) spiritualità di King.
L'implacabile sceriffo Collie Entrangian (che si "esibisce" qui nel ruolo di "Tak" XD) è passato alla storia come uno dei miei villain preferiti dell'intera bibliografia kinghiana; Ron Perlman (il mitico Hellboy cinematografico) lo ha interpretato in maniera magistrale nell'omonima miniserie del 2006... sebbene non abbia particolarmente apprezzato il resto dell'adattamento televisivo, posso senz'altro dire di aver gradito la chiave secondo la quale Perlman ha deciso di interpretare il suo eccentrico e demoniaco personaggio! :)

Giudizio personale: 8.3/10


Mucchio d'ossa (1998)



"Mike Noonan - quarant'anni, autore di best-seller - è un privilegiato: un discreto successo, un buon conto in banca, la consapevolezza di sentirsi arrivato; tutte cose che ovviamente non hanno alcun senso se l'unica persona a cui tieni un giorno esce di casa e non ritorna più, folgorata per strada dalla morte. Quattro anni dopo è uno scrittore finito, afflitto da un'esistenza vuota. E' alla resa dei conti ma è anche angosciato dalla sensazione che "qualcos'altro", oltre a lui, non sappia rassegnarsi all'ineluttabile di un'esistenza troncata, qualcosa che si fa strada nella sua mente insinuando dubbi tormentosi, procurando incubi che travalicano i limiti del reale..."




Una splendida e struggente storia d'amore... in perfetto stile King: vale a dire, con la presenza "ingombrante" (ma quanto mai poetica!) di spettri, demoni dal passato, sconvolgenti rivelazioni e turpi scheletri nell'armadio familiare.
Un romanzo che mi ha commosso e spiazzato, regalandomi pure istanti di autentica emozione... La mia preferita del romanzo è senza alcun dubbio la piccola Kyra, che a poco a poco arriva a diventare una vera e propria figlioletta per Mike, lo scrittore in crisi protagonista (e voce narrante) della vicenda.
L'inizio è un po' lento, a quanto ricordo, e ci sono, sparpagliati qua e là, dei momenti di stasi anche nel mezzo... ma la storia è davvero splendida *__*, e anche i personaggi, ciascuno a suo modo e piano piano, arrivano a farsi amare profondamente (oppure detestare con altrettanto accanimento, a secondo del caso! XD)
Consigliatissimo, a tutti gli amanti delle ghost story e agli spiriti romantici in modo particolare! :)

Giudizio personale: 8.0/10


Cuori in Atlandide (1999)



"Il romanzo, simbolico e allusivo già a partire dal titolo - un popolare gioco di carte e il nome in gergo del Vietnam -, è composto da cinque episodi consequenziali e tra loro collegati, ambientati nei decenni che vanno dal 1960 al 1999. Ciascuno è profondamente radicato nel periodo iniziale e pervaso da fantasmi, quasi tutti di guerra. Ciascuno contiene occulte premesse che si sviluppano poi in maniera bizzarra e inaspettata. E un legame sottile e a tratti subliminale li percorre tutti, fino a un epilogo pacato e pacificatore."




"Cuori in Atlantide": tecnicamente parlando, si tratta più che altro di una raccolta di cinque diversi racconti... Dal momento che ciascuno di loro è legato all'altro da un sottilissimo ma palese filo conduttore, tuttavia, si può facilmente considerare come un unico romanzo, scindibile in cinque atti separati.
Il primo, intitolato "Uomini bassi in soprabito giallo ", è quello da cui è stato tratto, nel 2001, l'omonimo film di  Scott Hicks, nonché il più lungo dell'antologia e, a mio modesto avviso, anche il più emozionante e il più riuscito. La storia del giovane Bobby è un'appassionante vicenda di formazione, scandita da duri traumi, eventi dolorosi, ma soprattutto dall'amicizia stretta con un uomo proveniente da un altro mondo, un misterioso, anziano (e adorabile!) esule di nome Ted Brautigan. Dopo l'incontro con Ted, e la rivelazione della sua vera missione nella vita, nulla sarà mai più come per prima per Bobby... il quale sarà chiamato a risalire, fra meravigliose scoperte e orrori senza fine (alcuni dei quali, del tutto terreni) l'irta china che lo condurrà, volente o nolente, dritto fra le fauci spalancate dell'età adulta.
Per chi avesse letto la serie della "Torre Nera", sono presenti qui anche numerosi e molteplici riferimenti al Medio-Mondo e alla sua stupefacente cosmogonia; lo stesso Ted tornerà a fare la sua comparsa, anni più tardi, nel settimo volume del ciclo, laddove sarà chiamato ad assistere Roland e i suoi amici nel corso di una disperata impresa.
I racconti "Cuori in Atlantide", "Willie il cieco" e "Perché siamo finiti in Vietnam", invece, mi sono piaciuti mooooolto meno... al punto che, in modo particolare del primo, avrei fatto anche tranquillamente a meno! XD
L'ultimo, invece, "Scendono le celesti ombre della notte", è il degno epilogo, che funge da giusta e necessaria conclusione, a quanto narrato nel primo racconto! :)

Giudizio personale: 7.7/10


La tempesta del secolo (1999)



"Una terribile tempesta colpisce l'isoletta di Little Tall Island davanti alle coste del Maine, sconvolgendo la sua piccola ed efficiente comunità. Nei giorni in cui l'isola rimane tagliata fuori dal mondo, assieme alla furia degli elementi si scatena anche qualcos'altro. Qualcosa che nessuno vorrebbe mai vedere. Un efferato assassino armato di un bastone dalla testa ringhiante di lupo, dopo avere seminato dolore, morte e distruzione tra tutti i membri dell'ordinata, esigua collettività, se li troverà in fine di fronte, ridotti a un gregge tremante. Allora detterà le sue condizioni ed esprimerà una tremenda e sconvolgente richiesta, che costringerà ognuno a guardare nell'abisso della propria anima..."


Un libro estremamente particolare: né romanzo, né saggio, né antologia di racconti, "La tempesta del secolo" altro se non è una elaborata e dettagliatissima sceneggiatura, che King scrisse al fine esplicito di realizzarne una miniserie televisiva.
La serie, andata poi in onda in tre puntate, fu diretta da Craig R. Baxley, lo stesso regista che, pochi anni più tardi, si occuperà anche del progetto "Rose Red".
Di rapidissima lettura e piuttosto gradevole, quasi sempre godibile alla stregua di un romanzo, la sceneggiatura non si discosta affatto da ciò che poi effettivamente venne proposto sul piccolo schermo; ne consiglierei pertanto la lettura soltanto agli irriducibili appassionati dell'opera del grande Re del Maine... per tutti gli altri, potete tranquillamente sostituire con la visione della miniserie: non vi perderete nulla, fidatevi! ;D

Giudizio personale: 7.3/10


La bambina che amava Tom Gordon (1999)



"Il mondo aveva i denti e in qualsiasi momento ti poteva morsicare". Questo Trisha McFarland scoprì a nove anni. Alle dieci di una mattina di giugno era sul sedile posteriore della Dodge Caravan di sua madre con addosso la sua maglietta blu dei Red Sox (quella che ha 36 Gordon sulla schiena) a giocare con Mona, la sua bambola. Alle dieci e mezzo era persa nel bosco. Alle undici cercava di non essere terrorizzata, cercava di non pensare: 'Questa è una cosa seria, questa è una cosa molto seria'. Cercava di non pensare che certe volte a perdersi nel bosco ci si poteva fare anche molto male. Certe volte si moriva.




Ecco un altro dei libri più contrastati di King, poco apprezzato dal grande pubblico internazionale e piuttosto snobbato anche dalla critica...
Eppure, io ho amato profondamente "La bambina che amava Tom Gordon", praticamente dalla prima all'ultima pagina! *__*
Una tenerissima, avvincente e spaventosissima fiaba gotica, "essenziale", concisa, e nello stesso tempo potente, altamente evocativa, magica.
Un autentico inno al potere dell'innocenza e alla forza rigenerante e salvifica dell'immaginazione; la storia di questa bambina, Trisha, formidabile e assolutamente irresistibile, trascurata dai suoi familiari e persa a causa della loro disattenzione. Riuscirà ad affrontare i propri demoni a testa alta e ingaggerà un'epica battaglia per la sopravvivenza fra i boschi del Maine, trasfigurati per l'occasione nella più agghiacciante e infestata Foresta Stregata che possiate immaginare...
Bello, memorabile, senza età, e stilisticamente perfetto! :)

Giudizio personale: 8.7/10


L'acchiappasogni (2001)


"Tempo fa, a Derry, la città del terrore di It e Insomnia, quattro ragazzini coraggiosi compirono una buona azione. Che li trasformò per sempre. Da grandi, Henry, Jonesy, Beav e Pete hanno preso strade diverse, ma due cose hanno mantenuto un richiamo irresistibile: una è il legame con il bambino molto, molto particolare che aiutarono quel giorno lontano e l'altra è la fantastica battuta di caccia al cervo che ogni anno li riunisce nel Maine, là nella baita dove ondeggia quel curioso oggetto indiano chiamato acchiappasogni. Però stavolta li aspetta una brutta avventura: il cielo promette ben peggio di una forte nevicata e nel folto si aggira qualcuno, qualcosa, che amerebbe tanto abitare sulla Terra."


Penso che "L'acchiappasogni" sia un romanzo potenzialmente in grado di colpire soprattutto chi vi si sia accostato senza precedentemente aver letto "It".
Perché i punti in comune con quell'altra, particolarissima storia del Re, sono veramente tantissimi: King chiama infatti in gioco le medesime tematiche e schiera in campo un secondo quartetto di vecchi amici, Jonesy, Henry, Beav e Pete, destinati a ritrovarsi dopo tanti anni per unire le forze e mettere le rispettive capacità speciali al servizio della lotta contro il Maligno - che però, nel caso in questione, proviene addirittura dalle profondità dello spazio siderale.
Non lo considero un "flop" integrale, come è successo a tanti altri lettori, perché comunque la storia mi ha coinvolto e i personaggi mi sono piaciuti; la struttura è solida e ben bilanciata, lo stile impeccabile, e senza dubbio non mancano i momenti di autentica emozione (siano essi suscitati da una sorta di macabra ilarità, dalla genialità ironica di alcune trovate del Maestro, oppure dalla potenza innegabile della sua prosa).
Ma è chiaro che "L'Acchiappasogni" è destinato a uscire sconfitto da un infelice (quanto forse inevitabile) confronto con "It", di sicuro un caposaldo e un peso massimo quasi imbattibile all'interno della bibliografia kinghiana.
Nel 2003, Lawrence Kasdan (quello de Il grande freddo", per intenderci) ne realizzò un adattamento cinematografico. Ne venne fuori secondo me un film di fantascienza dalle venature horror alquanto piacevole, che tuttavia per nessun motivo mi sentirei di descrivere come memorabile o eccezionale... Il romanzo è mooooolto più bello, se volete sapere come la penso, praticamente da qualsiasi punto di vista, ma soprattutto considerando l'aspetto della caratterizzazione dei personaggi! ;D

Giudizio personale: 7.5/10




giovedì 11 luglio 2013

Un libro tira l'altro: "Intervista col Vampiro"





"Una stanza buia. Un registratore acceso. Un giornalista. E un vampiro. Da quasi due secoli, ormai, Louis de Pointe du Lac non è più un uomo: è una creatura della notte, e ha tutta la notte a disposizione per convincere Daniel, il giornalista, che la storia che gli sta raccontando è vera. Così come è vero il suo volto, tanto pallido ed esangue da sembrare trasparente, di una bellezza soprannaturale e per sempre cristallizzata. Louis racconta di come abbia ricevuto il dono (o forse la maledizione?) della vita eterna proprio quando non desiderava altro che la morte. È il 1791, è un'altra New Orleans, e Louis, in seguito al suicidio dell'amatissimo fratello, vorrebbe soltanto seguirne il destino. Ma la seduzione del dono oscuro è potente, specialmente se ha i modi, la voce e l'aspetto di Lestat. Sensuale e affascinante, crudele e allo stesso tempo capace di profonda commozione, Lestat ha bisogno di Louis tanto quanto Louis ha bisogno di lui. Quando infine, dopo anni di scorribande notturne, Louis sta per decidersi ad abbandonare Lestat, questi gli fa il regalo più grande: Claudia. Una bambina di appena cinque anni, in fin di vita, che solo il dono oscuro può salvare. L"unico peccato che il sacrilego e irriverente Lestat non si può permettere: creare una vampira di soli cinque anni. Una vampira bambina, che non crescerà mai. E sarà l'inizio della fine."


Era il "lontano" 1976 quando una giovane scrittrice esordiente di nome Anne Rice dava alle stampe il suo primo romanzo, "Intervista col vampiro", un'originalissima reinterpretazione, in chiave moderna, del mito, ormai ultracentenario e inflazionatissimo, del vampiro.
Un libro destinato in breve a diventare non soltanto un amatissimo best-seller capace di imporsi all'attenzione degli appassionati di mezzo mondo, ma anche una pietra miliare nell'intera storia del genere gotico e horror, e a inaugurare la felice e fortunata serie de "Le Cronache dei vampiri", ormai giunte anche in Italia al loro decimo capitolo.
In quanto a me, inutile stare a girarci troppo intorno: considero "Intervista col vampiro" semplicemente il miglior libro sui "figli della notte" che mi sia mai capitato di leggere dopo "Dracula", "Carmilla" e "La regina dei dannati", firmato sempre dalla stessa Rice.
La storia di Louis, Lestat e Claudia mi ha stupito, commosso e affascinato; riempito di meraviglia e di sottile, strisciante, martellante inquietudine; di orrore, di incanto, di repulsione e di ammutolito stupore.
Dagli Stati Uniti alla vecchia Europa, si snoda l'odissea di un giovane uomo tormentato e irrequieto alla ricerca di se stesso e del senso della propria esistenza; una vita eterna e maledetta fatta di dolore e dannazione, di continui interrogativi e di smania autodistruttiva; ma anche, nello stesso tempo, di vorace fame insaziabile e di indomabile spirito di sopravvivenza. I suoi due comprimari, l'ormai leggendario, contraddittorio e perverso vampiro Lestat, promosso al rango di protagonista assoluto in molti dei successivi romanzi della Rice, e la piccola Claudia, la vampira dal dolce viso di bambola costretta a dimorare, prigioniera delle sue stesse fattezze acerbe, nel corpo delicato di una bambina per il resto dell'eternità, completano un tris di personaggi assolutamente indimenticabili, tratteggiati con sfaccettata premura e incomparabile grazia dall'abile penna della Rice.
"Intervista col vampiro" è inoltre forse l'unico libro che conosco in grado di conciliare momenti di horror puro (alcune scene sono, visivamente parlando, di sicuro e forte impatto emotivo) a profonde riflessioni di carattere etico, morale, esistenziale, filosofico; una lettura coinvolgente e appassionante sotto ogni punto di vista, in grado di colpire, sconvolgere e scardinare tutti i punti saldi del lettore, tutto ciò che quest'ultimo credeva di conoscere, e che invece la Rice riesce a presentare sotto una luce completamente nuova, viva, pulsante di calore, particolari, colori ed emozioni.
Certo, lo stile di questa sorprendente autrice è molto, molto particolare; per chi ancora non avesse mai avuto la possibilità di leggere niente di suo, basti dire che sono in parecchi a considerare il suo modo di scrivere eccessivamente prolisso e ampolloso,  e a trovare che alcuni dei suoi passaggi più "sofferti", colmi magari fino allo stremo di riflessioni metafisiche e di un pessimismo cosmico talvolta alquanto esagerato (sono la prima a riconoscerlo XD) possono risultare abbastanza "indigesti" e pesanti.
Eppure, secondo me lo stile della Rice è un qualcosa di unico e di portentoso; un incantesimo sensuale e lussureggiante, denso di passione, di simbolismo e di potere, in grado di trascinare verso mondi - e zone del cuore umano - sconosciuti e avvolti dalle ombre più fitte. Lo si ama, perdutamente; oppure lo si detesta, con altrettanto, inevitabile accanimento: e non ci sono mezze misure! XD
Insomma, per concludere... un'affascinante ambientazione "urbana", ma non per questo meno esotica (né lontana, nel tempo e nello spazio...); personaggio misteriosi, intriganti e complessi; un intreccio sofisticato, elegante, secondo me in grado di soddisfare persino il palato di molti fra i lettori più esigenti... Un romanzo da non perdere, nella maniera più assoluta e per nessun motivo al mondo!
E voi, amici, fatemi sapere... Lo avete già letto? ;D

Giudizio personale: 9.2/10

martedì 25 giugno 2013

Un libro tira l'altro: Special King Edition - Anni 1989/1996



Special King Edition - Anni 1989/1996



Cose preziose (1991)





"Quale evento turba questa volta la pace della tranquilla cittadina americana di Castle Rock? È l'arrivo di Leland Gaunt, un forestiero strano e sfuggente. Quest'individuo ambiguo apre un negozio, Cose Preziose, dove è possibile acquistare pezzi rari, curiosità, autentiche gioie per piccoli collezionisti. Gaunt sembra catturare i desideri più nascosti di ogni cliente, riuscendo a trovare per chiunque ciò che cercava o segretamente sognava da anni."




Un altro classico esempio di romanzo "corale", ambientato nella più tipica e famosa delle cittadine del Maine "maledette" di King: Castle Rock, l'amena dimora di giganteschi San Bernardo rabbiosi, miti insegnanti dalle sorprendenti capacità extra-sensoriali, macchine fotografiche sui generis e... tante, tante altre bizzarrie ancora! :D
In "Cose preziose", assistiamo alle malefatte di un sinistro e azzimato personaggio di nome Leland Gaunt, un uomo misterioso (diavolo tentatore? XD) appena giunto in città. La bottega "speciale" di Gaunt impiega poco a imprimersi nei cuori e nelle menti dei suoi nuovi concittadini, trasformandosi in un invincibile ossessione e diventando in breve tempo il centro focale di una diabolica e machiavellica attività destinata a cambiare il volto di Castle Rock per sempre.
E' un libro che mi è piaciuto, e che mi ha divertito molto; ma che, nello stesso tempo,
non rientra certamente nel novero dei miei preferiti: il villain della storia è fantastico, come sempre, certo, e alcuni dei personaggi di contorno sono discreti; la trama è appassionante e incalzante e la morale di fondo della storia (un'amara riflessione sulla debolezza della natura umana e sulla sua dannata cupidigia) riesce a centrare sicuramente nel segno.
Ma il protagonista, il coraggioso sceriffo Alan Pangborn, non mi ha convinto come avrebbe dovuto, in termini di spessore e approfondimento psicologico; in ultima analisi, forse non mi è stato possibile nemmeno considerarlo una nemesi adeguata per il diabolico Gaunt, personaggio a mio parere assai più complesso, oscuro e riuscito. Né la conclusione e l'epilogo mi hanno sorpreso e coinvolto, emotivamente parlando, più di tanto, del resto: dopotutto, sembra proprio che il Maestro qui avesse selezionato una tesi da dimostrare, del tutto a priori, e i successivi sviluppi della trama non fanno altro che confermare le sue ragioni e argomentazioni, seguendo un copione che, per quanto esuberante e non del tutto privo della consueta vena eccentrica a cui King ci ha negli anni abituato, secondo me alla fine risulta tutt'altro che imprevedibile.
Un libro sicuramente divertente e godibile, ben scritto e portatore di una sana e discreta dose di brividi, dunque; ma tutt'altro che "necessario", e di sicuro non l'opera che consiglierei ad un neofita intenzionato ad accostarsi per la prima volta all'opera del grande Maestro! ;D

Giudizio personale: 7.5/10


Dolores Claiborne (1991)






"Raccontata in prima persona la tormentata vicenda e insieme la confessione di Dolores Claiborne, una donna di fatica del Maine: la misteriosa scomparsa del diabolico marito, le angherie inflittele da una proprietaria terriera senza cuore, le violenze subite dalla giovane figlia e inoltre una sorpresa finale, in puro stile King."







"Dolores Claiborne", secondo me, è un libro moooolto singolare.
Rappresenta il primo atto di quella che, nella mia mente, costituisce una sorta di trilogia ideale, proseguita con "Il gioco di Gerald" e poi, appena un anno più tardi, conclusa dall'altrettanto atipico "Rose Madder".
A legare queste tre opere, la presenza di un'eroina femminile assolutamente sui generis (donne comuni, casalinghe, cameriere, annoiate mogli borghesi che si trasformano loro malgrado in qualcosa d'altro, che riescono a recuperare faticosamente la propria identità e la propria forza  passando attraverso un'ordalia di eventi traumatici...) e il tema, quello, angoscioso e mai abbastanza denunciato,  della violenza fra le mura domestiche.
Dolores è un personaggio che, a me personalmente, è piaciuto moltissimo. Vivace, irriverente, onesta, combattiva, umile eppure nello stesso tempo fiera, indomita al pari di qualsiasi guerriera dalla scintillante armatura... Respira attraverso le pagine come una presenza nello stesso tempo "familiare" e del tutto nuova: questa coraggiosa, umana, soggetta ad errori "donna del popolo", una signora ormai anziana che ha lavorato duro e ha sofferto molto nell'arco della sua vita, e che nasconde nel proprio passato un tragico, oscuro segreto.
Ed è proprio la voce di Dolores, con il suo slang mordace e del tutto privo di qualsiasi freno grammaticale, a guidare noi lettori lungo i tortuosi labirinti della memoria, a ritroso nel tempo e nello spazio... fino a intravedere, incorniciata in controluce e svelata da un unico raggio di consapevolezza spietata, la forma devastante e atroce di un mostro che nulla a che fare con l'irruzione del sovrannaturale in questo mondo...
L'intreccio particolare di "Dolores Claiborne", inoltre, è sicuramente uno dei suoi maggiori punti di forza. La storia in se', non rappresenta nulla di particolarmente originale, forse... ma, nelle mani sapienti e coraggiose del Re, ciascun elemento si trasforma in materiale di prima qualità e si amalgama in modi inaspettati, contribuendo a dar vita ad un romanzo appassionante e coinvolgente.
Una menzione speciale va, infine, al personaggio di Vera, per quanto mi riguarda... un'altra, magistrale creatura del Maestro, una figura a cui secondo me non è stato assolutamente concesso il giusto spazio nell'adattamento cinematografico del libro ("L'ultima eclissi", per la regia di  Taylor Hackford) e che avrebbe meritato senz'altro qualche approfondimento in più! :)

Giudizio personale: 8.3/10


Il gioco di Gerald (1992)




"In una casa isolata su un lago, Jessie si piega all'ennesima fantasia sessuale del marito Gerald, che questa volta l'ammanetta al massiccio letto in legno. Ma quando umiliata, lei lo allontana con un calcio, l'uomo si affloscia inerte, stroncato da un infarto. Il tempo passa e Jessie, immobilizzata e dolorante, sembra votata a una morte lenta, resa ancora più atroce dalla comparsa di un affamato cane randagio e da un'ombra misteriosa e irreale che fa capolino nella stanza..."




E' stato il mio libro preferito di King per tanti, tanti anni... ancora adesso, lo considero come uno dei suoi thriller psicologici più riusciti, inquietanti e sottovalutati.
Oltre al ritratto di una straordinaria (anti-)eroina, il Maestro ci propone in questo romanzo una situazione claustrofobica da incubo, onirica e intensissima; una vera e proprio discesa negli inferi personali di una donna che nasconde un trauma doloroso, e il cui equilibrio mentale verrà spinto ai limiti, pericolosamente vicino all'orlo dell'abisso...
Non è, tecnicamente parlando, un libro dell'orrore, quanto per l'appunto un romanzo introspettivo... eppure, proprio fra queste pagine è contenuta quella che io considero una delle sequenze più terrorizzanti dell'intera bibliografia di King... non vi rivelerò qual è, per non rovinarvi l'effetto sorpresa nel caso in cui foste interessati a leggere la storia, ma sono più che sicura che, non appena arriverete al punto in questione, ve ne accorgerete eccome! ;D

Giudizio personale: 8.7/10


Rose Madder (1995)



"Rose fugge. Fugge da quattordici anni di soprusi, da un marito violento e da una vita che non promette più nulla. Ricominciare da capo è l'unica via d'uscita. Una città sconosciuta, una nuova occupazione e un nuovo compagno: finalmente tutto sembra girare per il verso giusto. La donna si imbatte anche in uno strano dipinto. Una crosta senza valore, o molto, molto di più? Il legame tra il quadro e Rose si fa sempre più stretto, quasi morboso, e quando il suo sadico marito si farà rivedere non troverà più la debole e indifesa mogliettina di un tempo, ma qualcuno o qualcosa che stenterà a riconoscere."



Sotto tantissimi punti di vista, "Rose Madder" è probabilmente "il libro che non ti aspetti"... non che affronti tematiche insolite per King, beninteso (del resto, è tornato di recente sul tema della violenza contro le donne anche nel bellissimo "La leggenda del vento", oltre che nell'antologia "Notte buia, niente stelle", di cui parleremo più avanti...), o che si avvalga di uno stile o di un registro particolarmente lontani dai soliti standard del Maestro: no, la particolarità di questo romanzo riguarda proprio, per come la ricordo io, la storia in se', l'intrigante ambientazione "parallela" XD, il personaggio (peraltro grandioso, oltre che misteriosissimo!) di Rose Madder stessa.
L'idea del quadro stregato che offre la via d'accesso per un altro mondo, un universo popolato di miti ambulanti e personaggi oscuri; il rapporto particolarissimo, di simbiosi/osmosi, che pian piano arriva a svilupparsi fra la protagonista umana e questa sovrannaturale, rabbiosa entità dai mille volti di nome Rose Madder; gli insoliti riferimenti alla mitologia greca, con le sue erinni e i suoi labirinti... ogni singolo ingrediente si combina a delineare un fantasy dalle tinte dark profondo e suggestivo, nero come il cuore del villain principale della storia, lo psicopatico Norman, uno dei bastardi più bastardi che abbiano mai preso vita fra le pagine di un'opera di King!
Una piccola curiosità, per chi non l'avesse notata: uno dei personaggi secondari della storia, la giovane "sbandata" Cinthya Smith (una delle ragazze con cui la protagonista riesce a stringere amicizia all'interno del rifugio per donne maltrattate "Figlie e Sorelle") farà di nuovo la sua apparizione qualche anno più tardi, assumendo un ruolo abbastanza importante in  "Desperation" e ne "I vendicatori! :)

Giudizio personale: 8.0/10


Il miglio verde (1996)



"Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come "Il Miglio verde", i detenuti come lo psicopatico "Billy the Kid" Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l'enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere in qualche modo diverso da tutti gli altri?"





Okay, alzi la mano chi non ha mai sentito parlare del gigante buono John Coffey...
E si faccia avanti colui o colei che, pur avendo letto il libro o guardato il film almeno una volta nella vita, non si senta salire il magone in gola alla sola vista di quella copertina! XD
Credo che "Il miglio verde" sia uno dei libri più commoventi di sempre; uno dei "pesi massimi" del Maestro, e quasi sicuramente il suo romanzo migliore degli anni '90... una di quelle rare, preziose gemme destinate a sopravvivere nel tempo, proprio perché così maledettamente in grado di appellarsi ad emozioni e sentimenti così universali, così assoluti,  da trascendere qualsiasi limite spazio-temporale: e scommetto che, fra due, tre generazioni, i nostri futuristici pronipoti leggeranno ancora "Il miglio verde"... e, proprio come noi oggi, rischieranno di prosciugarsi fino all'ultimo centesimo della paghetta in kleenex e fazzolettini di carta! :P

Giudizio personale: 9.6/10



Letture ancora da recuperare:

La metà oscura (1989)



Insomnia (1994)



:)
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