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domenica 14 novembre 2021

Recensione: "The Shadow of the Gods", di John Gwynne

The Shadow of the Gods” è un rocambolesco libro fantasy ispirato alla mitologia nordica.

L’autore, John Gwynne, è noto in Italia soprattutto per aver firmato i romanzi della serie “La Fede e l’Inganno” (edita in Italia dalla Fanucci).

Non ho (ancora) letto altro di suo, ma sul conto di Gwynne ho sempre sentito dire meraviglie. E, devo ammetterlo... “The Shadow of the Gods” si è confermato pienamente all’altezza delle mie aspettative, forse addirittura qualcosa di più: un glorioso e sanguinario epic fantasy a metà strada fra modernità e tradizione, infarcito di battaglie, magia, combattimenti e creature mostruose...

Una storia di puro escapismo, se mai ne ho letta una, ma scritta con stile da un autore che padroneggia alla perfezione i principali strumenti dell’arte narrativa, e che conosce benissimo i gusti dei suoi lettori: un intrinseco bisogno di divertimento, energia e azione...

 

Bloodsworn, Vol. 1

Potete acquistarlo QUI in inglese


La trama

Dopo che gli dèi hanno combattuto, fra di loro e contro il genere umano, fino al punto dell’estinzione, la terra di Vigrið è sempre stata una landa fratturata.

Signori della guerra e bande di mercenari dettano legge, mentre mostri di ogni tipo infestano i boschi e le montagne.

In un mondo in cui le ossa nascoste delle divinità assassinate conservano ancora un potere immenso, per coloro che si dimostreranno coraggiosi – o disperati – abbastanza da cercarle, i discendenti di quegli antichi Titani vivono invece di condizioni di schiavitù, odiati e sfruttati dalla stragrande maggioranza della popolazione... la quale, tuttavia, brama il loro sconfinato potenziale magico sopra ogni cosa.

Orka, una guerriera di mezza età formidabile e senza peli sulla lingua, si è ritirata dalle scene molto tempo fa. Tutto quello che desidera, adesso, è poter vivere in pace, allevare il figlio Breka e concentrarsi sulla sua relazione con il marito Thorkel. Ma quando un gruppo di rapitori (e potenziali assassini) si introduce nella sua proprietà, determinata a distruggere per sempre la sua ritrovata serenità familiare, Orka capisce che è giunto il momento di tornare in azione...

Nel frattempo, il giovane Varg e la coraggiosa Elvar decidono di unirsi, ciascuno a suo modo, a due bande di mercenari vaganti di fama straordinaria.

Varg vuole trovare i responsabili della morte di sua sorella e vendicarla, a qualsiasi costo.

Elvar, invece, cerca di trovare la sua strada, e di sfuggire a un destino che sembra già segnato.

Ma forse gli dèi – più vitali di quello che sembrano – hanno già un piano in serbo per loro...

 

Il codice vichingo

Di “The Shadow of the Gods” ho amato soprattutto tre cose:

1. Il world building, curatissimo e super-immersivo, che riesce a trasportarti immediatamente al centro della cultura vichinga (ovviamente, riletta in chiave super-fantastica), e a scaraventarti in un vortice di avventure senza fine;

2. Il ritmo del romanzo, assolutamente spumeggiante e denso di colpi di scena, che rende ogni capitolo coinvolgente e ricco di sorprese;

3.  Il personaggio di Orka, una straordinaria (anti)eroina degna delle migliori saghe nordiche!

John Gwynne, insomma, scrive un libro fantasy che potremmo definire “d’avventura” (un titolo che meriterebbe senz’altro una posizione di tutto rispetto anche all’interno di QUESTA nostra piccola lista), senza per questo dimenticarsi di creare una sua impeccabile cosmogonia (sempre basata sulle antiche leggende norrene, dal castigo di Loki al Ragnarǫk) e un suo intricatissimo quadro di riferimenti socio-culturali.

Brandon Sanderson incontra “Forgotten Realms”, con un abbondante tocco de “La Spada Spezzata” e una spruzzata di “Game of Thrones”...

 

Fast action... in chiave slow burn!

Il rovescio della medaglia è che la trama di “The Shadow of the Gods”, da un punto di vista meramente strutturale, non ha un grandissimo senso.

L’impressione è quella di leggere un prologo; 500 pagine di avventure e combattimenti servono per lo più a introdurre l’ambientazione e a dare il via a un intreccio che (probabilmente) assumerà una forma definita soltanto nell’arco del secondo volume.

Durante la lettura, hai spesso l’impressione che qualcosa di spettacolare stia per accadere, un grande evento catalizzatore che, finalmente, permetterà ai tre protagonisti di incontrarsi e imbarcarsi per la VERA missione al centro dell’intreccio... solo che Gwynne continua a rimandare l’avvento di quell’incidente ancora e ancora e ancora, fino a quando non ti rendi di aver abbondantemente superato il momento in cui te ne sarebbe importato qualcosa.

Continui a leggere con piacere, perché Gwynne continua a intrattenerti con maestria, e a strabiliarti con il suo intrigante sistema magico e i suoi orgogliosi personaggi tutti d’un pezzo, un nugolo di eroi ed eroine senza macchia e senza paura, degno dei miglior film di Zack Snyder...

Ma, a lettura ultimata, non puoi neanche fare a meno di chiederti quale sia stato esattamente il punto, o quali tematiche The Shadow of the Gods” si proponesse esattamente di affrontare, al di là di questo cameratesco affetto fra commilitoni che si viene a instaurare fra parecchi esponenti del cast di personaggi.


Band of brothers... and sisters!

Un cast che, già che ne stiamo parlando, ho trovato eccessivamente sovraffollato e confusionario; soprattutto perché Gwynne segue una specie di “prassi” ogni volta che ne introduce uno nuovo (cinque paragrafi di descrizione statica, un dettagliato elenco di attributi fisici seguiti da ogni singolo capo di vestiario o arma indossata dal suddetto nuovo arrivato...), elemento che, dopo un po’, tende a generare un leggero senso di monotonia e déjà vu.

D’altro canto, ho adorato il fatto che, in “The Shadow of the Gods”, tutti i personaggi femminili si siano rivelati “tosti”, capaci e importanti quanto le loro controparti maschili, o forse adsirittura di più! Oltre a Orka e ad Elvar, Gwynne introduce infatti un’intera armata di donne forti e combattive, tanto dalla parte dei “buoni” che da quella dei cattivi...

E, personalmente, a questo punto non vedo l’ora di scoprire cosa combineranno la Regina Helka e le altre nel corso dei prossimi volumi! ;D

 



martedì 5 maggio 2020

"La Ragazza Falco": arriva in Italia il libro fantasy per ragazzi di Joseph Elliott...

La Ragazza Falco” è un libro fantasy per bambini e ragazzi dai 13 anni in su, scritto dall’autore esordiente Joseph Elliott e pubblicato dalla casa editrice Mondadori.
Il romanzo, ambientato in una sorta di pseudo-Bretagna antica dal chiaro sapore medievaleggiante, è narrato dal punto di vista di due giovanissimi eroi, a capitoli alterni, dalla personalità determinata e dal destino oltremodo incerto…


libri fantasy per bambini dai 13 anni in su

Data d'uscita prevista:
5 maggio 2020

Potete acquistarlo QUI

"Agatha è un Falco, impavido e fiero. Con orgoglio pattuglia le mura della sua enclave per sventare gli attacchi dal mare: è il suo compito sebbene qualcuno nel suo clan insinui che non dovrebbe averne uno per via della condizione con cui è nata. Jaime, riflessivo e ansioso, è una Manta ma ha il terrore del mare. Sulle sue spalle pesa un'enorme responsabilità: rinnegando il divieto di sposarsi che vige da generazioni sull'isola di Skye, gli anziani hanno offerto la sua mano a una ragazza di un vicino clan per rafforzare le alleanze. In realtà tacciono una minaccia che significherebbe la fine per tutti loro. Quando il nemico li assale, uccidendo e rapendo i sopravvissuti sotto i loro occhi, Agatha e Jaime intraprenderanno un pericoloso viaggio fino in Norveg per salvarli. Ma prima dovranno attraversare la Scotia, l'arcana terraferma dove, dopo la peste, si dice siano morti tutti e si aggirino solo terribili bestie e le ombre assassine. Non sanno che qualcuno è ancora vivo, né che il segreto dono di Agatha potrà cambiare le loro sorti...
Un fantasy rivoluzionario, un pericoloso viaggio, due eroi dal coraggio inatteso.
Quando scendono le tenebre, sorgono gli eroi."


La Ragazza Falco” potrebbe essere definito come uno YA a tema storico/fantastico, oppure come un middle grade con le stesse caratteristiche. A sentire il New York Times, si tratta di una storia che riesce a combinare magistralmente parecchie influenze di origine scozzese/gaelica a leggende tradizionali inglesi ispirate alla mitologia nordica.

Una caratteristica di questo libro che mi ha colpito – e che mi è balzata all’occhio spulciando qua e là le recensione straniere relative a “The Good Hawk” – è che la quindicenne protagonista, Agatha, ha la Sindrome di Down in un mondo che non ha ancora saputo una coniare una parola in grado di descrivere questa particolare condizione genetica. Non capita spesso di leggere romanzi fantasy incentrati sulle gesta di personaggi come lei e sono decisamente interessata a scoprire in che modo Elliott ha deciso di gestire la sua diversità e il suo particolare punto di vista!

Ciò premesso, è bene ricordare che “La Ragazza Falco” andrà a inaugurare una nuova serie (“Shadow Skye”), e che in patria l’uscita del secondo volume, “The Broken Raven”, è attualmente prevista per gennaio 2021. Dovrebbe seguire quantomeno un terzo romanzo, ma per il momento non sono ancora disponibili informazioni particolari in merito al titolo o all'effettiva data di pubblicazione…





EDIT: potete leggere QUI la mia recensione de "La Ragazza Falco"! :)

domenica 26 gennaio 2020

Recensione: "Loki - Il Giovane Dio dell'Inganno" di Mackenzi Lee

libri fantasy - Marvel  - Oscar Fantastica Mondadori - 2020

Potete acquistarlo QUI in italiano


Attenzione: la seguente recensione fa riferimento all'edizione originale americana del libro!

"Non è ancora giunto il momento di misurarsi con gli Avengers: per ora il giovane Loki è impegnato al massimo delle sue forze per dimostrarsi eroico, mentre tutti intorno a lui lo ritengono inadeguato. Tutti tranne Amora, l'apprendista maga, che sente Loki come uno spirito affine e riesce a vedere la sua parte migliore. È l'unica che apprezzi la magia e la conoscenza. Un giorno però Loki e Amora causano la distruzione di uno degli oggetti magici più potenti conservati ad Asgard e lei viene esiliata su un pianeta dove i suoi poteri svaniscono. Privato dell'unica persona che abbia visto la sua magia come un dono piuttosto che una minaccia, Loki scivola sempre più nell'ombra di suo fratello Thor. Ma quando tracce di magia vengono ritrovate sulla Terra e messe in relazione con alcuni omicidi, Odino manderà proprio Loki a scoprire cos'è successo. Mentre si infiltra nella Londra del diciannovesimo secolo, la città di Jack lo Squartatore, Loki intraprenderà una ricerca che va oltre la caccia a un assassino. E finirà per scoprire la fonte del proprio potere e quale sarà il suo destino."



Il romanzo young adultLoki: Where Mischief Liesdi Mackenzi Lee arriverà in Italia il prossimo 4 marzo, sotto il titolo “Loki: Il Giovane Dio dell' Inganno” (edizione Oscar Fantastica Mondadori).
Per chi non lo sapesse, l’autrice è diventata celebre negli USA grazie alla popolare serie storico/vittoriana per lettori adolescenti iniziata con “The Gentleman's Guide to Vice and Virtue”, per cui attorno a questo nuovo titolo è andato rapidamente a crearsi un certo livello di curiosità e aspettativa. 
La Lee ha peraltro firmato un contratto che la porterà a scrivere almeno altri due libri incentrati su alcuni dei più popolari villains di casa Marvel; non si sa ancora bene cosa ci riserverà il futuro, né se il protagonista del secondo volume sarà ancora Loki, ma suppongo che, in un caso o nell’altro, finirò per voler leggere il romanzo, dal momento che, come sapete, adoro questi personaggi con tutto il cuore e non credo che potrei mai farne a meno…

Ma torniamo alla nostra recensione di “Loki – Il Giovane Dio dell' Inganno”, adesso.
La buona notizia è che, a mio avviso, Mackenzi Lee è riuscita a scrivere un libro abbastanza piacevole e simpatico, dotato di un buon ritmo e di una solida ambientazione vittoriana (un campo in cui evidentemente l’autrice, appassionata di storia, eccelle in modo particolare). La prevedibilità della trama e l’orrenda caratterizzazione di Amora (l’Incantatrice, per chi non leggesse abitualmente fumetti Marvel…) rovinano un po’ l’effetto d’insieme, ma nel complesso ho apprezzato diverse caratteristiche di questo romanzo. 
Non ci aggiriamo assolutamente attorno ai livelli di immonda “bassezza” raggiunti da titoli come “Catwoman: Soulstealer” o “Batman: Nightwalker” della serie DC Icons, insomma. Al contrario: secondo me “Loki – Il Giovane Dio degli Inganni” ha tutte le carte in regola per intrigare e affascinare il pubblico degli YA, a patto che ci si ricordi qual è il target di riferimento e quali sono gli obiettivi che ci si propone di raggiungere.

Da trentatreenne appassionata di Marvel Comics, posso dirvi che i miei capitoli preferiti del romanzo sono stati quelli iniziali, ambientati ad Asgard. Ho adorato i costanti battibecchi con Thor e le parti dedicati al rapporto di Loki con i suoi ambivalenti e onnipotenti genitori, Frigga e Odino. Mi piace pensare che la Lee abbia fatto riferimento (fra le sue numerose fonti) alla recente run di “Thor” di Jason Aaaron: un ciclo di storie che non si è mai tirato indietro di fronte alla prospettiva di mostrare al lettore i punti deboli (e decisamente meno eroici…) del nordico e biondissimo Dio del Tuono, soprattutto durante la sua dissoluta età giovanile. Non credo sia difficile immaginare il genere di effetto psicologico che quei comportamenti sfrontati e arroganti avrebbero potuto esercitare sul suo pallido, rancoroso e malaticcio fratello minore; e infatti, nel romanzo della Lee come in qualsiasi film del MCU che si rispetti, il rapporto fra Loki e Thor è contrassegnato da un singolare miscuglio di risentimento, gelosia, amore, odio e riluttante rispetto.

Purtroppo la seconda parte di “Loki”, quella ambientata a Midgard, per me ha lasciato un filino a desiderare. La Mackenzie sembra aver creato la maggior parte dei suoi personaggi originali al solo scopo di insegnarci qualcosa e introdurre una serie di tematiche che le stanno giustamente a cuore (femminismo, omofobia, sopruso sociale, eccetera, eccetera), per cui alla resa dei conti nessuno di loro si rivela convincente, o anche solo remotamente interessante, a mio umile modo di vedere. Sembra che Theo, in modo particolare, sia stato piazzato lì a bella posta soltanto per muovere a compassione il pubblico e formare l’altro vertice di un triangolo amoroso abbastanza improbabile e telefonato.
Tanto per ricordarci che sì, ma certo che Loki è pansessuale; non vi preoccupate, ragazzi, tranquilli che questa parte la Mackienzi l’ha capita bene, eh? Peccato che abbia tralasciato altri millemila dettagli relativi alla vera personalità e all’identità del Dio dell'Inganno (come per esempio il fatto che, di tanto in tanto, a Loki piace cambiare sesso e trasformarsi semplicemente nella Dea delle Malefatte... ), e che in definitiva abbia fatto presto a trasformarlo in uno dei suoi malinconici e incompresi eroi tragici vittoriani.

Nel complesso, comunque, consiglierei la lettura di “Loki – Il Dio dell'Inganno” a chiunque sia alla ricerca di una lettura leggera, dal taglio moderno, scorrevole e incalzante. Anche i fan del personaggio interpretato al cinema da Tom Hiddleston potrebbero trovare fra le pagine di questo libro qualcosa di prezioso, secondo me. Non il più intrigante e mefistofelico dei romanzi che avrebbero potuto essere dedicati a un villain del calibro di Loki, si capisce; ma comunque un discreto YA, gradevole e avvincente, da fagocitare con un sorriso sulle labbra e una rapida scrollata di spalle, prima di passare velocemente ad altro.


Giudizio personale: 
6.5/10







giovedì 10 gennaio 2019

In uscita a maggio "Il Dono", terzo libro della trilogia "Raven Rings" di Siri Pettersen...

Il gelo quest'inverno si sta dando parecchio da fare, perciò facciamo un piccolo balzo in avanti e parliamo di primavera: il prossimo 9 maggio, infatti, arriverà in libreria "Il Dono", attesissimo terzo volume della trilogia fantasy "Raven Rings", dell' autrice norvegese Siri Pettersen...



"Immagina di essere un’icona per un popolo temuto; un simbolo che li stringe intorno all’odio e alla sete di vendetta. Sei la figlia di un condottiero dei nati dalle carogne, un esiliato, e il tuo destino è marcare l’inizio della fine.
Hirka si prepara ad incontrare la casa regnante di un mondo freddo e gerarchico, dominato dal disprezzo verso i deboli. Accetta suo malgrado il proprio destino, sperando in tal modo che Rime rimarrà in vita e Ymslanda sarà al sicuro. Ma la sete dei morti dalle carogne nei confronti del Dono è infinita, e Hirka deve riconoscere che la guerra che voleva fermare è inevitabile. Questa consapevolezza presto metterà alla prova tutto ciò in cui ha creduto e per cui ha lottato.
"Il Dono" è il terzo e ultimo libro di Raven Rings, un ciclo fantasy acclamato dalla critica. Un finale spettacolare che esplora radici, potere e arroganza."



Disponibile per la prenotazione: 



E' il sito stesso della casa editrice Multiplayer.it a confermare la notizia : se volete, potete controllare l'annuncio dell'uscita de "Il Dono" dando un' occhiata alla loro scheda del libro.

Per quanto mi riguarda, non potrei essere più felice di così: stavo giusto aspettando che il comunicato diventasse ufficiale per iniziare a recuperare i primi libri della serie, dal momento che temevo una brusca interruzione della saga.
A quanto mi risulta, infatti , i romanzi di Siri Pettersen non sono mai stati pubblicati in lingua inglese... Il che vuol dire che, senza traduzione, stavolta non avrei proprio saputo che pesci pigliare! XD

Vi ricordo che la trilogia di "Raven Rings" è incentrata sulle avventure di Hirka, una giovane emarginata delle terre del Nord che improvvisamente scopre di essere una "figlia" reietta del grande dio Odino. Lungi dall'essere una lieta novella o dal garantirle poteri speciali, questa consapevolezza la porterà a rischiare la vita in più di un'occasione, mentre forze sconosciute cospirano contro di lei, con l'obiettivo di eliminarla da un complesso quadro di forze contrastanti...


La trilogia "Raven Rings":




lunedì 7 marzo 2016

Recensione: "La Spada Spezzata"




Titolo originale: The Broken Sword
Autore: Poul Anderson
Serie: //
Disponibile: anche in italiano, edito dalla Fanucci!
Trama: "Nel 1954 vennero pubblicati due libri simili. Il primo, uscito negli Stati Uniti, era "La spada spezzata" di Poul Anderson. Il secondo, uscito in Inghilterra, era "La compagnia dell'anello" di J.R.R. Tolkien. Entrambi i romanzi si rifacevano ai miti scandinavi e anglosassoni, ma quello di Anderson era per molti versi più vicino a quelle origini: una composizione quasi lirica, dal ritmo rapido, nella quale elementi umani come l'eroismo, l'amore e l'ambizione, manipolati da dèi malvagi, elfi e troll, si scontravano con un destino ineluttabilmente tragico." 


J. R. R Tolkien e Anderson hanno in comune, oltre alla data di pubblicazione, anche la fonte creativa delle loro opere, dal momento che sia “Il Signore degli Anelli” che “La Spada Spezzata” traggono ispirazione dalle grandi saghe nordiche del passato.
A onor del vero, i due autori hanno scelto, secondo me, di accostarsi alle tematiche universali trattate nei loro libri tramite un approccio talmente diverso da aver dato vita, alla fine, a due lavori fra loro quasi completamente antitetici.

Se da una parte Tolkien, con il suo capolavoro immortale, è riuscito a fare di un piccolo e tranquillo hobbit il protagonista di un'epica avventura per la salvezza del mondo, Anderson ha deciso di rifarsi direttamente alla mitologia svedese e dare vita a un mondo cupo e oscuro, funestato da violenza, stregoneria e morte, popolato da invincibili semidei e creature di straordinaria bellezza, potere, mostruosità, malvagità e arroganza.

Il divario fra buoni e cattivi, inoltre, in Tolkien è estremamente ampio, mentre una delle caratteristiche che mi hanno maggiormente affascinato, durante la lettura de “La Spada Spezzata”, riguarda proprio l'ambiguità di fondo che accumuna un po' tutti i personaggi. 
A cominciare dagli stessi protagonisti del romanzo, il “figlio scambiato” Skafloc, guerriero umano allevato alla corte degli elfi, e il suo brutale e violento doppelgänger Valgard, un mezzosangue nato dall'odio e cresciuto fra gli uomini.
La contrapposizione fra i due personaggi non è così scontata o assoluta, almeno non tanto quanto potrebbe inizialmente apparire, e questa complessità, da un punto di vista psicologico, risulta secondo me estremamente accattivante.
L'intero romanzo focalizza l'attenzione sul contrasto di personalità, sul confronto diretto fra eroe e anti-eroe, eppure, a voler guardare bene in fondo al bicchiere, le affinità fra Skafloc e Valgard si dimostrano alla resa dei conti più notevoli e importanti della somma data dalle loro differenze.
E sono convinta che sia proprio questa consapevolezza, alla fine, a distruggerli nella maniera più insidiosa.
Ho apprezzato inoltre la rilevanza concessa al personaggio di Freda, la sorella/amante di Skafloc, e l'indubbia complessità del personaggio di Leea, una spregiudicata ed egocentrica elfa che, nel corso del romanzo, farà veramente di tutto per assicurare la vittoria finale della propria razza.
Nessuna concessione al femminismo, da parte di Anderson, questo è poco ma sicuro; se pensiamo però all'assenza quasi integrale di donne riscontrabile nei libri di Tolkien, possiamo tuttavia quanto meno apprezzare lo sforzo di delineare una manciata di figure di sesso femminile di vago e significativo rilievo (citiamo, da questo punto di vista, anche la materna Aelfrida, l'ingannevole strega e la folle principessa degli orchi madre di Valgard).

Anche i toni della narrazione impostati da Anderson, del resto, differiscono in modo notevole dal fiabesco, colorato e vivace stile di Tolkien. Lo stile dell'autore de “La Spada Spezzata” è spigoloso, crudo, completamente inadatto a un pubblico di bambini e molto più vicino, per temi e immaginario, alle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” di George R. R. Martin.
Omicidi, saccheggi e stupri costituiscono una costante, ne "La Spada Spezzata"; la mitologia norrena viene infatti utilizzata, in questa ricorrenza, per esaltare l'aspetto più selvaggio, misterioso e dissonante dell'animo umano. Valgard è uno psicopatico, senz'altro; ma lo sono anche Skafloc e il conte degli Elfi, Odino e i suoi Æsir, i Giganti Jötunn e i Vanir

Quintessenza della definizione “dark fantasy”, “La Spada Spezzata” rappresenta insomma una lettura interessante e coinvolgente, che soffre appena un po' a causa del dazio imposto dallo scorrere degli anni. Quello che è certo è che vanta un'ambientazione complessa e impreziosita da antiche leggende vichinghe, e un ritmo vivace e scalpitante che non mancherà di appassionare i fan più sfegatati dell'heroic fantasy!

 Consigliato soprattutto ai fan di: George R. R. Martin, David Gemmell, N. K. Jemisin, J. R. R. Tolkien.

Curiosità:
 
- Secondo Michel Moorcock, “La Spada Spezzata” è superiore al “Signore degli Anelli”. Lo scrittore ha definito il romanzo di Anderson “una tragedia dal ritmo incalzante, imbevuta di presagio, in cui l'eroismo degli uomini, l'amore e l'ambizione, manipolati da divinità, elfi e troll privi di morale, conducono inevitabilmente verso conseguenze catastrofiche.

- Il romanzo è ambientato durante una delle ultime fasi dell'era vichinga. Malgrado l'ondata di fervente cristianesimo che ha spazzato il continente, arruolando nelle sue fila soprattutto un'armata di donne, vecchi e bambini, le ultime vestigia di un paganesimo forte e vigoroso dimorano ancora nel cuore di grandi uomini e sovrani determinati.

- Vediamo comparire il personaggio di Odino relativamente poco… eppure, ne “La Spada Spezzata”, il Viandante con un occhio solo svolgerà un ruolo di fondamentale importanza.






Trama: 7.5/10
Ambientazione: 9.0/10
Personaggi: 7.0/10
Stile: 7.0/10
Coinvolgimento emotivo: 8.0/10

Verdetto finale: 7.7/10


Girl Power:



Nel prossimo post, parleremo di:


"The Forest",
un film di Jason Zada


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