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sabato 9 aprile 2022

"Sabriel": a maggio, Fazi riporta in libreria il grande classico di Garth Nix

Il 5 maggio torna in libreria “Sabriel”, uno dei più grandi classici della storia del fantasy!

Il romanzo di Garth Nix che ha influenzato intere generazioni di scrittori (Leigh Bardugo, Brandon Sanderson, Sarah J. Maas, Laini Taylor, Samantha Shannon... per citare solo alcuni fra i più famosi!) sarà disponibile in una nuova edizione targata Fazi Editore.

Se non l’avete ancora fatto, vi esorto a non lasciarvi sfuggire l’occasione: correte a recuperare questo clamoroso bestseller incentrato sulle gesta di una giovane necromante, costretta a imbarcarsi in una pericolosa missione di salvataggio al fianco di un mago tormentato e di un misterioso gatto bianco!

 


Potete acquistarlo QUI in italiano


La trama

Sabriel studia in un rispettabile college per sole ragazze non lontano dal Muro che divide lo stato di Ancelstierre dal magico e pericoloso Vecchio regno, dove suo padre ricopre la carica di Abhorsen, il protettore che ha il compito di impedire ai Morti di tornare nel mondo dei vivi.

Da quando la famiglia reale è decaduta, i Morti sono diventati sempre più forti e intrepidi, minacciando di sopraffare l’intero regno.

Il padre di Sabriel è stato intrappolato nel mondo dei Morti da una pericolosa creatura, perciò la ragazza si mette in viaggio per salvarlo.

Lungo la strada, troverà come compagni di viaggio Mogget, un antico spirito costretto nella forma di un gatto bianco, e il giovane mago Touchstone, che Sabriel libera da un lungo incantesimo ma che è ancora intrappolato sotto il peso di dolorosi ricordi.

Ogni passo nelle profondità del Vecchio regno li avvicina a minacce mai viste prima, che costringeranno Sabriel ad affrontare il proprio destino in una battaglia con le vere forze della vita e delle morte.

 

La saga del Vecchio Regno

Oggi, come vent’anni fa, la casa editrice italiana si ostina a definire la serie di libri inaugurata da “Sabriel” una trilogia, ma, per amor di precisione, forse sarebbe meglio ribadire che le cose non stanno esattamente così.

Aldilà dei tre volumi iniziali (già pubblicati in Italia dalla Nord), la serie comprende infatti due prequel, “Clariel” (2014) e “Terciel and Elinor” (2021), e un ulteriore romanzo chiamato “Goldenhand”, un’avventura che segue gli avvenimenti narrati all’interno di “Lirael” e “Abhorsen”, rispettivamente secondo e terzo capitolo della saga.

Al momento, Garth Nix sta lavorando sulla sua nuova serie fantasy per adulti “Left-Handed Booksellers of London”, ma in futuro potrebbe tranquillamente tornare a regalarci nuove incursioni nel Vecchio Regno.

Non mi stupirebbe affatto: dopotutto, dall’inizio della sua carriera l’autore australiano ha pubblicato oltre trenta romanzi fantasy, ma “Sabriel” resta senz’altro la sua opera più famosa e apprezzata.

Ho notato, peraltro, che la sinossi ufficiale rilasciata dalla Fazi riporta l’ambigua didascalia: “Perfetto per gli amanti del Trono di spade”.

Ora... Anche se non dubito che un fan di George R. R. Martin possa arrivare a innamorarsi perdutamente dell’opera di Nix, la verità è che “Sabriel” si adatta soprattutto al palato di lettori di autori come Ursula Le Guin, Tamora Pierce e Philip Pullman.

Uno YA maturo, avvincente, dark e ricco di umanità, basato su un grande worldbuilding e incentrato su tematiche molto cupe e profonde: il peso del destino, il senso di responsabilità, e il modo in cui il concetto di perdita – e la morte – arrivano gradualmente a definire il nostro carattere.

 




venerdì 1 aprile 2022

"Hell Bent": Leigh Bardugo svela copertina, trama e data d'uscita del sequel de "La Nona Casa"

Il sequel de “La Nona Casa” si chiamerà “Hell Bent”, e uscirà (in inglese) il 9 gennaio 2023!

Leigh Bardugo ci ha finalmente svelato la buona notizia e, personalmente, non vedo l’ora di mettere le mani sulla seconda avventura di Alex Stern, alias una delle (anti-)eroine più complesse, intriganti e morbosamente tormentate che il panorama della narrativa (dark) fantasy abbia attualmente da offrire! *___*

 

La Nona Casa, Vol. 2

Potete acquistarlo QUI in inglese


“Hell Bent”: la trama

Galaxy “Alex” Stern è determinata a tirare fuori Darlington dall’inferno – perfino se questo dovesse costarle la possibilità di continuare ad avere un futuro presso Casa Lethe, e a Yale in generale.

Ma Alex sta giocando con forze estremamente al di là del suo controllo e, non appena alcuni membri della sua facoltà cominciano a morire, capisce subito che non si tratta di incidenti o episodi isolati.

Qualcosa di mortale è di nuovo all’opera a New Haven e, se Alex intende sopravvivere, dovrà confrontarsi con i mostri del suo passato e con un’oscurità che sembra dimorare nelle mura stesse dell’università.

 

Il sequel più atteso

“La Nona Casa” è stato senz’altro uno dei migliori libri fantasy del 2019.

Un urban fantasy/dark academia anticonvenzionale e irresistibile, dai toni estremamente cupi e maturi. 

Un deciso “cambio di direzione” per la reginetta del fantasy in chiave pop/YA Leigh Bardugo; una prova che, peraltro, il pubblico ha peraltro di ricompensare con uno straordinario successo commerciale.

Il finale del primo libro, in realtà, ci aveva lasciati un po’ in sospeso, soprattutto per quanto riguarda le sorti di un certo personaggio.

Da questo punto di vista, la scelta del titolo di questo secondo volume si rivela emblematica, dal momento che basta e avanza a confermare un paio di sospetti.

In realtà, in un primo momento Leigh Bardugo aveva pensato di chiamare il sequel “Gentleman Demon”. Solo che, a storia ultimata, l’autrice si è resa conto che «il libro aveva finito per trasformarsi in una creatura molto meno civilizzata di così.»

Sempre citando il testo di uno dei post pubblicati sui suoi account social nel corso delle ultime ore:

«Perciò, che cosa possiamo aspettarci da “Hell Bent”?

Lingue morte, gente morta, magia nera, grandi risentimenti, cattivi comportamenti, lussuria, amore, demoni letterali e figurativi... nonché un pizzico di architettura di qualità.»

Ora... non so, di preciso, quale effetto riescano a esercitare su di voi queste parole.

Ma per quanto mi riguarda?

“Hell Bent” è già schizzato in cima alla mia lista dei libri più attesi del 2023!

 

“La Nona Casa”: la serie tv

Amazon Prime Video ha annunciato di aver acquistato i diritti per l’adattamento televisivo della saga di Alex Stern due giorni dopo il debutto del primo volume in libreria, e il progetto dovrebbe essere tuttora in fase di lavorazione.

Se ne sta occupando la stessa Bardugo, nelle doppia veste di produttrice esecutiva e sceneggiatrice.

Il “carnet” di impegni dell’autrice, negli ultimi anni, è sempre stato abbastanza febbrile (il Grishaverse si è trasformato in un progetto multimediale dal respiro particolarmente ambizioso...), per cui è sicuramente vero che la serie tv si sta facendo “un pochino” desiderare.

Ma, con un pizzico di fortuna, l’autrice ci comunicherà presto altri aggiornamenti... auspicabilmente, anche in relazione alla scelta del cast (non vedo l’ora di scoprire chi interpreterà Alex! <3) e alla possibile data di uscita.

Nel frattempo, Prime Video continua a manifestare il suo grande interesse nei confronti del fantasy dalle tinte più oscure: oltre allo show basato su “La Nona Casa”, infatti, il colosso dello streaming dovrebbe produrre presto anche l’adattamento del sensazionale successo virale “The Atlas Six” di Olivie Blake.




venerdì 4 febbraio 2022

“All of Us Villains”: Christine Lynn Herman annuncia l’edizione italiana!

È ufficiale: il libro fantasy YA “All of Us Villains” uscirà in italiano!

È stata una delle due autrici, Christine Lynn Herman, ad annunciarlo attraverso i suoi canali social: il romanzo, scritto in collaborazione con Amanda Foody, arriverà nel nostro Paese grazie alla Oscar Vault, in una data ancora da specificarsi.

La storia, perfetta per i fan di libri come “Hunger Games” e “Harry Potter”, verterà su un gruppo di adolescenti coinvolti in un torneo di magia all’ultimo sangue...

 


Aspettando l'edizione italiana, potete acquistarlo QUI in inglese 


La trama

La Luna di Sangue si alza. Il Velo di Sangue scende. Il Torneo sta per cominciare.

Ogni generazione, allo scoccare della Luna di Sangue, sette famiglie nella remota città di Ilvernath devono nominare un campione e farlo partecipare a un glorioso torneo di sangue.

Il premio? Il controllo esclusivo su una fonte segreta di alta magia, la più potente risorsa al mondo.

Quest’anno, grazie all’uscita di un salace libro di retroscena, i sette campioni vengono scagliati sotto i riflettori mondiali, garantendo a ciascuno di loro la possibilità di ottenere nuove informazioni, nuovi mezzi per vincere la gara e, cosa ancora più importante: una scelta... quella di accettare il loro fato, o di riscrivere la storia per intero.

Ma questo sarà un racconto vergato con il sangue...

 

 Dark fantasy

 “All Of Us Villains” è il primo libro di una duologia.

Come dicevamo, il romanzo è il frutto della collaborazione fra due affermate autrici americane: Amanda Foody, nota per le sue due saghe fantasy “Shadow Game” e “Wilderlore”, e Christine Lynn Herman, che nel 2019 ha pubblicato “The Devouring Gray Gray”, romanzo horror per ragazzi sulla scia di serie tv come “Stranger Things” e “Riverdale”.

Negli Usa si attende invece per settembre (2022) l’uscita di “All of Our Demise”, libro conclusivo della serie scritta a quattro mani.

E bisogna dire che, per il momento, “All Of Us Villains” ha riscosso numerosi consensi fra il pubblico!

Molti lettori, ad esempio, lodano il suo ritmo adrenalinico, i suoi personaggi pieni di sfumature e la sua evidente natura da “blockbuster” in formato letterario. Altri, invece, sottolineano il valore dell’elemento “gore” e la pura brutalità che ne contraddistingue alcune scene.

Perciò, che cosa possiamo aspettarci da “All of Us Villains”?

Bè, sicuramente un “pageturner” dalla narrazione corale e piena di prospettive, intrighi e colpi di scena. Una storia che deve metà della sua esistenza al lavoro di Suzanne Collins, ma probabilmente anche qualcosina a “Evil” di Victoria Schwab e al “The Maze Runner” di James Dashner.

Un’uscita da tenere d’occhio con mooooolto interesse, insomma...

Cosa ne pensate? ^^

 

 



giovedì 3 febbraio 2022

"Age of Ash" di Daniel Abraham: un nuovo libro fantasy dal co-autore di "The Expanse"

Fra i libri fantasy più attesi di febbraio (in lingua inglese), c’è sicuramente “Age of Ash” di Daniel Abraham.

Un autore che i fan italiani ricorderanno soprattutto per l’apprezzato romanzo “La città dei poeti”.

Anche se vi rivelerò un piccolo segreto: dietro il nome di Abraham si nasconde, in realtà, il 50% dell’alias James S. A. Corey...  la popolarissima serie di libri sci-fi “The Expanse”, infatti, è stata scritta proprio dal dinamico duo formato da Abraham e Ty Franck!

 


Potete acquistarlo QUI in inglese


La trama

Kithamar è un centro di scambi e ricchezze, un’antica città con una lunga, sanguinosa storia di vite perdute e storie tragiche alle spalle.

Una storia come quella di Alys.

Quando suo fratello viene assassinato, Alys, una ladruncola dei bassifondi di Longhill, decide di scoprire chi l’ha ucciso e perché. Ma più cose viene a sapere sul suo conto, più cose impara su se stessa... e le verità che scopre sono più pericolose di lame e coltelli.

Travolta da un intrigo che affonda le radici in profondità, tanto quanto la stessa Kithamar, Alys entra in contatto con una realtà pericolosa; una le cui implicazioni potrebbero tranquillamente contribuire a rovesciare un trono o due.

La storia di Alys avrà il potere di cambiare ogni cosa.

 

La trilogia di Kithamar

“Age of Ash” sarà il primo volume della “Kithamar Trilogy”, e uscirà in inglese il 17 febbraio 2022.

Il romanzo, a quanto pare, offrirà una larga panoramica sulle vite di numerosi personaggi. L’arco narrativo di ciascun comprimario, infatti, finirà per offrire una prospettiva “dal basso” dei più ampi avvenimenti in corso a Kithamar.

Secondo Kirkus Review, «ci vuole un bel po’ affinché le più vaste maglie della trama comincino a prendere forma», proprio perché “Age of Ash” si propone di essere, prima di tutto, un romanzo incentrato sullo sviluppo dei personaggi, sulle loro battaglie quotidiane e sulla loro crescita interiore.

La narrazione si svolgerà all’interno di questa grande città pericolosa, sulla scia di libri come “Foundryside”, “The Mask of Mirrors” e “Le Bugie di Locke Lamora”; tuttavia, a giudicare dalle prime recensioni straniere, si avvarrà di tonalità molto più cupe e drammatiche, introducendo fra l’altro l’elaborazione del lutto fra le sue tematiche principali.

Non ho (ancora) letto “The Expanse”, ma mi considero una grande fan della serie televisiva, per cui posso assicurarvi che la notizia non mi sorprende affatto!

In parte, è uno dei motivi per cui la trama di “Age of Ash” mi attrae così tanto: devo confessarvi che l’idea di una lettura dark e matura, al momento, mi ispira parecchio...


E voi, amici, cosa ne pensate?

Avete mai letto qualcosa di Daniel Abraham? 

Conoscete la serie “The Expanse”? ^___^


 

sabato 11 dicembre 2021

"Book of Night": la trama e la data d'uscita (americana) del nuovo dark fantasy di Holly Black

Il mio rapporto con la trilogia “Folk of the air” si è concluso in modo tutt’altro che idilliaco, per cui non credo proprio che leggerò “Perché il re degli elfi odiava le storie” (in uscita in Italia a gennaio). In compenso, “Book of night”, il primissimo libro fantasy per adulti di Holly Black, mi tenta in modo irresistibile fin dal momento in cui ho scoperto della sua esistenza.

Il romanzo, un dark fantasy sulla scia de “Il circo della notte” e “La nona casa”, sarà disponibile in lingua inglese a partire dal 3 maggio 2022! *____*


Potete acquistarlo QUI in inglese


 

La trama

Charlie Hall non ha mai trovato una serratura impossibile da scassinare, un libro che non potesse essere rubato, o una pessima decisione che non potesse essere presa.

Ha trascorso metà della sua vita a lavorare per un gruppo di maghi in grado di manipolare le ombre per sbirciare nelle stanze proibite, strangolare persone nei loro letti, e cose peggiori ancora.

Questi maghi custodiscono gelosamente i loro segreti, creando un’economia sotterranea basata sui grimori.

E, per derubare i loro colleghi, i maghi dell’ombra hanno bisogno di Charlie.

Adesso, finalmente, la ragazza sta cercando di prendere le distanze dagli errori del passato... ma rigare dritto si rivela tutt’altro che semplice. Il suo lavoro, per quanto umile, la tiene ancora a stretto contatto con gli ambigui ambienti clandestini del Berkshires.

Per non parlare di sua sorella Posey, affamata di magia, e del suo ragazzo privo di ombra (nonché, quasi sicuramente, privo di anima...), che le tiene nascosti dei segreti da chissà quanto.

Quando una terribile figura del suo passato decide di fare la sua ricomparsa, Charlie discenderà in un maelstrom di omicidi, oscurità e bugie.

Determinata a sopravvivere a qualsiasi costo, dovrà vedersela con una banda di dopperlganger, miliardari imprevedibili, stregoni, e con le persone che ama di più al mondo.

Il tutto, mentre cerca di rubare un segreto che permetterà a chi lo possiede di dominare il mondo delle ombre, e forse non solo...

 

Un secondo “debutto” per una grande veterana

Holly Black scrive romanzi fantasy da vent’anni, ma “Book of night” rappresenterà il suo debutto nel campo della narrativa per adulti.

Personalmente, stavo aspettando questo momento da un’eternità: ho sempre ammirato le capacità narrative dell’autrice de “Fate delle tenebre” e “Dollbones: La bambola di ossa”, ma, al tempo stesso, ho sempre avuto l’impressione che le limitazioni imposte dal suo target di riferimento (infanzia o adolescenza) tendessero a tarparle le ali.

Questo perché, a parer mio, Holly Black ha la sensibilità tragica di un drammaturgo e il cuore nero di un poeta gotico: il genere di qualità che cerco in uno/a scrittore/scrittrice di dark fantasy, per intenderci!

Ed ecco perché, a oggi, ritengo che il suo “Book of night” abbia ottime probabilità di confermarsi come una delle letture più divertenti, intriganti e misteriose del 2022... 

Soprattutto se, per una volta, l’autrice dimostrerà il coraggio necessario ad abbracciare la sua vena macabra fino in fondo e riuscirà a regalarci quell'indimenticabile cast di personaggi ambigui, complessi e fortemente disadattati in cui stiamo tutti confidando dal 2002 o giù di lì! XD

 

Aspettando “Le cronache di Spiderwick” su Disney+

Oltre ad avere la possibilità di esplorare le società segrete e il sinistro mondo notturno di “Book of night”, pare proprio che, prossimamente, potremo tornare a gustarci anche un bel tuffo nelle fiabesche atmosfere incantate de “Le cronache di Spiderwick”!

In occasione dell’ultimo Disney+ Day, infatti, infatti, il noto servizio streaming ha annunciato di aver avviato la produzione di un adattamento in live action della popolarissima saga per bambini firmata da Holly Black e illustrata da Tony DiTerlizzi.

Un ciclo di storie dedicato a un gruppo di ragazzini che, per la prima volta, entrano in contatto con una meravigliosa (e un po’ dispettosa) società fatata, innescando una serie di imprevedibili reazioni a catena.

I libri erano già stati adattati per il grande schermo nel 2008, ma, personalmente, ritengo che una serie tv sia esattamente quello che ci vuole: dopotutto, la saga delle “Cronache di Spiderwick” avrà sempre un posto speciale all’interno del mio cuore, e non importa quanta acqua sotto ai ponti io abbia visto scorrere, da allora a oggi...

La verità è che non vedo l’ora di scoprire il cast e la data d’uscita di questo nuovo progetto! XD

 

 

 Puoi leggere QUI la mia recensione di "Book of Night"! ^^


mercoledì 17 novembre 2021

"Sir Gawain e il Cavaliere Verde": la recensione del film fantasy disponibile su Prime Video

“Sir Gawain e il Cavaliere Verde” è uno dei migliori film dark fantasy che abbia mai visto.

Ambizioso, seducente, mistico ed esteticamente stupefacente, rappresenta l’adattamento cinematografico del poema omonimo risaliente al tardo quattordicesimo secolo. La trama ruota attorno alle avventure di Gawain, nipote di Re Artù e figlio della strega Morgana.

Per quanto concerne noi appassionati di fantasy (e non solo), il film di David Lowery rappresenta semplicemente uno dei titoli inediti più affascinanti, suggestivi e spettacolari che l’abbonamento al servizio Amazon Prime Video ci abbia mai offerto...

Consigliato a tutti i fan del genere, ma soprattutto agli estimatori della recente serie tv "Midnight Mass"! :D



 

La trama

Gawain (Dev Patel) è un ragazzo un po’ frivolo, che ama darsi alla vita dissoluta e detesta sentirsi pressato dalle inevitabili attese famigliari.

Soprattutto considerando che i suoi zii, gli ormai attempati Artù (Sean Harris) e Ginevra (Katie Dickie), sono due leggende viventi, nientemeno che i fondatori della celeberrima Tavola Rotonda!

Il Re e la Regina nutrono grandi speranze per Gawain, ma il giovane stenta a trovare il proprio posto fra i cavalieri del suo tempo, uomini disposti a sacrificare ogni cosa per perseguire i propri ideali: fama, onore e gloria, non necessariamente in quest’ordine.

Almeno fino a quando, nel corso di un’animata cena di Natale a Corte, non arriva qualcuno a lanciare il fatidico guanto della sfida: il Cavaliere Verde, una misteriosa creatura dei boschi ricoperta di licheni, si materializza sulla soglia e propone un “gioco” rivolto al più audace degli uomini del re.

Le condizioni sono poche, ma precise: il Cavaliere Verde si batterà contro uno dei valorosi presenti e, in caso di sconfitta, cederà la sua preziosa arma alla corte di Artù.

Eppure, qualsiasi colpo Egli riceverà quel giorno, a prescindere dalla sua natura o entità, il Cavaliere Verde avrà il diritto di ricambiarlo l’anno successivo, presso una fantomatica Cappella Verde che si trova a centinaia di leghe – e di incontri - di distanza dalle possenti mura di Camelot...

 

Il destino di un (aspirante) cavaliere

“Sir Gawain e il Cavaliere Verde” è un film singolare, surreale e ricco di potenziali chiavi di lettura. Una di quelle rare pellicole che mi farebbe davvero piacere (e bene) rivedere con calma e probabilmente anche più di una volta, proprio perché si rivela in grado di regalare così tanto ai suoi spettatori, già a partire dal primissimo atto.

Delle tematiche ci soffermeremo a parlare fra un minuto.

Da un punto di vista prettamente visivo, invece, “Sir Gawain e il Cavaliere Verde” offre panorami mozzafiato e cieli sconfinati, rifiutandosi di rinunciare al “sense of wonder” e di comunicare con noi attraverso un linguaggio universale fatto di suoni naturali, giochi di luce e colori indescrivibili.

Per quanto concerne l’atmosfera, vi basti sapere che “Sir Gawain e il Cavaliere Verde” è un fantasy cupo, allegorico, tesissimo. La fotografia allucinata e le intense interpretazioni del cast (che comprende, fra parentesi, un’eccellente Alicia Vikander nel doppio ruolo di Essel, l’amante di Gawain, e di una misteriosa nobildonna legata al mondo della stregoneria...) basterebbero, già da sole, a qualificarlo come una sorta di film del terrore.

Alcuni critici americani l’hanno definito, non a caso, un “folk horror”, e sono andati avanti a spiegare come l’ultima fatica di Lowery proceda progressivamente a ribaltare molti (se non tutti) gli attribuiti che siamo soliti collegare al concetto di “eroismo”, per incarnare invece un esempio di cinema di intrattenimento stimolante e di stampo prettamente filosofico.

Eppure, al tempo stesso la sceneggiatura contiene tutti gli elementi tipici del genere fantastico: il viaggio, le prove, l’oggetto del desiderio, l’adorabile animale magico... e una nemesi che non può (che non deve, forse...) essere sconfitta.

 

La stregoneria, come la magia (e la natura), è ovunque!

A visione ultimata, immagino che molte persone si arrovelleranno (come me) a caccia di una spiegazione: che significato avrà mai il finale di “Sir Gawain e il Cavaliere Verde”, e perché ho la sensazione che l’ultima mezz’ora sollevi molte più domande che risposte?

La verità è che il film potrebbe essere interpretato in molti modi, ma probabilmente la chiave di lettura più “vistosa” ha a che fare con una complessa (e splendida) metafora sul significato della vita – e della morte.

Prima di tutto, una parola sul Cavaliere Verde. Chi è? Da dove viene? Che cosa rappresenta?

Da brava neopagana XD, non ho fatto troppa fatica a identificare in Lui l’Uomo Verde, vale a dire quella misteriosa entità sovrannaturale che incarna la potenza stessa della natura; la saggezza della terra, l’ineluttabile ciclo delle stagioni.

Dopotutto, provvede lo stesso “doppleganger” di Essel a spiegarci chi è il Cavaliere, in un memorabile monologo che racchiude l’anima stessa del film: perché la nemesi del protagonista è “verde”, ad esempio, e non di un qualsiasi altro colore? Perché non avrebbe potuto essere... rossa, ad esempio?

«Red is the color of lust, but green is what lust leaves behind, in heart, in womb. Green is what is left when ardor fades, when passion dies, when we die, too.»

Gawain è ossessionato dal pensiero di gloria e onore.  Crede che non esista nulla di più immenso di suo zio e dei suoi cavalieri; delle loro gesta spregiudicate, della loro dedizione alla causa dell’ordine, della prosperità, della giustizia.

Gawain (probabilmente a ragione) non sente di meritare un posto accanto a questi grandi uomini, ma ritiene comunque necessario continuare a provarci, aspirare a una meta più alta, trovare un modo per elevarsi dalla sua “grettezza” di avido bevitore e rinomato frequentatore di bordelli.

Ma il personaggio di Alicia Vikander è lì per strappargli ogni illusione, e ricordargli che nulla sarà mai più importante, fondamentale o forte della natura; quel Verde incontrastabile e onnipresente che ci circonda, ci protegge, ci distrugge, ci riempie, ci possiede.

Lo stesso effetto sortiscono, d’altronde, anche i maestosi e totalizzanti paesaggi che appaiono nel corso di così tante scene di “Sir Gawain e il Cavaliere Verde”: montagne titaniche, selve ancestrali, creature monolitiche che sfuggono a ogni capacità di comprensione... laddove Gawain, povero ragazzo a caccia di gloria, altro non è se un minuscolo “puntino”, una figura microscopica e ignara divorata dall’ansia e dalla paura di non poter essere mai “abbastanza”.

 

Il finale: una possibile interpretazione

 SPOILER ALERT! Se non avete ancora visto il film, vi sconsiglio caldamente di continuare a leggere questo paragrafo!

A un certo punto, Artù dice a Gawain: «I Do Not Know Of Any Man Who Has Not Marched Up To Greet Death Before His Time."

Che è una frase molto sibillina, se ci fate caso.

Da una parte (la parte in superficie), il Re sta semplicemente cercando di incoraggiare il nipote. Vai, affronta il pericolo a testa alta, come fanno tutti gli uomini onorevoli, e torna indietro per raccontarlo.

Dall’altra, secondo me, gli sta anche lanciando un avvertimento: «Non conosco un uomo che non abbia marciato incontro alla morte prima del suo tempo.»

Che, se ci fate caso, equivale un po’ a dire «Tutti gli uomini vanno via troppo presto. Ma nessuno marcia incontro alla morte prima del proprio tempo.»

Perché, quando è ora, è ora.

Quello che il Cavaliere Verde chiede a Gawain (dopo avergli offerto così tanto) è un semplice atto di sottomissione. Sei arrivato fino a qui; hai lottato, hai fatto incontri, ti sei innamorato, hai vissuto. Adesso piega il capo e arrenditi, perché non sei diverso dalle altre creature.

Come me, come tutto, appartieni alla Terra. Non importa quanti castelli, eserciti o spade magiche possiamo possedere: sotto la pelle, siamo tutti Verdi, e un giorno il Verde tornerà a reclamarci.

Perfino le fattezze di Artù e Ginevra, all’inizio del film, contribuiscono a confermarlo. Guardateli bene in volto: nonostante la loro grandezza, il loro successo, la loro saggezza... non sembrano un po’ cadaverici, non hanno forse un incarnato malsano?

Non vi sembra che il Verde abbia già cominciato a reclamare anche loro?

Gawain, all’inizio, non riesce ad accettare questo destino.

«Is this really all there is?», chiede allora al suo “carnefice”, stupefatto.

E il Cavaliere Verde, altrettanto perplesso, non può che rispondere: «What Else Ought There Be?»

Ma il nostro eroe continua a cercare un senso, uno scopo, una missione più alta. E così si ostina a “imbrogliare”, a indossare la sua fascia magica, finché alla fine fugge via senza chinare il capo.

Torna a Camelot, diventa Re, realizza tutti i suoi sogni di ragazzo... ma da tanta gloria e ricchezza non riceve altro che dolore, umiliazione e sconfitta.

Perché sta vivendo una bugia – la vita di un uomo morto, che si ostina a respirare ben oltre il proprio tempo. Trasformando il Verde della vita nel Verde della Putrefazione... una Putrefazione completamente innaturale, perché finisce con il verificarsi prima del trapasso.

E così, Gawain torna indietro, al momento della sua fatidica resa dei conti con l’Uomo Verde.

E quando piega le ginocchia e scaglia via la fascia incantata, è come se dicesse: ecco, va bene. Accetto la mia natura. Accetto la mia mortalità, rinuncio ai miei trucchi e ai miei tentativi di barare, perché adesso so che una cosa del genere sarebbe peggio che inutile: sarebbe un abominio.

Nessun uomo può sconfiggere la natura.

Quindi, riesce finalmente a compiere il suo gesto di autentico eroismo: si sottomette a una forza più grande di lui e di qualsiasi umana ambizione.

E attraverso quest’unico atto di immenso, impareggiabile coraggio, Gawain si guadagna finalmente il titolo di cavaliere...





venerdì 6 agosto 2021

"Vita Nostra": recensione e data d'uscita del libro fantasy di Marina e Sergey Dyachenko

Non sempre ricevere una lettera da Hogwarts cambierà la vostra vita in meglio…

Non ci credete? Provate a leggere “Vita Nostra”, il libro fantasy di Marina e Sergey Dyachenko in uscita, fra un paio di mesi, a opera della casa editrice Fazi! ;D

 


Potete acquistarlo QUI in italiano


La trama

Sasha Samokhina è stata accettata presso l’Istituto di Tecnologie Speciali – una scuola remota di cui non aveva mai sentito parlare, e per cui di sicuro non si sarebbe mai sognata di fare domanda.

In effetti, un incontro fortuito finisce per sottrarle ogni possibilità di decisione in materia… anche perché si potrebbe dire che sia la stata l’Accademia a scegliere lei.

Situato in un piccolo villaggio in mezzo al nulla, l’Istituto è popolato da studenti bizzarri e insegnanti dal pugno di ferro. Il piano di studio è ancora più strano: ogni giorno, infatti, Sasha si ritrova costretta a sfogliare libri impossibili da comprendere, ad assimilare lezione talmente oscure da condurla sull’orlo della pazzia e a memorizzare pagine e pagine ricoperte di frasi insensate, poco più che scarabocchi deliranti.

Letteralmente costretta... gli insegnanti sono molto chiari: se Sasha non riuscirà ad avere successo nei suoi studi, qualcuno finirà per farsi molto, molto male.

Il guaio è che, all’Istituto, non sono mai gli studenti a pagare per i propri fallimenti.

Ma i membri delle loro famiglie?

Forse Sasha farebbe meglio a comparsi un vestito nero...


Perché il titolo del romanzo è “Vita Nostra”? Che cosa significa?

Chiunque abbia letto il libro di Marina e Sergey Dyachenko sarà in grado di confermarvelo: la risposta a questa domanda potrebbe anche risultare meno immediata e intuitiva del previsto!

Questo perché, in realtà, il titolo “Vita Nostra” fa riferimento a un verso del “Gaudeamus igitur”, un componimento “accademico” che, in molti Paesi europei, viene cantato in occasione delle cerimonia di laurea o diploma degli studenti.

“Vita nostra brevis est”, recita la canzone, ovviamente in latino.

“La vita è breve”… un motto che, nel bene e nel male, a Sasha non viene mai permesso di dimenticare.

Una massima che, in realtà, riesce quasi a stare al passo con l’indimenticabile “Mors irrumat omnia/ Death fucks us all” di Leigh Bardugo (se avete letto “La nona casa”, sapete benissimo di cosa sto parlando!).


Dark Academia

Ultimamente, si parla moltissimo del sottogenere denominato “dark academia”. Io preferisco parlare di libri ambientati nelle scuole di magia, ma non si può negare che il trend del momento possa vantare una sua oscura fonte di fascino.

“Vita Nostra” rientra sicuramente nel novero di entrambe le categorie.

Molte delle tematiche affrontate dai Dyachenko, infatti, vi suoneranno familiari: ci troviamo alle prese con una dolceamara storia di formazione, peraltro sperimentata da una ragazza la cui salute mentale, a tratti, arriva a sfociare in una sorta di delirio preoccupante; in più, possiamo contare sulla scoperta del primo amore, delle prime relazioni sessuali, delle amicizie/rivalità con i compagni e dei complessi rapporti con i suoi mentori, i misteriosi insegnanti che popolano le sue giornate… e buona parte dei suoi incubi.

È d’obbligo una piccola avvertenza, però: il romanzo dei Dyachenko non è un libro che piacerà automaticamente a tutti gli appassionati del genere.

Anzi...

Credetemi quando vi dico che, in vita vostra, non avete mai letto un romanzo come questo! Dimenticatevi “Harry Potter”, la Scholomance di Naomi Novik e “I diari della falena” o perfino il campus infestato di "Plain Bad Heroines": “Vita Nostra” è un libro fantasy per adulti dall’anima cupa e disturbante; una storia nerissima, spietata.

R. F. Kuang in persona (autrice della trilogia de “La guerra dei papaveri”) ha ammesso di essere rimasta tanto affascinata quanto turbata da questo imprevedibile romanzo russo. Non per niente, la sinossi del suo prossimo libro, “Babel”, sembra richiamare molto da vicino quella di “Vita Nostra”.

Credo che la prima parte del libro, in modo particolare, arrivi quasi a rasentare le tonalità incalzanti di un noir, o quantomeno di un serrato thriller psicologico. Le lezioni a cui Sasha assiste sono in parte apprendimento, in parte noia, in parte… pura e semplice tortura.

Le cose a cui alla nostra eroina viene imposto di rinunciare, in nome di virtù e conoscenza… un’odissea di sacrificio e orrore assolutamente brivido.

La tensione rimane alta per buona parte del primo atto, insomma; anche perché gli autori riescono a evocare, in modo a dir poco magistrale, un profondo senso di angoscia e un’atmosfera onirica deliziosamente surreale.


Di paradigmi, paradossi e altre astrazioni

“Vita Nostra” ha uno dei finali più stupefacenti e complessi in cui io sia mai imbattuta.

Ora… Lascio a voi l’arduo compito di decidere se questa sia una cosa positiva o no! XD

Tutto quello che posso dirvi è che, a parer mio, dopo pagina 200 il libro comincia a perdere molto, soprattutto in termini di lucidità e coerenza.

A meno a mano che la struttura della trama prende a sgretolarsi, e il romanzo a svelare sempre più la propria natura di complicato gioco letterario in stile neoclassico, diventa difficilissimo restare sintonizzati sul filo degli eventi e sul destino dei personaggi.

Avete presente la classica contrapposizione fra letture di intrattenimento (di pancia) e letture che si concentrano più sull’obiettivo di fornirvi un forte stimolo intellettuale (di testa)?

Ecco, “Vita Nostra” propende decisamente per la seconda sfera!

La sua impalcatura si fonda su una base estremamente minimalista, che tende ad accogliere (con riluttanza) le principali convenzioni su cui di solito fa perno la narrativa di genere (colpi di scena, tropes, climax…) soltanto per avere l’opportunità di rigettarle nel corso della seconda parte.

Ne consegue, quindi, un romanzo poverissimo di eventi, umorismo e azione; ma ricchissimo dal punto di vista dell’atmosfera, della caratterizzazione, dell’allegoria e della concettualizzazione.

 


mercoledì 28 luglio 2021

Recensione: "House of Hollow", di Kristal Sutherland

Potete acquistarlo QUI in inglese

"Iris Hollow ha diciassette anni, ed è sempre stata strana. Qualcosa di misterioso è accaduto a lei e alle sue sorelle, quando erano bambine; qualcosa che nessuna di loro riesce a ricordare, ma che ha lasciato in dono a ciascuna di loro un'identica cicatrice a forma di mezzaluna, proprio alla base della loro gola. Iris ha trascorso la maggior parte della sua adolescenza cercando di evitare la stranezza che tende ad appiccicarsi alla sua pelle come uno strato di catrame. Ma quando sua sorella maggiore, Grey, svanisce in circostanze misteriose, spetta a lei districare il mistero... a cominciare da un uomo munito di corna che sembra determinato a braccarla dappertutto, da un corpo piovuto giù dalla soffitta di sua sorella, e da una serie di ricordi raccapriccianti, terribili, che stanno appena cominciando a riaffacciarsi alla sua memoria. E se ricostruire l'esatta natura di quello che accadde tanti anni prima fosse l'unico modo per trovare Grey? E se svelare il segreto di sua sorella finisse per costare ad Iris... ogni cosa?"



Quest’anno, l’autrice di “I nostri cuori chimici” ci ha regalato uno dei più inquietanti e indimenticabili romanzi horror YA che abbia mai letto…

Con il suo “House of Hollow”, infatti, Krystal Sutherland firma un libro per ragazzi straordinario e deliziosamente dark; una squisita (e macabra) storia di formazione incentrata sull’odissea delle misteriose sorelle Hollow.

Iris, Gray e Vivi erano tre bambine felici, ubbidienti e normalissime, prima di svanire nel nulla.

Eppure, alla loro mamma è bastato distrarsi un secondo  ̶  allo scoccare della mezzanotte del nuovo anno  ̶  per perderle di vista e dare inizio all’incubo.

Svanire nel nulla in una buia strada di Edimburgo, senza lasciarsi alle spalle alcuna traccia, a pochi passi da un antico complesso di rovine. Per le sorelle Hollow, avrebbe potuto essere la fine della storia; invece, in più di un senso, questo è stato soltanto l’inizio…

Perché, un mese dopo la loro scomparsa, le tre bambine sono magicamente riapparse, peraltro nello stesso vicolo che aveva visto il terzetto svanire per la prima volta.

I genitori gioiscono, l’opinione pubblica esplode in un coro di trionfo... eppure, qualcosa non va.

Perché le ragazze sembrano… diverse.

Ma cosa c’è che non va in loro, esattamente?

I loro occhi sono diventati neri come una notte di inverno; i capelli, un fascio di nastri d’argento. E per quale motivo il loro appetito insaziabile sembra destinato a non placarsi mai?

Ma soprattutto... perché, ovunque si rechino, una scia di prodigi, magia e desiderio sembra destinata a stravolgere le vite di chiunque entri in contatto con loro?

Se il body horror vi affascina, e l’antico mondo della mitologia celtica non manca mai di intrigarvi, credo che dovreste assolutamente concedere una possibilità a “House of Hollow”. Dal punto di vista di genere e tematiche, il romanzo di Krystal Sutherland mi ha ricordato molto “Wilder Girls”; eppure, a differenza dell’opera prima di Rory Powell, “House of Hollow” riesce a evitare senza sforzo di incepparsi nelle proprie meccaniche adolescenziali, e a offrire anzi ai suoi lettori una trama incalzante, ipnotica e perfettamente bilanciata.

La componente psicologica rappresenta il perno attorno al quale ruotano tutti gli altri ingredienti. Non mi fraintendete: l’immaginario di Sutherland è fantastico (qualcosa sulla falsariga di “Il cigno nero incontra le opere di Junjii Ito”) e i brandelli di folclore non fanno altro che rafforzare l’ossatura di questa struggente, dolceamara, indimenticabile favola nera.

Ma credo che ad ammaliare il lettore provveda soprattutto l’ottima caratterizzazione delle tre protagoniste. Grey, in particolare, è un personaggio ambiguo, fantastico e assolutamente irresistibile. Una presenza magnetica e surreale, che sembra saltata fuori direttamente dalle illustrazioni che corredano i testi di un antico libro di leggende; un po’ fata, un po’ strega, un po’ trickster… al 100% leonessa, determinata a proteggere con le unghie e con i denti le sue due “cucciole”, le sorelle minori Vivi e Iris.

E, in effetti, in “House of Hollow” la voce narrante appartiene proprio a Iris, la sorella più giovane. Una scelta che, in fondo, si rivela quasi obbligata, dal momento che Iris è quel tipico personaggio “di compromesso”, strano-ma-non-troppo, che permette al lettore di calarsi comodamente all’interno dell’atmosfera e ammorbidire, nel modo più indolore possibile, il confine che separa il nostro scetticismo contemporaneo dalla totale sospensione di ogni incredulità.

Sia Vivi (una rockstar dal temperamento aggressivo e il corpo ricoperto di tatuaggi), sia Gray, risultano infatti comprimarie molto più estreme, affascinanti e singolari di Iris. Ma se Sutherland non ci avesse concesso il filtro di una narratrice (relativamente) normale, probabilmente l’atmosfera surreale e onirica di “House of Hollow” ci avrebbe ingoiato prima ancora di arrivare al punto in cui un uomo dal petto imbrattato di rune e dalla faccia coperta dal teschio putrefatto di un toro comincia a inseguire le nostre eroine per le strade di mezza Londra! XD

Senza tralasciare il fatto, ovviamente, che lo stile vivido, coinvolgente e magnetico di Sutherland è esattamente quello che permette alla maggior parte delle scene di questo libro di incendiare la tua immaginazione e farti schizzare il cuore alle stelle.

A conti fatti, l’epilogo è stato l’unico elemento di “House of Hollow” ad avermi lasciato con un po’ di amaro in bocca; un’appendice insulsa che mette inutilmente a repentaglio, secondo me, la brutale temerarietà del finale, uno dei più disturbanti e coraggiosi in cui mi sia mai imbattuta in un libro per ragazzi.

Se amate i romanzi di Holly Black (ma ne avete abbastanza del suo buonismo e delle sue ship monopolizzanti), i portal fantasy alla Seanan McGuire e i film horror in stile “Thelma”, leggete “House of Hollow”, insomma!

Qualcosa mi dice che non ve ne pentirete! ;D




sabato 24 luglio 2021

Le "Cronache della Compagnia Nera": la saga culto di Glen Cook arriva in Italia!

L’impareggiabile collana Oscar Fantastica ci propone una “nuova” uscita, la traduzione di una saga che ha rappresentato un tassello fondamentale per l’evoluzione del dark fantasy: parliamo delle “Cronache della Compagnia Nera” di Glen Cook, in uscita il 31 agosto!

Questo corposo “volumone” raccoglierà i primi tre romanzi della saga, pubblicati negli USA fra il 1984 e il 1985…

Ecco a voi la trama! :)

 

Potete acquistarlo QUI

“Il Capitano e il Tenente. Ma anche Cerusico, Guercio, Goblin, Elmo, Strozzino, Silente e tutti gli altri. È così che sono noti i mercenari della Compagnia Nera, l’ultima delle Compagnie Libere. Uomini duri, pronti a tutto; fanno ciò che devono fare, incassano la paga. Fine. Non si chiedono chi sia a ingaggiarli, o perché. Se hanno scrupoli, li seppelliscono in fretta, assieme ai cadaveri delle loro vittime.

Ma poi succede qualcosa. Sogni premonitori. Voci di antiche profezie. C’è una via di salvezza, forse persino per i feroci soldati della Compagnia Nera. Sempre che riescano a sopravvivere.”

 

In totale, la saga delle “Cronache della Compagnia Nera” raccoglie ben nove romanzi, a loro volta divisibili in tre sotto-cicli: i Libri del Nord (compresi nel volume proposto dalla Mondadori), i Libri del Sud e quelli delle cosiddette “Glittering Stones”.

In realtà, esiste anche un decimo volume, “The Silver Spike”; uno spin-off che narra le avventure di alcuni ex-membri della Compagnia Oscura e di uno dei loro vecchi avversari.

Nel 2017, la rete televisiva The CW e la Warner Bros. Domestic Television annunciarono un adattamento televisivo tratto dai romanzi di Glen Cook, scatenando un certo entusiasmo fra gli “storici” lettori di fantasy sparpagliati ai quattro angoli del globo.

Il piano originale prevedeva anche il coinvolgimento dell’attrice Eliza Dushku (se seguivate “Buffy: L’ammazampiri”, la ricorderete senz’altro nei panni dell’indimenticabile Faith, nemesi della protagonista…), che nella serie tv ispirata dalle “Cronache della Compagnia Nera” avrebbe dovuto ricoprire sia il ruolo di produttrice, sia quello di interprete.

Suo, infatti, avrebbe dovuto essere il ruolo de “La Signora”; una potentissima incantatrice/imperatrice che (per quanto ne so) è pure l’unico personaggio femminile degno di nota presente all’interno della saga! XD

Purtroppo, dal 2017 a oggi non ci sono più stati aggiornamenti sul progetto.

Ma se c’è una lezione che la storia della televisione è riuscita a insegnarci è che, quando si parla di adattamenti, non bisogna mai perdere le speranze! :D





domenica 20 giugno 2021

Recensione: "The Mask of Mirrors", di M. A. Carrick

 

Potete acquistarlo QUI in inglese 

The Rook and the Rose, Vol. 1


“La fortuna favorisce gli audaci. La magia favorisce i bugiardi.

Ren è un’artista della truffa, arrivata nella scintillante città di Nadežra con in mente un unico obiettivo: ingannare l’alta società e insinuarsi in uno dei casati nobiliari, assicurando una fortuna per se stessa e un futuro per sua sorella. Ma mentre viene risucchiata nel mondo elitario che circonda Casa Traementis, Ren realizza che la sua mascherata è soltanto fra le tante che la circondano. E mentre una magia da incubo (letteralmente!) comincia a diffondersi per le strade della Città dei Sogni, le velenose faide dei suoi aristocratici e gli oscuri pericoli dei suoi ghetti in preda alla fame finiranno per intrecciarsi… con Ren al centro della ragnatela di intrighi!”

 

Un modo semplice e veloce per riassumere la trama di "The Mask of Mirrors"?

Provate a immaginarlo come l'anello di congiunzione mancante fra "Mistborn" e la vecchia serie tv cult "Revenge".

Un collegamento di cui non sapevate di cui aver bisogno, probabilmente, ma che secondo me finirebbe davvero per soddisfare sia i fan di Brandon Sanderson, sia i vecchi fan dello show con Emily VanCamp.

Ren è un'artista della truffa, cresciuta per strada e allevata da un boss della mala che ha fatto di tutto per insegnarle a mentire guardando dritto in faccia i suoi obiettivi.

Non le era mai passato per la mente di progettare un "colpo" così a lungo termine, ma stavolta sono state le circostanze a forzarle le mano: per garantire un futuro a se stessa e a sua sorella, Ren decide di spacciarsi per la figlia di una parente da lungo tempo perduta della famiglia Traementis, e insinuarsi nel ventre di uno dei casati più nobili e antichi della città.

Se tutto andrà bene, riuscirà a persuadere sua "zia" Donaia a iscriverla nei registri di famiglia, o quantomeno a sposare Leato, l'affascinante erede dei Trementis. A quel punto, gli orrori della strada e i fantasmi del passato diventeranno soltanto uno sbiadito ricordo... giusto?

Peccato che la città sia un crogiolo infernale di bugiardi, ricattatori, autorità corrotte, stregoni in incognito e vigilanti mascherati, e che ogni passo intrapreso per evitare il disastro sembri condurla soltanto incontro alle fauci di un baratro ancora tutto da scoprire...

Sotto lo pseudonimo di M. A. Carrick, le autrici Marie Brennan e Alyc Helms firmano il primo volume della trilogia dark fantasy "The Rook and the Rose". Un romanzo denso e ad amplissimo respiro, che riprende il tema immortale della "grande città violenta" e getta le basi per un sontuoso worldbuilding a metà strada fra Rinascimento e Decadentismo europeo.

Un volume corposo (la mia edizione segna 630 pagine, escluse le note d'appendice con il glossario e l'elenco dei personaggi), che a mio avviso vanta almeno tanti pregi quanto difetti.

Durante la lettura di "The Mask of Mirrors", ad esempio, vi imbatterete in un sistema magico intrigante, basato sull’uso dei "numinatra", dei glifi speciali che non hanno potuto fare a meno di ricordarmi alcuni aspetti di "Foundryside", il sorprendente romanzo high fantasy di Robert Jackson Bennett (molti di voi non avranno ancora avuto modo di leggerlo, ma non disperate: la Mondadori ci ha promesso un'edizione italiana entro la fine dell'anno!).

Peccato che le autrici non abbiano avvertito l'esigenza di tirare in ballo questo mirabolante sistema magico prima di pagina 320, vale a dire l'epico momento in cui finalmente – finalmente! – la trama decide di innescarsi. Fino a questa svolta, non mi spingerò a dire che la lettura di "The Mask of Mirrors" si sia rivelata eccitante quanto quella di un verboso dizionario di etichetta nobiliare... ma quasi!

Per quanto riguarda l'ambientazione, la cura dei dettagli in questo volume risulta eccellente (maniacale?), dal momento che ogni singolo elemento riesce a trovare una sua collocazione. Dopo aver finito "The Mask of Mirrors", saprete ogni cosa di Nadežra: storia, geografia, caste, situazione politica, tradizioni religiose, pratiche funerarie, abitudini alimentari eccetera, eccetera.

Non tutti questi particolari, però, si rivelano davvero essenziali ai fini della narrazione. Anzi: in alcuni passaggi, il livello di infodump prende a salire in maniera sconsiderata.

Il ritmo del libro ne risente ferocemente, trovandosi ad arrancare per la bellezza di 300 pagine e passa.

Per quanto riguarda i personaggi, diciamo che li ho trovati molto... sandersoniani, diciamo, con tutto il bene e il male che questo comporta! XD

I comprimari risultano deliberatamente machiavellici, tutti avvolti in questo alone di "mistero&tradimento" che non viene meno neanche per un secondo; i villains veri e propri, invece, sembrano saltati fuori dalle pagine di un fumetto sui supereroi, ma c’è da dire che alcuni di loro (mi verrebbe quasi da dire, nella migliore tradizione Marvel! XD) vantano anche un considerevole livello di carisma.

Il problema principale, secondo me, è che, al pari di Ren, ho trovato impossibile capire di chi fosse possibile fidarsi a Nadežra; probabilmente di nessuno e, alla lunga, questo ha finito per compromettere un po' la mia capacità di affezionarmi o tifare per chicchessia.  

Ma, dal momento che la seconda metà del volume ha comportato un enorme salto qualitativo, e l'introduzione di svariati sviluppi promettenti, aspetterò senz'altro l'uscita di "The Liar’s Knot” con grande curiosità.

Sperando (fra parentesi), che la gestione dei vari POV cominci a seguire dei criteri un po’ più discernibili, e che ad alcuni personaggi secondari (mi vengono in mente Giuna e Tess, due personaggi abbastanza stereotipati da incarnare praticamente l'archetipo dell'eroina YA media contemporanea…) venga concessa un pizzico di profondità in più.


Giudizio personale:

7.0/10



NB: avete sempre desiderato cominciare a leggere libri fantasy in lingua inglese, ma ancora non sapete bene da che parte iniziare? Date un'occhiata ai 7 passi del mio "Metodo G.R.I.F.O.N.E."! ;D


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