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venerdì 29 ottobre 2021

Recensione: "The Hollow Places", di T. Kingfisher

Aspettando Halloween, non poteva assolutamente mancare sul "Laumes' Journey" la recensione del libro horror più elettrizzante, pauroso ed eccentrico che abbia letto quest'anno: "The Hollow Places" di T. Kingfisher!

Un romanzo squisitamente inquietante, a metà strada fra survival e portal horror, che vi spalancherà la strada per un mondo di orrori, misteriose entità sovrannaturali, e... lontre assassine?!

 


Potete acquistarlo QUI in inglese


La trama

Kara è appena uscita da un divorzio che l’ha sorpresa come un fulmine a ciel sereno.

Era abituata a una vita tranquilla, comoda e “normale”... e adesso invece si ritrova a lavorare nel “Glory to God Museum of Natural Wonders, Curiosities and Taxiderm”, il museo di assurdità, animali impagliati e chincaglierie assortite gestito dal suo bislacco e attempato zio materno, Earl.

Nonostante il cambiamento improvviso, per Kara tutto procede, più o meno, nel migliore dei modi... almeno fino a quando un intervento chirurgico non costringe zio Earl ad assentarsi per qualche mese, e Kara, completamente sola, non si ritrova ad avvistare un misterioso buco lungo una delle pareti del museo.

Un’apertura inspiegabile, che si spalanca su un bunker che non dovrebbe esistere; una vera e propria camera segreta che, quanto pare, si affaccia addirittura su un altro mondo. Un luogo in cui, neanche a dirlo, il pericolo si annida dietro ogni angolo, pieno di reliquie e di minacce mortali!

Lo stupore di Kara si trasforma ben presto in fascinazione; e, da lì, la strada che porta all’ossessione si rivela veramente breve!

In compagnia di Simon, il simpatico barista gay della porta accanto, la nostra eroina decide quindi di partire all’esplorazione di questa nuova, entusiasmante realtà... soltanto per scoprire che il bunker offre una via d’accesso a infinite realtà alternative, e che ciascuno di questi mondi è abitata da creature che sembrano in grado di origliare i pensieri...

Più pensi a loro, più li rendi forti.

Più li rendi forti... e più difficile diventa ignorarli.

 

L'ordalia di Kara

"The Hollow Place" è uno di quei rari, rarissimi libri horror che riescono a incantarti al primo sguardo.

Sul serio: bastano una o due pagine in compagnia di Kara, Simon e zio Earl per capire che questo è uno di quei viaggi che non vorresti assolutamente rischiare di perderti!

In parte accade perché i personaggi risultano, al tempo stesso, squinternati e credibili, iperbolici e sorprendentemente familiari... in due semplici parole: dannatamente umani!

Ma succede anche perché Kingfisher (alias Ursula Vernon, già autrice del delizioso romanzo fantasy "The Raven and The Reindeer") possiede un diabolico senso del ritmo e un'impareggiabile capacità di sfruttare a proprio vantaggio le principali convenzioni del genere fantastico.

La sua Kara è una logo designer freelancer che ha fatto della “geekiness " a 360 gradi il proprio stile di vita, una millennial innamorata della cultura pop in tutte le sue imprevedibili sfumature.

Divorziata, avida lettrice di speculative fiction, fervente autrice di fan fiction relative a ship impossibili, Kara sarebbe in grado di avvistare un riferimento lovecraftiano, o di tracciare una similitudine fra la sua assurda situazione e quella di un personaggio tratto da un libro di C. S. Lewis, con una velocità che perfino la sottoscritta (nerd per vocazione dalla bellezza di 35 anni a questa parte...), le ammirerebbe senza riserve!

Ma Kara è anche sarcastica, vulnerabile e irrimediabilmente incasinata, una donna sulla trentina senza il becco di un quattrino e in preda a una capacità d'immaginazione che tende a eccedere di gran lunga il buon senso.

Insomma, il suo punto privilegiato di vista sugli eventi, la sua inconfondibile voce narrante (spumeggiante e moderna, complice ed esasperata...), rappresenta senz'altro l'elemento di "The Hollow Place" che ho amato sopra ogni cosa!

 

Prega che siano affamati!

Umorismo a parte, "The Hollow Places" è un horror che funziona anche perché i suoi (numerosi) jump scares sono piazzati a regola d'arte e la sue scene splatter risultano genuinamente raccapriccianti.

Non posso citarvi la mia preferita perché sarebbe uno spoiler tremendo, per cui mi limiterò a dirvi che c'è una sequenza, poco oltre la metà del libro, che "omaggia" espressamente il finale di "Alien"... e, neanche a dirlo, la cosa mi ha semplicemente estasiato! XD

Provare a pensare a "The Hollow Place" come a una sorta di via di mezzo fra il film "Una notte al museo" con Ben Stiller e la light novel giapponese "Otherside Picnic" potrebbe essere riduttivo, in un certo senso... ma, secondo me, vi aiuterebbe anche a farvi un'idea del surreale concentrato di brividi, risate e personalità di cui stiamo parlando!

Le creature che popolano le pagine del libro, dal canto, possono essere descritte soltanto come inquietanti, pittoresche e originali.

"Prega che siano affamati" è un po' lo slogan della vicenda; perché, in effetti, diventare il pasto di una di queste creature si conferma, in breve, un'esperienza molto meno traumatica della prospettiva di trovarsi ad affrontare un mostro in vena di giocare con quello che ha nel piatto.

Tutto questo per dire che, sì... ritengo "The Hollow Places" una lettura alla portata di tutti, compresi gli amanti del genere YA (anche se il target di riferimento ideale si compone soprattutto di lettori adulti).

Dopotutto, si tratta una lettura scorrevole, adrenalinica, divertente e ricchissima di colpi di scena.

Ma sospetto che i deboli di cuore (e di stomaco) farebbero comunque meglio a starne alla larga.

Altrimenti, la combo esplosiva "gore estremo + atmosfera super-creepy" potrebbe mettere seriamente alla prova il loro appetito! XD




lunedì 19 aprile 2021

Recensione: "Otherside Picnic" - Volumi 1 e 2

 

Potete acquistarlo QUI in inglese


"Otherside Picnic" è una serie di light novel di genere horror/yuri

I libri hanno ricevuto due adattamenti: il primo, in formato manga, è stato distribuito in Giappone dalla Square Enix; l'anime invece è andato in onda durante l'ultima sessione invernale.

Ho finito giusto ieri di leggere i primi due romanzi scritti da by Iori Miyazaw, raccolti in un unico Omnibus e tradotti in inglese dalla casa editrice J-Novel Club

Potremmo definire "Otherside Picnic" un' atipica serie "portal fantasy"... o, meglio ancora, un "portal horror". L'autore, infatti, scegli di porre l'accento soprattutto sugli elementi grotteschi e mostruosi della narrazione, oltre che sulla natura genuinamente terrificante di taluni colpi di scena.

La protagonista è Sorawo, una studentessa universitaria dall'indole cinica e introversa. Un evento famigliare traumatico l'ha resa schiva e poco incline alle relazioni sociali; perciò, la ragazza dedica la maggior parte del suo tempo libero all'esplorazione di antiche rovine, posti isolati che le permettano di tenersi alla larga dai suoi coetanei. Il suo obiettivo? Aggiungere nuove, preziose informazioni al suo particolare campo di ricerca: le leggende metropolitane.

Un giorno, però, Sorawo si imbatte in un portale in grado di condurla in un mondo fantastico. Lo scenario che l'aspetta all'altro capo del varco è incantevole: una prateria assolata, una catena di montagne svettanti all'orizzonte, uno spettacolo di natura incontaminata ovunque si posi il suo sguardo...

Sorawo è al settimo cielo!

Ma una creatura spaventosa si nasconde nell'ombra, un mostro che non si lascia sfuggire l'occasione di addentare una nuova preda...

Stordita e sanguinante, Sorawo fissa il cielo e pensa che non vivrà abbastanza a lungo da osservare un'altra alba. Invece dal nulla si materializza Toriko, una bellissima ragazza armata di pistola che, fra mille difficoltà, riesce a strapparla dalle grinfie del mostro e a riportarla a casa!

Eppure l'incontro ravvicinato con la creatura non lascia illesa nessuna delle due. 

Uno degli occhi di Sorawo si tinge misteriosamente di azzurro, e da quel momento acquisisce il potere di penetrare il velo di illusione che permea gli oggetti e gli abitanti dell'Altro Mondo; mentre la mano sinistra di Toriko si trasforma in una potente arma in grado di manipolare la realtà deformata e surreale che domina in quel pericoloso mondo alieno.

Questo primo evento segnerà soltanto l'inizio di un tripudio di spedizioni e scontri al cardiopalma contro gli esseri misteriosi che infestano l'Altro Mondo. Toriko, infatti, continua a recarsi lì per cercare un'amica scomparsa; e Sorawo, dopo una breve esitazione, decide di accompagnarla, apparentemente attratta dal lauto compenso per il suo aiuto promesso da Toriko.

Ma... e se ci fosse qualcosa di più? 

Se l'idea di avere a disposizione "un mondo tutto per sé" - per quanto bizzarro, per quanto letale - esercitasse su di lei un fascino particolare? 

Se combattere contro mostri spaventosi, giorno dopo giorno, al fianco dell'unica persona al mondo che Sorawo sia in grado di definire "amica" (e forse più), fosse esattamente quello che ci vuole per ritrovare la voglia di vivere e ritornare a far parte del mondo?

"Otherside Picnic" è una light novel che propone scenari e personaggi interessanti. Soprattutto perché declina i principali cliché di genere in maniera unica e originale, dedicando un'attenzione particolare alle relazioni fra i comprimari e allo sviluppo del world building

Oltretutto, la premessa narrativa si rivela estremamente efficace, mentre le due protagoniste riescono a creare sulla pagina un'alchimia frizzante e divertente. 

La trama orizzontale - incentrata sulla scomparsa dell'enigmatica Satzuki, tutor di Toriko e brillante ricercatrice del sovrannaturale - si sviluppa in parallelo con quella verticale. La trama, infatti, distribuisce tasselli utili alla sua risoluzione attraverso l'arco di ogni singolo episodio.

L' Altro Mondo, dal canto suo, è un posto davvero inquietante! 

Suggestivo e dotato di regole molto, molto rigorose (perfino macchinose, in alcuni punti....), si basa soprattutto sul folclore popolare giapponese, pur sconfinando spesso nel regno del dark web e delle creepypasta; ma non manca qualche ispirazione di stampo lovecraftiano, per non parlare di un certo occhio di riguardo ad alcuni dei più grandi successi del cinema hollywoodiano.

E poi le illustrazioni che impreziosiscono il volume sono a dir poco superlative, ragazzi! 

Se mai Shirakaba decidesse di pubblicare un "Bestario" delle creature di"Other Picnic", mi sa che lo comprerei a scatola chiusa! *____*



mercoledì 18 novembre 2020

Recensione: "Lovecraft Country - La Terra dei Demoni", di Matt Ruff

 


Potete comprarlo QUI in italiano

"Chicago, 1954. Quando suo padre scompare, dopo aver lasciato un biglietto spiegando dove avrebbero potuto trovarlo, Atticus Turner, ventiduenne afroamericano veterano della guerra in Corea, intraprende un viaggio nel New England, quella parte di America "bianca" dove se sei nero è meglio non mettere piede. Con Atticus c'è l'amato zio George e l'amica d'infanzia Letitia. Durante il viaggio verso la tenuta del signor Braithwhite, proprietario di un castello dove un'antenata di Atticus aveva vissuto come schiava, si imbattono in quelli che sembrano gli spiriti malvagi usciti dalle strane storie che lo zio George ama tanto. Un viaggio nell'America della segregazione razziale che si trasforma ben presto in una lotta per la sopravvivenza, tra episodi di razzismo e la minaccia di creature spaventose. Una volta giunti alla tenuta, Atticus trova suo padre incatenato, prigioniero di una loggia segreta chiamata Ordine dell'Antica Alba, capitanata da Samuel Braithwhite e suo figlio Caleb, e radunata per orchestrare un rituale che in realtà prevede proprio Atticus come protagonista, l'ultimo discendente della famiglia Turner. Ma perché Braithwhite e i membri dell'Ordine vogliono porre fine alla discendenza dei Turner?"


Lovecraft Country” è un libro horror/pulp di Matt Ruff, uscito in traduzione per la Piemme lo scorso ottobre, in coincidenza con il debutto dell’omonima serie tv su Sky Atlantic.

La struttura è un po’ particolare, nel senso che il libro si compone effettivamente di diversi “racconti”: ogni capitolo di “Lovecraft Country” segue, infatti, il punto di vista di un diverso personaggio, legato gli altri da uno stretto legame di amicizia o parentela. Attraverso questo tipo di narrazione (che potremmo tranquillamente definire “corale”), la trama principale viene portata avanti in maniera fluida e dinamica; ogni sottotrama, infatti, non fa che ampliare l’universo magico al centro del plot e approfondire un diverso aspetto di quella che può essere considerata, a tutti gli effetti, soltanto come un’unica, rocambolesca storia a tema “lovecraftiano”.

Lovecraft Country” narra, in estrema sintesi, le intricate peripezie di una grande “famiglia allargata”, uno straordinario cast di personaggi appartenenti alla comunità nera di Chicago, nel bel mezzo dei tumultuosi anni Cinquanta. Tutto ha inizio quando il giovane Atticus, ex veterano di guerra appassionato di romanzi di fantascienza, scopre che il padre Montrose è scomparso nel nulla. A sentire un testimone, l’uomo si è allontanato di sua spontanea volontà, in compagnia di un riccone bianco di cui Atticus non ha mai sentito parlare. Una circostanza che gli sembra quanto mai improbabile, considerando: a) le ignobili leggi imposte dalla segregazione razziale, all’epoca ancora in vigore in molti Stati USA; b) la quasi inesistente inclinazione di Montrose a fidarsi dei benestanti figli di papà dalla parlantina sciolta e i macchinoni sbrilluccicanti.

Atticus non perde tempo: dopo aver reclutato l’affidabile zio George e l’indomita Letitia, una sua amica convinta di poter aprire un canale di comunicazione privilegiato con il mondo del Signore e dei suoi emissari, il giovane monta in auto e si lancia sulla scia di suo padre. Peccato che, per raggiungere Montrose, il nostro impavido terzetto di eroi sia costretto ad attraversare il Sud degli Stati Uniti, sfidando a ogni passo i pregiudizi di una comunità ottusa e violenta, e imbattendosi in ogni sorta di bifolco, mostro e poliziotto corrotto attraverso il percorso…

Vi dirò, “Lovecraft Country” è un libro che mi ha sorpreso moltissimo! Considerando la sinossi e il trailer della serie HBO, mi aspettavo di trovarmi alle prese con un romanzo dai risvolti cupi, drammatici, spaventosissimi; l’ironia pungente di Matt Ruff mi ha preso in contropiede ma, per una volta – devo ammetterlo – si è trattato di un colpo di scena tutt’altro che negativo. L’autore è riuscito a evocare il quadro di un’America brutale e disumana praticamente alla perfezione, non fraintendetemi; alcuni degli episodi riportati in questo libro mi hanno spezzato l’anima, perché, davvero: l’odio razziale è il mostro più rivoltante e letale che l’umanità sia mai riuscita a produrre, altro che Cthulhu, Satana e compagnia bella…

I protagonisti dell’opera di Ruff sono una forza della natura, però. Vi assicuro che la loro grinta, la loro umanità e il loro irresistibile senso dell’umorismo rendono la lettura di questo libro un’esperienza elettrizzante e assolutamente unica nel suo genere.  Le donne di “Lovecraft Country”, in modo particolare, vi conquisteranno al primo sguardo; probabilmente non riuscirei a scegliere la mia preferita neanche sotto minaccia di tortura, dal momento che Letitia, Ruby e Hyppolita riescono a rubare la scena ai loro “colleghi” maschi praticamente in ogni momento, senza neanche bisogno di sforzarsi.

Ho adorato anche il villain principale di “Lovecfrat Country”, e questa è stata sicuramente un’altra sorpresa. La caratterizzazione di Caleb Braithwaite è perfetta; se amate la figura del trickster, gli ambigui malandrini in stile Loki, scommetto che farete fatica a non cadere preda del suo fascino.

Cosa non ho amato, in definitiva, di “Lovecraft Country”? Sicuramente, la sbrigatività frettolosa di alcuni snodi narrativi essenziali, soprattutto nel corso del racconto conclusivo. Le descrizioni stringate e mono-sensoriali, nonché la tendenza a ricorrere a una serie di salaci battute (in perfetto stile botta-e-risposta) anziché privilegiare una narrazione tesa e immersiva. Ultimo punto dolente - secondo me - l'assoluta incapacità di gestire l’elemento sovrannaturale in maniera coerente e dettagliata.


Giudizio personale:
8.0/10



sabato 17 ottobre 2020

"Lovecraft Country - La Terra dei Demoni": il libro horror di Matt Ruff in uscita a fine ottobre

Circostanze straordinarie a parte, il prossimo 27 ottobre dovrebbe arrivare in libreria l'attesissimo "Lovecraft Country: La Terra dei Demoni" di Matt Ruff. Parliamo del libro horror che ha ispirato l'omonima serie tv HBO in programmazione su Sky Atlantic a partire da Halloween, e che chiaramente la sottoscritta non vede l'ora di vedere! :)

 

Disponibile a partire dal 27 ottobre

Potete acquistarlo QUI in italiano

"Chicago, 1954. Quando suo padre scompare, dopo aver lasciato un biglietto spiegando dove avrebbero potuto trovarlo, Atticus Turner, ventiduenne afroamericano veterano della guerra in Corea, intraprende un viaggio nel New England, quella parte di America "bianca" dove se sei nero è meglio non mettere piede. Con Atticus c'è l'amato zio George e l'amica d'infanzia Letitia. Durante il viaggio verso la tenuta del signor Braithwhite, proprietario di un castello dove un'antenata di Atticus aveva vissuto come schiava, si imbattono in quelli che sembrano gli spiriti malvagi usciti dalle strane storie che lo zio George ama tanto. Un viaggio nell'America della segregazione razziale che si trasforma ben presto in una lotta per la sopravvivenza, tra episodi di razzismo e la minaccia di creature spaventose. Una volta giunti alla tenuta, Atticus trova suo padre incatenato, prigioniero di una loggia segreta chiamata Ordine dell'Antica Alba, capitanata da Samuel Braithwhite e suo figlio Caleb, e radunata per orchestrare un rituale che in realtà prevede proprio Atticus come protagonista, l'ultimo discendente della famiglia Turner. Ma perché Braithwhite e i membri dell'Ordine vogliono porre fine alla discendenza dei Turner?"


Sarà la Piemme a pubblicare in Italia "Lovecraft Country"; un libro che in realtà mi incuriosisce parecchio, soprattutto considerando la sua adesione al filone di omaggio riluttante/critica feroce al lavoro dello scrittore di Providence portato avanti da opere come "The City We Became" e "La Ballata di Black Tom".

Già che siamo in tema, vi ricordo che il cast della serie TV (prodotta da J. J. Abrams e Jordan Peele) includerà Jurnee Smollett, Jonathan Majors, Aunjanue L. Ellis e Courtney B. Vance. Il trailer sembra stupendo, perciò speriamo di trovarci alle prese con la nostra prossima ossessione horror! ^^



NB: Potete leggere QUI la mia recensione del libro di Matt Ruff! ;)


giovedì 7 maggio 2020

Recensione: "The City We Became" di N. K. Jemisin


great cities - migliori libri fantasy 2020 - libri horror

Great Cities, Vol. 1

Potete acquistarlo QUI in inglese


“Ogni città ha un’anima. Alcune sono antiche come miti, altre nuove e distruttive come bambini. New York City? Be’, lei di anime può vantarne addirittura cinque!
Ma ogni città possiede anche un lato oscuro. Un male antico, strisciante, infido, ha cominciato ad agitarsi sotto la terra e a minacciare di distruggere la metropoli. 
A meno che i suoi cinque protettori non riescano a unire le forze e a mettere un freno alle mire di questa diabolica presenza cosmica, una volta per tutte…”



The City We Became” è il primo romanzo urban fantasy scritto da N. K. Jemisin, la brillante autrice de “I Centomila Regni”, della serie "Dreamblood" e della “Trilogia della Terra Spezzata”.
Il libro, che va a inaugurare la nuovissima “Great Cities Trilogy”, prende spunto dal racconto “The City Born Great”, contenuto nella raccolta “How Long ‘Till Black Future Month?” e parzialmente adattato a mo’ di prologo per questa sua nuova opera.

Protagonista assoluta della trama di “The City We Became” è ancora una volta la città di New York, attraverso le incarnazioni personificate dei suoi cinque distretti: Manhattan, Brooklyn, Bronx, Queens e Staten Island. Ogni “quartiere” viene rappresentato da un diverso personaggio, in modo tale da garantire alla narrazione un retrogusto più autentico, fluido e interessante, mentre la più nota metropoli delle città a stelle e strisce si prepara a prendere vita e a ingaggiare battaglia contro una terrificante entità interdimensionale scaturita direttamente dalle pagine di un incubo lovecraftiano.
Non credo di potermi arrischiare a specificare molto di più, per timore di rifilarvi uno spoiler di troppo e guastarvi irrimediabilmente il piacere della sorpresa. Mi limiterò pertanto a ribadire che l’intreccio di “The City We Became” reca in sé un elemento di pura follia, una componente esilarante e geniale che mi ha colto ripetutamente di sorpresa, attirandomi nelle pieghe di una storia che è riuscita contemporaneamente a deliziarmi e a farmi riflettere.

La complessa mitologia (esplicitamente tratta dalla bibliografia lovecraftiana) e l’intrigante sistema magico al cuore della storia si sono confermati per me all’altezza degli alti standard qualitativi ai quali la penna della Jemisin ci ha sempre abituato.
Avevo sentito dire da tempo che “The City We Became” sarebbe stato un libro diverso da tutte le sue opere precedenti.
Nella sua pagina culturale, la rivista Vox lo descrive come un romanzo che parla di un virus (alieno) che si propaga indisturbato attraverso le strade di New York, approdato sugli scaffali in perfetta coincidenza con il picco di massima diffusione del Coronavirus.
Eppure, contro ogni aspettativa, si tratta di un libro gioioso, ottimista, vibrante di passione, entusiasmo, umorismo e vitalità contagiosa; un canto d’amore dedicato alla Grande Mela e ai suoi tenaci, combattivi, inarrestabili abitanti; un feroce grido di sfida al tetro nichilismo esistenziale e al grigio bigottismo sociale di cui l’autore del Ciclo di Cthulhu volente o nolente (e credetemi: ammetterlo ha fatto male anche a me...) nelle sue opere e nelle sue lettere si è sempre fatto portavoce.

Insomma, per farla breve: ho amato lo spirito di questo libro con tutta l’anima e il cuore.
Quella piccola parte di me che aveva inevitabilmente cominciato a rattrappirsi e ad avvizzire a causa della lettura di una sventurata (quanto popolare) raccolta di racconti denominata "Nottuario” (di un certo Thomas Ligotti, noto e fiero emulatore della prosa lussureggiante di H. P. Lovecraft...), grazie a “The City We Became” ha finalmente ricominciato a ritrovare calore, luce e ossigeno; per non parlare poi di forza, emozione, speranza e vigore.
Credo sia accaduto soprattutto perché la mia visione dell’esistenza umana (e dei suoi valori) non differisce poi molto da quella della Jemisin. Non mi aspetto (né mi farebbe necessariamente piacere) che tutti siano disposti a concordare con questa interpretazione. Sta di fatto che anch’io continuo a pensare che la mostruosità che si nasconde nell’anima delle persone rappresenti sempre e comunque una scelta e un errore, non una costante cosmica aberrante che ci è stata imposta dalle leggi della metafisica e contro le quali noi esseri umani saremo sempre del tutto impotenti.
People who say change is impossible, are usually pretty happy with things just as they are.”
Amen, Old J, come direbbe forse Veneza.
Amen, e a buon intenditor, poche parole.

Il finale di “The City We Became”, viceversa, è riuscito a lasciarmi un po’ interdetta. Non che mi sia sembrato necessariamente il frutto di una forzatura, o un po’ troppo tirato per i capelli. Semplicemente, credo di essermi aspettata dagli ultimi capitoli un’epicità e un senso di catarsi che invece, a mio avviso, non sono mai riusciti a manifestarsi pienamente.
Un altro elemento che non ho gradito (anche se immagino di averne inteso perfettamente le ragioni) ha a che fare con l’assenza di un reale legame empatico/emotivo fra i cinque eroi principali.
Personaggi come Brooklyn o Bronca sono sicuramente riusciti a entrarmi nel cuore (che diamine: perfino Aeslyn ci è riuscita, e detto fra noi comincio a sospettare che la Donna in Bianco sia il villain più brillante e carismatico di cui la Jemisin abbia mai scritto o di cui scriverà mai…), ma il fatto che a nessuno di loro sia mai sembrato importare un granché degli altri componente della squadra, a lungo andare ha finito con il frustrarmi e deludermi un pochettino.

Tanto di cappello invece - giusto per concludere - all’innegabile padronanza tecnico/stilistica della Jemisin. Se possedessi la metà del talento letterario che risiede nel dito mignolo di questa donna, sarei comunque in grado di scrivere dieci volte meglio della metà degli autori che ci sono stati proposti in traduzione dalla maggior parte delle case editrici italiane nel corso degli ultimi dieci anni.
Let’s say it again: a buon intenditor…


Giudizio personale:
8.5/10





giovedì 31 ottobre 2019

Recensione: "Culti Svedesi", di Anders Fager


racconti horror - Hypnos Edizioni - recensione - Lovecraft - grottesco

Potete acquistarlo QUI

“Quale terribile verità si nasconde nei boschi dell'oscura Borås, dove aleggia la figura del misterioso Capro Nero? Dove porterà mai il sanguinario viaggio della "Nonna"? Chi si cela dietro le parole dell'Ambasciatrice della Donna Enfia? Cosa può succedere quando una gelida nevicata si abbatte su un esercito nel 1718? E perché mai le opere d'arte e le fotografie estreme della signorina Witt hanno suscitato l'interesse della misteriosa Annette Glasser e della "Fondazione Carcosa"? "Culti svedesi" è la prima raccolta di racconti di Anders Fager che va a comporre la trilogia del "Mondo dei Culti". Le sue storie, ambientate per lo più nell'odierna Svezia, propongono una visione moderna dei Miti di Cthulhu, in un mondo in cui le entità del pantheon lovecraftiano, da Shub-Niggurath a Yog-Sothoth, da Ithaqua ad Hastur, si sono insinuate sulla Terra, nascoste agli occhi dei comuni mortali, a definire la follia, la violenza, la corruzione della società moderna. Anders Fager reinterpreta l'horror moderno con uno stile del tutto personale definito: "cosa accadrebbe se James Ellroy incontrasse H.P. Lovecraft".”


La nostra recensione di Halloween di quest’anno sarà dedicata a “Culti Svedesi”, l’originale e grintosa raccolta di racconti horror di Anders Fager, proposta in Italia dalla Edizioni Hypnos.
Come vi anticipavo qualche giorno fa, si tratta di una collezione di storie brevi di esplicita ispirazione lovecraftiana. “Culti Svedesi” contiene, per la precisione, cinque racconti e quattro “frammenti”, vale a dire dei brevissimi “mini-testi” presentati fra un “capitolo” vero e proprio del libro e l’altro. Non so bene cosa pensare a proposito di questi “frammenti”; quello dedicato al mostro marino e alla nave arenata in mezzo all’oceano mi ha divertito, ma francamente credo di essermi limitata a fagocitare il resto di questi piccoli “antipasti” senza riuscire nemmeno ad avvertirne il sapore.
I racconti veri e propri, chiaramente, sono un’altra storia.

Il primo, “Le Furie di Boras”, basterebbe anche da solo a introdurre alla perfezione quelli che si confermano presto essere i toni, le tematiche e il registro linguistico prediletti da Fager. Comincia tutto con un ribaltamento dei ruoli, con una caccia selvaggia orchestrata da un branco di ragazzine annoiate e affamate di emozioni, e con un orgiastico baccanale infarcito di sangue, violenza e parolacce.

Culti Svedesi”, perché voi lo sappiate, non è un libro raffinato. Le suggestioni originali e l’apparato metaforico deriveranno anche dall’opera omnia di H. P. Lovecraft, ma vi assicuro che non ci troviamo affatto al cospetto di un Thomas Ligotti di nazionalità svedese, qui (e che siano pure ringraziati gli dei di ogni singolo pantheon esistente per questa piccola misericordia, ragazzi!).
I racconti di Anders Fager sono satirici, grotteschi e pungenti. Ti si incollano addosso come un’infezione, una piaga virulenta e pruriginosa che proprio non puoi fare a meno di continuare a grattare. I personaggi che li popolano sono dei “poveri bastardi” (sgradevoli, esagerati e difettosi, ma al tempo stesso anche terribilmente umani e vulnerabili…), e il linguaggio usato dal narratore va a collocarsi felicemente in un punto imprecisato fra lo scurrile da osteria e il gergale infantile di terza media ripetuta fino allo stremo (sto seriamente prendendo in considerazione l’idea di farmi stampare l’iconica citazione “sparo cazzate, dunque sono” su una manciata di magliette, a proposito).

Questo tipo di scrittura viscerale, sanguigna, impulsiva, ipnotica, secondo me deve più a Stephen King o Clive Barker di quanto un osservatore casuale potrebbe essere indotto a pensare se si limitasse a lanciare un’occhiata svagata alla sinossi; ma racconti come “Per Sempre Felici a Osterman” e “Il Capolavoro della Signorina Witt” sembrano anche scritti da qualcuno che ha amato libri come “Rosemary’s Baby” e “Abbiamo Sempre Vissuto nel Castello” sopra ogni cosa.
Malattia mentale, paranoia, avidità, cupidigia ed egocentrismo sono sempre al centro di “Culti svedesi”; un elemento che ho apprezzato moltissimo, in questa raccolta, ha proprio a che fare con l’attenzione che ogni singola storia sembra disposta a concedere alla componente psicologica, malgrado la vena splatter e ogni possibile concessione agli eccessi di cui le singole trame risultano senz’altro infarcite.

Il più “lovecraftiano” dei racconti è forse “Il Viaggio della Nonna”; una storia misteriosa e sconvolgente che è riuscita a nauseami e intrigarmi al tempo stesso. “Il Desiderio di Un Uomo Distrutto” rappresenta invece una sorta di revenge story di stampo leggermente più classico… Ma se c’è una cosa che un lettore impara presto ad aspettarsi da “Culti Svedesi”, è di non fidarsi mai delle apparenze e di continuare a leggere fino all’ultima riga, prima di cominciare a sviluppare una qualsiasi teoria interpretativa sugli eventi narrati.

Mi farebbe piacere, insomma, se la Hypnos decidesse di continuare a tradurre in italiano anche altre opere di Anders Fager.  Basta uno sguardo alla pagina Wikipedia di questo prolifico autore per rendersi conto che di materiale da proporre ce ne sarebbe, probabilmente anche a iosa. Chissà. Per il momento possiamo solo tenere le dita incrociate, e sperare che questa piccola e promettente casa editrice continui a portare avanti l’ottimo lavoro svolto finora…

  
Giudizio personale:
7.5/10





martedì 8 ottobre 2019

"Culti Svedesi": arriva in Italia il libro di Anders Fager ispirato al pantheon lovecraftiano..

Qualche giorno fa, girellando in rete, mi sono imbattuta per caso nell’immagine di copertina di un nuovo libro horror targato Hypnos Edizioni: mi riferisco a “Culti Svedesi”, dello scrittore svedese Anders Fager!
Questa inquietantissima e suggestiva raccolta di racconti, di chiara ispirazione lovecraftiana, arriverà nelle librerie di tutta Italia il prossimo 16 ottobre. L’idea alla base di questo progetto mi ha intrigato così tanto che non ho proprio potuto fare a meno di condividere la mia scoperta con voi! ^___^



Lovecraft - divinità oscure - dark fantasy - libri

 “Quale terribile verità si nasconde nei boschi dell'oscura Borås, dove aleggia la figura del misterioso Capro Nero? Dove porterà mai il sanguinario viaggio della "Nonna"? Chi si cela dietro le parole dell'Ambasciatrice della Donna Enfia? Cosa può succedere quando una gelida nevicata si abbatte su un esercito nel 1718? E perché mai le opere d'arte e le fotografie estreme della signorina Witt hanno suscitato l'interesse della misteriosa Annette Glasser e della "Fondazione Carcosa"? "Culti svedesi" è la prima raccolta di racconti di Anders Fager che va a comporre la trilogia del "Mondo dei Culti". Le sue storie, ambientate per lo più nell'odierna Svezia, propongono una visione moderna dei Miti di Cthulhu, in un mondo in cui le entità del pantheon lovecraftiano, da Shub-Niggurath a Yog-Sothoth, da Ithaqua ad Hastur, si sono insinuate sulla Terra, nascoste agli occhi dei comuni mortali, a definire la follia, la violenza, la corruzione della società moderna. Anders Fager reinterpreta l'horror moderno con uno stile del tutto personale definito: "cosa accadrebbe se James Ellroy incontrasse H.P. Lovecraft".”


Data di Uscita:
 16 ottobre 2019

Potete acquistarlo QUI


Provando a fare qualche piccola ricerca su Wikipedia, ho scoperto che Anders Fager, un tempo ufficiale dell’esercito successivamente re-inventatosi game designer, ha esordito in Svezia proprio con la raccolta “Culti Svedesi”. In patria, questi racconti hanno riscosso un notevole successo, al punto da ispirare un gioco di ruolo e una graphic novel ambientata, per l’appunto, proprio nel cosiddetto “Mondo del Culto” inventato da Fager.

La casa editrice Hypnos propone poche, ma succulente novità di genere fantastico/horror ogni anno. A loro si deve l'arrivo nel nostro Paese, ad esempio, di quella piccola, grande gemma chiamata "La Ballata di Black Tom", firmata dall'autore americano Victor Lavalle. Un racconto che sembra condividere con "Culti Svedesi" più di qualche piccola premessa iniziale... anche se mi aspetto che il diverso punto di vista sulle tematiche care al grande autore di Providence abbia portato alla realizzazione di un'opera dai toni completamente diversi. 

Fra pochi giorni, ricordiamo inoltre che Fager dovrebbe far parte dell’elenco degli ospiti previsti per “Stranimondi”, il festival del libro che si terrà a Milano il 12 e il 13 ottobre. Se non abitassi su Plutone assieme a qualche orso bruno e a un paio di cerbiatti fortunatamente non ancora in via di estinzione, sicuramente avrei preso in considerazione l’idea di andare a dare un’occhiata alla presentazione… Ma il lavoro mi tieni inchiodata qui peggio di un pesciolino rosso nella sua boccetta di vetro, quindi temo proprio che la cosa non sarà possibile.

Eppure credo proprio che mi “consolerò” acquistando il libro... Chissà: qualcosa mi dice che potrei aver appena trovato la lettura giusta per il prossimo Halloween! ^^




NB: Potete leggere QUI la mia recensione di "Culti Svedesi"! :)



domenica 15 aprile 2018

5 (brevi) libri horror da leggere tutti d'un fiato




Con il termine “novella”, nel mondo anglofono, si tende abitualmente a riferirsi a ciò che, qui in Italia, siamo spesso abituati a chiamare “romanzo breve”.

Nel corso degli ultimi mesi, sono riuscita a recuperare diversi titoli interessanti, tutti relativi al genere horror, e per lo più pubblicati dalla casa editrice americana Tor.com (la quale, detto per inciso, sta portando avanti dei progetti di portata veramente stellare al momento, ragazzi!).

In ogni caso, ho pensato di raccogliere in una breve lista tutti i libri horror che mi sono capitati per le mani recentemente, e di presentarveli in ordine di rigoroso apprezzamento personale. Tenete conto che di alcuni torneremo a parlare in maniera più dettagliata: ho da poco finito di leggere, ad esempio, il secondo volume delle avventure di Danielle Cain, di Margaret Killjoy (alias il sequel di “The Lamb Will Slaughter the Lion”) e intendo scriverne una sintetica recensione nel corso della settimana, visto che l’ho apprezzato addirittura più del primo.

Per quanto riguarda “Rolling in The Deep”, invece, dovete sapere che la novella introduce un romanzo molto più lungo, intitolato “Into The Drowning Deep” e uscito sul finire dell’anno scorso. Dal momento che ho intenzione di leggerlo quanto prima, direi che avremo senz’altro il discorso di approfondire il discorso “terrificanti sirene dentute appostate nelle insondabili profondità della Fossa delle Marianne.” Ad ogni modo, la novella di Mira Grant (alias la mia beniamina Seanan McGuire) si è rivelata perfettamente in grado di farmi gelare il sangue nelle vene… E, credetemi, in campo libresco non sono mai stata una incline a lasciarsi spaventare troppo facilmente!


Rolling in the Deep
 di Mira Grant 
(alias Seanan McGuire)


“Quando i dirigenti della Imagine Network hanno deciso di commissionare un documentario sulle sirene, affidando l’incarico di realizzare le riprese necessarie alla nave da crociera Atargatis, non si aspettavano davvero di ottenere nulla di diverso da quanto avessero già ricevuto in precedenza: un assortimento di testimonianze in grado di provare il nulla assoluto, un mucchio di video inconsistenti capaci di provare ancora meno, e il tipo di ascolti che possono scaturire soltanto dal fascino esercitato dalle creature immaginarie sulle grandi masse. Non si aspettavano di trovare le sirene. E, di sicuro, non si aspettavano che le sirene avessero i denti.
Questa è la storia dell’Atargatis, persa in mare insieme a tutto il suo equipaggio. Alcuni l’hanno definita una truffa televisiva; altri, l’hanno descritta semplicemente come una tragedia marittima. La verità potrà essere trovata soltanto nelle insondabili profondità della Fossa delle Marianne… ma quel genere di profondità tende a custodire i suoi segreti molto gelosamente.”

Disponibile in inglese



The Lamb Will Slaughter the Lion
 di Margaret Killjoy


“Mentre cerca indizi sul misterioso suicidio del suo migliore amico, Danielle Cain si avventura nell’abusiva, utopistica città di Freedon, Iowa, e assiste all’apparizione di uno spirito protettivo – nella forma di un cervo rosso sangue, munito di tre corna – che inizia a rivoltarsi contro i suoi evocatori. Adesso, lei e i suoi amici dovranno agire alla svelta, se intendono salvare la città – o anche solo riportare indietro la pelle.”

Disponibile in inglese



La Ballata di Black Tom 
di Victor La Valle


“"New York, anni Venti. Charles Thomas Tester è un "intrattenitore" nella Harlem del jazz. Lui sa come lanciare un incantesimo anche senza magia e come attirare la gente. Ma quando dovrà consegnare un pericoloso libro a una maga solitaria nel cuore del Queens e s'imbatterà in un ricco occultista di nome Robert Suydam a Flatbush, sulle cui tracce è l'investigatore Thomas Malone, il giovane nero di Harlem aprirà la porta a un regno di profonda e imperscrutabile magia, attirando l'attenzione di creature che sarebbe meglio lasciare dormienti. L'umanità sarà davvero spazzata via? Il globo tornerà di nuovo ad appartenere a... Loro? "La ballata di Black Tom" riprende uno dei classici del fantastico, "Orrore a Red Hook" di H.P. Lovecraft, immergendolo nella realtà degli afroamericani della New York degli anni Venti."

Disponibile anche in italiano



The Murders of Molly Southbourne
di Tade Thompson


“La regola è semplice: non sanguinare.
Da quanto a Molly Southbourne  è dato ricordare, non ha mai fatto altro che guardare se stessa morire e morire ripetutamente. Ogni volta che la ragazza sanguina, per qualche strano motivo, nasce un’altra Molly, identica a lei da qualsiasi punto di vista – e sempre votata alla distruzione dell’originale. Molly è in grado di uccidere i suoi cloni in mille modi, ma sa anche che continuerà a venire perseguitata fino all’ultimo dei suoi respiri. Non importa quanto sia pronta a seguire le regole: alla fine, le Molly riusciranno sempre a trovarla…”

Disponibile in inglese



The Twilight Pariah 
di Jeffrey Ford


“Tutto quello che Maggie, Russell e Henry volevano fare, durante la loro ultima vacanza dal college, era ubriacarsi e giocare a fare gli archeologi in una vecchia casa sperduta fra i boschi appena fuori città. Ma quando provano a scavare fra le rovine della vecchia latrina della magione, i ragazzi si imbattono in qualcosa di molto più misterioso: una bottiglia sigillata, colma di liquido rosso, assieme al bizzarro scheletro di un bambino munito di corna. Disturbare quei resti innesca una spirale di eventi destinata a mandare all’aria le loro vite. I ragazzi iniziano a sentirsi seguiti ovunque vadano, le loro case vengono vandalizzate da anonimi sconosciuti, e persone a cui tenevano finiscono brutalmente, orribilmente e irrimediabilmente smembrate. E se i tre amici avessero risvegliato qualcosa? Una creatura che non si fermerà davanti a niente e nessuno, pur di ritrovare il suo bambino…”

Disponibile in inglese



mercoledì 13 settembre 2017

Recensione: "La Ballata di Black Tom"




Titolo originale: The Ballad of Black Tom
Autore: Victor LaValle
Disponibile: anche in italiano, edito dalla casa editrice Hypnos
Puoi comprarlo QUI


Girl Power:


La trama de "La Ballata di Black Tom"

"New York, anni Venti. Charles Thomas Tester è un "intrattenitore" nella Harlem del jazz. Lui sa come lanciare un incantesimo anche senza magia e come attirare la gente. Ma quando dovrà consegnare un pericoloso libro a una maga solitaria nel cuore del Queens e s'imbatterà in un ricco occultista di nome Robert Suydam a Flatbush, sulle cui tracce è l'investigatore Thomas Malone, il giovane nero di Harlem aprirà la porta a un regno di profonda e imperscrutabile magia, attirando l'attenzione di creature che sarebbe meglio lasciare dormienti. L'umanità sarà davvero spazzata via? Il globo tornerà di nuovo ad appartenere a... Loro? "La ballata di Black Tom" riprende uno dei classici del fantastico, "Orrore a Red Hook" di H.P. Lovecraft, immergendolo nella realtà degli afroamericani della New York degli anni Venti."



La mia recensione de “La Ballata di Black Tom” sarà piuttosto breve. Non perché lo splendido, intenso e commovente racconto di Victor LaValle non meriti tutte le belle parole e tutta la considerazione del mondo: semplicemente, trattandosi di una novella così breve e particolare, non ho intenzione di guastarvi la lettura rischiando di anticiparvi un solo elemento in più del necessario.

Ciò che mi preme farvi sapere, è che “La Ballata di Black Tom” è un piccolo gioiello del sottogenere lovecraftiano, un fantasy complesso e affascinante ambientato sulla sfondo dell'ambigua e spietata New York degli anni '20.
Una cupa, amara e surreale storia di (anti-) formazione a metà strada fra horror, poliziesco e morboso noir metropolitano, che LaValle ha scritto pensando esplicitamente all’opera dell’immenso H. P. Lovecraft (idolo amato/odiatodella sua giovinezza), peraltro senza esimersi dal tirare in ballo una delle più illustri creature del suo terrificante pantheon infernale.

Lo stile di LaValle, a mio avviso, può essere descritto soltanto come magnetico e incalzante. Chissà, il ragazzo potrebbe addirittura essere il miglior scrittore vivente di storie a sfondo lovecraftiano dopo Caitlin R. Kiernan, alla pari con Neil Gaiman e Stephen King in persona.
Ho deciso di sfidare la sorte acquistando questo volumetto, e quindi concedendo una possibilità a una piccola realtà editoriale come Hypnos, e posso considerarmi stra-felice di averlo fatto, dal momento che la traduzione italiana di “The Ballad of Black Tom” mi ha piacevolmente sorpreso, sia dal punto di vista della qualità che della scorrevolezza.
In realtà, sto prendendo in seria considerazione l'idea di comprare al più presto anche l’ebook di “The Changeling”, il nuovissimo romanzo di LaValle, in lingua originale. Credo che l'autore de “La Ballata di Black Tom” sia un Artista dotato di un animo poetico e tormentato, un uomo che ha davvero tante, tantissime cose da dire a proposito di questa nostra società malata, e che il fondamentale messaggio che pare annidarsi dietro ogni sua opera rivesta, oggi più che mai, un'importanza assolutamente vitale.


Giudizio personale: 

8.0/10




PS: per caso avete già letto (e apprezzato) "La Ballata di Black Tom"? E allora che ne direste di dare un'occhiata all'ultimo libro di N. K. Jemisin, "The City We Became"? ;D



domenica 17 luglio 2016

Want-to-read: Le uscite di luglio in lingua originale...

Buona domenica, amici! ^_____^

Come sapete, l’estate avrà senza dubbio i suoi vantaggi (anche se per me riguardano quasi esclusivamente il rilascio delle nuove stagioni di alcune delle mie serie tv preferite, visto che in questi mesi torridi mi tocca lavorare il doppio e non posso sognarmi un giorno di ferie manco per sbaglio! XD).

Ma, dal punto di vista delle nuove uscite libresche, in questo periodo c’è poco di gustoso da segnalare… a meno che uno non guardi – come capita alla sottoscritta – di sbavare senza ritegno dietro a una miriade di romanzi usciti da poco in lingua originale

Quelli che vi presenterò oggi, per esempio, sono i tre titoli di luglio che sono entrati di diritto a far parte della mia wish-list… nella speranza di poterli leggere presto, fatemi sapere anche voi se c’è qualcosa che vi ispira! <3


 - The Waking Fire, di Anthony Ryan


“The Waking Fire” è ambientato in un mondo in cui il sangue dei dragoni – creature simili ai draghi – viene stimato al di là di ogni immaginazione, e può essere distillato in vari elisir che permettono ai “benedetti dal sangue” di guadagnare strepitosi poteri.
Il romanzo segue uno di questi individui, mentre si mette alla ricerca di un’elusiva razza di dragoni così potenti, che la loro cattura garantirebbe l’accesso a sconfinate ricchezze; il secondo in comando di una nave corazzata; e una giovane donna impegnata da un contratto a vita con un sindacato commerciale: la sua missione di spionaggio la piazzerà sul fronte di una guerra appena dichiarata.
Mentre gli imperi collidono e arcani misteri iniziano lentamente a rivelarsi, questi personaggi verranno messi alla prova ancora e ancora, fino a scoprire che il destino del mondo verrà posto presto sulle loro spalle…”



- Red Right Hand, di Levi Black

"Charlie Tristan Moore non è un’eroina. E’ una sopravvissuta. Durante una notte in cui tutti i demoni del suo passato sembrano pronti a balzarle addosso, arriva a imbattersi in qualcosa di addirittura più atroce: l’attacco di tre mostruosi skinhounds, creature che sembrano scaturite fuori direttamente da un incubo.
Prova a combattere, ma viene sopraffatta dalla superiorità numerica dei suoi nemici.
Proprio quando ogni speranza sembra perduta, arriva l’Uomo in Nero, un salvatore ancora più mostruoso e improbabile, che indossa un lungo cappotto scuro che sembra dotato di vita propria e impugna una spada dalla lama nera nella sua terribile mano rossa.
Il suo salvataggio ha un costo. Charlie dovrà diventare la sua Accolita e abbracciare la magia nera che non aveva mai saputo di custodire dentro di se’. Per assicurarsi che dia il suo meglio, l’Uomo prende il suo amico (e possibile innamorato) Daniel in ostaggio, in modo tale da assicurarsi la sua obbedienza.
L’Uomo in Nero, un dio del caos lovecraftiano, sostiene di essere in guerra contro la stirpe dei suoi confratelli demoniaci, divinità agghiaccianti che stanno preparando un' imminente apocalisse.
Ma davvero è lui il minore dei mali, oppure sta solo cercando di uccidere i suoi potenziali competitori?”

 
- Children of Icarus, di Caighlan Smith


“E’ Clara che sta disperatamente cercando di entrare nel labirinto, ed è Clara a essere forte, coraggiosa e intelligente abbastanza da accettare ogni sfida. Perciò, quando viene prescelta, non è una sorpresa per nessuno.
Ma la stessa cosa accade alla ragazza che è sempre vissuta nella sua ombra.
Insieme, entrano nel labirinto. Nel giro di pochi minuti, vengono separate per sempre.
Adesso la ragazza che non aveva mai lasciato le mura della città dovrà lottare per sopravvivere in un incubo vivente, uno in cui scegliere di fidarsi della persona sbagliata significa andare incontro a morte certa…”




 :)

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