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lunedì 13 dicembre 2021

Recensione: "This Poison Heart", di Kalynn Bayron

Kalynn Bayron, autrice di “Cinderella is Dead”, firma uno dei libri young adult più elettrizzanti, simpatici e divertenti che abbia letto nel corso degli ultimi anni!

A metà strada fra urban fantasy e romanzo gotico, il suo “This Poison Heart” è anche un retelling del mito di Medea, narrato in prima persona da una protagonista a cui, non a caso, molti personaggi secondari continuano a riferirsi come a una sorta di “Black Poison Ivy”...

 

This Poison Heart, Vol. 1

Potete acquistarlo QUI in inglese


La trama

L’adolescente Briseis ha sempre saputo di essere diversa.

Fin da quando era soltanto una bambina, è stata in grado di comunicare con le piante... e di controllarle, anche, in parte.

Ma non è tutto: perché Bri può fare affidamento su un’innata immunità ai veleni, una caratteristica che la riempie di terrore ed eccitazione al tempo stesso.

Le sue due mamme gestiscono un negozio di fiori che naviga in acque tutt’altro che rosee, ma la loro famiglia è così unita e piena d’amore, da rendere insignificanti perfino questi piccoli ostacoli. Almeno fino a quando un improvviso aumento dell’affitto non le scaraventa tutte in un vortice di preoccupazione...

Il miracolo avviene all’improvviso: una donna si presenta alla porta e annuncia di rappresentare una certa signora Circe, la sorella della madre biologica di Briseis.

Né la ragazza, né le sue mamme hanno mai sentito parlare di questa persona. In compenso, l’avvocato si presenta accompagnato da una sconcertante notizia: Bri ha appena ereditato la magione di Circe, con i suoi sterminati ettari di terreno e la strana “erboristeria” che occupa un’ala dello gigantesco caseggiato.

La famiglia si trasferisce immediatamente nel villaggio di Circe, sollevata. Ma la loro nuova casa ha un aspetto più sinistro del previsto, e l’elenco di istruzioni che la correda risulta abbastanza ambiguo. E poi, a cosa serve il giardino segreto nascosto fra gli alberi che costeggiano la proprietà?

E perché sconosciuti di ogni risma continuano a presentarsi alla loro porta, come se fossero alla ricerca di qualcosa?

Bri è determinata a scoprire i segreti che aleggiano sulla sua nuova comunità; ma il pericolo si annida in ogni angolo, e forse il passato dei suoi parenti biologici non ha ancora chiuso con lei...

 

Un cast irresistibile

L’esistenza di “This Poison Heart” deve sicuramente molto a libri come “Il Giardino Segreto” di Frances Hodgson Burnett o “Nelle Pieghe del Tempo” di Madeleine L'Engle.

Ma quella di Kalynn Bayron è, prima di tutto, una storia deliziosamente moderna, effervescente e originale, dotata di un’inconfondibile personalità.

Gli stessi aggettivi che userei per descrivere i personaggi del romanzo, di cui ho finito per innamorarmi perdutamente in meno di venti pagine!

Le due mamme della protagonista brillano in modo particolare, con il loro vulcanico carico di vitalità ed eccentricità esplosiva; ma, chiaramente, ho amato molto anche Marie (love interest annunciato, nonché “affascinante miliardaria sconosciuta” della situazione...) e Karter, il goffo e protettivo best friend della porta accanto.

C’è da dire, a tratti, che la trama di “This Poison Heart”, risulta meno fluida e organica del previsto. Per fortuna, il ritmo scorre così bene, e il punto di vista di Bri coinvolge così tanto, che perfino nei momenti di minima tensione, il lettore corre un rischio di annoiarsi pressoché pari a zero.

 

Anima e cuore

L’atmosfera che aleggia fra le pagine di “This Poison Heart” mi ha ricordato quel particolare “vibe” alla Tim Burton, che tutti i grandi fan delle pellicole del regista di “Miss Peregrine” e “Dark Shadows” non potranno fare a meno di apprezzare.

La natura dei poteri di Briseis è molto peculiare e misteriosa, e il viaggio alla scoperta di se stessa che la protagonista intraprende nel corso del romanzo si conferma intrigante e ricco di sorprese.

Ma, forse, ciò che ho amato di “This Poison Heart” sopra ogni cosa è l’assurda sensazione di CALORE che i suoi capitoli riescono a trasmettere. Una dolcezza non sciropposa, non scontata, tutt’altro che melensa, ma inequivocabile; l’assoluta, inconfutabile certezza di trovarsi al cospetto di un libro dotato di un’anima e di un cuore.

Con queste premesse, è facile ammettere la verità: Kalynn Bayron attinge a piene mani dal classico bacino di “tropes” a cui la narrativa YA ci ha abituato, ma lo fa con una tale grazia, una tale esuberanza ed energia, da riuscire a intessere un racconto completamente nuovo, malgrado qualche microscopico scivolone strutturale qua e là.

Spero con tutto il cuore che una delle nostre case editrici possa portare “This Poison Heart” in Italia al più presto, insomma.

Un po’ perché Kalynn Bayron merita il successo internazionale.

Ma, soprattutto, perché ce lo meritiamo noi.

 

 


domenica 26 settembre 2021

Recensione: "Black Water Sister", di Zen Cho

Black Water Sister” è il nuovo urban fantasy di Zen Cho, già autrice della duologia “Sorcerer to the Crown + “The True Queen”, nonché del notevole romanzo wuxia “The Order of the Pure Moon Reflected inWater”.

Black Water Sister” vanta una variopinta ambientazione asiatico-contemporanea e un nucleo di tematiche altamente significative; è un libro divertente, eccentrico e colorato, che giustappone la sensibilità e il materialismo (tutto occidentale) di una protagonista nata e cresciuta negli USA, al folclore e allo spiritualismo malesiano.

Un fantasy singolare e potenzialmente irresistibile, che a tratti ricorda “The Ghost Bride” di Yangsze Choo; purtroppo, la trama sconnessa e i personaggi da light novel tendono a guastare l’effetto di insieme, rendendo l’esperienza di lettura gradevole, forse addirittura pittoresca, ma tutt’altro che indimenticabile...


Potete acquistarlo QUI in inglese

 

La trama

Jessamyn Teoh si è sempre considerata americana; eppure, quando suo padre perde il lavoro a seguito di una grave malattia, viene costretta a tornare in Malesia assieme al resto della sua famiglia.

Jess non ha mai vissuto in Malesia, neanche per un giorno. Non conosce quasi nulla delle tradizioni locali, e meno ancora di quelle relative al suo stesso albero genealogico. Così, quando comincia a sentire una voce che le parla all’orecchio, attribuisce la cosa allo stress e si mette subito alla ricerca di un terapeuta.

Dopotutto, è una laureata di Harvard senza uno straccio di prospettiva, esiliata in una terra “straniera” a un paio di pianeti di distanza dalla sua ragazza, dai suoi amici, dal mondo che conosceva.

Chi è che non ne uscirebbe con i nervi un tantino logorati?

Tutto cambia, quando lo spirito con cui è entrata in comunicazione si rivela appartenere ad Ah Ma, la nonna materna che non ha mai veramente conosciuto. In vita, Ah Ma era una potentissima medium, l’avatar di una misteriosa divinità chiamata “Black Water Sister”.

Adesso, Ah Ma è più che mai determinata a pareggiare i conti con il boss della malavita locale, colpevole di aver arrecato un’offesa mortale alla sua dea – e, per qualche ragione, pare proprio che non possa riuscirci senza l’aiuto di Jess!

Attirata in un mondo di fantasmi, divinità e oscuri segreti di famiglia, Jess scoprirà che stringere accordi con uno spirito capriccioso potrebbe rivelarsi più pericoloso del previsto. Anche perché la “Black Water Sister” di cui parla Ah Ma è molto, molto arrabbiata... e, se Jess dovesse fallire, la sua prossima vittima potrebbe essere qualcuno che le è molto caro.


Genitori, zii, cugini e tanti guai!

Ci tengo a precisare che “Black Water Sister” è un libro che la stragrande maggioranza del pubblico (e della critica) ha amato profondamente.

Per me non è stato così, ma la verità è che non so quanto di tutto questo sia da attribuire alla mia scarsa capacità di relazionarmi a quello che è l’effettivo tema portante di quest’opera: vale a dire la famiglia, nel senso più biologico ed esteso del termine.

In realtà, l’opera di Zen Cho affronta molti argomenti interessanti; quello dell’immigrazione è decisamente quello che mi ha colpito di più, dal momento che lo smarrimento di Jess, la sua dolorosa mancanza di una specifica identità culturale in cui riconoscersi, viene rappresentata dall’autrice con passione e un’ encomiabile dose di approfondimento psicologico.

Ma è un fatto che i riflettori restino puntati soprattutto sui rapporti famigliari. Tutta la vita di Jess in Malesia, in un certo senso, ruota attorno a questo enorme, chiassoso, “simpatico” serraglio di zii, cugini, parenti di terzo grado e ficcanaso vari ed eventuali.

Ora... I personaggi della madre, del padre e della nonna sono stupendi, non mi fraintendete. Ma il resto della banda?

Sarò sincera con voi: riferimenti alle varie esperienze LGBT a parte, per me non è stato sempre facile riuscire a stabilire un punto di connessione con la protagonista; trovare un modo per immedesimarmi nei suoi problemi, nei suoi dilemmi morali e nella sua visione della vita.

Parte del problema ha sicuramente a che fare con una questione di “gap” culturale. Dopotutto, come l’autrice si prende la briga di ricordarci, molte famiglie asiatiche allevano i propri figli in base a valori completamente diversi da quelli occidentali.

C’è anche da dire che il significato che attribuisco io alla parola “famiglia” ha poco a che fare con il DNA, e molto più a che vedere con la gente che effettivamente si prende cura di me e mi protegge le spalle. Ma, forse, questa modalità di pensiero è un lusso che posso concedermi soltanto perché non ho avuto la sfortuna di crescere in una terra diversa da quella dei miei antenati; dopotutto, nessuno ha mai cercato di sradicare me dalle mie radici. Posso scegliere di allontanarmene; posso crogiolarmi nella consapevolezza che saranno sempre lì: per ritrovarle mi basterebbe allungare una mano.

Perfino così, sarà sincera: ho trovato difficile comprendere i motivi che spingono Jess a vivere in preda al terrore costante di deludere questo clan di parenti che, a ben vedere, non sono altro che sconosciuti che per caso portano il suo stesso cognome; gente che si prende la briga di giudicare ogni sua azione e di pianificare la sua vita in ogni insignificante dettaglio, ma mai – il cielo ce ne scampi – di conoscerla per ciò che Jess realmente è.

Jess, dal canto suo, reagisce a tutte queste interferenze mostrando soltanto passività, pavidità e una vaga predisposizione al martirio... una serie di circostanze che, lo ammetto candidamente, purtroppo non mi hanno reso particolarmente bendisposta nei confronti del resto della sua storia.


Un arco spezzato

Dal punto di vista della trama vera e propria, trovo che “Black Water Sister” risenta di una grave mancanza di struttura.

Questo difetto, secondo me, va attribuito soprattutto all’arco narrativo della protagonista, che non arriva mai a svilupparsi in modo soddisfacente. La trasformazione di Jess, alla fine del libro, mi è parsa tutt’altro che convincente; una specie di parabola “a singhiozzi”, che si evolve a forza di scenari pittoreschi e incontri con personaggi sui generis, piuttosto che per mezzo di lezioni apprese e prove superate.

Oltretutto, non ho apprezzato particolarmente neanche la tendenza dell’autrice a ricorrere alla costante minaccia di violenza sessuale come espediente narrativo. Perché, detto fra voi e me, questo sarà anche uno stratagemma dolorosamente credibile... ma, nell’ambito di un libro a sfondo sovrannaturale, in realtà si traduce anche in un cliché pigro, la prima freccia nell’arco di un autore che non conosce il mondo che ha creato e che si rifiuta di fare i compiti a casa.

L’ambientazione, viceversa, è un elemento in cui “Black Water Sister” senz’altro eccelle. La Malesia dipinta da Zen Cho non mi è mai sembrata così vivida, problematica e interessante. Le sue descrizioni mi sono entrate sotto la pelle come le schegge di una cornice; un dipinto quadrimensionale, che è riuscito ad avvolgermi nelle sue luci, nei suoi profumi e nelle sue seducenti percezioni sensoriali.

Mentirei, se vi dicessi di non essermi aspettata un qualcosa di più. Ma suppongo che trarrò consolazione dal fatto di essermi imbattuta in una delusione parziale, e non integrale al 100%! XD




martedì 24 agosto 2021

Recensione: "Un Unkindness of Ravens - La Vendetta dei Corvi"

An Unkindness of Ravens: La Vendetta dei Corvi” è una serie a fumetti per ragazzi di genere horror/sovrannaturale.

Una storia di streghe, intrighi e piccole città in preda a diaboliche cospirazioni, firmata dall’autore americano Dan Panosian e dall’illustratrice italiana Marianna Ignazzi.

L’edizione italiana sarà disponibile a partire dal 23 settembre, per la casa editrice Saldapress.

Nella recensione qui in basso, invece, mi vedrete fare riferimento direttamente all’edizione originale americana del fumetto, targata Boom! Studios! :D



Potete acquistarlo QUI in italiano 


La trama

Wilma è la vostra classica adolescente bionda di provincia.

La ragazza si è appena trasferita nella sua nuova scuola, e il suo sogno più grande (?) è quello di passare inosservata come un fiocco di neve in una bufera.

Una speranza destinata a evaporare in fretta, in realtà: il primo giorno di lezioni, infatti, Wilma scopre che i corridoi dell’istituto che ha appena iniziato a frequentare sono letteralmente tappezzati di poster che riportano la foto di una biondina che le assomiglia in modo inquietante.

Una studentessa che si è volatilizzata dalla faccia della Terra già da qualche giorno, a cui forse qualcuno ha addirittura fatto del male; il suo nome è/era Weaverly e faceva parte di una congrega, un gruppo di streghe molto etniche e dark a cui piace farsi chiamare “i Corvi”.

Le vecchie amiche di Weaverly contattano immediatamente Wilma, scaraventandola all’interno di un mondo di magia e scontri fra fazioni rivali; un’epica diatriba del genere Good VS Evil  che affonda le sue radici direttamente nei giorni della caccia alle streghe e dei processi di Salem.

Riuscirà la nostra eroina a barcamenarsi fra la sua nuova routine scolastica, le frequentazioni appena sbocciate e la setta stregonesca capeggiata dalla sua rivale, l’energetica mean girl del liceo?


The Chilling Adventures of… Mary-Sue?

Un Unkindness of Ravens: La Vendetta dei Corvi” si è rivelato uno dei fumetti più elementari e scialbi che abbia mai letto.

Gli autori hanno deliberatamente cercato di infondere nella loro opera un taglio frizzantino alla “Sabrina” o “Riverdale; ma, francamente, non riesco a capire in che modo la trama, i personaggi o la premessa possano ambire a distinguersi da altri dieci milioni di titoli simili in circolazione là fuori.

Se non, forse, in termini di abbassamento degli standard generali.

L’abominevole caratterizzazione di Wilma, per me, rappresenta il tasto più doloroso, dal momento che certi cliché si rivelano addirittura offensivi nei confronti delle ragazze adolescenti e delle loro problematiche. Che non sono solo (piccolo spoiler!) “ambire a essere carine e popolari come tutte le altre” o "rimorchiare il bell’ombroso della scuola".

La protagonista di “An Unkindness of Ravens”, dicevamo, è una ragazza che, per una ragione o per l’altra, vorrebbe tanto essere considerata ordinaria. Quando scopre di possedere invece fenomenali poteri cosmici (che ovviamente non si è mai guadagnata; che non ha mai neanche cominciato a desiderare…) si incazza a bestia e comincia a sbroccare a destra e a manca. A sentirla parlare, vi convincereste che un cattivo cosmico abbia appena cercato di scagliarle la biblica croce del Golgota sulle spalle!

Impegnata com’è ad autocompatirsi e strapparsi i capelli per la bellezza di cinque numeri, prima del gran finale Wilma trova appena il tempo di invaghirsi di un tizio a caso (Dylan di “Beverly Hills 90210”, in versione 2.0) e di formare un’amicizia di comodo con un altro liceale un po’ imbranato, il classico “sidekick” di turno che offre agli autori il pretesto per riversare addosso ai lettori un po’ di sano infodump, senza correre (troppo) il rischio di far sembrare Wilma una totale sbarellata.

Nella vita di questa ragazzina non c’è spazio per nient’altro. Di sicuro non per entrare a far parte del gruppo dei Corvi o per studiare una strategia in grado di sconfiggere i cattivi; non per formare delle relazioni significative con chicchessia o per imparare a comprendere meglio le naturali complessità del mondo che la circonda.


Una serie limitata, o… un pilot?

L’editore americano cerca di spacciare “An Unkindness of Ravens: La Vendetta dei Corvi” per una “serie limitata”, e raccoglie tutti e cinque i numeri che la compongono in un unico volume. Lo stesso farà, a settembre, anche la Saldapress.

Ma se pensate che questo vi garantisca automaticamente l’opportunità di leggere una storia autoconclusiva, dotata di un finale anche remotamente soddisfacente, bè… benvenuti nel Club di Quelli Destinati a Restare Amaramente Delusi (scrivetemi, e vi terrò volentieri un posto! XD).

Nel caso dell’opera di Panosian e Ignazzi, “serie limitata” vuol dire semplicemente “diavolo, beccatevi questo cliffhanger, nessuna risposta e un sacco di foreshadowing che non porta da nessuna parte; e poi non sognatevi di venirvi a lamentare con noi, che vi avevamo pure avvertito!” XD.

Se “An Unkindness of Ravens” non rappresentasse, al tempo stesso, un pilot così dolorosamente superficiale e scarno di dettagli originali, probabilmente non mi lamenterai neanche così tanto,

Ho notato che alcuni lettori americani tendono a paragonare il fumetto al primo episodio di uno show di questa o quell’altra rete televisiva via cavo “minore”. Eppure, secondo me, anche questo resta un complimento eccessivo: perfino al confronto di un semplice “Motherland: Fort Salem” o di un “The 100”, “Un Unkindness of Ravens” continua a restare quello che è… vale a dire, a mio avviso, una gigantesca perdita di tempo.

Se siete interessati al tema della guerra fra streghe, e a quel particolare “vibe” trasmesso da alcune vecchie glorie cinematografiche degli anni Novanta (dal film “Buffy” a “The Craft”), vi consiglio piuttosto di dare un’occhiata alla serie “Muted”, disponibile su Webtoon.

È gratis, le illustrazioni riescono a manifestare un pizzico di personalità anziché limitarsi a sembrare “ok”, e l’autrice è già arrivata a sceneggiare la terza stagione: devo davvero continuare a elencarvi altre ragioni? ;D

 



domenica 15 agosto 2021

Recensione: "Le Streghe in Eterno", di Alix E. Harrow

Può un romanzo fantasy affondare profondamente le sue radici nella storia, negli anni del tumulto, del cambiamento, delle prime battaglie per la parità dei sessi?

Ma certo che può…

Non mi credete? Allora allacciate le cinture e preparatevi a leggere “Le Streghe in Eterno”, il secondo libro scritto dalla fenomenale Alix E. Harrow, già autrice de “Le Diecimila Porte di January”.

Sorellanza”, “suffragette” e “stregoneria”: saranno queste le tre magiche “s” che ci permetteranno di iniziare il viaggio.

Manca qualcosa, dite?

Ah, già, avete ragione, quasi dimenticavo…

Ogni storia fantastica che si rispetti comincia con le parole: “C’erano una volta tre sorelle, o forse erano tre streghe…

 

Potete acquistarlo QUI in italiano


La trama

È il 1893, e James Juniper Eastwood è appena arrivata a New Salem.

Provate a immaginarla mentre scende dal treno, se ci riuscite: questa ragazza della brughiera dagli zigomi spigolosi, i capelli aggrovigliati e lo sguardo furente, pronta a dare battaglia e a cambiare i connotati del mondo perfino a suon di sganassoni, se si rivelasse necessario!

È il 1893, e al mondo non ci sono più streghe. I conservatori hanno pensato bene di bruciarle tutte, e di distruggere l’intero bagaglio delle loro conoscenze e fonti di saggezza, già che si trovavano sul posto.

Ma forse questa non è proprio tutta la verità, no? Perché, in fondo, in ogni epoca storica gli uomini hanno cercato di portare via alle donne ogni singolo brandello di autorità e potere… Che voi sappiate, ci sono mai riusciti? Per quanto disperatamente, violentemente e crudelmente ci abbiano provato?

Juniper non è una strega, non esattamente. Ma da Mama Mags, sua nonna materna, ha ereditato degli incantesimi, e ormai Juniper potrebbe essere abbastanza disperata, arrabbiata e determinata da cedere alla tentazione di usarli. Soprattutto quando scopre che New Salem non è la culla di civiltà e serenità in cui sperava, ma un viscido nido di ipocrisia e bigottismo; un coacervo di serpi malevole, disposte a tutto, pur di schiacciare i deboli e riempirsi il gargarozzo.

È il 1893, e i primi movimenti femministi si stanno in facendo in quattro, per cercare di rivendicare il diritto femminile al voto. Ma la gente “perbene” non fa altro che deridere questi tentativi, e spargere calunnie su chiunque abbia preso parte alle manifestazioni. L’orizzonte non si prospetta particolarmente roseo, per le donne nate e cresciute fuori o dentro i confini di New Salem.

Entrano in scena Beatrice Belladonna e Agnes Amaranth, le sorelle che Juniper credeva di aver perduto; quelle accusate di averle voltate le spalle, di averla abbandonata alle cure di un padre violento e abusivo.

Un tempo erano legate come siamesi, le giovani Eastwood; erano l’unico rifugio, il porto sicuro l’una dell’altra.

Adesso, sono solo tre estranee in una grande città, che si arrabattano per tenere la testa fuori dall’acqua in un mondo di ombre in rapida ascesa.

O… forse no?

Quando Juniper invocherà l’aiuto delle sue sorelle, risponderanno Bella e Agnes al suo appello? L’ aiuteranno a riportare la magia a New Salem? O permetteranno a un nuovo, spietato nemico di arraffare tutto il potere e proclamare definitivamente conclusa l’era delle streghe?

 

La Fanciulla, la Madre e la Megera

Fra i tutti i libri recuperati quest’anno, “Le Streghe in Eterno” è il mio preferito in assoluto.

La cosa che ho amato di più? I personaggi, naturalmente!

Dovete sapere che le tre sorelle Eastwood incarnano, ciascuna a suo modo, un diverso aspetto della divinità Madre, l’entità frequentemente associata al mondo della magia e del neopaganesimo

Juniper è la Fanciulla, la Ragazza Selvaggia; impaziente, impulsiva, irruenta, imprevedibile… Una meravigliosa via di mezzo fra Vasya, la protagonista dell’indimenticabile fantasy storico “L'orso e l'Usignolo” di Katherine Arden, e Prunella Gentleman, dal romanzo “Sorcerer to the Crown” di Zen Cho: indomabile, tempestosa e agguerrita, Juniper incarna l’essenza stessa della magia che non può essere contenuta… né controllata.

Agnes, invece, è la Madre, la sorella di mezzo; la più forte, la più vigorosa, la più appassionata e la più sensuale. Quella che ha già sperimentato in prima persona le crudeltà del mondo, e ha avuto un assaggio del modo in cui la società tratta le donne che si rifiutano di stare al loro posto… Non per questo, permetterà alla paura di annichilirla o cambiare la sua natura.

E poi c’è Bella, che rappresenta la “Vegliarda” (povera Bella! XD), vale a dire la sorella saggia, riflessiva, che “sa” più cose ed è sempre pronta a elaborare strategie e progetti. Lasciate che ve lo dica: scegliere il mio personaggio preferito de “Le Streghe in Eterno” sarebbe impossibile… se non fosse per Bella. Perché, andiamo… Bibliotecaria? Appassionata di libri fantastici e storie di magia? Riservata? Iper-prudente, un po’ insicura, e dolorosamente innamorata di una donna che sembra al di là della sua portata? Diamine, mi sa che mi ricorda qualcuno… Chi sarà mai? XD

Scherzi a parte, l’unica cosa che ho adorato più della caratterizzazione delle Eastwood, è stato il modo in cui Harrow ha deciso di sviluppare i loro archi narrativi: vale a dire portando ciascuna di loro a superare i limiti “imposti” dal proprio ruolo, rifuggendo da qualsiasi tipo di stereotipo e accogliendo a braccia spalancate la loro femminilità e i mille modi diversi in cui è possibile esprimerla.

 

There will be… witches!

Ma che cos’è una strega, esattamente?

Alix E. Harrow ha una teoria: “Behind every witch is a woman wronged.”

Se è così (e io credo che lo sia), ogni donna nata sotto il cielo è una strega, e dovrebbe andare fiera del proprio retaggio in ogni momento.

In realtà, “Streghe in Eterno” è un libro che strizza frequentemente l’occhio anche a “Streghe di una notte di mezza estate” di Terry Pratchett; ad esempio, la frase “Bella informs her that this is the precise reason why women's dresses no longer have pockets, to show they bear no witch-ways or ill intentions”, non ha potuto assolutamente fare a meno di ricordarmi le mitiche Esme Wetherwax e Tata Ogg!

Ma la verità è che, nel libro di Harrow, incontrerete molte streghe diverse, di ogni nazionalità, confessione, ceto o orientamento sessuale.

E le amerete tutte, perché in ognuna di loro, per quanto distante o diversa da voi possa sembrare all'inizio, riuscirete a scorgere tratti del vostro presente, del vostro passato e del vostro futuro.

Fare il tifo per loro diventerà, quindi, la vostra seconda natura… La parte più bella? Non riuscirete a smettere di leggere fino a quando non avrete scoperto l’adrenalinico, scioccante finale che l’autrice ha tenuto in serbo per voi!


Alix E. Harrow: l’autrice che possiede “l’intento, i mezzi e le parole”

Le Streghe in Eterno” è un libro molto denso; ricchissimo di eventi, sottotrame, villains, comparse e intrecci secondari.

Se cercate una lettura “da spiaggia”, particolarmente rilassata e poco impegnativa… bè, in realtà vi consiglio di cercare altrove! XD

Personalmente, trovo che Harrow abbia svolto un lavoro magnifico, e che il suo impresssionante livello di competenza tecnico/stilistica abbia fatto dei passi da gigante, dai tempi de “Le Diecimila Porte di January” (in quale, in effetti, risentiva di più di qualche difettuccio, dal punto di vista del ritmo e della struttura).

Di solito, non amo molto il narratore onnisciente e tutto ciò che esso comporta; ma Harrow gestisce così bene i suoi personaggi, la sua ambientazione e i cambiamenti di focalizzazione, da rendere l’uso della voce narrante in questo romanzo un qualcosa di assolutamente magico e irripetibile!

La sontuosità dell’immaginario, la forza dell’apparato allegorico, la fresca vivacità delle sue allitterazioni… Date retta a me: Alix E. Harrow è un’autrice con un futuro brillante dinnanzi a sé! 

Da parte mia, posso soltanto sperare che continui sempre a impegnare il suo talento al servizio dei miei generi preferiti: perché il fantasy, molto semplicemente, non può più permettersi di fare a meno di autrici Harrow, né di libri meravigliosi e epici come “Le Streghe in Eterno”…

 


Piccolo avviso: ovviamente, la mia recensione si riferisce all'edizione americana originale del libro, "The Once and Future Witches"! Pertanto, non sono in grado di anticiparvi nulla a proposito della qualità della traduzione, dell'impaginazione o dell'aspetto che avrà la copia "fisica" del romanzo in italiano.


giovedì 5 agosto 2021

"In Every Generation": Kendare Blake annuncia il suo primo romanzo ambientato nel "Buffyverse"!

La serie televisiva “Buffy: The Vampire Slayer” ha chiuso i battenti quasi vent’anni fa, ma, ragazzi… Pare proprio che il Buffyverse sia più vivo che mai!

Soltanto qualche mese fa, ho iniziato a parlarvi del divertentissimo reboot a fumetti delle avventure della Cacciatrice più famosa di Sunnydale (una serie edita in Italia dalla Saldapress). È notizia ancora più fresca la pubblicazione (per il momento, prevista esclusivamente in lingua inglese) di “In Every Generation”, primo libro di una nuova trilogia di romanzi ambientati nel mondo di Buffy e compagni!

A firmare il progetto provvederà Kendare Blake, già autrice di popolari successi YA quali “Anna vestita di sangue”, “Antigoddess” e “La battaglia delle tre corone”.

Non ci resta che dare un'occhiata insieme alla trama di “In every generation”! ;D  

 

Data di uscita prevista: gennaio 2022

“Frankie Rosenberg, studentessa del secondo anno al New Sunnydale High, è la figlia della strega più potente della storia della città. Sua madre, Willow, le sta insegnando la magia lentamente, con cautela, a condizione che Frankie prometta di usarla nell’interesse del mondo. Ma la vita tranquilla e felice di Frankie viene messa a repentaglio dall’arrivo di Hailey, la nuova ragazza in città, che giunge insieme a un annuncio allarmante: l’annuale convention di Cacciatrici è diventata il bersaglio di un attacco, e adesso tutte le Cacciatrici  ̶  incluse Buffy, Faith e Vi, la sorella maggiore di Hailey – potrebbero essere morte. Questo significa che, per la nuova Cacciatrice di questa generazione, è venuto il momento di impugnare il paletto e imparare a controllare i suoi poteri in procinto di sbocciare. Con l’aiuto di Hailey, di un lupo mannaro di nome Jake, e di un demone nerd ma molto hot, Frankie dovrà dunque prepararsi a diventare la Cacciatrice, per impedire alla Bocca dell’Inferno di spalancarsi… di nuovo! E, già che è lì, Frankie potrebbe anche approfittare dell’occasione per scoprire cosa diamine potrebbe essere capitato a sua Zia Buffy… prima che lo stesso succeda anche a lei!”

 

Sarò onesta al 100% con voi: per il momento, questa sinossi ha suscitato su di me un effetto piuttosto oscillante, diciamo a metà strada fra la moderata curiosità e lo scandalizzato “Eeeeeh? Cosa diamine sarebbe, questa roba?! Chi ha battuto la testa e si è fatto molto male?” XD

Leggere le parole “la figlia liceale di Willow”, in modo particolare, ha ottenuto il duplice effetto di farmi sentire vecchia come una carampana e farmi salire una piccola punta d’ansia. Dico “piccola”, perché, in realtà, nessuno ha ancora la minima idea di come Blake intenda gestire questa cosa… Pertanto concederò il beneficio del dubbio, dando per scontato il fatto che l’autrice si renda conto dell’importanza e dell’impatto che il personaggio di Willow ha esercitato su tutti noi piccoli millenials appartenenti alla comunità LGBT! XD

Del resto, in passato ho letto altri libri di Kendare Blake, e so per certo che “Buffy” ha influenzato tantissimo il suo modo di scrivere i dialoghi, strutturare le trame e caratterizzare i personaggi. Se c’è qualcuno che ha dimostrato di amare profondamente la serie cult creata da Joss Whedon… Bè, la prima della lista sarebbe senz'altro Seanan McGuire, ma Kendare Blake si aggiudica un solido secondo posto!

Per ora, quindi, mi limiterò a dire che la premessa di “In every generation” sembra genericamente simpatica (anche se pare strillare “Love Triangle Allert” da duecento chilometri di distanza...), moderna e scoppiettante. E poi, sono davvero curiosa di conoscere questa nuova banda di personaggi… chissà se saranno all'altezza di quelli originali? 

Voi, invece, che cosa ne pensate?

Siete già pronti per un altro giretto a Sunnydale?

Oppure (per citare il vecchio Danny Glover), ormai pensate di sentirvi troppo vecchi, per certe, ehm… ragazzate? :P

domenica 4 luglio 2021

Recensione: "A dark and hollow star", di Ashley Shuttleworth

 

A dark and hollow star, Vol. 1

Potete acquistarlo QUI in inglese


“La mezza-fata emarginata, nata all’interno della famiglia reale fae.

Una Furia irascibile, esiliata sulla Terra dal suo Regno Immortale e intenta a percorrere il sentiero della vendetta.

Uno zelante principe fae, determinato a guadagnarsi il suo diritto al trono.

L’ombroso guardiano del principe, afflitto da un terribile segreto.

Per secoli, le Otto Corti del Popolo hanno continuato a vivere in mezzo a noi, nascoste dalla magia e costrette dalla legge a non fare del male agli umani. Questo accordo ha mantenuto la pace a lungo in mezzo alle Corti – almeno fino a quando una serie di grotteschi omicidi rituali non prende a scuotere la città di Toronto, minacciando di esporre i faeries agli occhi del mondo umano. Quattro ragazzi custodiscono un pezzo del puzzle, la chiave necessaria a risolvere il mistero; per fermare l’assassino, dovranno formare una tenue alleanza e rischiare il destino di entrambi i mondi. Come se non bastasse, pare sia in corso una guerra fra i Regni Mortali e quello Immortale, e soltanto una di loro possiede il potere che serve a far pendere la bilancia da un lato o dall’altro dello scontro. L’unica domanda è: da quale parte?”

 

 

Qualcuno ha detto "Shadowhunters con protagonisti queer", per caso?

Volendo riassumere la trama di "A dark and hollow star", dell'esordiente autrice canadese Ashley Shuttleworth, potremmo limitarci a riportare una serie di somiglianze fra le più popolari serie di Cassandra Clare e Holly Black.

Un urban fantasy per ragazzi che, malgrado le buone intenzioni, non riesce a discostarsi dai suoi modelli e si traduce in un calderone di spunti e mezze idee ancora da chiarificare.

Altri lettori, probabilmente, riusciranno ad apprezzare questo libro più di me. Per quanto mi riguarda, ho trovata carina la premessa e bellina una delle due ship principali (anche se, per il momento, la coppia funziona più che altro nella mia testa, visto che, a parte un bacio frettoloso nel finale, "A dark and Hollow star" vanta giusto il minimo sindacale in termini di romance).

La trama, purtroppo, risulta appesantita da un world-building confusionario che contiene tracce di qualsiasi cosa – fate, demoni, divinità greche, vampiri, robot, alchimisti, inserire una parola a scelta –, oltre che da una struttura inefficiente che porta i personaggi a ristagnare nella medesima situazione per centinaia di pagine filate.

Con una simile ricchezza di creature mitologiche, e una sfilza di ammiccamenti alla cultura pop che grondano a catinelle, mi sarai aspettata perlomeno un ritmo dinamico, descrizioni snelle e sequenze piacevolmente trash. Invece no: i ripetuti infodump ce la mettono tutta per stroncare sul nascere l'interesse del lettore, le descrizioni statiche interrompono l’azione soltanto per riempirti la testa di quisquilie, e i dialoghi forzatamente spiritosi riescono per lo più a scatenare un'alzatina d'occhi al cielo.

Oltretutto, la sinossi di “A dark and hollow star” cerca di incoraggiare l’idea che il libro abbia quattro protagonisti. “Choose your player”, recita addirittura il catch sul retro di copertina: pensate un po’!

Nulla di più lontano dalla verità… la Shuttleworth introduce semplicemente quattro PoV: l’eroina, il suo interesse romantico e un paio di sideckick (a loro volta appaiati). A Nausicaä, in qualità di LI, viene concesso forse un pizzico di spessore in più, ma soltanto all’inizio: sotto il peso del suo crescente interesse per la protagonista, la sua caratterizzazione fa veramente presto a sgretolarsi! Se tanto mi dà tanto, nel corso dei prossimi libri della serie potremo aspettarci un mucchio di “gesti possessivi”, “sguardi incandescenti” e “occhiatine gelose”, da parte sua.

Quello su cui possiamo contare, d’altra parte, è sicuramente un'eclettica collezione di tropes ispirati a questo o quell'altro famoso YA: partendo dal classico dei classici – la Prescelta in possesso di mirabolanti poteri cosmici, gli Artefatti del Potere da recuperare,  – per arrivare a centrare una o più varianti dei trend più in voga del momento (enemies-to-lovers, amici di infanzia che covano cotte segrete, bad-girl immortali che regalano il cuore alla prima adolescente nerd che passa eccetera).

Insomma, non ho ancora deciso se continuerò la serie o no. Se lo farò, sarà soltanto perché Nausicaä, con il suo linguaggio sboccato e la scazzottata facile, di tanto in tanto riesce a strapparmi un sorriso.

Ma spero che la Shuttleworth riesca a compiere un decisivo passo in avanti e ad affinare la sua tecnica; “A dark and hollow star”, purtroppo, è fatto al 90% di esposizione, e nessuno dei conflitti fra i personaggi viene sviluppato in modo tale da valorizzare i (pochi) colpi di scena presentati verso la fine del libro.

Il margine di miglioramento esiste ed è perfettamente abbordabile, insomma.

Non ci resta che confidare nella buona volontà dell’autrice! :)

 

 Giudizio personale:

5.5/10

 





martedì 23 febbraio 2021

Recensione: "Lore", di Alexandra Bracken

La recensione di oggi è dedicata a “Lore”, il nuovo romanzo fantasy a sfondo mitologico firmato dall’autrice americana Alexandra Bracken!

Questo avvincente libro YA potrebbe facilmente essere descritto come un Hunger Games à la Percy Jackson, ambientato in una caotica New York contemporanea. Mi è piaciuto (con riserva), e sospetto fortemente che, nel giro di qualche mese, la maggior parte dei lettori italiani sarà d’accordo con me.

Ma procediamo con ordine! ;D

 

Potete acquistarlo QUI in inglese


La trama

Ogni sette anni, in una città scelta con cura, si tiene una brutale competizione conosciuta con il nome di “Agon”.

Come punizione per un’antica ribellione, nove divinità piovute fuori dalla mitologia greca vengono costrette a camminare sulla terra sotto spoglie mortali. I discendenti di antiche linee di sangue danno loro la caccia in lungo e in largo, cercando di ucciderli con ogni mezzo, allo scopo di acquisirne i poteri.

Durante gli Agon, infatti, chiunque riesca a uccidere Atena, Ares, Efesto, Afrodite o uno qualsiasi degli altri dèi ribelli, avrà diritto a prenderne il posto.

Melora “Lore” Perseus ha cercato di sfuggire a questa tradizione di sangue per molto tempo. Apparteneva anche lei a una dinastia di “cacciatori”, ma da quando la sua famiglia è stata sterminata per ordine di un sadico capofamiglia rivale, la ragazza ha deciso di allontanarsi da quel mondo e dimenticare ogni sogno di gloria.

Ma all’alba dei nuovi Agon, due partecipanti alla competizione si presentano sulla sua soglia, entrambi disperati e in cerca di aiuto: il primo è Castor, un amico di infanzia che Lore credeva morto da tempo. La seconda è Atena, la leggendaria Dea-dagli-Occhi-Grigi in persona.

Atena è stata tradita dalla sua ultima alleata, la sorella Artemide, e ferita mortalmente. La Dea decide così di offrire a Lore la possibilità di unirsi a lei e aiutarla a sconfiggere il nuovo Ares, un assassino affamato di potere con cui hanno entrambe un conto in sospeso.

Ma per accettare la sua proposta, Lore sarà costretta a ripiombare nuovamente nella mischia, a confrontarsi ancora una volta con quel mondo sanguinario e denso di regole crudeli che la ragazza aveva scelto di lasciarsi alle spalle.

Eppure, perfino questo sacrificio potrebbe rivelarsi insufficiente. Il nuovo Ares, infatti, si sta preparando a mettere in moto un piano destinato a scagliare la civiltà in ginocchio, e stavolta forse neppure le forze combinate di Lore e Atena riusciranno ad arrestare le sue macchinazioni…

 

Fast and Furious

Lore” è il primo libro di Alexandra Bracken che leggo.

Sono soprattutto due le cose che mi hanno colpito: la vena efferata, piacevolmente “dark” della sua opera, e la sua capacità di portare il concetto di “page-turner” su tutto un altro livello.

Lore” è uno di quei romanzi altamente adrenalinici, infarciti di cliffhanger e colpi di scena, che ti spingono a cominciare il capitolo successivo ben oltre l’ora di andare a letto. Il paragone con “Hunger Games” è veramente calzante; fra morti (più o meno) impreviste e scene d’azione al cardiopalma, la trama si lascia divorare con gusto ed energia. Lo stile scorrevole non fa altro che assecondare il ritmo indiavolato e frenetico di un libro che è, a tutti gli effetti, una sorta di blockbuster hollywoodiano in attesa di essere girato.

Attraversiamo questa folle avventura mitologica in compagnia di Lore, protagonista da cui non ci separiamo neanche per un secondo, e che deve probabilmente a Katniss Everdeen ogni singola oncia della propria natura – nel bene o nel male.

Un personaggio che le fan del genere saranno in grado di riconoscere al primo sguardo – l’invincibile teen badass dotata di un lato oscuro-ma-non-troppo – e che personalmente trovo poco memorabile, benché perfettamente funzionale al tipo di storia che la Bracken si proponeva di raccontare in quest’occasione.

Del resto, anche i comprimari e i villain di questo libro hanno un che di prevedibile, di vagamente stereotipato, che rende molto difficile affezionarsi a loro o provare un autentico coinvolgimento emotivo nei confronti delle loro vicende.

Le dinamiche sanno un po’ di già visto (love interest tenero e gentile, amico gay bonaccione, secondo amico gay un po’ acido e spocchioso che risponde-sempre-per-le-rime...) e, come se non bastasse, nessuno dei personaggi è in grado di presentare grandi sfumature. Nel mondo di “Lore”, puoi essere buono-come-il-pane o bastardo fin nel midollo… oppure puoi essere la protagonista, l’unica a cui venga concessa una terza opzione a parte le due di base (Bene VS Male).


L’ira di Medusa

Di “Lore”, quindi, ho amato soprattutto il ritmo e la forza dell’idea centrale – una trovata a dir poco geniale, se mi permettete di dirlo.

Ma ho apprezzato molto anche il modo in cui la Bracken ha deciso di gestire la componente mitologica, vale a dire ricorrendo al suo spirito critico e una solida dose di preparazione culturale. Benché incentrato su alcune delle principali figure della tradizione ellenica (Zeus, Apollo, Hermes e via discorrendo…), “Lore” è un libro di intrattenimento che non lesina di dispensare critiche anche pesanti (oltre che ampiamente giustificate) al sistema di valori di cui questa particolare cosmogonia tendeva a farsi portavoce.

La mitologia greca, infatti, è ricca di episodi mostruosi, spietati, sadici, che fanno del concetto del femminicidio e del concetto di mascolinità tossica i propri baluardi. Nel momento in cui accetta di riconoscere queste croci (e condannarle senza riserva), la Bracken decide coscientemente di avvicinarsi a un tipo di narrazione dal taglio spiccatamente contemporaneo e femminista; una scelta che le fan del romanzo “Circe” di Madeline Miller non potranno fare a meno di rispettare.

Ciò premesso, ho trovato alcune trovate relative al tragico passato di Lore un tantino tirate per i capelli. Ad esempio, la storia dei mesi trascorsi presso la Casa di Odisseo mi ha fatto pensare a un certo frammento anime di “Kill Bill – Vol. 1” di Quentin Tarantino... e per quanto io possa amare quel film, semplicemente una scena del genere poco si addice a un libro come “Lore”, uno YA di stampo tradizionale in cui la protagonista si perde a fantasticare sulla possente muscolatura del suo amato almeno una volta ogni tre capitoli.

Peraltro, per essere una che insiste a pigiare sul tasto del girl power a ogni piè sospinto, la Bracken mi è parsa sorprendentemente incline a circondare la sua protagonista di modelli positivi esclusivamente maschili. Un altro limite che il suo libro sembra aver ereditato da “Hunger Games”…


A chi consiglierei “Lore?”

Sicuramente ai fan di Rick Riordan o Cassandra Clare.

Anche se avete amato la trilogia de “Il Principe Crudele” di Holly Black, o quel piccolo gioiello a sfondo supereroistico chiamato “Wonder Woman: Warbringer” (di Leigh Bardugo), credo che in “Lore” potreste trovare del gustosissimo pane per i vostri denti!

Più in generale, però, consiglierei il libro della Bracken a chiunque sia alla ricerca di una lettura avvincente e ricca di azione, o ai fan più sfegatati dei retelling a base di mitologia greca.

 

Ma “Lore” uscirà in Italia?

Assolutamente sì!

Lo conferma la stessa Bracken, su una pagina del suo sito ufficiale. Purtroppo, non abbiamo ancora a disposizione una data d’uscita ufficiale, ma pare che sarà la Sperling a portare “Lore” sui nostri scaffali.

Se non volete aspettare, vi consiglio di prendere in considerazione l’idea di leggerlo in lingua originale: il livello di difficoltà è medio-basso, e il ritmo incalzante vi aiuterà a superare gli eventuali intoppi linguistici in men che non si dica.

E poi, in caso di difficoltà, vi ricordo che potete sempre seguire i trucchi proposti dal G.R.I.F.O.N.E., vale a dire l’infallibile metodo per imparare a leggere fantasy in inglese di cui vi ho parlato qualche giorno fa! ;D





mercoledì 3 febbraio 2021

Recensione: "An Artificial Night", di Seanan McGuire

 


October Daye, Vol. 3

Potete acquistarlo QUI in inglese

"Qualcuno ha cominciato a rapire i bambini - sia quelli umani che i bimbi del popolo delle fate -  e tutti gli indizi conducono a Blind Micheal, uno dei potentissimi Primi Figli discendenti di Maeve, Signora delle Fate. Quando i figli di una delle più care amiche di Toby scompaiono dalla loro stanzetta, in California del Nord, la detective capisce di non avere altra scelta: deve rintracciare il colpevole, anche se l'unica speranza di raggiungerlo passa per tre strade magiche e lungo i territori della leggendaria Caccia Selvaggia. Il problema è che nessuna strada può essere imboccata più di una volta... E se Toby non riuscirà a scappare con tutti i bambini prima che la candela che la guida e la protegge si consumi, sarà costretta a restare in quelle terre diaboliche e mostruose per sempre..."


An Artificial Night” è il terzo libro della serie dedicata a October Daye, detective changeling inventata dalla penna di Seanan McGuire (“Middlegame”, “Into the Drowning Deep”). Un’irresistibile saga urban fantasy ambientata a cavallo fra il misterioso Mondo delle Fate e il nostro, in un perfetto connubio di elementi tratti dal folclore celtico e dal genere poliziesco/thriller.

Come alcuni di voi avranno forse notato, il titolo di ogni romanzo della saga prende spunto da un verso di William Shakespeare. Una scelta che riflette i gusti personali della protagonista, ossessionata dalle opere del Bardo, e che al momento prevede citazioni tratte da “Sogno di Una Notte di Mezza Estate”, “Re Lear”, “Macbeth” o – come in questo caso – da “Romeo e Giulietta”.

In “An Artificial Night”, Toby viene chiamata a indagare su una scia di rapimenti che la coinvolgono piuttosto da vicino. Infatti, quando i figli di una delle sue migliori amiche scompaiono dai loro letti nel cuore della notte, la nostra eroina si rivela l’unica in grado di decifrare gli indizi lasciati sul luogo del delitto. Peccato che, soltanto poche ore, Toby abbia ricevuto la visita di un “fetch”, un doppleganger nato con il solo e unico obiettivo di annunciare la sua morte: riuscirà l’investigatrice a portare in salvo i bambini, prima che il Cupo Mietitore giunga a reclamare la sua anima?

Di questa serie amo soprattutto due cose: i personaggi e l’assurda capacità della McGuire di portare il concetto di “serializzazione” a un livello totalmente diverso da quello applicato dal 99% delle lunghe saghe urban fantasy a cui siamo abituati. Nei romanzi dedicati a October Daye, nulla accade mai per caso. Ogni fatto, retroscena, comprimario e colpo di scena si incastra nell’ottica di un mosaico infinitamente più ampio e denso di segreti. Al tempo stesso, però, ciascun libro si rivela perfettamente fruibile anche a prescindere dai suoi sequel o dai suoi predecessori. Per capire di cosa sto parlando, provate un po’ a pensare al modello tracciato dal MCU, con i suoi finali “singoli” di stampo (per lo più) autoconclusivo e le sue scene post-credits disseminate di "Easter eggs" rivolte al pubblico dei più affezionati!

Bisogna tenere presente che “An Artificial Night” ha esordito nelle librerie americane nel 2010, a solo un anno (uno!!) dalla pubblicazione di “Rosemary and Rue”, romanzo d’esordio ufficiale della McGuire. La prima parte di questo terzo capitolo delle avventure di Toby e compagni ci permette di intravedere chiaramente la stoffa di quella che, nel giro di cinque o sei anni o giù di lì, sarebbe diventata un’autrice di livello finissimo, senz’altro uno dei nomi di riferimento all’interno del panorama attuale della speculative fiction. Ma la seconda presenta dei piccoli vizi di forma, sui quali potrebbe valere la pena soffermarsi a riflettere.

La trama del libro esplode sulla carta come una bomba a orologeria, un ineguagliabile concentrato di azione, umorismo ed emozioni al cardiopalma. La voce narrante di Toby regala i consueti momenti di irresistibile ironia alla “Buffy – The Vampire Slayer”, e gli eventi si succedono a un ritmo forsennato, diabolico, costringendoti a voltare le pagine come se ne andasse della tua salute mentale.

Ho adorato la “new entry” del cast – la tenera ed eccentrica “foriera di sventura” May, che spero continuerà a far parte della saga anche nel corso dei volumi a venire – e la doverosa importanza concessa alla Luidaeg, l’onnipotente Strega del Mare che, fra un incantesimo del sangue e una bestemmia scandita a denti serrati, sospetto finirà per diventerà la miglior amica a cui un’inguaribile cinica dello stampo di Toby avrebbe mai potuto aspirare.

Da un punto di vista tecnico, purtroppo, c’è da dire che la struttura risente ancora molto di quella che ormai considero la Prima Fase autoriale della McGuire. La sua carriera è iniziata con la stesura di innumerevoli fan faction; va da sé che non ci sia nulla di male in questo, ma questo tipo di approccio, purtroppo, comprende anche una serie di limiti e controindicazioni. Non per ultima, una considerevole meccanicità nelle sequenze di intermezzo, vale a dire tutti quegli “spezzoni” che dovrebbero permettere allo spettatore di passare dal punto “A” al punto “B” della trama. E vi assicuro che, in "An Artificial Night", di questi momenti ce ne sono veramente a iosa!

In più di un’occasione, lo stile farraginoso mette a repentaglio la fluidità della lettura. Peraltro, una punta di insicurezza (tipica degli autori alle prime armi) spinge la scrittrice a cedere all’impulso di spiegare ripetutamente determinati passaggi della storia che, in realtà, risultavano chiari e lapalissiani fin dal principio.  

Questo atteggiamento finisce per compromettere soprattutto la qualità del climax e del finale, a mio avviso eccessivamente tirato per le lunghe. Non mi dilungherò troppo per evitare spoiler; ci tengo solo a ribadire che, secondo me, per evitare una certa tiritera di azioni, reazioni e assurdi sproloqui interiori (incastrati in un loop narrativo abbastanza avvilente), sarebbe bastato provare a concedere un po’ più di spazio alla caratterizzazione del villain. Blind Micheal (contrariamente a quanto la McGuire sembri pensare) non è un cattivo interessante. Nessun fiume di parole o arioso spiegone a pagina 300 – per quanto brillante o ben congegnato – avrebbe potuto avere il potere di ovviare a questo errore.

In ogni caso, sospetto che continuerò a consigliarvi questa serie a ogni piè sospinto, per cui tanto vale che cominciate ad arrendervi! XD La McGuire è una delle pochissime autrici disposte a scrivere urban fantasy (con protagonista femminile, nientemeno…) senza sconfinare nel campo del campo del paranormal hormonal romance. 

La sua immaginazione brillante, vividissima, le permette di evocare scenari meravigliosi; e il senso di aspettativa mozzafiato che ciascuno dei suoi volumi sembra contribuire a fomentare non fa altro che rafforzare la mia brama smodata di arrivare ai capitoli più recenti della saga. Scommetto che ne vedremo delle belle! *___*

 

 Giudizio personale:

7.2/10


sabato 7 novembre 2020

"La Scuola è un Inferno" e "Anima e Cuore": la recensione dei primi due volumi del reboot di "Buffy"...

 


Secondo Volume: Anima e Cuore

Oggi parliamo del recente reboot fumettoso di “Buffy – L’Ammazzavampiri”, ad opera dell’autrice/colorista americana Jordie Bellaire.

I primi due volumi (“La Scuola è un Inferno” e “Anima e Cuore”) sono usciti in italiano per la Saldapress, in una bella edizione rilegata e molto curata dal punto di vista estetico. Ogni volume raccoglie, alla fine delle rispettive storie, una nutrita rassegna delle copertine variant proposte mensilmente in America; un particolare che ho apprezzato in modo particolare, dal momento che stiamo parlando di illustrazioni dall’aspetto coloratissimo e accattivante!

I personaggi di questo reboot sono, più o meno, gli stessi che conosciamo dai tempi della mitica serie tv cult della nostra adolescenza. La Bellaire si “limita” a estrapolare i migliori elementi delle sette stagioni andate in onda oltre vent’anni fa e a riproporli al pubblico secondo una chiave interpretativa leggermente differente, anticipando o posticipando l’entrata in scena di personaggi e situazioni-chiave dello show originale a seconda delle esigenze. Il tutto allo scopo di adattare la formula originale secondo le necessità del pubblico dei lettori più giovani, grazie alla modernizzazione di intreccio e tematiche, ma con un occhio di riguardo anche alle schiere di milennials cresciuti guardando “Buffy” in tv ogni settimana per anni e anni. Dubito che lo “zoccolo duro” dei fan della bionda cacciatrice di vampiri possa restare in qualche modo deluso dal taglio ironico e spigliato di queste nuove storie, o trovare fastidiose le numerose alterazioni messe in atto dalla Bellaire; anzi, personalmente, ho apprezzato le modifiche e divorato con gioia ogni singola tavola di entrambi i volumi! E ovviamente mi è piaciuto anche il modo in cui l’autrice è riuscita a sfruttare le potenzialità insite in personaggi come Anya, Spike, Drusilla, Robin eccetera (destinati, nella serie televisiva, a fare la loro comparsa soltanto molto più avanti) e a usarle per rafforzare le traballanti linee narrative dei primi episodi dello show.

L’unico elemento che, per il momento, non è riuscito a convincermi del tutto, è stato il prematuro inserimento dell’arco narrativo dedicato alla mitica “Dark Willow”. Non ho ancora idea di come la Bellaire abbia intenzione di gestirne gli sviluppi, intendiamoci, perciò potrei facilmente cambiare idea nel corso dei prossimi volumi… quello che ho visto fino a qui, però, è riuscito più a confondermi che a intrigarmi. Capisco (fino a un certo punto) la necessità di spiegare lo “sdoppiamento” di Willow e la sua progressiva discesa nella parte oscura della Forza senza passare necessariamente per la tragedia di Tara. Ma credo anche che i lettori (e la stessa Buffy) abbiano bisogno di imparare a familiarizzare con questa nuova versione del personaggio, prima di potersi realmente immedesimare nelle sue travagliate battaglie magiche e nelle sue devastanti lotte interiori.

Le illustrazioni di “La Scuola è un Inferno” e “Anima e Cuore”, dal canto loro, risultano genericamente piacevoli alla vista, sebbene a tratti un po’ vaghe e confusionarie. Se non altro, le linee pulite dei disegni garantiscono a ciascun personaggio una fisionomia distinta e perfettamente riconoscibile; se avete mai provato a leggere qualche numero della cosiddetta “stagione otto” di “Buffy” (pubblicata in Italia dalla BD), sospetto che capirete perché mi sto prendendo la briga di ribadire questo punto! XD

 


sabato 17 ottobre 2020

"Lovecraft Country - La Terra dei Demoni": il libro horror di Matt Ruff in uscita a fine ottobre

Circostanze straordinarie a parte, il prossimo 27 ottobre dovrebbe arrivare in libreria l'attesissimo "Lovecraft Country: La Terra dei Demoni" di Matt Ruff. Parliamo del libro horror che ha ispirato l'omonima serie tv HBO in programmazione su Sky Atlantic a partire da Halloween, e che chiaramente la sottoscritta non vede l'ora di vedere! :)

 

Disponibile a partire dal 27 ottobre

Potete acquistarlo QUI in italiano

"Chicago, 1954. Quando suo padre scompare, dopo aver lasciato un biglietto spiegando dove avrebbero potuto trovarlo, Atticus Turner, ventiduenne afroamericano veterano della guerra in Corea, intraprende un viaggio nel New England, quella parte di America "bianca" dove se sei nero è meglio non mettere piede. Con Atticus c'è l'amato zio George e l'amica d'infanzia Letitia. Durante il viaggio verso la tenuta del signor Braithwhite, proprietario di un castello dove un'antenata di Atticus aveva vissuto come schiava, si imbattono in quelli che sembrano gli spiriti malvagi usciti dalle strane storie che lo zio George ama tanto. Un viaggio nell'America della segregazione razziale che si trasforma ben presto in una lotta per la sopravvivenza, tra episodi di razzismo e la minaccia di creature spaventose. Una volta giunti alla tenuta, Atticus trova suo padre incatenato, prigioniero di una loggia segreta chiamata Ordine dell'Antica Alba, capitanata da Samuel Braithwhite e suo figlio Caleb, e radunata per orchestrare un rituale che in realtà prevede proprio Atticus come protagonista, l'ultimo discendente della famiglia Turner. Ma perché Braithwhite e i membri dell'Ordine vogliono porre fine alla discendenza dei Turner?"


Sarà la Piemme a pubblicare in Italia "Lovecraft Country"; un libro che in realtà mi incuriosisce parecchio, soprattutto considerando la sua adesione al filone di omaggio riluttante/critica feroce al lavoro dello scrittore di Providence portato avanti da opere come "The City We Became" e "La Ballata di Black Tom".

Già che siamo in tema, vi ricordo che il cast della serie TV (prodotta da J. J. Abrams e Jordan Peele) includerà Jurnee Smollett, Jonathan Majors, Aunjanue L. Ellis e Courtney B. Vance. Il trailer sembra stupendo, perciò speriamo di trovarci alle prese con la nostra prossima ossessione horror! ^^



NB: Potete leggere QUI la mia recensione del libro di Matt Ruff! ;)


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