venerdì 22 novembre 2019

Recensione: "The Warrior Moon", di K. Arsenault Rivera


Their Bright Ascendancy - High Fantasy - libri fantasy f/f

Their Bright Ascendancy, Vol. 3

Potete acquistarlo QUI in inglese

"Barsalayaa Shefali, famosa avventuriera della tribù dei Quorin, e la divina Imperatrice O-Shizuka sono sopravvissute a cento schermaglie contro i demoni, a innumerevoli avversità e ai pericoli che derivano dalla necessità di imparare a governare un Impero.
Allevate insieme sin dalla nascita, costrette a separarsi subito dopo il loro matrimonio e riunite, infine, nel bel mezzo di una velenosa invasione, queste audaci guerriere hanno affrontate minacce monumentali, avventure incredibili e catastrofiche battaglie.
Eppure il momento della profezia legata alla loro nascita sta per avvicinarsi; una profezia che parla di ascensioni e terribili calamità, e che si rivelerà essere la più grande prova mai affrontata..."



"The Warrior Moon" è il terzo e ultimo volume della trilogia high fantasy "Their Bright Ascendancy", di K. Arsenault Rivera.
Dovete sapere che si tratta di una serie che, nel corso del tempo, secondo me è riuscita a crescere e a maturare parecchio, riuscendo a guadagnarsi un posticino speciale e di primissimo piano all'interno del mio cuore.

Se "The Tiger's Daughter" era essenzialmente un romance magnificamente scritto, "The Warrior Moon" può infatti tranquillamente ambire a ottenere un posto nella top ten dei più complessi e indimenticabili libri fantasy di questo 2019, per quanto mi riguarda.
Lo stile magniloquente della narrazione, il finissimo lavoro di approfondimento psicologico, e la straordinaria visionarietà dell'ambientazione contribuiscono senz'altro a evocare una storia tragica, epica, rocambolesca, mozzafiato.
Certo: personalmente ritengo che "The Warrior Moon" avrebbe potuto fare tranquillamente a meno di una scena di battaglia o due, probabilmente persino di un miracolo o l'altro, nella sterminata sfilza di eventi portentosi, accadimenti e scontri all'ultimo sangue contro demoni e mostri bestiali di ogni foggia e dimensione... Ma nel complesso il ritmo del romanzo tiene benissimo, e c'è da dire che i momenti di stasi riscontrabili sono davvero rarissimi, per non dire concentrati tutti nelle prime sessanta o settanta pagine del libro.

In "The Warrior Moon", la guerra senza quartiere contro le Forze del Male (le armate del Traditore), compie inoltre una brusca incursione nel regno dell'horror e del grimdark. Le scene di violenza e terrore al di là del Muro dei Fiori tendono a colpire l'immaginazione in una maniera impressionante, e di sicuro l'originalità delle varie voci narranti aiuta a calarsi meglio nell'atmosfera e nella disperata urgenza della crisi in atto ai confini estremi dell'Impero.
In questo terzo volume, infatti, la narrazione si espande ad abbracciare il punto di vista di numerosi personaggi secondari: il che vuol dire che avremo la possibilità di sperimentare gli eventi non soltanto attraverso gli occhi familiari di Shizuka o Shefali, ma anche mediante quelli di Otgar, Burquila, Tamurin e (soprattutto) dell'incantevole e scaltra "storica di corte" Sakura, vale a dire la mia "new entry" preferita ai tempi dell'incantevole"The Phoenix Empress".

Tutto questo dilatarsi ed estendersi della narrazione, all'inizio, mi aveva fatto un po' storcere il naso (non fosse altro che perché ormai avevo già sviluppato questo viscerale senso di attaccamento nei confronti delle due protagoniste, e mi sentivo molto riluttante all'idea di separarmene, fosse pure solo provvisoriamente...), ma devo ammettere che, a lungo andare, quella della Arsenault Rivera si è rivelata una vera e propria strategia vincente, l'asso nella manica che mi ha permesso di inoltrarmi ancora più in profondità nei meandri della labirintica ambientazione di "The Warrior Moon".
Il cast di personaggi femminili presenti in questa serie è a dir poco strepitoso, ragazzi; se avete amato "Il Priorato degli Alberi delle Arance", qualcosa mi dice che qui potreste trovare del pane per i vostri denti... Anche se, bisogna ammetterlo, in nessun momento del libro la Arseult Rivera sembra disposta a estendere lo stesso livello di introspezione o profondità a uno dei suoi personaggi maschili, dal momento che questi ultimi si limitano per lo più a restarsene confinati sullo sfondo della trama, o comunque a incarnare una serie di ruoli tipici decisamente poco sfaccettati (il padre amorevole, il fratello coscienzioso, il cattivo egocentrico e vanesio al di là di ogni possibile redenzione, e via discorrendo...).

Anche questo continuo insistere sulla netta contrapposizione fra i caratteri di Shizuka e Shefali mi ha un po' fatto roteare gli occhi, a un certo punto: passi che le nostre due eroine vantano caratteri diametralmente opposti (e complementari); passi che parte del fascino che aleggia attorno alla loro intensissima love story ha sempre avuto a che fare con l'apparente inconciliabilità dei loro caratteri, ma a un certo punto sembra quasi che Shefali debba avere sempre ragione per partito preso, così, a prescindere, e che Shizuka debba invece sbagliare inevitabilmente e per forza, quasi come se questa fosse una legge di natura dalla validità universale.
Questa parvenza di ripetitività, comunque, viene senz'altro mitigata dalle mille sfumature della loro personalità e dalla straordinaria complessità della loro relazione.

Mi è piaciuto moltissimo, invece, il modo in cui Shefali e Shizuka sono riuscite a crescere e a cambiare nel corso del tempo.
Alcuni passaggi di "The Warrior Moon" mi hanno sinceramente commosso; a volte gli anni che scorrono riescono a trascinare via con sé alcuni frammenti preziosi della nostra giovinezza, come se il tempo fosse una slavina che si abbatte su di noi a prescindere dalla nostra capacità di resistenza. Fra i detriti, poi, si nascondono le tracce di ciò che un giorno diventeremo; la nostra versione adulta, se vogliamo: il nostro io più resiliente, stabile e temprato, quello che ha capito perfettamente dov'è il limite e cosa potrebbe comportare attraversarlo, e fino a che punto il nostro cuore ci permetterà di arrivare prima di spezzarsi.
Vale a dire parecchio più lontano di quanto avremmo potuto immaginare a sedici, diciotto o vent'anni, a prescindere dall'abisso di rancoriincomprensioni e ingratitudine che continuerà sempre a separarci dalle generazioni che verranno dopo la nostra, o da quella ancora prima.


Giudizio personale:
9.0/10





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