martedì 23 gennaio 2018

Recensione: "The Bear and the Nightingale" + "The Girl in The Tower", di Katherine Arden



"Winternight Trilogy":
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Girl Power:

La Trama:

“In un villaggio ai confini delle terre selvagge della Russia del nord, in cui i venti soffiano freddi e la neve cade per la maggior parte dell’anno, uno straniero dai penetranti occhi blu presenta a un neo-padre uno splendido regalo per la sua bambina – un prezioso gioiello, un pendente legato a una catena delicata. Incerto sul suo significato, il padre decide di nascondere il dono mentre sua figlia, Vasya, cresce per diventare una ragazza sempre più selvaggia, diversa, indomabile. La famiglia è sempre più costernata dalla vena ribella di Vasya… eppure, non appena una serie di forze misteriose iniziano a minacciare la felicità del villaggio, è proprio Vasya a farsi avanti e a stagliarsi contro le tenebre.”



E’ da un po’ che mi balocco con l’idea di parlarvi di “The Bear and The Nightingale” e del suo avventuroso sequel, “The Girl in The Tower”.
Ho letto il primo libro della “Winternight Trilogy”, la prima serie scritta dalla promettente autrice americana Katherine Arden, durante uno dei miei periodi di “assenza ingiustificata” dal blog. Ma poiché si tratta di un romanzo fantasy molto, molto emozionante e "particolare", credo proprio che valga la pena spandere due righe sull’argomento adesso.

L’ambientazione di “The Bear and The Nightingale” ricorda da vicino quella che abbiamo avuto modo di “visitare” leggendo lo straordinario (nonché ineguagliabile, almeno dal mio punto di vista) “Cuore Oscuro” di Naomi Novik.
La deliziosa atmosfera fiabesca e la forte influenza di innumerevoli elementi derivati dalla tradizione folcloristica russa legano senz’altro queste due (anzi, tre…) opere in maniera inequivocabile. Eppure i libri della Arden possono contare, in un certo senso, su una collocazione “storica” molto più specifica e marcata: la storia della protagonista Vasya e della sua famiglia si svolge infatti nel cuore della Russia medievale, e per la precisione verso la fine di quella delicata fase di transizione che ha accompagnato la nazione attraverso il passaggio dalla fede pagana a quella cristiano-ortodossa. Si tratta di un dettaglio importante, dal momento che la Storia (quella con la maiuscola, stavolta…) arriverà con lo scorrere delle pagine ad assumere un ruolo estremamente attivo e importante all’interno delle vicende personali della nostra impavida eroina, una sorta di impetuosa e “magica” Merida delle gelide foreste slave.

Voglio essere del tutto sincera con voi: la lettura dei primissimi capitoli di “The Bear and The Nightingale” si è rivelata un'esperienza particolarmente ostica per me.
 All’inizio ho fatto veramente fatica a districarmi fra gli innumerevoli personaggi, o anche solo a scrollarmi di dosso la sensazione di avere a che fare con una saga familiare dispersiva ed eccessivamente ridondante. Ma la seconda metà del romanzo mi ha permesso senz’altro di iniziare a sviluppare un forte legame di empatia con la ribelle Vasya, una ragazza difficile, intelligente, coraggiosa, che sembra quasi essere venuta al mondo con qualche secolo di anticipo rispetto alla sua epoca... o forse, semplicemente con paio di decenni di ritardo.
Una giovane donna indipendente, impavida, determinata, che avverte dei profondi legami con la sua terra e cultura d’origine, ma che (forse proprio a causa di questa sua forza sconfinata, di questa sfrenato e irresistibile desiderio di libertà… ) stenta seriamente a trovare un posto in questo nuovo, sconosciuto mondo di splendide icone e severi asceti dal viso affilato, soffocanti torri di pietra e insidiosi giochi di potere, altari polverosi e immense vetrate istoriate.

A poco a poco, poi, anche molti altri personaggi della saga hanno iniziato a conquistarsi parte della mia simpatia, o comunque del mio rispetto e della mia comprensione. Irina e Alyosha resteranno sempre due dei miei favoriti, credo; anche se il mio amore incondizionato sarà appannaggio esclusivo dei domovoi, i misteriosi protettori del focolare domestico, e di tutti gli altri “spiriti” selvaggi e immortali de boschi, a partire da Morozko, il leggendario “re dell’inverno”, e dal destriero incantato Solovey.

Lo stile della Arden, squisito e seducente, non sembra accusare nemmeno la metà dei difetti che caratterizzano la prosa della maggior parte dei suoi colleghi “veterani”. Consideriamo anche il pubblico a cui i suoi romanzi sembrano essere rivolti: l’autrice americana è riuscita a firmare una favola per adulti al tempo stesso moderna e nostalgica, struggente e appassionante, ricca di azione, miracoli, avventura, magia e stupore.

Se non avete ancora letto questi libri, insomma, vi incoraggio caldamente a rimediare: purtroppo un’edizione italiana, al momento, non esiste ancora… ma si dice che la speranza sia sempre l’ultima a morire, dopotutto, e in fondo il lavoro della Arden è stato talmente apprezzato, all’estero, da essersi ampiamente guadagnato una gran quantità di attenzione da parte del pubblico internazionale.
Quindi mi raccomando, amici: se il genere vi piace, buttatevi sulle pagine di “The Bear and The Nightingale” senza esitare... vi garantisco che non ve ne pentirete!


Giudizio personale: 
The Bear and The Nightingale: 8.0/10
The Girl in The Tower: 8.5/10





“All my life,” she said, “I have been told ‘go’ and ‘come.’ I am told how I will live, and I am told how I must die. I must be a man’s servant and a mare for his pleasure, or I must hide myself behind walls and surrender my flesh to a cold, silent god. I would walk into the jaws of hell itself, if it were a path of my own choosing. I would rather die tomorrow in the forest than live a hundred years of the life appointed me.”


2 commenti:

  1. Non vedo davvero l'ora di iniziare questa serie! La punto da quando è uscito il primo libro e più passa il tempo e più io divento curiosa!!!! *_*

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    1. Io me ne sono letteralmente innamorata, Siannalyn! *____* Il secondo libro mi è piaciuto in modo particolare, poi...
      Spero tanto che possa convincere anche te! :)

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